A Castelnovo ne’ Monti nascerà una nuova scuola primaria unitaria dove confluiranno le due sedi attuali. AGGIORNAMENTO – La risposta del sindaco ai commenti critici

Quello annunciato ieri dalla Provincia rappresenta per le scuole di Castelnovo ne' Monti un investimento molto importante e che porterà a cambiamenti sostanziali nel quadro degli istituti del capoluogo appenninico: i 2,5 milioni erogati grazie a finanziamenti del ministero dell'istruzione per “adeguamenti sismici, miglioramenti funzionali, efficientamenti energetici e opere di messa in sicurezza di edifici scolastici” vedranno la realizzazione di una scuola del tutto nuova al posto dell’attuale primaria di via Fratelli Cervi–Quartiere Peep, una scuola in cui confluiranno anche le classi attualmente ospitate nella seconda sede delle primarie a Castelnovo, la "Giovanni XXIII" di via Dante Alighieri.

Afferma l’assessore alla scuola e vicesindaco di Castelnovo Emanuele Ferrari: “Per noi si tratta senza dubbio di concretizzare un obiettivo strategico: riqualificare un polo scolastico fondamentale per il comune. Nuovi luoghi e ambienti sono decisivi per una nuova didattica e per aprire nuove prospettive di qualità negli apprendimenti dei nostri ragazzi che entrano nella scuola dell'obbligo. Con questo ampliamento che è in effetti un totale rifacimento della scuola primaria, pensiamo a una serie di spazi a più dimensioni e a più vocazioni che possano accogliere tutti i bambini del primo ciclo d'istruzione, in una collocazione urbanistica che già negli anni passati ha visto la costruzione del nuovo nido, dove ancora una volta la Provincia ha dato un contributo decisivo. Già dai primi giorni del nuovo anno saremo impegnati come giunta e coi nostri tecnici nell'avviare un dialogo con la dirigenza scolastica, i docenti  e il consiglio d'istituto per definire in un percorso partecipato il progetto definitivo ed esecutivo. Contiamo di arrivare ad aprire il cantiere per la fine del 2018 e sarà quindi necessario il contributo di tutti”.

Su questo nuovo importante investimento aggiunge il sindaco Enrico Bini: “Voglio ringraziare la Provincia, che pur nelle difficoltà di bilancio che si trova a dover affrontare a seguito dei minori trasferimenti degli ultimi anni, ha dimostrato una grande attenzione per il nostro comune, a partire dal reperimento dei fondi per il secondo stralcio della variante al Ponte Rosso, che andremo ad aprire entro la metà del 2018, poi per le scuole, non solo questo nuovo, importante finanziamento, il più consistente tra i 30 cantieri annunciati ieri, ma anche per l’adeguamento sismico del 'Cattaneo-Dall’Aglio', per il quale sono stati già stanziati altri 2 milioni di euro. Grazie anche ai nostri tecnici e al personale che ha redatto il progetto di fattibilità. L’esecutivo sarà ora affinato in stretta collaborazione con i dirigenti e il personale scolastico, così da andare incontro alle esigenze didattiche e strutturali che verranno evidenziate”.

Aggiornamento

La cosa che vorrei evidenziare per ora è il finanziamento importante ottenuto, non scontato. Ora inizia il lavoro di progettazione che ci accompagnerà all’apertura del cantiere previsto per giugno 2019. I livelli di discussione saranno due: uno che riguarda la nuova scuola, come sarà e quali funzioni dovrà svolgere, e questo lavoro dovrà essere svolto dall’ammministrazione assieme ai genitori e agli insegnanti; l’altro riguarda l’immobile di via Dante, e questo dovrà coinvolgere i cittadini. L’edificio rappresenta una storia e un legame molto forte per la nostra comunità. Non abbiamo preso ancora nessuna decisione, la prenderemo assieme. Questa discussione dovrà tenere conto di quanto già contenuto nelle mappe di comunità. Ormai il nostro comune ha troppi volumi inutilizzati o utilizzati in parte (Palazzo ducale , ex consorzio, sede ex giudice di pace, cinema di Felina, fornace di Felina, palazzo ex catasto, villa delle ginestre (gara pubblicata per la nuova) e quindi ormai è giunto il tempo di decidere che scelte fare, scelte che devono tenere conto che tutto non possiamo fare per mantenerli a patrimonio pubblico. Direi che si tratta di un percorso impegnativo che vogliamo condividere con la comunità. Certamente dovremo farci aiutare nella decisione.

(Enrico Bini)

 

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29 Commenti

  1. Un sentito grazie a tutta l’amministrazione comunale, al sindaco Enrico e al vicesindaco che si sono spesi sempre per un miglioramento della scuola e si sono senz’altro battuti per ottenere questo finanziamento… E ora… W la scuola primaria La Pieve che risorgerà nuova!

    (Maestra Anna Bertini)

  2. Scusate il mio intervento polemico. Io sono contenta per la scuola primaria di Pieve che ha forte necessità di essere ristrutturata, ma non capisco perchè debba essere inglobata la scuola di “Giovanni XXIII”, chiamata anche del “Centro”. Questa è una scuola bellissima, esposta al sole, con giardino per ogni classe, tutte spaziose con vista sulla Pietra. Scuola ubicata in centro del paese, come anima viva dello stesso. Per quale motivo deve essere speso-buttato un patrimonio di soldi pubblici quando non ce n’è bisogno??? E immaginiamo il caos al mattino per accompagnare 500 alunni tutti concentrati (non dimentichiamo che appena sarà aperto il nuovo svincolo del “Ponte rosso” ci sarà un ingorgo da “Striscia”!!!). Io ho frequentato la scuola di via Dante, i miei figli e tra poco un mio nipotino. Mi spiacerebbe proprio che venisse a meno un punto attivo del nostro paese (già ci hanno tolto il punto nascite e ora il punto educativo storico). Speriamo che in questo caso i nostri politici usino il buon senso.

    (a.m. residente)

  3. Mio figlio frequenta la “Giovanni XXXIII”, la ritengo speciale come ideali cristiani, insegnanti e bimbi che vanno molto d’accordo tra di loro; benchè il nuovo polo sia una bella cosa, mi dispiace che si vada a perdere questa identità.

    (Simone G.)

  4. L’assessore parla di riqualificare. Ma non vuol dire cancellare un’identità!! Spendere soldi per cancellare una risorsa che abbiamo e di cui in moltissimi sono contenti. Omologare non significa qualificare. Attenzione!!

    (Paolo C.)

  5. Non riesco a capire. Spero che ci sia un errore nell’articolo. I soldi sono per ristrutturare la scuola primaria della Pieve. E’ come se arrivassero dei contributi per la Chiesa e si volesse costruirne una nuova e abbattere la Resurrezione. La scuola di via Dante è bella, allegra, ben posizionata per le famiglie, vicina ai servizi e quindi ben inserita nel contesto territoriale. Le insegnanti hanno una loro identità che si è rafforzata negli ultimi tempi anche con l’arrivo di nuove figure molto qualificate. Non toccate questa scuola!!

    (Francesco Marazzi)

  6. Credo che ci sia bisogno di una nuova scuola per seguire l’andamento demografico della capitale della montagna, ma una domanda mi sembra lecita: la scuola di via Dante andrà ad aumentare il numero degli edifici pubblici inutilizzati di Castelnovo e dintorni? Ricordo cosi a memoria: cinema di Felina ed ex consorzio agrario.

    (bacs)

    • La scuola di via Dante non ha assolutamente la necessità di essere ampliata: ci sono oltre 10 classi (più mensa, aulette varie per attività specifiche, la vecchia segreteria e direzione, salone, ampio cortile e giardino per ogni classe).

      (Un genitore)

  7. Non commento da mesi più nulla, ma questa notizia mi ha fatto desistere dall’astenermi. La scelta di accorpare le due scuole in una sede sola la ritengo una corbelleria inaudita. Ok ristrutturare la sede del Peep, ma la scuola del centro è una realtà storica da non perdere, situata in una zona perfetta, con un edificio straordinariamente bello e funzionale. Immagino che caos sarà invece accentrare tutto lassù! Già ora con una sola scuola spesso è un delirio negli orari di ingresso e uscita, con l’aggravante del traffico della SS63 presto riversato in quell’angolo del paese. Non portateci via la scuola del centro, ripensateci.

    (Corrado Parisoli)

  8. Presumo che la scuola di via Dante sia da rendere sismicamente sicura. Ma sappiamo che ci sono soluzioni efficienti senza dover abbattere o costruire una scuola nuova. Lo sappiamo.

    (L. Magnani)

  9. Si trova sempre modo di sprecare danaro, per fare cose che non sono così necessarie anzi peggiorative. Per ciò che riguarda la storia delle scuole di Castelnovo, sono d’accordo che vadano adeguate ai migliori canoni di sicurezza, ma non abbandonare ciò che esiste da tanti lustri per costruire uno zibaldone enorme che stravolgerà tutto il sistema al quale siamo abituati.

    (C219T)

  10. Francamente mi pare un’altra scelta sconsiderata per le tante osservazioni di buon senso già espresse nei commenti che precedono. Ma signor sindaco e vicesindaco proprio non vi riesce di dare ascolto al buon senso dei vostri cittadini?

    (F.D.)

  11. Concordo con il sindaco sia per lo spostamento delle classi che per la riduzione di immobili inutilizzati e costosi a carico di tutti noi e applaudo la voglia di questa amministrazione di fare e cambiare anche quando i cambiamenti non sono subito apprezzati da tutti e portano le immancabili polemiche. Credo che prima di farsi un’opinione bisognerebbe informarsi negli uffici comunali o di persona dal sindaco stesso per capire le motivazioni e le opportunità di tale scelta. Saluti.

    (Alex)

    • Da quel che scrive, sembrerebbe che gli uffici comunali e lo stesso sindaco siano in già in grado di fornire risposte ad eventuali domande di chiarimento. Se mai così fosse, l’aggiornamento del sindaco a questo articolo diventerebbe di un’imbarazzante lettura. Non crede?

      (mv)

  12. Mi scuso col Sindaco se non ne avessi ben compreso le parole, ma nel suo “AGGIORNAMENTO” c’è qualcosa che non riesco a spiegarmi, ovvero il “finanziamento importante ottenuto, non scontato”, la cui effettiva assegnazione ed erogazione parrebbe rimandata al “lavoro di progettazione”, lavoro che dovrebbe iniziare adesso al fine di stabilire “come sarà e quali funzioni dovrà svolgere” la nuova scuola (pena il rischio di perdere il relativo finanziamento, sembrerebbe di poter dedurre).

    Forse il mio ragionare è sbagliato, ma ho sempre ritenuto che, per un’opera pubblica, la richiesta di finanziamento dovesse essere preceduta-accompagnata dalla presentazione del corrispondente progetto, quantomeno di massima, e comunque tale da far capire “come sarà e quali funzioni dovrà svolgere” l’opera di volta in volta in causa (diversamente non saprei su quale base possano essere accordati i finanziamenti, a meno di altre forme di attribuzione, oggi in vigore, che non conosco) .

    Dal predetto “AGGIORNAMENTO” sembra poi emergere la volontà di un largo coinvolgimento della cittadinanza, salvo poi il dover prendere atto che le scelte per la nuova scuola sono già state fatte, nonostante le perplessità e le voci critiche, desumibili anche dai presenti commenti, talché il coinvolgimento sarebbe per ora “congelato”, per essere ripreso quando si dovrà decidere sulla destinazione dell’immobile di via Dante, il quale andrà ad aggiungersi ai “troppi volumi inutilizzati o utilizzati in parte”, ma la discussione in merito “dovrà tenere conto di quanto già contenuto nelle mappe di comunità”.

    In siffatte condizioni, non vedo francamente quale margine di “coinvolgimento” possa ancora esservi, e a questo punto sarebbe forse auspicabile che l’Amministrazione comunale – che avrà ben maturato idee in proposito, anche tramite le mappe di comunità – dicesse come intenderebbe destinare l’insieme dei suddetti volumi inutilizzati o sottoutilizzati, e ne desse divulgazione anche tramite gli organi di informazione, Redacon incluso, dal momento che le determinazioni di Castelnovo Monti non sono spesso ininfluenti per il resto della montagna.

    Pure l’osservazione di “mv” rispetto a quanto dice “Alex” non mi sembra campata in aria, e lo stesso direi per quella di “Francesco” in ordine all’eventualità che arrivassero contributi per la Chiesa, posto che dovremmo abitualmente andar piano a “disfarci” di quello che già abbiamo, e che diviene di fatto elemento di identità, come ricorda anche “Simone G.” (una identità, quella nostra, che ha già ricevuto non poche “ferite”, delle quali cominciamo ad avvertire i segni).

    P.B. 30.12.2017

    (P.B.)

  13. Buongiorno ai lettori e a quegli amministratori/decisori istituzionali che avranno tempo e pazienza di leggere questi commenti. Ho frequentato da alunno la scuola elementare “Giovanni XXIII” e molti anni più tardi mi è stata offerta l’occasione di occuparmi professionalmente di alcuni lavori di manutenzione straordinaria su quell’edificio, per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Si tratta di un edificio progettato dall’arch. Antonio Pastorini, uno dei soci fondatori della Cooperativa architetti e ingegneri di Reggio Emilia, a partire dal 1959, realizzato negli anni seguenti ed inaugurato nel 1964. Provo sorpresa e amarezza per la decisione, mi pare purtroppo già consolidata, di trasferire l’attività scolastica da quell’edificio ad un nuovo “polo” da realizzare nella zona del Peep Pieve. Non entro nel merito delle motivazioni di natura gestionale ed organizzativa che non conosco, ma mi limito ad alcune annotazioni specifiche. Da genitore e da architetto ho avuto modo di studiare, visitare e valutare molti edifici scolastici, più o meno recenti, e posso testimoniare la assoluta unicità e valore dell’esempio castelnovese. Chiunque, e credo siano molti, abbia visitato e vissuto gli spazi della scuola del centro avrà potuto apprezzarne le qualità: si pensi solamente alla conformazione delle aule (atrio-spazio per la didattica-spazio per le attività complementari-cortile protetto all’aperto) o all’ampio connettivo comune, alla semplicità e alla coerenza delle finiture. Il dimensionamento degli spazi della didattica ha anticipato parte di quelle che sarebbero poi diventate le linee ministeriali per l’edilizia scolastica (D.M. 18/12/75); la scuola elementare della Pieve ne è stata al contrario solo una diligente applicazione, priva di qualsiasi identità legata al contesto, con una qualità edilizia intrinseca decisamente inferiore. Alla luce del ridondante apparato normativo di oggi l’edificio è certamente carente di qualche requisito (strutturale, energetico, etc., ma quanta edilizia storica di pregio lo è e non per questo ne programmiamo l’abbandono); tuttavia nulla potrebbe impedire di prendersene cura con garbo e misura e senza necessariamente impiegare ingenti risorse pubbliche. Trasformarlo in un “volume inutilizzato” è una scelta deliberata – non so quanto motivata dalla rincorsa ai finanziamenti – e non l’esito di un effettivo decadimento fisico-edilizio e funzionale.Credo si tratti di uno dei pochi edifici annoverabili a buon diritto tra l’architettura del novecento degna di menzione nel capoluogo montano; svuotarlo della funzione che lo ha sostanziato e che continua ad ospitare più che decorosamente rappresenta una scelta discutibile e, a mio giudizio, deprecabile. I luoghi della educazione hanno un’importanza fondamentale nella crescita e nella formazione degli alunni di qualunque età e testimoniano della attenzione che ogni generazione riserva a quella che verrà. La rincorsa al “nuovo” e la dubbia capacità di prefigurare una visione del futuro (prossimo e remoto) radicata nella storia della comunità ha origine anche nel non saper riconoscere ed apprezzare gli sforzi della generazione che l’ha preceduta; e allora, così come si sostituisce un oggetto di consumo, allo stesso modo non si trova soluzione migliore che abbandonare la vecchia scuola per costruirne un nuova, che nella più ottimistica delle ipotesi avrà qualche incongruo frangisole, una lusinghiera “certificazione” energetica e una durata di vita certamente programmata (dettata dal “piano di manutenzione” ma soprattutto dalla modesta qualità diffusa della edilizia contemporanea). Insomma un abito nuovo fedele alle mode della stagione. Io, da inattuale, preferisco il cappotto vecchio, di buona sartoria. Un saluto particolare a tutti gli ex alunni della “Giovanni XXIII” che hanno avuto il privilegio di abitarne gli spazi, in virtù della lungimiranza e della competenza di altre classi politiche e professionali. E tutta la mia disponibilità e il mio appoggio a chi vorrà sostenerne la conservazione e l’eventuale adeguamento. Grazie dell’attenzione.

    (Luigi Monti, ex alunno della scuola)

  14. Per PB: tranquillo il finanziamento è assegnato Abbiamo tempo per lavorare sul progetto esecutivo. Grazie Luigi per la disponibilità ad aiutarci nel valutare attentamente il percorso, mi piacerebbe fare due chiacchiere con lei.
    Grazie a presto.

    (Enrico Bini)

  15. A parte la maestra Bertini, che è coinvolta poiché lavora in una scuola fatiscente, l’unica persona “di parte” ci pare proprio il signor Alex che si dichiara d’accordo con lo spostamento delle aule. Che strana e incomprensibile considerazione. Ci dà da pensare a considerazioni non espresse oppure a uno schieramento a priori senza riflessioni ponderate. Si legge invece un malcontento generale e una non accettazione di questa scelta mal governata. Speriamo che qualcuno si muova, con la collaborazione delle persone competenti che si sono dichiarate disponibili a salvare quanto di bello c’è a Castelnovo ne’ Monti. Grazie a chi ancora non beve tutto facendo lo struzzo.

    (S. Beretti)

  16. Ringraziamo il sindaco per la sua disponibilità a studiare e valutare il progetto e, mi sembra, di salvaguardare il “bello ed apprezzato” che ci è stato tramandato da chi ha amministrato prima di lui. Buon anno!

    (F.M.)

  17. Sono completamente d’accordo con Luigi Monti. La scuola papa Giovanni è veramente bella. Le aule furono pensate ( le frequentavo da tirocinante delle Magistrali) per una didattica innovativa, con uno spazio per le lezioni tradizionali ed uno per il lavoro di gruppo. Sarebbe auspicabile imitarne il modello. Purtroppo dagli anni ’80 in poi le scuole sono state costruite in modo orrendo, specie di capannoni prefabbricati. Il Cattaneo , il polo scolastico di via Makallè ( ad eccezione dell’ITI e poco altro) ne sono tristi esempi. Edifici brutti che in poco tempo diventano fatiscenti. Come se ad un certo punto la scuola non fosse più uno spazio da vivere, ma un luogo da cui fuggire al più presto. Spero e chiedo un ripensamento serio. E tutto il lavoro delle mappe di comunità dov’è finito? Cleo Pignedoli

    (cleo pignedoli)

  18. Nel comune di Castelnovo ne’ Monti ci sono tre scuole primarie. Per quanto tempo si riuscirà ad avere il numero sufficiente di bambini per formare le classi, visto il numero di nascite sempre in calo negli ultimi anni? Quale scuola sarà poi nel tempo costretta a chiudere? Nei prossimi anni non ci saranno più i numeri per formare le attuali cinque prime. Ci sono luoghi che appartengono alla storia di tutti noi e la scuola “Giovanni XXIII” è uno di questi come lo è la scuola di Pieve, dove anche lì ci sono ottime insegnanti, vanno d’accordo e insegnano valori universali di fratellanza. Ottime scuole, che ci hanno visto crescere, rese tali da bravi insegnanti, più che dai luoghi, per quanto importanti. Buon 2018 a tutti.

    (Cinzia Formentini)

  19. Quando leggo di ottimi insegnanti, che insegnano valori universali di fratellanza, mi tornano alla mente gli anni in cui, se la memoria non mi tradisce, il giudizio che veniva espresso dalla “gente” riguardo alle capacità didattiche di un docente si basava essenzialmente sul come egli riusciva a trasmettere e far apprendere ai propri scolari o discenti la rispettiva materia d’insegnamento. Circa gli edifici scolastici che danno l’idea di “capannoni prefabbricati”, secondo il concetto di un altro commento, così da sembrare di fatto piuttosto simili tra loro, non andrebbe a mio avviso dimenticata la stagione in cui ebbe a prevalere, in più settori, una linea di pensiero sostanzialmente favorevole alla “omologazione”, i cui effetti sono probabilmente destinati a durare ancora nel tempo (pur se un qualche ripensamento al riguardo pare essersi fatto strada anche tra le fila dei sostenitori di allora). Sempre con uno sguardo rivolto al passato, che non è mai inutile, il sentir parlare di “edifici brutti che in poco tempo diventano fatiscenti”, rende spontaneo il confronto con quelle strutture scolastiche risalenti all’incirca ad un secolo fa, e fors’anche più “attempate”, che possiamo incontrare in diversi punti del nostro territorio provinciale e che paiono non mostrare affatto la loro età (e ciascuna delle quali conserva la propria identità e “personalità” nonostante il trascorrere del tempo). Buon 2018 a tutti anche da parte mia.

    (P.B.)

  20. Credo che in democrazia il dialogo costruttivo sia fondamentale allo sviluppo dei popoli ed al mantenimento della loro identità. Ergo, perché non si prendono in seria considerazione tutti i commenti positivi rispetto al mantenimento della scuola primaria del centro, che sembra possa rispondere appieno alle necessità didattiche e logistiche? Come scritto da più persone voglio vedere quando sarà aperta la variante Ponte rosso; sarà un vero caos in zona Peep! Riflettiamo quindi, prima che sia troppo tardi!

    (La voce della verità)

  21. Problema serio, “riflettere”. Se “il primo livello di discussione, che riguarda la nuova scuola, come sarà e quali funzioni dovrà svolgere, dovrà essere svolto dall’amministrazione assieme ai genitori e agli insegnanti”, il “percorso” è già stato definito. Oltre ai ripetuti grazie, aspettiamoci medici, infermieri e ricoverati a progettare nuovi ospedali.

    (Mv)

  22. Se le opinioni espresse su Redacon rappresentano uno spaccato del pensiero dei suoi lettori, questi commenti mi sembrano abbastanza indicativi e illuminanti, come scrive “La voce della verità”, qualora gli amministratori volessero tenerne conto, posto che dicono di voler “coinvolgere i cittadini” (e sempreché che vi sia la possibilità di fare una “retromarcia”). Poi c’è invece chi ritiene che la “democrazia” si esercita, da parte degli eletti, prendendo le proprie decisioni, in virtù e in forza del mandato ricevuto dalle urne, ma in tal caso, se cioè si segue la via “decisionista”, non si dovrebbe allora parlare di coinvolgimento o consultazione della cittadinanza (momenti che, come logica vuole, dovrebbero comunque precedere l’assunzione delle decisioni da parte della Amministrazione). Nella fattispecie poi la decisione più importante mi sembrava riguardare il mantenere o meno la scuola primaria del centro, mentre quella che attiene al “come sarà” la nuova scuola mi pare francamente più tecnica (è vero che anche qui i suggerimenti possono risultare sempre utili, ma la scelta più “sostanziale” era a mio avviso l’altra, apparentemente già presa dalla amministrazione comunale, e senza che si intraveda alcun ripensamento da parte della stessa).

    (P.B.)

  23. Per quanto dispiaccia, credo che la creazione del nuovo polo scolastico sia un’ottima scelta. Sono un’insegnante di ruolo in un’altra scuola ma diversi anni fa ho lavorato come supplente a Castelnovo e vedendo la situazione dall’interno ritengo che la creazione di un polo nuovo, funzionale e tecnologicamente avanzato (mi auguro che ogni classe sia dotata di LIM, una connessione internet all’avanguardia e laboratori strutturati e funzionali alle competenze da far sviluppare agli alunni) sia, prima di ogni altra cosa, una possibilità immensa. La vita è il futuro e rimanere ancorati al passato crea campanilismi “triti e ritriti” che non servono a nessuno. I nostri bimbi hanno bisogno di scuole sicure, all’avanguardia, che permettano loro di acquisire conoscenze e sviluppare competenze sfruttabili nel 2018 e gli insegnanti hanno il diritto di avere la possibilità di concretizzare le ore infinite di studio e aggiornamento che sono sempre belle parole ma che difficilmente riescono ad essere concretizzate in classe, perché mancano gli strumenti adatti per farlo. L’unica cosa da studiare bene sarà la gestione del traffico in uno snodo cruciale in cui confluiranno allo stesso orario del mattino i lavoratori pendolari e il doppio dei bambini che ci gravitano oggi. Complimenti al sindaco e a tutte le persone che stanno portando avanti questo eccezionale progetto.

    (Un’insegnante)

    • Da insegnante a insegnante: una scuola funzionante ha bisogno di un nuovo edificio? Ma hai fatto supplenze in via Dante? Credi che si possa ricostruire una scuola con aule “doppie”, predisposte con soppalchi per attivare laboratori, gruppi di recupero, aule così ampie, spaziose e illuminate, con giardino attiguo vicine alla biblioteca, al teatro, alle piazze, alla pineta? Le lim sono il futuro? A parte che anche alla “Giovanni XXIII” ci sono già, credo che ci sia una sostanziale differenza economica nel costruire una nuova struttura ad informatizzarne una già esistente. Mah, mi viene da pensare che il tuo intervento voglia essere una piccola pacca sulla spalla al sindaco, visti i pessimi commenti ricevuti finora da molti cittadini. Non pratichi la didattica del recupero, dello storico e applichi i tuoi corsi di aggiornamento solo in scuole nuove? Sei per abbattere vecchi edifici nei centri storici, quindi. Eppure non è così che fanno nelle grandi città d’arte. Nel mondo.

      (Altra insegnante, altra opinione)

  24. Me lo conceda, e non se ne dispiaccia l’insegnante autrice dell’ultimo commento, ma io ci andrei piano nell’usare espressioni dal sapore abbastanza iperbolico come “una possibilità immensa”, parole che mi sembrano infondere una certa qual sensazione di “onnipotenza”, la quale può renderci a sua volta un po’ immodesti, se non “presuntuosi” o quasi, semmai del tutto inconsciamente, salvo poi divenire o sentirci piuttosto fragili e vulnerabili se e quando la vita dovesse “metterci alla prova”. Sbaglierò, ma io credo che abbiamo un discreto bisogno di “normalità” e forse uno sguardo al passato può aiutarci a ritrovarla, o ad apprezzarla, e neppure sarei così severo e critico verso i “campanilismi triti e ritriti, che non servono a nessuno”, perché possono farci invece ricordare in qualche modo le nostre radici, delle quali troppo spesso ci dimentichiamo, o che sottovalutiamo, mentre io non riesco a concepire un futuro disancorato dal passato (ma potrebbe essere un mio limite).

    (P.B.)

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