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Cêrsi, batdûr, gròla: ve le ricordate?

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Batdûr, Baddûra: Era la gloriosa trebbiatrice, antenata della mietitrebbia e ormai relegata al ruolo di evento folkloristico. Da noi prevalevano due marche: la OM  e la ORSI, di colore tra l’arancione e il rosso.  Nonostante il progresso e la meccanizzazione il termine è rimasto quello di quando si sgranava il frumento con al cêrsi, cioè si batteva la spiga coi correggiati, cominciando dalla preistoria fino al 1900. I correggiati erano due bastoni collegati con un anello snodabile e un centurino di cuoio. Un bastone, più corto, fungeva da manico, l’altro percuoteva le spighe. E conveniva imparare bene ad usarle per non procurarsi grossi bernoccoli in testa.

 

 

Estrarre "al luch" (Foto E. Pigoni, p. g. c.)
trebbiatura a SANTONIO di Villa (Foto E. Pigoni, p.g.c.)

Presso i latini il verbo era Battùere. La trebbiatrice quindi è “Colui (o colei) che batte” (Batdûr > baddur > battitore) in alcune zone, mentre in altre diventa la macchina battitrice = Baddûra. Uguale al batdûr per struttura e principio meccanico era la Gròla, che serviva a sgranare l’erba medica. Aveva solo dei setacci più fini per selezionare i semi. Ve ne erano pochi in circolazione, e si distinguevano per il colore verdognolo. Nel nostro caso il termine Gròla è di origine longobarda (da una radice Krol), ed indica appunto macchine per trebbiare oppure per pigiare l’uva o certi frutti.  Non deriva da questa radice la Grolla valdostana, la coppa di legno caratteristica della regione.

Trebbiatura al Mulino Zannoni (Arch. Rossi A.)

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