Quando il bookcrossing è sinonimo di “cose belle”

Il bookcrossing

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria.

Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.” (Umberto Eco)

Si è concluso giovedì 14 settembre l’incontro settimanale col bookcrossing (iniziativa di distribuzione gratuita di libri), che da fine luglio ha allietato il mercato di Villa Minozzo. Promosso da Villa Cultura, e grazie alla casetta di legno in comodato d’uso di Zini, il classico “porta un libro, prendi un libro” si è tramutato presto in qualcosa di più.

Angela Delucchi e l'allestimento del Bookcrossing

Un’occasione di incontro e di “cose belle”.

Nella piccola piazzetta del capoluogo, attorno alla baracchina e davanti a una zampillante fontanella, è presto comparso un ombrellone, un tavolino, seggioline e libri. Nella calura dell’estate o sotto l’acqua dirompente, il bookcrossing non è mai mancato. Come non sono mai mancati gli amici che si fermavano a salutare, a scambiare libri, a scoprire qualcosa in più di Villa Cultura, delle associazioni del territorio, della quantità di possibilità che il territorio stesso offre.

I pulministi "di una volta" assieme alla piccola Ilaria

Iniziato tre anni fa grazie all’impegno e alla costanza di Angela Delucchi, mai come quest’anno il bookcrossing ha cavalcato l’onda. La piazzetta della baracchina è diventata quindi un’occasione di incontro, di scambio culturale, di esperienze di vita.

I libri non erano più solo libri ma amici, e amici si diventava con gli ospiti, che più volte ci chiedevano una consulenza su cosa leggere o cosa portare.

Sono arrivate tonnellate di libri, e altrettanti sono andati via. E, mentre la mattinata tramontava in un’alternarsi tra pioggia e sole, non  sono mancati i turisti che rientrano alle loro case, e che sono venuti a salutare, dando l’arrivederci all’anno prossimo.

Anselmo Razzoli al bookcrossing

Nel tempo, si era diventati amici. Si sapeva cosa cercavano le persone, perché alcune arrivavano proprio tutti i giovedì, portando libri e ricevendone altri, nonché donando preziosi consigli di lettura.

E poi c'era la "conserva della felicità". Nata da un'idea di Angela Delucchi e Paola Ranzani, la "conserva" ospitava una vera e propria ricetta per essere felici. Prendi un libro... ma anche un vasetto. Leggi la ricetta e scopri il segreto della felicità. Perché al bookcrossing accadeva anche questo. Un piccolo posto dove evadere, per un attimo, dalla realtà e scoprire, e riscoprire, cose belle.

È stato commovente ed emozionante chiudere per l’ultima volta, ripensare a chi ha preso un libro e poi la settimana dopo è tornato raccontando quanto gli è piaciuto avvicinarsi, magari per la prima volta, a quell’autore; qualcuno ha chiesto se poteva “pagarci un caffè” e spesso si chiudeva lo scambio con un “ma devo pagare qualcosa?”

Maestre e professoresse al bookcrossing

No. Tutto gratis. In un mondo dove ogni cosa ha un prezzo e dove il valore delle cose è spesso suffragato da un riscontro monetario, mettere a disposizione ciò che si ha ricevuto gratuitamente, piace e dà soddisfazione.

E così, in questo circolo senza fine, i libri la fanno da padrone, riempiendo scaffali, raccontando storie, tenendo una piacevole compagnia… per poi ritornare negli scaffali e riprendere l’infinito ciclo che è la cultura.

Il bookcrossing continua nelle casettine sparse per il territorio: a Villa Minozzo presso la sede della biblioteca o presso l'ostello "la scuola" a Sologno. Porta un libro, prendi un libro.

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11 Commenti

  1. Voi della redazione: lo sapete che esiste una parola, “passalibro”, invece che quella bruttura credo inglese, che fa capire bene anche gli ignoranti, non tenuti a sapere tutte le cose che sapete voi intellettuali tromboni e che ammannite al popolo al solo scopo di farvi sembrare chissacchè?

    (Gino)

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  2. Noi, italiani del bookcrossing, ringraziamo per la puntuale precisazione lessicale seppur inserita in un contesto grammaticale che definire “bruttura” sarebbe perfino troppo per i poveri intellettuali tromboni. Forse, se ci fosse maggior apertura mentale da parte di tutti prima di fossilizzarsi su inutili dettagli, alle porte del 2018, si potrebbe prima partecipare a simili iniziative per provare a capire il messaggio.

    (Alex)

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  3. Ok, impoveriamo pure in continuazione le nostre menti senza mai mettere in circolo nuove idee, parole e informazioni, così il popolo ignorante lo rimarrà e anzi, crescerà sempre più nell’ignoranza. O forse è meglio cercare di crescere personalmente e culturalmente leggendo parole sconosciute e andando a cercarne la spiegazione in quell’arcano libro chiamato vocabolario?

    (Fede)

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  4. Veramente la redazione non c’entra nulla! Siamo noi di Villa Cultura che abbiamo condiviso un progetto internazionale che si chiama appunto “bookcrossing”! Altri progetti si chiamano “libera biblioteca” “prendi un libro, porta un libro” “salvato da Re Mida”, ma questo è proprio il bookcrossing, caro signor Gino. Se passa dalle nostre postazioni, sempre a disposizione tutto l’anno di Villa Minozzo (Arnioteca) e di Sologno, si fermi a prendere un bel libro! Saluti.

    (Angela Delucchi)

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  5. Io credo che stiamo diventando sempre più bravi a criticare tutti e tutto, ma forse sarebbe più costruttivo dare una mano e mettersi a disposizione gratuitamente della comunità, come è stato fatto in questa e in tante altre occasioni nelle nostra splendida montagna che non può contare su tante risorse, nè tantomeno su tante persone! Una parola resta una parola: l’iniziativa è lodevole indipendentemente dal nome scelto! Su questo occorre concentrarsi, secondo me.

    (Francy)

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  6. L’articolo di Chiara Guidarini (giovane scrittrice emergente già molto apprezzata) inizia con una bellissima citazione di Umberto Eco. Lo stesso prof. Eco che battezzò i social come “l’invasione di un’orda di imbecilli”; mi ritengo compartecipe a quella categoria che indicava il povero Eco, ma proprio perché in tale condizione e limite mio intellettuale taccio di spacciarmi suonatore di strumenti a fiato (trombe, trombette, tromboni) e mi nutro solamente di B&B, acronimo dell’inglese Bread and Book, lo preferisco decisamente dall’altro B&B e cioè Bread and Badness. Tradotto in Pane e Cattiveria, sinonimo di pura imbecillità. Uno stupido piccolo uomo, curioso di sapere cosa c’è oltre la mia porta, oltre il mio recinto, oltre la mia terra, di sapere come è fatto il mondo con tutti i suoi colori. Bookcrossing, lodevole e bellissima iniziativa da sostenere e divulgare!

    (Fabribiacco)

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  7. Il popolo ignorante e le correlati menti, malmesse purtroppo lo sono sempre di più. Ma non perchè siamo sommersi, con effetto benefico (!!!), dalle parole straniere, che spesso usiamo senza neppur conoscerne il significato, ma perchè abbiamo ragazzini di 16-17 anni che non sanno mettere insieme frasi in italiano decente (fonte: prof. Francesco Sabatini, insigne linguista, presidente onorario della “Crusca”: la nota “Bran academy”…). Andiamo a cercare parole e significato di parole sconosciute? Sì, certo. Ma italiane. Tanto per imparare l’abc. Poi apriamoci pure all’esterno. Ma con un bagaglio nostro ben solido. E’ così difficile da capire che facendo come stiamo facendo stiamo distruggendo la nostra identità? Niente più capacità di esprimersi significa essere come banderuole alla mercè di chi vuol farci credere qualunque cosa. Non abbiamo più scudi per ragionare con la nostra testa. Apriamoci, apriamoci, ignorantoni che siamo…

    (Gino)

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  8. Aprirsi però significa anche aprire il dizionario. Abbiamo sempre usato parole come pc (personal computer), tablet, facebook, instagram. O prima ancora Champagne, Renault, Peugeot, bus… e nessuno si è mai sconvolto. Quando mai Facebook in Italia è stato “faccialibro” o il tablet “la tavola”? Il Lambrusco è Lambrusco anche in Francia, perbacco! Quando sono stata in Francia non ho ordinato il Lambrusc ma il Lambrusco! Ora ci sconvolgiamo per una parola “bookcrossing”, scoglio facilmente superabile con l’uso del dizionario o del web (ennesima parola straniera!). Se il nome era latino, sarebbe stato un problema? Se era greco, pure? Il latino e greco sono entrambe lingue morte, nel tempo tramutate in un dialetto che infine si è italianizzato. Ora siamo davanti all’ennesima mutazione, che piaccia o no. Personalmente, mi sconvolgono più parole come “cliccare”, piuttosto che bookcrossing. Fermo restando che le cose si possono dire anche senza offendere, perché “intellettuali tromboni” è proprio triste. Riporterei invece l’attenzione sul tema dell’articolo, ovvero il bookcrossing, occasione di scambio e di incontro, che ha portato “cose belle” e che noi, con tutto questo parlottare di termini stranieri e italiani, siamo riusciti ben bene a inquinare.

    (CS)

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  9. Sono portato a guardare al sodo e quindi faccio fatica a capire l’intervento iniziale del signor Gino. Le lingue del mondo offrono termini che ben rappresentano, senza essere l’unica alternativa, concetti, azioni, sviluppi. Perchè non avvalercene quando è il caso? Forse l’Italiano utilizzato in tutto il mondo quando si tratta di musica dovrebbe essere tradotto? O forse si dovrebbe tradurre in tutte le lingue il Latino base del legale? Preferisco guardare la sostanza è l’iniziativa di Villacultura con il bookcrossing ha avuto successo e quindi le persone hanno apprezzato la sostanza e… capito l’Inglese.

    (Paolo Ghelfi)

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  10. Giusto chiamarlo bookcrossing: lo hanno inventato le popolazioni anglosassoni, anche se altre forme di scambio o prestito sono sempre esistite anche in altre culture. Devo anche dire, avendo contribuito con la mia presenza all’edizione di quest’anno del “Bookcrossing”, che una buona percentuale di libri erano in inglese e che la comunità del Regno Unito presente nel nostro appennino ha partecipato con entusiasmo all’iniziativa. Giusto chiamarlo così: bookcrossing.

    (Paolina)

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