“Se ascoltiamo sappiamo accogliere”

Nei giorni scorsi al Teatro Parrocchiale il Centro di Ascolto Caritas (Cda) di Casina ha festeggiato i suoi primi cinque anni di attività, nell’ambito di un incontro che si è sviluppato proprio attorno al concetto di ascolto, declinato sotto vari punti di vista. Ad aprire l’incontro è stato l’intervento di don Nildo Rossi, parroco di Casina e presidente del Centro di Ascolto, che ha sottolineato l’importanza del Cda per il territorio, e il valore dell’ascolto nella società contemporanea che spesso sembra porlo in secondo piano.

Per l’amministrazione comunale, con cui il Cda collabora fattivamente fin dall’inizio, è intervenuta l’Assessore alla salute, sociale e associazionismo Annalisa Violi, che ha voluto rimarcare l’importanza per un Comune di poter contare sul volontariato sociale per andare incontro alle necessità evidenziate dalla popolazione. Il giornalista Luca Tondelli ad esempio ha parlato dell’ascolto nell’ambito della comunicazione: “Oggi tendiamo tutti a farci emittenti di messaggi, ma la propensione all’ascolto è in forte diminuzione, e questo è deleterio per cercare di arrivare ad una comunicazione che porti a comprensione reciproca, ma anche alla comprensione del mondo e della realtà che abbiamo attorno”. Emanuele Ferrari, docente e scrittore, ha parlato dell’ascolto, e del silenzio che ne presuppone l’esercizio, come base per l’apprendimento, la crescita, lo sviluppo dei rapporti personali, attraverso un racconto iniziato dalla sua infanzia, e dall’ascolto dei racconti dell’odissea e di altri miti greci, in braccio a suo zio mentre sua nonna preparava il pranzo. Daniela Casi ha illustrato un punto di vista estremamente concreto e “urgente” sull’ascolto, parlando della rete delle “Famiglie del Gelso”, che si attivano per accogliere bambini in situazioni temporanee di emergenza, segnalate dai Servizi sociali o dai Tribunali dei minori.

Stefania Alini e Alessia Manera hanno invece raccontato la loro esperienza come docenti volontarie della scuola di italiano attivata dalla parrocchia, che accoglie stranieri adulti “che spesso hanno bisogno di imparare come fare richieste di base, ad esempio per acquistare un biglietto dell’autobus, per chiedere un'"informazione, per comprare da mangiare. Da queste piccole cose nasce la percezione di una accoglienza, e un inizio di senso di comunità, del sentirsi accettati”.

Maria Leuratti ha invece spiegato la sua attività con la Caritas diocesana a Reggio Emilia, una attività condotta in primo luogo con le ragazze che escono dal mondo della prostituzione: “Queste ragazze sono obbligate alla strada – ha raccontato – sono vittime di violenze e soprusi, e sentirsi ascoltate, senza un giudizio preventivo, ma da persona a persona, per loro è un’esperienza quasi inedita. Avere a che fare con loro è complesso, ma dà grandissime soddisfazioni una volta che nasce il dialogo”.

A coinvolgere tutti con la sua esperienza di vita, è stato poi Anthony Yankey con il racconto del suo arrivo nell’Appennino reggiano, tra i richiedenti asilo assegnati sul territorio dal Ministero dell’Interno. A partire dal suo soggiorno all’Albergo Centrale, dove lui e altri quattro ragazzi sono stati accolti e accuditi da quella che ancora Anthony chiama “Mamma Piera” alle prime uscite per strada, oggetto della curiosità e anche della diffidenza delle persone. Poi i primi contatti umani, la voglia di riscatto e darsi da fare, la scuola media, la scuola serale per arrivare al diploma, la patente, un corso di specializzazione a Reggio, la prima esperienza di lavoro come operatore sanitario in una casa di riposo, unica persona di colore tra tanti anziani. “Io capivo che una nonna di 96 anni aveva paura di me, non mi voleva. Ma mi sono detto: io devo vincere la nonna, devo conquistarla, e pian piano ci sono riuscito. Oggi ho un lavoro, vivo del mio impegno e questo per me è stato un traguardo straordinario: voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato, in Africa non è normale prendersi cura delle persone come ho visto fare qui”. Una testimonianza che ha commosso ed emozionato.

L’incontro è stato concluso dal musicista Roberto Conflitti, che al clarinetto ha proposto un brano di Stravinsky e uno di Bach, due ulteriori modalità di ascolto concluse tra gli applausi.

In questi cinque anni il Centro di Ascolto ha accolto 61 persone, e attualmente segue 16 nuclei familiari di cui 11 con minori.

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