Di troppa specializzazione si muore

La chiusura del punto nascite di Castelnovo ne' Monti è stata dettata dall’alto, oltre che dai ben noti motivi sulla sicurezza, anche sul fatto che “a Castelnovo gli specialisti del settore non vogliono salire”. Una frase che è circolata più volte, anche per voce dello stesso direttore generale dell’Asl, ma che ha lasciato aperto un quesito semplice. “Perché a Castelnovo gli specialisti non vogliono salire?” Solo per motivi di sicurezza o c’è dell’altro?

Ieri, con il cronista in ospedale per le casualità della vita, è stata l’occasione per approfondire un discorso con alcuni medici. Per dovere di cronaca il “Come va?” lo avevamo chiesto, sei mesi fa, a un altro specialista molto noto e che opera a Castelnovo, dove ha anche scelto di vivere. Ma la risposta, in quel caso, era stata talmente negativa da esserci sembrata eccessiva per poterne trarre spunto per una notizia. In questo caso abbiamo interpellato altri tre medici chiedendo: “Come va ora che, nonostante la chiusura del punto nascita, con molte risorse hanno potenziato il Sant’Anna?”

“Va male. Non sappiamo da che parte prendere. I colleghi che vanno in pensione non vengono rimpiazzati. E per quelli che vanno via per loro scelta non si trova il sostituto. I turni sono sempre più difficili”.

Seconda domanda: “Perché i medici qui non vogliono venire?”

La risposta articolata dagli specialisti tuttora presenti è la seguente: “Per scelta dell’Azienda, di non rimpiazzare i pensionati, per scelta degli stessi medici che non vogliono Castelnovo. Qui, infatti, con la riduzione dei reparti e con l’iperspecializzazione degli stessi professionisti accade che uno specialista possa essere mandato a svolgere il suo lavoro in reparti molto diversi dal suo. Prassi che un tempo era la norma, ma ora non è più così. Perché chi è esperto di cuore ne sa meno di ginecologia e viceversa”. Probabilmente occorrerebbe rivedere questa impostazione.

Parliamo di specializzazione e, in questa sede, non affrontiamo il tema della riduzione di reparti e servizi a Castelnovo. E cogliamo dai social – dove abbiamo anticipato questo dibattito – alcune riflessioni tecnico- politiche sulla questione.  Per Laura, dottoressa: “Un medico di Castelnovo nel suo ospedale lavorerebbe volentieri, con tutto comodo e con la gente del suo paese, piuttosto che fare il pendolare tutto il giorno. L'ospedale di Castelnovo sta diventando quello che un preciso disegno politico si prefigge da ormai tanti anni: una casa di riposo. Speriamo almeno che rimanga pubblico, perché ho forti dubbi anche su questo”.

Per Luca: “Su molte specializzazioni si è creato un imbuto formativo negli ultimi anni, per scelte del Ministero: i medici sono pochi e quindi in pratica possono scegliere dove andare, e il più delle volte scelgono dove hanno maggiori prospettive di carriera”. Citando un articolo: “Se ci sarà riapertura dei concorsi mancheranno i medici da assumere, dato che molti saranno scappati all’estero (…) In un Paese senza medici… sarà la possibilità di spesa a governare la scarsità dell’offerta professionale”.

Aggiunge Nadia: “Oltre al cambiamento della legge per i Punti nascita è necessario anche un cambio di rotta sul numero chiuso alle specializzazioni” .

Per Barbara:  “Il numero chiuso, la specializzazione estrema ha portato alla crisi di personale in tutta la Sanità. pensiamo ai medici di base. Nascere non è l'unico problema, è vivere in montagna l'essenza del problema. Per mia sfortuna ho conosciuto un sacco di bravi medici all'ospedale S. Anna, preparati e disponibili e chiaramente non è loro la responsabilità dei disservizi”.

Isa afferma: “Questa non è pianificazione, è un'economia vestita di falsa razionalità che svena un territorio. Oltre a protestare e a chiedere, senza fermarsi di fronte a visi di gomma, cos'altro si può fare?”. E propone alcune iniziative: “Un concorso di idee sul tema, un book memoria di disfunzionalità, una mostra fotografica, una guardia alta”.

Giandomenico: “Si parla di recente di potenziamento e, invece, nei fatti si taglia”. Dello stesso avviso Massimiliano: “Mentre si sbandierano milioni di euro destinati alla qualità della vita in montagna si tagliano i servizi e si nega la possibilità di nascerci...”. Per Maria: “Questo è un lento sabotaggio”. (G.A.)

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12 Commenti

  1. Non stupisce. Sappiamo bene la storia. Gli unici che non lo sanno, o fanno finta di non saperlo, sono i politici del PD, in carica e in pensione. Buona festa della liberazione, anche se la libertà di nascere in montagna ora è stata tolta.

    (MA)

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  2. Ci sono tanti modi di far morire un ospedale:chiudi un reparto, non rimpiazzi i pensionandi, ne chiudi un altro, e cosi’ via. Sia mai che la politica, nelle stanze buie abbia gia scelto il destino del nostro ospedale di Castelnovo Ne’ Monti? … Spero di sbagliarmi…

    (Davide)

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  3. Questo ‘lento sabotaggio’ si chiama ‘austerità’. È il taglio della spesa pubblica e dei consumi privati (attraverso l’aumento delle tasse e l’eliminazione progressiva del welfare; è necessaria per tenere bassa l’inflazione, per mantenere ‘competitivo’ il Paese, in un regime di cambio bloccato (l’euro). Gli effetti, ormai, sono chiari a tutti, man mano che ognuno inizia provarli sulla sua pelle; purtroppo, sono ancora misconosciute le cause. In proposito, i media hanno una enorme responsabilità, perché (esclusi i presenti, naturalmente) nascondono accuratamente i fatti dentro una nuvola di notizie insignificanti, sulla scorta delle indicazioni che provengono dai vari politici di turno (da Monti in poi, tutti strettamente legati alle élites di Bruxelles). Ovviamente! Devono nascondere e occultare i fatti, altrimenti i cittadini capirebbero che le scelte politiche attuate sono a tutto svantaggio della maggioranza (i lavoratori). Nel frattempo, aumenterà ancora la propaganda (europeista), poi, ancora un paio d’anni, e ci sarà una vera e propria censura. Dopodiché, se non basta, avremo uno Stato autoritario. Perché è ovvio che, quando un governo fa scelte che vanno contro gli interessi della maggioranza, non avrà più un supporto elettorale. Diamo un’occhiata a queste elezioni: se rileggiamo i commenti agli articoli di Redacon sul tema punto nascite, per esempio, la maggioranza di questi afferma cose tipo ‘ci rivediamo dopo il 4 marzo!’ Ecco, il 4 marzo ha visto la disfatta del PD, e cosa si profila? Un governo con PD. Quali sono le condizioni che il PD ha posto ai 5stelle? 1) “agenda europeista” ovvero sottomissione alla UE; 2) “politiche del lavoro” ovvero ‘jobsact’ (flessibilità e precarizzazione); 3) “equilibri di finanza pubblica” ovvero austerità e tagli. È il ‘migliore dei mondi possibili’, nulla può andare storto! Ci stiamo dirigendo a grandi passi verso la distruzione della classe media (includo, naturalmente, anche gli operai che, in passato, con uno stipendio dignitoso, hanno fatto laureare due figli e si sono comprati la casa in proprietà – quella che a cui i figli dovranno rinunciare, con la patrimoniale prossima ventura). La Grecia è il prototipo di questo grande progetto di ingegneria sociale che le élites di Bruxelles ci stanno preparando. Avevano l’appartamento ad Atene, la casetta in un’isola, centomila euro in banca; cosa poteva succedere di male? Guardate ora: hanno perso tutto. Ma la Grecia non è l’Italia, direte. Infatti. L’Italia ha un’enorme ricchezza, in confronto, da spolpare. Andiamo verso una società neofeudale, e questi sono solo gli inizi. Quando avremo tagliato adeguatamente salari e consumi, i nostri industriali esporteranno tanto (finché tira la domanda estera, naturalmente, poi sarà crisi dura); ma se i salari sono minimi, a chi andrà il guadagno? Oggi i media sbandierano il successo della Spagna; per chi legge i dati, invece, è il trionfo della disuguaglianza; il PIL aumenta, i salari calano, i giovani emigrano in cerca di un lavoro dignitoso. È questo, che vogliamo?

    (commento firmato)

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  4. Iren, seta, ausl, regione… Tutti prendono in giro questa amministrazione e ci chiudono il laccio al collo per vendicarsi dei vari proclami offensivi e gravemente calunniosi che il ns sindaco ha fatto pubblicamente in questi anni. Chi semina raccoglie

    (P.)

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  5. Il commento di : commento firmato spiega in una ventina di righe tutto quello che sta accadendo. Da questo bisogna partire per capire come funzionano le cose. Complimenti per la chiarezza sia di esposizione che di contenuti.

    (Cristian)

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  6. Io non capisco una cosa. Se si vuole risparmiare, perché poi si gettano i soldi pubblici per costruire ciò che non serve? Mi riferisco al caso del polo scolastico del nostro comune Castelnovo se. L’amministrazione vuole costruire una mega scuola a Pieve, quando potrebbe recuperare solo una. Così verrebbero dimezzate le spese. E inoltre non si farebbe un ulteriore errore estetico e sociale. A volte ci vuole coraggio a scegliere. E buon senso.

    (Tiziano B.)

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    • Mi risulta che il nuovo polo sarà antisismico. Rendere antisismico l’esistente, con ogni probabilità sarebbe costato di più. O magari preferite che i nostri bambini, per risparmiare, siano a rischio di rimanere sotto un edificio, in caso di terremoto importante? Lo sapete, vero, che siamo in zona sismica?

      (commentofirmato)

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      • Si informi prima di prendere posizione. Costruire una scuola di 20 classi rispetto a una di 10 crea una spesa maggiore che porterebbe a un risparmio notevole di fondi pubblici. Secondo lei meno di quanto costerebbe metterla a norma???
        E inoltre, la scuola di via Dante, rimanendo un edificio pubblico, non dovrà essere messo in sicurezza comunque ?? E quante scuole antisismiche esistono? Dopo 50 anni questa non ha mai dato segni di problemi strutturali.

        (Tiziano B.)

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        • Mi sono informato. La nuova scuola sarà antisismica perché le norme edilizie, oggi, impongono che sia così. Cinquant’anni fa non era previsto. Del resto, concordo che, nel frattempo, non abbia dato segni di cedimenti: in effetti, l’ultimo terremoto consistente è del 1920. Ma comunque, forse ha ragione lei: visto che non ci sono scuole antisismiche, è inutile costruirne una che lo sia. Teniamoci la vecchia.

          (commento firmato)

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  7. Parafrasando il titolo di questo articolo viene in mente chi teorizza che troppa igiene non giova alla salute, il che può anche stupire, ma in ogni caso una tale articolazione di pensiero, al di là dal propendere per l’una o altra tesi, sta di fatto a dirci che non di rado le opinioni divergono, anche sul piano tecnico e scientifico, e pertanto spetta poi alla politica di fare la sintesi, tirare le somme, e prendere le relative decisioni – normative, organizzative, ecc…, a seconda dei livelli istituzionali – in questo come in altri campi.

    Allargando il discorso alla situazione generale, e alle risorse disponibili, le considerazioni fatte da “commento firmato” non mancano di logica, ma vale altrettanto anche per quanto scrive “Tiziano B.”, le cui parole ci fanno pensare che le dotazioni economiche, ossia i soldi, spesso non manchino, ed è sempre la politica che può e deve scegliere come indirizzarli, e quali priorità darsi, anche sulla base dell’uno o altro parere che è tenuta a richiedere, o che ritiene di dover acquisire per sua libera iniziativa..

    Da ultimo, io credo che la “distruzione della classe media” – altro tema toccato da “commento firmato” la cui rilevanza è innegabile quando si ragiona di questioni socio economiche – origini da quella mentalità che ha sistematicamente avversato chi “stava meglio”, in nome dell’egualitarismo e che, per inciso e sempreché io non ricordi male, si opponeva pure al capitalismo industriale, simbolo e sinonimo di ricchezza e dunque controparte, cui è poi subentrato il capitalismo finanziario (almeno così si legge)..

    P.B. 26.04.2018

    (P.B.)

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    • L’Europa ha goduto di una ‘finestra’ di crescita del benessere diffuso (potremmo anche chiamarla diminuzione della disuguaglianza) a partire dal secondo dopoguerra, durata all’incirca fino agli anni ’90. La presenza del blocco sovietico, che costituiva una sorta di polo di attrazione ideale per molta parte dei cittadini europei, ha convinto il capitalismo occidentale a permettere questa crescita diffusa del benessere, nel timore di una possibile ‘rivoluzione’. In pratica, i salari crescevano insieme alla produttività; detto in altre parole, la quota salari (i lavoratori) e la quota profitti (gli imprenditori) venivano ripartite in modo equilibrato. La caduta del muro di Berlino (cioè dell’Unione Sovietica, con tutto il carico ideologico e ideale che questa caduta ha comportato – vedi quello che accadde alla Bolognina) ha cambiato le carte in tavola. Gli accordi del WTO e la conseguente ‘globalizzazione’ hanno ridisegnato in modo sostanziale la ripartizione della quota salari e della quota profitti: la produttività continuava a crescere, i salari reali rimanevano costanti, quindi aumentava la quota profitti. La disuguaglianza ha iniziato a crescere, a scapito della classe media. La società neofeudale prossima ventura prevede una massa di ‘working poors’ e una limitatissima élite economica. La classe media – istruita, consapevole – è il più pericoloso antagonista del liberismo sfrenato, e va quindi eliminata. Il ‘meticciato’, più volte proposto (pare incredibile, ma è così) dalla sinistra (vedi gli articoli di Scalfari sul tema, ad esempio) è la soluzione ideale. Non a caso viene proposto da anni dall’ONU e, ultimamente, è stato sostenuto con forza dalla ex-terza carica dello Stato, quando affermava che “i migranti sono l’avanguardia del nostro futuro stile di vita”. Una massa di working poors senza radici, senza proprietà, senza fissa dimora, senza una cultura comune in grado di creare comunità, totalmente in balia dei ‘mercati’. Finalmente, il lavoro-merce gradito ai ‘mercati’. Bisogna spostarsi a lavorare dove il capitale decide di investire. In modo più raffinato e sottile, il sen. Monti sosteneva che la proprietà privata era un freno alla mobilità del lavoro. È meglio studiare, sosteneva, che comprarsi la casa. Infatti, mezzo milione di giovani italiani che hanno studiato, sono emigrati in pochi anni, a cercare un lavoro dignitoso che in Italia non c’è più. Verranno sostituiti da altrettanti migranti, si prevede. Stessa cosa in Spagna, in Portogallo, in Grecia. Dalle parole, poi, ai fatti: il nuovo governo dovrà decidere cosa fare per bloccare gli aumenti automatici dell’IVA. Può farlo in tre modi: aumentando le tasse, tagliando le spese, facendo deficit. L’ultima delle tre, l’Europa non vuole. Una bella patrimoniale sulla casa (attenzione: le case ‘dei ricchi’ sono le vostre!) risolverebbe sia il problema dell’IVA che quello della mobilità del lavoro, rendendo impossibile sostenere ulteriormente la piccola proprietà. Fine della ‘classe media’ in Italia.

      (commento firmato)

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  8. bravo tiziano b, lei ha pienamente ragione, io ho mio figlio al centro e sono molto contento di quella scuola, farne una grande crea solo confusione.

    (simone g)

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