I Consorzi irrigui: “Enza. Fenomeni che si possono evitare”

Riceviamo e pubblichiamo.

* * *

Purtroppo nei momenti di emergenza e di calamità sembra assolutamente banale, fuori tempo e quasi disonorevole parlare di facili previsioni dimenticandosi del fatto contingente e delle gravi situazioni che questo comporta a danno delle persone, dei beni e delle cose che vengono danneggiate da eventi naturali.
Occorre però anche abbandonare l’ipocrisia del “non è adesso il momento, ora bisogna soccorrere e poi si vedrà!” I soccorsi si sono attivati e la solidarietà anche concreta si sta già manifestando in ogni forma possibile e come gli eventi reclamano giustamente.
Ma questo non esime coloro i quali possono ritenersi responsabili, dal tacitare le proprie coscienze con il ricorso alla pratica del demandare al “POI” la soluzione dei problemi.
In questo caso si può veramente asserire però che tutti sapevano tutto!
L’accaduto era stato previsto, era prevedibile con ampio margine di anni, inquadrato nelle valutazioni progettuali collegate alla tanto vituperata ed avversata diga sull’Enza.

L’Enza è un torrente con forte pendenza, alta velocità di scorrimento, forte apporto di materiali in sospensione, di breve corso e quindi rapido anche nell’andare fuori controllo. Da molti decenni l’alveo del torrente è pensile (cioè più alto dei terreni che attraversa) e regolato nel suo alveo da alte arginature.
Fino qui tutto normale, il flusso è rallentato dai molti meandri e curve, e con normale scorrimento non accadono fenomeni strani, però con una piena di una valenza media, forse decennale, tutto l’impianto entra in crisi. I ponti vanno in stress di sollecitazione, il deflusso diviene caotico, gli argini sono al collasso.
Oggi hanno ceduto.
Non sono stati in grado di assorbire le spinte dell’acqua e rompendosi hanno provocato degli allagamenti nei territori circostanti. La bassa pendenza di questi ha indubbiamente favorito lo spandimento delle acque e quindi il dilatarsi delle zone interessate dai danneggiamenti.
E’ normale tutto ciò?
Noi riteniamo assolutamente di no!
Le carte di analisi della situazione antecedente ad oggi, ci riferiamo agli studi di impatto ambientale correlati alla progettazione della citata diga di Vetto, comprendevano una previsione precisa dei fenomeni di piena di cui si progettava il contenimento e la laminazione. Questa moderazione di flusso sarebbe avvenuta proprio grazie alla presenza dell’invaso e delle sue caratteristiche di capienza studiate anche in funzione di modulazione di onde di piena dell’Enza.
Questo materiale di progetto, completo di calcoli e prove documentali, giace inerte in attesa di essere reso attuabile da quelle forze politiche e falsamente ambientaliste che senza alcuna prova valida ne hanno fermata la realizzazione.
Ci chiediamo di nuovo, perché? Perché si debbano mettere a repentaglio di inondazione abitanti, case, strutture pubbliche e private, zone produttive ed agricole, edifici storici e quanto altro compone un patrimonio insediativo di pregio?
Non sembra sia possibile saperlo. La cortina fumogena di dubbi, analisi, scelte non volute, tatticismi politici e dinamiche economiche incomprensibili concorrono a formare un muro di gomma assolutamente impenetrabile che sembra caparbiamente resistere ad ogni argomentazione.
Non esistono risposte se non dei ricorsi ai più tristi luoghi comuni quali il riscaldamento globale e l’imprevedibilità di una meteorologia, figlia abnorme della nostra epoca.
A noi sembra veramente fuori dal mondo una serie di scuse attestate su una simile linea di difesa, di contro una proposta concreta, basata su fatti e dati estrapolati dalle osservazioni pluriennali di Enti preposti, viene volontariamente ignorata e destituita di ogni valore tecnico-scientifico che provatamente le appartiene.
Allora chi governa ed ha governato il nostro territorio abbia il coraggio di recarsi nei luoghi allagati e spiegare il perché di questa inondazione, prevedibile anch’essa come la siccità della scorsa estate, e sostenere di fronte a chi sta subendo queste calamità che nulla di quanto è accaduto non era ipotizzabile e che niente si poteva fare concretamente per evitarlo.
Saremmo davvero curiosi di partecipare ad una pubblica assemblea che avesse questo tema all’ordine del giorno e ci permettesse, nei modi e nei tempi dovuti di esprimere un nostro parere di merito.
Nel frattempo vorremmo che a chi ha subito questa inondazione giungesse tutta la nostra solidarietà e la garanzia certa che la nostra azione, intesa a cambiare questo ordine di idee e di operati, proseguirà ancora più motivata di prima per loro e per noi.

L’Associazione dei Consorzi di Miglioramento Fondiario della Val d’Enza

 

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Una testimonianza e alcune immagini raccolte da Federico Fantuzzi (di Lentigione) su Facebook.

"Ieri è stata una giornata strana. Ieri in pochi minuti ho visto le strade in cui camminavo essere invase da acqua putrida. Di prima mattina, alle 6.30,non riuscivo neanche a rendermi conto di cosa stesse succedendo...ma ho corso e sollevato pesi enormi in pochi minuti per riuscire a bloccare il passaggio dell’acqua da sotto le porte. I minuti passavano e vedevi il livello dell’acqua lentamente alzarsi e speravi che questa si sarebbe fermata prima dello scalino per accedere alla porta di casa...purtroppo l’ha superato di 20 cm. La nostra nuova casa, dove abitavo da 3 mesi con la mia ragazza e che non era neanche del tutto finita, è stata sommersa rendendo inutili mobili e cucina. Ieri mattina io sono stato tradito dalla cosa che a Lentigione mi è sempre stata più cara, l’argine. Chi mi conosce sa quanto io tenga a questo argine e quanto tempo ci ho passato sopra. Probabilmente a causa di poca manutenzione (ma ora sarà tutto da chiarire) il mio argine ha ceduto. Così le strade in cui ho camminato giornalmente, molti posti che ho frequentato con i miei amici e case in cui spesso entravo sono state sommerse. Ed io ero lì, fermo, immobile senza sapere cosa poter fare e come rendermi utile. Con una corrente assurda che non ti permetteva neanche di muoverti in piazza. Per fortuna avevo la pagina Facebook di Lentigione, così mi sono potuto rendere utile per qualcuno...io non so quanto ci vorrà a rimettere a posto e non so neanche se tutto sarà rimesso a posto, so solo che un’esperienza del genere ti tempra per bene. Grazie al cielo tutti i miei amici e persone che conosco stanno bene, anche se qualcuno con seri danni a casa e macchine. Ma chi non ha avuto seri danni? Ho sempre amato il mio paese Lentigione e così continuerò ad amarlo. Forza e coraggio.

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17 Commenti

  1. Complimenti ai Consorzi irrigui per quanto scritto, è chiaro che in questi Consorzi ci sono persone che devono vivere dei frutti del proprio lavoro; che conoscono i danni provocati dalla siccità e i danni arrecati dalle alluvioni e che comprendono benissimo che la diga di Vetto risolverebbe entrambi i problemi. Ma purtroppo in Emilia la politica ascolta chi protesta, anche per le cose logiche come trattenere le acque in montagna quando ci sono delle alluvioni come quella di questi giorni e rilasciarle a valle in modo regimentato quando c’è la siccità; credo che sarebbe bene la politica iniziasse ad ascoltasse chi lavora e chi lotta per il futuro di queste terre. Quanto successo a Lentigione succederà ancora, a Lentigione o altrove, ma questo per qualcuno è un businnes, come lo sono tutte le calamità; perchè non chiede i danni subiti a chi si è opposto alla diga di Vetto?

    (Sergio)

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    • Parole sacrosante quelle del signor Sergio. La diga di Vetto avrebbe protetto la pianura regimentando le acque e mettendo da parte in un sol giorno quanto servirebbe nei mesi di siccità. Oggi anche gli stolti se ne accorgono. Nessun segnale di ammissione dell’errore perviene però dal partito egemone della regione. Anche il sig. Fausto Giovanelli, storico e pluriennale senatore della montagna che avrebbe dovuto rappresentare gli interessi locali, è entrato in profondo letargo e preferisce un fragoroso silenzio sui suoi errori. Tutti che lo ricordiamo avversare la diga dai palchi con l’eschimo e il pugno chiuso. Delle sue certezze di allora rimangono solo gli errori.

      (F.D.)

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  2. Purtroppo è triste osservare che il fenomeno dello “sciacallaggio” non risparmia nessuno e nessuna tragedia, questa estate e in autunno come panacea ritorna fuori il progetto irrealizzabile per costi e situazione geologica del grande invaso di Vetto. Parlare di diga di Vetto a emergenza non ancora conclusa e con migliaia di sfollati nella bassa è di una volgarità estrema, di poco buonsenso e di poco amore per il futuro della val d’Enza. La proposta della diga non solo non è l’unica percorribile, ma rischia di sviare l’attenzione rispetto al cosa fare in concreto, a come utilizzare le risorse, ai progetti della gente della montagna per la montagna, a come i cambiamenti del clima globali intervengono nelle situazioni più delicate del dissesto idrogeologico, in val d’Enza come in altre valli. Ci manca più che si dica che il problema di fronte a piene storiche (livello oltre gli argini) sia causato dalle nutrie o dai Verdi che impediscono il taglio della legna.

    (Fausto)

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  3. Dopo l’alluvione del 1972, che causò ingenti danni, qualcuno comprese che solo gli invasi in montagna avrebbero evitato le alluvioni a valle, varie dighe furono progettate e realizzate, solo quella di Vetto fu sospesa in corso d’opera e, oggi, come ieri e come domani, qualcuno ne pagherà le conseguenze per colpa di chi si oppose a quest’opera e piuttosto che ammettere di aver sbagliato continuerà a opporsi e continuerà a consentire ingenti danni alluvionali e per siccità, ma visto che queste persone non pagheranno mai di tasca loro si continuerà così. La diga di Ridracoli ha trattenuto tutte le acque di questi giorni e in Romagna non è stato rilevato alcun danno. Si spera che un giorno chi ha perso tutto, per le alluvioni o per la siccità, inizi a protestare seriamente, e con ogni mezzo, contro le ideologie o gli interessi di pochi a danno di molti.

    (Pierluigi)

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  4. Caro Fausto, a chi come me ha visto queste estate la campagna in ginocchio per la siccità e adesso in ginocchio per l’alluvione viene da dire “volere, potere”.

    (Daniele)

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  5. Finchè in giro c’è gente come Fausto che si perde in disquisizioni a dir poco aleatorie, si può facilmente comprendere il perchè la diga di Vetto non si fa. Speriamo che le imminenti elezioni possano servire a ripristinare, almeno in parte, l’ordine logico delle cose che in questi ultimi anni, con la storiella della libertà di espressione e del garantismo a tutti i costi, si è decisamente perso di vista. C’è bisogno di concretezza e non di abbaiare alla luna.

    (Ivano Pioppi)

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  6. Ora Fausto sarà ben felice che la piena si è portata via la Gatta-Pianello; potrà praticare skiroll senza essere disturbato, ma per noi montanari una ulteriore piaga; chissà se la ripristineranno o dovremo dirle addio. Comunque speriamo che la diga venga realizzata.

    (Commento firmato)

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  7. Leggere certi messaggi come quello di Fausto fa comprendere perchè la montagna sta morendo, leggere che la diga di Vetto è un progetto irrealizzabile per costi e per situazione geologica è dire esattamente il contrario della realtà; questo progetto è stato fatto da una società specializzata in progetti di dighe, approvato dal Ministero e da tutti gli enti competenti, appaltato e iniziato; a questo punto mi viene da dire: o erano tutti incompetenti questi enti o è incompetente chi valuta un progetto su ideologie personali che portano alla morte non solo della montagna ma anche della’agricoltura specializzata; per quanto riguarda l’aspetto economico è ancora più semplice, è risaputo che il costo dell’opera si ripaga in pochi anni. E allora mi chiedo perchè si continua a dire queste cose?; perchè non si comprende che i cambiamenti climatici impongono di trattenere le acque in invasi in montagna per non dare danni alla pianura? L’acqua è oro, a Vetto andrebbe realizzato un invaso almeno doppio di quello previsto; questo è quello che si dovrebbe fare.

    (Alessio Cavalli)

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  8. Buongiorno, solo per rispondere a chi, oltre giustamente ad avere idee diverse dalle mie, le disprezza e le taccia di “ideologie personali”. Ci sono abbastanza argomenti pro e contro la costruzione, infatti dall’esame di questi il progetto non è partito, la decisione sui costi non solo economici, ma di ricaduta negativa sul territorio, vanno sommati ai dubbi, non tanto tecnici è ovvio, che la diga è realizzabile se non si valutano le ricadute. Tutti sanno il problema: che verrebbe a mancare la pressione alle falde sub alveo che si diramano in un cono di attività dell’Enza che va grosso modo da Sant’Ilario alle porte di Reggio Emilia, che è molto probabile restino con pochissima acqua potabile, aggravata nei periodi di siccità. È un problema noto anche da chi sta valutando la compatibilità con il fatto che siamo in una area Mab Unesco; è tutto documentato basta informarsi. L’altro problema è; la diga si realizza, ok, ma per Vetto passa una quantità di detriti tali che è stato addirittura ridotto della metà il progetto dell’ invaso, che si vuole riempito di acqua e non di fango e detriti. Queste e altre cose devono essere valutate per poi spiegarle alla gente senza cinismo o demagogia, in base alla decisione presa. Solo che dire nel giorno della alluvione che le cose si possono evitare solo con la diga di Vetto è falso, se no non si capisce perché in altre provincie si fanno le casse di espansione e funzionano (a Parma senza cassa d’espansione sarebbero sott’acqua tutti gli anni e la manutenzione e giusta pulizia dei fiumi a portato l’acqua al ponte strettoia di Maria Luigia a Colorno con una velocità di piena anomala, ponte pensato per le portate dell’800), si innalzano gli argini di un metro e mezzo e funzionano, si fanno gli scolmatori e funzionano. Poiché ci sono argomenti pro e contro come ricadute e costi il mio intervento rimane che non si può parlare della diga di Vetto cercando il consenso delle persone allagate, come è il tono dell’articolo, come non lo è cercare il non consenso dopo il terremoto, anche se la problematica della diversità sismica e progressione dal sud dell’Appennino è preoccupante al pari dei cambiamenti climatici e non per ideologia. Grazie della lettura.

    (Fausto)

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  9. I cavoli a merenda. La diga di Vetto c’entra poco con questa alluvione. Che il fenomeno potesse avvenire è noto, proprio per questo sono state realizzate le casse di espansione. Il problema è che queste non sono utilizzate. Poi capisco che chi “nasa” appalti si concentri su opere da fare più che chiedere conto del mancato funzionamento di quelle già realizzate. Non che sia contrario alla diga di Vetto, ma questa va valutata attentamente, nel rapporto costo/benefici, con i costi completi dell’opera, non solo quelli diretti, ma anche quelli indiretti, ad esempio cosa comporta l’interruzione del trasporto solido. Sarà che ho l’unico esame universitario in cui ho preso 30 è stato quello di geologia, ma certi temi non li ritengo affatto banali. Nel frattempo con spese molto inferiori si potrebbero per la siccità fare tanti altri interventi di cui si parla e non si realizzano. Per la siccità ripeto, perchè per le alluvioni sono già stati realizzati e vanno solo messi in funzione

    (Piansano)

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  10. Costretto per onestà culturale nei confronti dei lettori mi rivolgo a chi ha segnalato la drammatica situazione della Gatta-Pianello; se non lo sa è stata erosa dal Secchia e anche con invaso sull’Enza costruito sarebbe successo sicuramente prima perchè è proprio nella manutenzione che i soldi vanno dirottati e investiti, altro che felice di questo. Per favore, non scherziamo sui disastri per perorare le proprie convinzioni, a meno che non abbia in mente una altra diga a monte di Pianello; ma di cosa stiamo parlando?

    (Fausto)

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    • Signor Fausto mi pare manchi di acume. Le osservazioni dei lettori, che senz’altro hanno ben presente dov’è l’Enza e dove il Secchia, non si riferivano alla diga ma alla mancanza di manutenzione degli alvei dei fiumi. È più che evidente che l’acqua nei nostri mal curati fiumi scorre ai lati erodendo le rive, in quanto al centro si sono formati accumuli di detriti e piante. L’esito della sedicente ideologia falso-ambientalista che ci vuole asserviti ai comodi vostri sta distruggendo i nostri territori. Ma possibile mai che chi ci amministra non alzi il sedere dalla poltrona e frequenti e prenda esempio da amministrazioni montane più capaci ed illuminate? Trentino, Alto Adige, Veneto, Lombardia, solo per rimandare in Italia, non sono poi così lontane.

      (F.D.)

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  11. È bello discutere. Ma il ripristino si farà chissà quando. La manutenzione ordinaria con il contagocce, di quella straordinaria non se ne parla. Opere pubbliche? Finita un’epoca. Siamo stati la quinta potenza economica del mondo; abbiamo il debito pubblico più sostenibile, sul lungo periodo, di tutta l’Unione europea (lo dicono i dati dell’Unione europea) ma c’e l’austerità: ce la chiede l’Europa.

    (Commento firmato)

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  12. Leggendo tanti commenti, spesso non corrispondenti al vero, in quanto ritengo onesto e corretto che siano dette cose sostenibili e non personali, cose derivanti da uno Studio di impatto ambientale, costato a noi italiani 4,5 miliardi di vecchie lire, da un progetto esecutivo costato a noi italiani oltre 2 miliardi di vecchie lire, e da una ulteriore verifica dello Studio di impatto ambientale commissionata all’Ismes di Bergamo, costato a noi italiani 1,5 miliardi di vecchie lire, ricordo che l’Ismes era l’istituto che verificava i progetti delle centrali nucleari. Ma con questo mio commento volevo dire che quando si parla della diga di Vetto non si parla di un’opera che non sappiamo se fattibile o meno, come se parlassimo della diga delle Gazze; la diga di Vetto è fattibile, punto e basta; sulle Gazze ognuno può dire la sua; non c’è nulla, ma su Vetto c’è tutto; a partire dalla definizione del deflusso vitale tutto l’anno, che va da un minimo di 1,00 mc al secondo fino agli 11 metri cubi al secondo; questo garantisce il risollevamento delle falde di tutta la Val d’Enza, come successo in Romagna con Ridracoli; chiunque può telefonare alla Romagna Acque e vi confermerà che da quando è iniziato il DMV di Ridracoli le falde della Romagna si stanno risollevando di 5 mm all’anno; lo Studio di impatto ambientale definisce l’apporto degli inerti al lago, definisce la sicurezza dei versanti e tutti gli interventi da realizzare per fermare le frane attualmente presenti, vedi Gottano su entrambi i versanti e il Sole; per mettere in sicurezza i versanti il progetto prevedeva 40 miliardi di vecchie lire; questo nessuno lo dice; prevedeva i cambiamenti climatici e fino a che distanza erano visibili, prevedeva in quanti anni c’era il ritorno economico dell’intervento in base a tre valutazioni, se l’intervento era privato, pubblico o misto. Prevedeva la sicurezza dello sbarramento, cosa ovvia per i progetti italiani dopo quanto successo al Vajont (dove la diga non ha ceduto); prevedeva il potere di laminazione delle piene; considerando che anche a lago pieno la diga di Vetto sarebbe in grado di trattenere la piena millenaria, una piena spaventosa che può capitare ogni mille anni; è perfettamente corretto dire che a Sorbolo e a Brescello non si sarebbero neppure accorti di questa alluvione; è normale, la diga di Vetto era stata studiata anche per questo, chi dice il contrario mente, mi auguro in buona fede; la diga di Vetto sarebbe la più grande vasca di espansione presente in Emilia-Romagna; se poi il lago fosse stato vuoto quanta acqua avrebbe potuto immagazzinare per gli usi irrigui, idroelettrici e idropotabili? A parte questo con i cambiamenti climatici che abbiamo come possiamo continuare a sprecare 292 milioni di metri cubi di acqua di montagna all’anno e non invasarne almeno 93 milioni utili, da usarli quando servono? Questo non riuscirò mai a comprenderlo; posso comprendere chi si fa saltare in aria per motivi religiosi, almeno loro hanno un motivo; ma questo accanimento contro l’opera più logica del mondo io lo vedo come un vero sacrilegio, un vero non senso. Ricordiamoci che la stretta di Vetto è rimasta una delle poche località italiane che consentono di realizzare un lago decoroso e noi questa fortuna la buttiamo via; anche a Ridracoli ci furono le opposizioni, i carabinieri presidiarono il cantiere per mesi, ma ora tutti sanno che è una delle grandi ricchezze della Romagna, inoltre è inserita nel bellissimo parco delle foreste casentinesi.

    (Lino Franzini)

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  13. Ma Lei, Signor Fausto, o è un geniaccio o proprio non ha capito nulla di quel che è successo e sinceramente propendo più per la seconda ipotesi, che con molta probabilità e senza essere dei corvacci succederà ancora. Ma veramente mi preoccupa l’ostinazione anzi la repulsione più totale nel prendere in considerazione la diga di Vetto. Dopo un’estate torrida che sappiamo i danni che ha prodotto, dopo questi ultimi fatti successi, ci vuole veramente, passatemi il termine, una cretineria universale per capire che una piena non si ferma con due sacchetti di sabbia come un incendio non si spegne con una “scorreggia” come faceva vedere una nota casa di chewin-gum. Ma qualcuno ha visto la catasta di legna che si è formata a Cerezzola? Ancora qualche verde vorrebbe sostenere che è reato andare a prendere la legna nell’alveo dell’Enza? Per fortuna, un’autorità che conta più intelligentemente ha detto che si può prendere la legna senza incorrere in denunce penali, ma questo purtroppo lo sanno ancora in pochi. Mi compiaccio con l’amico Franzini che sempre in modo molto educato continua a spiegare che l’Enza non è il Vajont, ma, a mio avviso, dietro a certe uscite ci sono solo ed esclusivamente miopie politiche che speriamo passino con le prossime elezioni. Faccio un’ultimo appello alla redazione perchè organizzi un bel convegno sulla diga di Vetto per poter togliere le cataratte a quelli che non vedono un palmo davanti al proprio naso.

    (Andrea Azzolini)

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