I comitati “Salviamo le cicogne” e “Di.Na.Mo.” chiedono un incontro con gli enti a giugno

Riceviamo e pubblichiamo.

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È certamente apprezzabile l’impegno dichiarato dal sindaco di Castelnovo ne' Monti Enrico Bini per la riapertura di quel punto nascita che la Regione ha chiuso nella sua città, soprattutto in considerazione del silenzio dietro cui si nascondono gli altri amministratori e il partito di maggioranza.

Ma purtroppo anche con queste dichiarazioni continua a essere travisata la verità.

  • L’affermazione “La Regione ha dei finanziamenti volti a migliorare i servizi dell’Appennino, per mantenere i cittadini stessi nella zona. Registriamo con piacere questo programma politico…” risulta imbarazzante e lunare. Non solo hanno tolto il servizio più importante, ovvero il Punto Nascita, ma hanno anche tolto il servizio di ginecologia H24 che incide sulla sicurezza delle donne gravide ma anche su tutte le donne del comprensorio montano. Invece di spendere i soldi per fare protesi alle amputazioni operate dalla stessa Regione e Ausl sarebbe opportuno ripristinare i servizi essenziali negati.
  • Non è assolutamente vero che l’unico modo per riaprire il Punto Nascita sia di rivolgersi al “forum nazionale delle aree interne” e alla sua “commissione specifica sui servizi sanitari della montagna”. Ha ragione il Sindaco a definire “questa strada lunga e difficile”. Di certo sarà utile battere anche questo percorso, ma non è sicuramente il più diretto e fattibile.
  • L’idea di “vedere se nelle aree di montagna è prevista un’eccezione” appare bizzarra poiché proprio per le Aree in condizioni orogeografiche difficili è prevista la deroga dall’accordo della Conferenza Stato–Regioni.

In realtà, oltre che a smuovere le acque a Cuneo o a Roma, sarebbe utile che gli amministratori locali facessero pressioni sull’unico organo deliberante in materia, ovvero la Regione Emilia Romagna, con sede a Bologna, con presidente Bonaccini e con assessore Venturi.

Loro possono deliberare la riapertura dei punti nascita dell’Appennino emiliano, rivedendo la sciagurata decisione presa da loro stessi di chiuderli nonostante gli evidenti problemi ed i maggiori rischi causati alla popolazione di montagna. Decisione aggravata dalla scelta di concedere la deroga invece ai punti nascita di pianura con meno di 500 parti, i quali non hanno alcuna difficolta orogeografica, ma sono dotati di un nutrito bacino elettorale favorevole alla giunta.

Si spera che gli amministratori locali di montagna, dopo tale trattamento, si facciano coraggio con l’intento di rappresentare davvero i propri cittadini e i territori da loro amministrati e facciano sentire la voce del bisogno e della giustizia in questo scorcio di fine impero.

(Comitati "Salviamo le cicogne" e "Di.Na.Mo.")

P.S. - L’ennesimo rinvio dell’incontro con le forze politiche indetto già due volte dal sindaco Bini per l’8 giugno, paventato a margine dal media televisivo locale “vista la situazione nazionale,” fornirà certamente ai comitati l’occasione di convocarlo autonomamente incontrandosi con le forze politiche nazionali e locali che riterranno di partecipare. Già con la presente ci rivolgiamo a loro chiedendo di incontrarci l’8 giugno, anche in caso di pioggia. Chi mancherà evidentemente ha impegni più importanti del preoccuparsi di 250 donne e le loro famiglie per ogni provincia che passano l’intero periodo della gravidanza col timore di non riuscire a raggiungere in tempo le città di pianura.

 

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3 Commenti

  1. Eloquente l’immagine di Don Abbondio così come il richiamo al coraggio dei nostri amministratori locali. Il coraggio è stato proprio il grande assente in tutta questa sporca vicenda del depotenziamento dei servizi erogati ai cittadini della montagna, deciso da una Regione che non ha come primo obbiettivo il benessere delle persone ma che ragiona solo per interessi economici. Una Regione che si fa forte con i deboli e debole con i forti chiudendo il reparto maternità di Castelnovo ne’ Monti negando la deroga prevista dalla attuale normativa per concederla a Scandiano (bacino elettorale sicuramente più appetibile). Una Regione che oltre al danno ci beffa con i suoi piani di investimento e piega tutti al suo volere con il miraggio di investimenti faraonici per il benessere e la sicurezza dei montanari… Come diceva lo stesso Don Abbondio “Il coraggio, uno non se lo può dare”. Nessun esempio potrebbe calzare meglio del personaggio che nella sua mediocrità banalizza il suo esercizio del sacerdozio riducendolo ai soli vantaggi personali, abbassando il capo alla prepotenza del signorotto locale e dicendo: “Disposto… disposto sempre all’obbedienza”.

    (Massimiliano Genitoni, M5S)

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  2. Trovo sciupare eleganza l’ accostare il personaggio di Don Abbondio, figura creata da un Manzoni profondo conoscitore della psicologia umana, al limitato spazio di un terminale di una catena di comando che si spera a “fine impero”.

    (mv)

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  3. Il richiamo alla figura di don Abbondio è certamente suggestivo e coinvolgente, ma dovremmo anche chiederci in quanti di noi – per quieto vivere, convenienza, indecisione, conformismo, fuga dalle responsabilità o altre molteplici e diverse ragioni – alberga, senza offesa per nessuno, un po’ di quel famoso curato di quattro secoli fa, personaggio che taluni hanno peraltro considerato nonostante tutto profondamente umano, e sempre attuale se non intramontabile, tanto da ispirare in più d’uno sentimenti di indulgenza e comprensione o quasi simpatia. Può tuttavia succedere che quando in una comunità il nostro “don Abbondio” si allarga a dismisura, le cose decise da altri arrivino a non soddisfarci, o a non andare per il verso giusto secondo la nostra ottica, e allora ci “risvegliamo” e vorremmo cambiarle, ma il farlo ci riesce abbastanza difficile avendo di fatto delegato il “controllo della situazione”, e a questo punto confidiamo semmai che possa arrivare un qualche “Innominato” a risolvere la questione, come accade, per completare la metafora, nel celebre romanzo manzoniano.

    (P.B., 11.5.2018)

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