Pellegrinaggio a Santiago e Fatima di Unitalsi e Vicariato di Bismantova

Dal 6 all'11 novembre scorsi è approdato a Santiago de Compostela ”faro della cristianità dell’Occidente”, come ebbe a definirlo Paolo VI , il cammino di un nutrito e composito gruppo di pellegrini che, guidati da Marco Baroni dell’UNITALSI di Castelnovo Monti e dal Vicariato di Bismantova con la presenza di Don Guiscardo Mercati e Don Evangelista Margini, ha raggiunto Fatima per celebrare il centenario delle apparizioni della Santa Vergine ai tre pastorelli: Francesco, Giacinta e Lucia ( 1917- 2017).

A Santiago, itinerario spirituale e  culturale europeo, i pellegrini, spinti da motivazioni diverse, vanno sempre aumentando e fervono i preparativi  per festeggiare il 25 luglio, martirio di San Giacomo, nonchè il Giubileo del 2021.

Sovrasta il Monte della Gioia, collina a 300 metri di altezza con il monumento internazionale ai pellegrini, dono alla città, e dalla quale si gode oltre la visione del verde quella del Santuario (La Società Cooperativa Italiana sta conducendo il restauro, dopo otto secoli).

Suggestiva la funzione della Santa Messa nell’imponente Cattedrale, al termine della quale il “Botafumeiro” ( l’incensiere più grande del mondo, alto un metro e 60 cm e pesante più di 50 kg), fatto oscillare dai “tiraboleiros”, ha innalzato verso il cielo, con l’incenso, le preghiere dei presenti.

La cattedrale è sede delle spoglie mortali di San Giacomo, apostolo di Gesù, martirizzato nella Gerusalemme del 44 d.C.

L’abbraccio a San Giacomo, capesanta al collo (conchiglia del pellegrino, ricordata anche da Dante Alighieri come simbolo di rinascita) ha salutato Santiago per raggiungere Coimbra, antica capitale del Portogallo, dove si impone il Palazzo Reale, ora sede di importante Università, fondata nel 1290, fra le prime in Europa, e che raccoglie una preziosissima e ricca biblioteca.

Commovente la visita al Monastero del Carmelo (ove morì, a 98 anni, Suor Lucia, ultima dei tre veggenti), contenente la “camera di Lucia” dove sono conservati gli oggetti personali ed una infinità di lettere pervenutale da tutto il mondo, e a cui Lei ha risposto.

Poi l’arrivo a Fatima, in uno splendido e solare Portogallo di cui Maria Immacolata è protettrice. Attraverso di Lei la richiesta, attraverso la preghiera, di poter essere veri testimoni della fede e di poter sperimentare la misericordia di Dio. Una meditata Via Crucis  ha poi portato a comprendere che anche noi, come la Chiesa, annunciamo il Cristo risorto, che porta al mondo la salvezza,  in quanto mattoni vivi, in fedeltà al battesimo e all’amore del Padre che Maria, per prima, ha accolto e ridistribuito come Madre celeste, in abbondanza, a noi tutti.

Le sere, illuminate dalle processioni “au flambeaux” nel grande piazzale del Santuario, ci hanno fatto sentire luci vive e dato la consapevolezza di essere anche cercatori di luce, come i pellegrini che, incamminandosi per Santiago, si fanno guidare dalla luce del  sole, dall’alba al tramonto …

Stimolante la visita a Valinhos e Aijustrel, luoghi natali dei pastorelli, nei quali ancora oggi si potevano leggere la semplicità, la povertà e la purezza di vita.

Poi Lisbona, appoggiata su 7 colli, toccata da due grandi terremoti nel 1755 e nel 1969 (trovandosi sulla faglia atlantica), ora prima città antisismica che permette ai palazzi di oscillare ma non di crollare, capitale iberico – americana della cultura nel 2017, modernizzata, cosmopolita e vitale. Nel quartiere monumentale di Belèm, luogo da cui partivano le navi che si lanciavano alla scoperta di terre e continenti ignoti verso l’Oceano, visita alla famosa torre e al monumento alle scoperte portoghesi.

Poi il Monastero Jeronimos, con magnifica Chiesa e stupendo chiostro, capolavoro dell’arte manuelina. Interessante la visita alla Chiesa di Sant’Antonio, che sorge sul luogo della casa natale del patrono di Lisbona: Sant’Antonio da Padova, modello e amico nel cammino verso la santità, nato proprio a Lisbona dove è stato battezzato in quella stessa chiesa, sorta dove prima  esisteva una moschea.

Anche qui , nel giorno di San Martino, il messaggio del guardarsi a fianco, dell’essere vicini, del visitare e dell’incontrare, del perdonare, per rendere presente il Signore attraverso la nostra vita, come messaggeri ed annunziatori della salvezza e dell’amore di Dio. Un pellegrinaggio che non è stato solo camminare ma anche sostare per ripensare alla nostra vita, alla nostra conversione, per trovare il senso del nostro cammino terreno ed annunciare l’incontro con Cristo Salvatore, attraverso il percorso giubilare, grazie a Maria.

(Maria Alberta Ferrari)

 

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