Sulla Via delle Fiamme Verdi

“Libertà vò cercando,

ch’è sì cara”

Motto della 284° Brigata Fiamme Verdi “Italo”

 

Libertà. Quante volte si sente parlare di libertà.

Gruppo di persone interessate all'evento

Libertà che non è per niente scontata, perché basta voltarsi indietro, nemmeno di tanto, e si vede nebbia, oscurità. Se si ascolta bene, si sentono spari. E grida. E dolore. Si sentono echi di un conflitto.

Un conflitto ancora vivo nella memoria di qualche nonno, qualche anziano. Qualcuno che ancora ricorda. E, a volte, è bene non dimenticare quanto quella libertà sia preziosa, e sudata, e se c’è, non è nemmeno così scontata.

Per questo l’Alpi-Apc ha dato vita al Centro Studi Fiamme Verdi. Composto dal vice presidente Alpi-Apc Elio Ivo Sassi, Monsignor Giovanni Costi, l’Arciprete di Minozzo Fernando Imovilli, il dottor Tarcisio Zobbi, i professori Giuseppe Giovanelli e Paolo Gandini, il capogruppo del gruppo Alpini di Villa Minozzo Marco Zobbi, con segreteria operativa a cura di Fousia Akremi.

Giovanelli - Sassi - Marconi

Il 28 ottobre, con apposita conferenza presso la casa mezzadrile dell’Antica Pieve di Minozzo, si è parlato di valori, di libertà, di grandi nomi e grandi personaggi che hanno fatto la nostra storia.

Per l’occasione è stata allestita una piccola mostra; numerosi sono stati i cimeli concessi da privati. Ricordiamo le tavole disegnate dall’illustratore Mauro Moretti che raffigurano Villa che brucia, Suor Iole, la strage di Cervarolo. Ma anche i numerosi documenti su Don Venerio Fontana, primo fra tutti il registro dei morti dove l’Arciprete segna, con evidente rabbia, la registrazione dei caduti nell’eccidio sul Sagrato. E la bellissima bandiera, ricamata a mano dalle donne a Costabona, dove spicca il nome della “284° Brigata Fiamme Verdi” segno della presa di coscienza di una precisa identità. In mostra anche uno dei cappelli riconosciuti dall’esercito italiano.

Non mancano elmetti, binocoli, fiaschette, persino una cassa tedesca per il trasporto dei medicinali. E i libri “raffiche di mitra”, un atlantino tascabile tedesco degli anni ’20, i percorsi scolastici sulla resistenza intrapresi dai bambini delle scuole di Minozzo.

I vari pannelli sugli appartenenti alla Brigata accompagnano i visitatori alla “reception”, per poi introdursi nel salone, laddove lo slide con le immagini dell’anello compiuto dalle Fiamme Verdi accompagna i lavori.

Il sindaco di Villa Minozzo Fiocchi assieme al vice presidente Alpi Apc Sassi

È il commendator Elio Ivo Sassi ad aprire ufficialmente l’evento.

«Ci tengo solamente a precisare quanto queste giornate siamo fondamentali per una difesa identitaria e di tutela e supporto di una comunità,  per non trovarsi “analfabeti” rispetto alle tracce della nostra storia e delle nostre radici culturali. Questa occasione è quindi orientata a diffondere sete di conoscenza anche attraverso la voglia di ripercorrere i sentieri e le strade che hanno tracciato la nostra comunità.» dice Sassi, per poi ringraziare tutti i presenti in sala e lasciare la parola al Sindaco Luigi Fiocchi.

«Ricordiamoci sempre che abbiamo vissuto sett’anni di pace, una pace che è arrivata per mezzo del sacrificio. Anch’io ho ascoltato  le vicende di persone che “c’erano”, la loro “voglia di vivere”. Nei tanti anni che rivesto questa carica, avrei sempre desiderato riuscire a restituire a questi grandi uomini il ruolo che meritavano. Se fossi nato in quei tempi sarei stato un partigiano anch’io delle Fiamme Verdi.» conclude, strappando una applauso emozionato dal pubblico.

Il salone è pieno: i posti a sedere sono esauriti e c’è anche qualcuno in piedi. Sono presenti i Sindaci di Villa Minozzo Fiocchi, di Castelnuovo e Presidente dell’Unione Montana Bini, di Toano Volpi, il presidente provinciale dell’ANPI Fiaccadori , il presidente dell’ALPI- APC di Reggio Emilia Morini, ALPI di Modena Filippi, i famigliari di Don Carlo e di Pasquale Marconi e la “Fiamma Verde” Giovanna Quadreri.

accoglienza all'esterno

Dopo i saluti di Morini, Fiaccadori e Filippi, si entra nel vivo della conferenza. È il professor Paolo Gandini a illustrare l’Alabarda, simbolo da lui creato per rappresentare Don Carlo.

«Don Carlo era un Sacerdote e un combattente, un soggetto attivo, un prete militare. Per rappresentarlo abbiamo usato il simbolo delle Croce greca, che è un’immagine non solo religiosa ma anche un emblema conferito ai militari di valore. Viene aggiunto un nastro, da mettere al collo, che nella rappresentazione diventa quasi come un’alabarda, quindi non un’arma di offesa ma di difesa. Per ora ne sono state apposte tre: una a Carpineti accanto al monumento a Don Carlo, una alla Pioppa a lato di quello per Jean Dabrinville e l’altra di fianco alla lapide dell’eccidio di Minozzo.

Paolo Gandini nel suo intervento

Don Carlo è stato un combattente, ma prima di usare un’arma ci pensava due volte, perché il suo Spirito diceva che non doveva essere usata la violenza anche se c’era la guerra. Nella “via” ci sono tappe, stazioni significative, dove ci prefiggiamo l’obiettivo di collocare le croci.»

È poi Marco Zobbi a spiegare cosa sia la “Via delle Fiamme Verdi”.

«Il mio lavoro è stato molto semplice in realtà: ho soltanto ripercorso i punti più significativi dell’operato delle Fiamme Verdi, che forma quasi un anello, partendo da Poiano e salendo nel minozzese, per poi inerpicarsi verso la Val D’Asta, dirigersi verso il toanese e chiudere a Villa-Minozzo. È stato poi il professor Giovanelli a inserire i punti fuori dall’anello, e a completare il mio lavoro. Ci tengo a precisare che questo non è un punto di arrivo ma di partenza, per questo chiedo: se qualcuno ha del materiale che può mostrarci, che possiamo fotografare, o che comunque possa aiutare a sciogliere un po’ tutti quei nodi che sono ancora molto stretti, ci dica qualcosa.»

Tarcisio Zobbi nel suo intervento

Sempre partendo dal concetto di libertà utilizzato come motto dalle Fiamme Verdi, Tarcisio Zobbi ricorda anche la famosa canzone di Gaber, che dice che “libertà è partecipazione”.

«Libertà è esserci, partecipare in modo attivo. Io ho elencato alcuni punti che ritengo debbano essere oggetto di riflessione in questo lavoro che vuole essere attualizzazione, aggiornamento, di un periodo sul quale si è basata la repubblica italiana. Il primo punto è che passando attraverso la natura della partecipazione cattolica alla resistenza si riscoprono le basi sulle quali è stata costituita la repubblica italiana. Queste basi sono la libertà, la democrazia parlamentare, la giustizia sociale, la speranza e il personalismo. Il secondo punto è che i cattolici non sono stati ausiliari della resistenza, ma sono stati coprotagonisti e culturalmente l’hanno guidata.»

È poi il turno di Giuseppe Giovanelli, professore e storico, descrivere la figura di Pasquale Marconi.

Giuseppe Giovanelli nel suo intervento

Tramite aneddoti di vita e momenti di riflessione profonda, il professore tratteggia la figura di un grande uomo, un grande medico, capace di convivere con una professionalità che impone la cura di qualsiasi malato e i propri ideali.

Chiude Monsignor Giovanni Costi tratteggiando la figura di Don Domenico Orlandini “Carlo”, conosciuto personalmente. Ne esalta la sua forte umanità di Sacerdote e la sua straordinaria capacità di decisioni rapide. Aveva una personalità aperta e gioviale capace di adattarsi alle circostanze. Ricorda anche che Don Orlandini non parlava volentieri degli anni di guerra, malgrado talvolta si riflettessero un po’ nel suo modo di fare, come per esempio nella rapidità di decidere come agire. E termina con l’assioma storico: “il presente è frutto di un passato che arriva.” Frase forte che porta a meditazioni profonde.

Monsignor Giovanni Costi nel suo intervento

Compito di Sassi sono i ringraziamenti finali a tutti coloro che hanno collaborato: la sezione Carabinieri Villa-Toano, la Croce Verde di Villa Minozzo, l’Uso Civico di Minozzo e gruppo Alpini di Villa Minozzo. Ringrazia l’Arcipretura di Minozzo per la concessione dei locali nonché le persone che hanno lavorato “dietro alle quinte”, allestendo il conviviale. Ricorda che, chi volesse partecipare, o avesse documenti da cui attingere informazioni, può contattare i membri del Centro studi.

E se le cose sembravano finite, scopriamo che non è così. Il dibattito continua, in campanelli di persone, chi dentro la mostra, chi dentro al salone, chi davanti alla reception. Tutti hanno ancora qualcosa da dire.

La prima bandiera delle Fiamme Verdi

E fanno domande, vogliono informazioni. Segno che la sete di conoscenza è tanta, e la voglia di ricordare, di ricostruire, di mettere a posto i tasselli è prerogativa di molti.

Se è vero che “chi ben comincia è a metà dell’opera”, pur parlando di un’opera di proporzioni immense, non si può fare altro che ritenersi soddisfatti.

 

 

 

 

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2 Commenti

  1. Sarebbe bello che da qui, visto che erano presenti Anpi e Alpi, si cominciassero a recuperare e mettere in primo piano i veri valori della Resistenza, lasciando perdere le speculazioni e gli interessi di parte che ci sono stati sinora; ma non è semplice. Mi capita ogni volta che penso e ricordo i partigiani che ho conosciuto, di domandarmi cosa farebbero se fossero ancora qui, giovani ed armati. Secondo me sarebbero in tanti coloro che dovrebbero aver paura e che dovrebbero cercare di mettersi al riparo.

    (Antonio D. Manini)

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  2. Credo che queste manifestazioni facciano riflettere anche sul fatto che uomini come Don Carlo ed il prof. Marconi (senza dimenticare tutti i partigiani delle Fiamme Verdi) abbiano agito, in un periodo così difficile come il secondo conflitto mondiale, tenendo sempre presente principalmente i loro valori morali ed umani. Ce ne sarebbe bisogno anche ora!

    (Rita Scali)

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