Ospedale S. Anna / Tutti d’accordo nel chiedere il ripristino del punto nascite soppresso. Ma “come”? I distinguo causano contrasti e contestazioni in una serata ad alta tensione. AGGIORNAMENTI

Se un regno è diviso in sè stesso, quel regno non può durare. La frase evangelica pare attagliarsi perfettamente come sintesi di quanto si è ascoltato nella lunga serata (tre ore) dedicata alla sanità in montagna, andata in scena ieri sera nella sala consiliare del Comune di Castelnovo ne’ Monti. Infatti: tutti d’accordo, a parole, nel richiedere, con forza, di ripristinare la possibilità di nascere all’Ospedale S. Anna. Ma quando si passa al come… casca l’asino. Le ricette, è il caso di dire, sono diverse e ciò che purtroppo si sconta, nell’insieme, a prescindere dai singoli “principi attivi”, è proprio il non riuscire ad agire con azione mirata e coordinata. E questo pare costituire il vero problema di fondo per riaprire nel modo più appropriato la partita. Qualche voce che si è levata lo ha fatto esplicitamente notare.

Il pubblico della serata dedicata al Punto nascite

Se si tornerà alla carica con la Regione, come sembra, con una nuova istanza per chiedere la deroga dal parametro-capestro - un vero “taglio lineare”, è stato rilevato - dei 500 parti annui, bisognerà farlo nel modo migliore, cioè uniti. Pena il certo insuccesso della nuova iniziativa che sale da un Appennino reggiano tuttora non domo, che ha rifiutato e continua a rifiutare la “digestione” della decisione dei piani alti della politica bolognese. Battaglia che si presenta comunque difficile in partenza, dato che, pur se l’aria politica dall’autunno scorso è decisamente mutata, gli organi decisori regionali – qualcuno lo ha sottolineato – sono composti dagli stessi amministratori che hanno già mostrato il pollice verso nei confronti degli ospedali delle aree montane (oltre Castelnovo, quelli di Pavullo nel Frignano e Borgotaro nel parmense).

Ricca presenza di amministratori, come raramente capita di veder radunati tutti insieme in un’assemblea pubblica: onorevoli (Spadoni, che è anche vicepresidente della Camera, e Zanichelli del M5S, Incerti del Pd), consiglieri regionali (Delmonte della Lega, Torri di Sinistra italiana, Prodi di Mdp, Piccinini in luogo dell’impedita Sensoli per il M5S). Presenti naturalmente il padrone di casa, il sindaco Bini, il suo vice Ferrari, assessori e consiglieri comunali nonché altri amministratori del territorio, sindacalisti, i rappresentanti dei comitati “Salviamo le cicogne” e “Dinamo”, esponenti politici locali. E ovviamente parecchi cittadini, tra cui diversi medici. Una sala praticamente esaurita.

Per la deputata Maria Edera Spadoni la questione è di pertinenza regionale e il nodo non è economico ma politico. La sua collega Antonella Incerti, già sindaco di Albinea e, di necessità, parlamentare di riferimento del nostro Appennino stante la mancanza in questa tornata di un eletto locale, occorre coinvolgere della questione il livello nazionale, di governo, non limitandosi al pur necessario livello regionale, al fine di poter cambiare l’accordo Stato-regioni del 2010. La questione – sottolinea – è più complessa di come magari qualcuno ritiene. Per Silvia Piccinini, consigliere regionale bolognese che sostituisce la collega di partito Raffaella Sensoli, che non è potuta intervenire, intenzione precisa della Regione è stata quella di chiudere i punti nascita degli ospedali di montagna; anche lei sottolinea che il problema non è di soldi e che occorre che Bologna sia richiamata alle sue responsabilità: “La Regione è fondamentale nella decisione di cos’aprire e cosa chiudere, per cui chiediamo all’assessore Sergio Venturi di ripensarci”.

E cominciano qui gli “interventi autonomi” dell’assemblea (più volte stigmatizzati dal sindaco lungo la serata: “Faccio parlare tutti, ma con ordine”), che applaude. Si capisce subito l’umore. Gabriele Delmonte sottolinea con sarcasmo la “coerenza” dei suoi omologhi consiglieri piddini non nel farsi vedere alle assemblee né prima né dopo la decisione di chiudere il reparto. Elogia i comitati. “Ci sono stati cambi di opinione di alcuni sindaci”. “Mi dispiace che Bini abbia voltato le spalle ai comitati” (cosa che poi l'interessato negherà). Prende atto poi che le composizioni degli organi di decisione sono tuttora gli stessi che hanno optato per la chiusura (e la legislatura scadrà tra un anno e mezzo). Anche per Yuri Torri, casinese, è vero che in prima fila c’è la Regione, ma bisogna tenere conto del livello nazionale. Segue la vicina di banco Silvia Prodi, nipote del Professore, esponente bersaniana: “Dissi a Venturi che chiudere i reparti degli ospedali di montagna sarebbe stato un suicidio politico e culturale, ma lui non era dell’idea”. Poi Davide Zanichelli: “A parole la riapertura la vogliamo tutti… I ‘progetti-pilota’ e altre cose della serie di cui parla l’Incerti? Cerchiamo di andare dritti alla sostanza. Facciamo ruotare gli operatori. La deroga a Scandiano l’han data, no?”.

Dal pubblico. Marco Coriani, già consigliere di opposizione a Villa Minozzo, si chiede e chiede perché mai si sia tornati indietro dal vecchio schema, razionale a suo giudizio, dei tre poli sanitari forti provinciali Guastalla-Reggio-Castelnovo ne’ Monti. “Non solo bisogna riaprire alla possibilità di nascere in montagna, ma il reparto deve essere di eccellenza, in grado di attirare partorienti da fuori. C’è tutto un sistema-montagna che va difeso”. Mattia Rontevroli, del comitato “Dinamo”, attacca l’assenza dei sindaci. “Non so se ci rendiamo conto… non è stato chiuso il centro per la cura dei calli…”. E’ il turno della sua collega, di altro comitato (“Salviamo le cicogne”), Nadia Vassallo, che legge – mentre una persona distribuisce il testo in sala – un “appello pubblico” (per la riapertura del reparto, ovviamente) per il quale chiede sostegno a tutte le forze politiche. Si leva l’applauso più intenso della serata. Spadoni e Delmonte dichiarano subito il loro sì. Enrico Bini invece ricorda che simile istanza era già stata respinta, qualche tempo fa, dal consiglio; e lui non ha cambiato idea, quindi non aderisce all’“appello” delle “Cicogne”, preferendo un altro approccio (a proposito di quel che si diceva sui “come” divergenti per raggiungere l’obiettivo comune). “I sindaci verranno – esclama poi, in risposta a Rontevroli - ma in condizioni normali”. Quali siano queste condizioni lo chiede qualcuno dal pubblico… “Non è questione di esporsi, di qualche forma di timore, è che essi non ritengono corretto questo modo di approccio”, spiega. Rimane forse un po’ di incomprensione nel pubblico in questo atteggiamento “ritirato”.

Arriva quindi il momento più teso della riunione. Quando riprende la parola la Incerti, ecco subito arrivare dal pubblico grida e contestazioni, tanto che il sindaco, intervenuto per cercare di calmare gli animi, specificando anche di essere febbricitante, minaccia di sospendere l’assemblea per queste ripetute interruzioni. L’on. Incerti riprende a fatica e prova a spiegare come occorra “costruire delle opportunità”: “Voglio la riapertura del punto nascite, ma lo voglio in condizioni di serie A, con tutte le garanzie del caso”. Ripete che le questioni sono complesse (più di come vengono dipinte, in modo semplicistico, pare il non detto) e che bisogna prendere in mano il tema del reclutamento dei medici e del perché in generale essi recalcitrino a venire ad operare qui al S. Anna. Poi che della questione occorre avere la visione più ampia, come forse solo dall'osservatorio nazionale si riesce ad avere. Ed esemplifica: anche a Susa (ed in altro luogo che al cronista ora sfugge) sono stati chiusi reparti e lì a decidere c’era un’amministrazione leghista… In sostanza: muoviamoci, ma teniamo ben presenti tutti i nodi sul tavolo. La Spadoni chiede ai rappresentanti di Sinistra italiana e Mdp-Articolo 1 di esprimersi: aderiscono o meno all’appello? Ricorda quindi che, di fatto, l’Ospedale S. Anna dal 1° luglio 2017 è una costola del S. Maria, un suo reparto, seppure fisicamente distante. “E allora perché deve essere una donna a recarsi a Reggio e non un operatore del S. Maria a salire a Castelnovo?”. E’ la volta di Guido Tirelli, medico e responsabile montano del Pd, tutt’altro che conciliante verso i nuovi governanti (ecco, questo rimpallo tra governanti fino ad una settimana fa e nuovi è un altro leit-motiv della serata). Non siamo più in campagna elettorale, viene proclamato da più parti, ma nei fatti… “Con questi atteggiamenti non facciamo il bene dei montanari – sostiene – e quella di questa sera è una sceneggiata, il documento delle ‘Cicogne’ è divisivo, siamo nel surreale: nel 2010 il governo era Forza Italia-Lega…”. Ecco, se serviva altra benzina al “pacato” dibattito, eccola servita. Perdipiù la chiusa dell’esponente politico locale c’entra solo, come si dice, se la merenda è a base di cavoli, con quell’accenno “ai neri sui barconi che volete respingere”… Il clima della serata ha fatto sì che più oratori si siano un po’ fatti prendere la mano: e nelle affermazioni e nei toni (in effetti poi qualcuno si è scusato se ha trasceso). Mario Attolini, medico e componente del comitato nominato dal sindaco per interfacciarsi con gli organi sanitari preposti (insieme a Gianni Grisanti e Clara Domenichini), ricorda quando i primi cittadini si erano rivolti ai rappresentanti istituzionali senza avere risconti: “Non si fa così, non è rispettoso, i sindaci rappresentano i cittadini e ad essi sono dovute risposte”. Anche lui sottolinea, riferendosi al Pal (Piano attuativo locale) della sanità che verrà, che non si potrà lasciar sguarnito un terzo del territorio provinciale. Applausi che sembrano mettere d’accordo tutti.

Ma non è ancora finita. Riprende la parola Nadia Vassallo per chiedere se il 4 marzo (le elezioni politiche scorse) “non ha insegnato niente”… Così le parole di diverse persone si accavallano e non si capisce più niente. Robertino Ugolotti, accusato da qualche voce di “maggiorantismo”, ribadisce la necessità di lavorare uniti. Così come fa, accorato e ripetuto, Alberto Tondelli, una vita nel sindacato. Gianni Marconi, dal pubblico, sollecita, con verbo vagamente veltroniano, che siano esperiti tutti i tentativi tesi a cercare la riapertura del reparto, senza scegliere uno o l’altro: “Non o, ma anche”. Per chiudere il discorso delle adesioni o meno al documento delle “Cicogne” (la Spadoni sollecitava gli esponenti più a sinistra in sala, dicevamo), la Prodi dice di no non per il merito ma per questione di metodo, dicendo che è suo costume condividere la stesura dei documenti e non di prenderli “a scatola chiusa”; e Torri ugualmente non aderisce pur condividendo l’obiettivo.

Il sindaco Enrico Bini chiude domandando che la nuova richiesta di deroga alla Regione possa essere fatta di comune accordo ma non sulla base del documento di questa sera, cui ribadisce il suo no. Vedremo nei prossimi giorni gli sviluppi. L'ultimo scambio, oramai fuori microfono, è tra il sindaco e Alessandro Davoli, ch'era seduto, tra il pubblico, davanti a lui, il quale ha già annunciato pubblicamente la sua intenzione di succedergli alle amministrative dell'anno venturo. Il primo gli dice di aspettare ancora un momento per la campagna elettorale, avendo il secondo preso le parti dei sostenitori del documento.

Erano presenti agenti della Polizia municipale e militari dei Carabinieri.

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Aggiornamenti

Dal Movimento 5 Stelle

Punto nascite: l’errore della Regione Emilia-Romagna è palese, ma il tempo delle "colpe" è finito. Ora è tempo di trovare soluzioni per i cittadini: Bologna  riapra subito il punto nascite di Castelnovo ne' Monti. Ieri sera abbiamo  incontrato i comitati pro ospedale di Castelnovo ne’ Monti , "Salviamo le cicogne" e "Di.Na.Mo." (Diritto di nascere in montagna) ed i rappresentanti degli altri gruppi politici, per ascoltare le loro istanze e rilanciare a tutti l’invito ad aderire al “Patto delle cicogne” per la riapertura dei punti nascite di montagna trovando in ogni territorio le soluzioni più idonee. Unitamente ai consiglieri comunali e regionali, tutti i rappresentanti nelle istituzioni del Movimento 5 Stelle hanno sottoscritto un documento redatto e voluto dagli stessi comitati, come segnale concreto di vicinanza al territorio ed alle esigenze delle persone residenti. Come ribadito nella serata, l’impegno del Movimento 5 Stelle per la tenuta dei servizi nelle aree disagiate sarà massimo, continuando per la strada già intrapresa da anni a livello locale, regionale ed ora anche nazionale per cercare di invertire questa grottesca situazione dove si dispensano fondi regionali per le zone carenti di servizi ed al tempo stesso si tagliano quelli già esistenti. L’appello che il Movimento 5 Stelle  ha deciso di lanciare a tutte le forze politiche è quello di lavorare insieme ognuno facendosi carico delle proprie responsabilità, così come definite dall’articolo V della Costituzione che affida la tutela della salute alla legislazione corrente tra Regioni e Stato. Con particolare riferimento alla chiusura del punto nascite di Castelnovo ne’ Monti, la Regione Emilia-Romagna ha palesemente sbagliato.  Ma è finito  il tempo di dare "colpe" che sono palesi.  E’ tempo di trovare soluzioni per i cittadini della montagna.  Si  ammettano i propri errori (capita a tutti di sbagliare) e vi si ponga rimedio riaprendo immediatamente il punto nascite di Castelnovo, per poi rivalutare anche le posizioni degli altri ospedali interessati da queste riorganizzazioni garantendo a tutte le zone di montagna il servizio. A tal proposito come vicepresidente della Camera invierò una lettera al presidente della Regione Bonaccini, per richiedere una immediata deroga per la struttura di Castelnovo ne' Monti al fine di riaprire il punto nascite.  A livello statale abbiamo già informato il ministro competente Giulia Grillo di queste problematiche: il nostro impegno è quello di trovare soluzioni di buon senso che possano permettere il servizio nascite, sempre il più vicino possibile ai cittadini interessati.

(Maria Edera Spadoni, cittadina alla Camera dei Deputati, vicepresidente Camera dei Deputati; Maria Laura Mantonvani, cittadina al Senato della Repubblica; Davide Zanichelli, cittadino alla Camera dei Deputati)

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Dalla Lega

“Ho sostenuto le ragioni dei comitati dei cittadini della montagna per la riapertura del punto nascite dell'ospedale S. Anna, sin dalla prima ora. E' stata una battaglia combattuta con raccolte firme, incontri pubblici, decine di atti presentati alla giunta regionale, e che ha visto i sindaci della zona comportarsi in modo ondivago, arrivati persino a deridere i comitati medesimi con una richiesta di deroga (alla chiusura del punto nascite) presentata male al punto da essere bocciata. Ora basta, è bene che il governatore Pd dell'Emilia-Romagna, nonché presidente della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, Stefano Bonaccini, si batta per la riapertura di questo presidio medico fondamentale per un territorio che rappresenta un terzo di quello provinciale”. Così, il consigliere regionale della Lega, Gabriele Delmonte,è intervenuto, fra gli applausi dei cittadini presenti, all'incontro pubblico organizzato ieri a Castelnovo ne' Monti dal sindaco del comune appenninico, Enrico Bini. Un incontro al quale hanno partecipato, oltre a Delmonte, anche i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle (Silvia Piccinini), di Art. 1 Mdp (Silvia Prodi) di Sinistra Italiana (Yuri Torri) e gli onorevoli Davide Zanichelli (M5 Stelle), Antonella Incerti (Pd) e la vicepresidente della Camera dei deputati, Maria Edera Spadoni (M5 Stelle). Una parata di istituzioni politiche che ha reso ancor più assordante l'assenza dei primi cittadini montani, che non hanno partecipato all'incontro, motivando l'assenza “per ragioni connesse al clima poco conciliante da parte dei comitati che sarebbero stati presenti all'incontro”, rei di aver scritto il giorno prima un post su Facebook che inchiodava i suddetti amministratori alle loro responsabilità circa la chiusura del punto nascite. Delmonte, insieme ai rappresentanti dei 5 Stelle, ha dunque firmato l'appello pubblico che i comitati “Salviamo le cicogne” e “Di.na.mo” hanno presentato ieri sera alle forze politiche presenti all'incontro. Documento che i rappresentati di Pd, Art.1-Mdp e Sinistra Italiana non hanno condiviso. “Chiediamo – ha sottolineato Delmonte – che la Regione Emilia-Romagna si faccia carico del problema per la cittadinanza montana della chiusura del 'Punto nascita' dell'ospedale S. Anna di Castelnovo ne' Monti e che faccia ciò che le spetta, ovvero quello che la normativa per la deroga prevede per i territori che presentano condizioni orogeografiche difficili: la riapertura immediata dei 'punti nascita' e la loro messa a norma nel rispetto dei parametri sanitari richiesti, che, nel caso del S. Anna, prevedeva solo l'istituzione del servizio di pediatria 'h24'”. “E' infatti inaccettabile che la Regione Emilia-Romagna, nel 2017, sentito il parere del 'Comitato percorso nascita nazionale' e dopo aver fatto richiesta di deroga presentando una documentazione imprecisa (e dunque prevedibilmente rigettabile) abbia deliberato la chiusura di tutti, e solo, i tre punti nascita' della montagna, ovvero quelli che presentavano evidenti condizioni orogeografiche difficili”, sottolinea il consigliere del Carroccio. “Tale delibera, a firma Bonaccini, ha infatti presentato un conto salatissimo per la comunità montana: ha portato alla chiusura l'unico punto nascita di un territorio di 800 chilometri quadrati di estensione, particolarmente difficile da attraversare. Eppure la Regione ha mantenuto aperti i tre punti nascita della pianura con meno di 500 parti che, tuttavia, non presentano condizioni orogeografiche così difficili come quelle di Castelnovo: come mai la Regione ha 'salvato' il punto nascita di Scandiano, che dista 12 km dall'ospedale di Reggio e 14 km da quello di Sassuolo e ha chiuso quello di Castelnovo ne' Monti? Che forse c'entri qualcosa la coincidenza che il bacino elettorale scandianese sia marcatamente Pd, col fatto che a guidare la Regione e la Conferenza delle Regioni e delle province autonome sia proprio il piddino Stefano Bonaccini?” chiosa Delmonte.

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Dai comitati

Un importante risultato è stato conseguito dai comitati "Salviamo le cicogne" e "Di.Na.Mo.", che nella serata di ieri, 8 giugno, hanno sottoposto agli amministratori, ai parlamentari e alle forze politiche un appello pubblico per la riapertura dei punti nascita dell’Appennino chiusi lo scorso ottobre; ed in particolare quello del Sant’Anna di Castelnovo ne' Monti. Grazie a quest’appello la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni invierà al presidente della Regione Emilia-Romagna una lettera di sostegno alle iniziative che la Regione vorrà intraprendere, mentre i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle e della Lega avanzeranno proposta per una nuova richiesta di deroga per la riapertura del punto nascita di Castelnovo. Si riapre così, con la strada più breve, l’iniziativa per raggiungere un obiettivo che da anni mobilita le comunità di montagna. I comitati hanno pubblicamente ringraziato per questo appoggio concreto. Hanno altresì dichiarato che non si limiteranno a portare avanti questa iniziativa, bensì appoggeranno anche tutte le altre che dovessero essere intraprese, come quella di lavorare sui tavoli delle Aree interne e della Conferenza Stato-Regioni al fine di modificare i parametri, nonché per avviare percorsi sperimentali, confortati anche dal pronunciamento del presidente del consiglio sui presidi ostetrici nei piccoli centri di montagna. Hanno firmato l’appello pubblico dei comitati "Salviamo le cicogne" e "Di.Na.Mo": Maria Edera Spadoni, vicepresidente Camera dei Deputati, Maria Laura Mantovani, senatrice M5S, Davide Zanichelli, deputato M5S, Silvia Piccinini, consigliere regionale M5S, Massimiliano Genitoni, capogruppo M5S Castelnovo ne' Monti, Emilia Attolini, consigliere Unione dei comuni M5S, Hassan Bharami, consigliere comunale M5S.

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Il testo dell'appello

APPELLO PUBBLICO
CHIEDIAMO CHE LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA RIAPRA I PUNTI NASCITA CHE HA CHIUSO IN APPENNINO E IN PARTICOLARE IL SANT’ANNA DI CASTELNOVO NE' MONTI
OBIETTIVI
Con questo pubblico appello i comitati "Salviamo le cicogne" e "Di.Na.Mo." intendono:
- far conoscere la verità ai cittadini, compresi quelli residenti in pianura, sulla chiusura dei punti nascita di montagna deliberata dalla Regione Emilia-Romagna;
- chiedere il sostegno degli amministratori eletti perché si facciano carico di portare in consiglio regionale istanza di riapertura dei punti nascita chiusi assicurandone anche la messa a norma rispetto ai parametri sanitari previsti;
- far sottoscrivere alle forze politiche che sostengono la causa dei comitati l’impegno che continueranno anche nella prossima legislatura regionale a lavorare per la riapertura dei punti nascita qualora l’attuale consiglio non intenda accogliere l’istanza in oggetto.
LA STORIA
I vari decreti ministeriali e l’Accordo della Conferenza Stato-Regioni del 16 dicembre 2010 inerenti la materia punti nascita chiariscono bene alcune questioni:
- la competenza di organizzare la copertura sanitaria e la decisione di aprire o chiudere punti nascita spetta alle Regioni, mentre tutte le indicazioni contenute nell’Accordo Stato-Regioni sono solo “linee di indirizzo” da cui derivano “raccomandazioni”;
- tutto l’impianto dell’Accordo Stato-Regioni prende a pretesto la crescita vertiginosa dei tagli cesarei in Italia rispetto all’Europa, in particolare nei piccoli punti nascita. I tagli cesarei sono ritenuti costosi e più pericolosi. Per ridurre i tagli cesarei hanno disposto il taglio lineare dei punti nascita sotto i 500 parti anno!
- il ministero della salute, con l’intento di dare indirizzi sul mantenimento in deroga dei punti nascita al di sotto dei 500 parti, ha istituito un comitato percorso nascita nazionale che esprime un parere consultivo, e quindi non vincolante. L’opzione della deroga è prevista proprio per i casi in cui si vengono a creare un disagio ed un pericolo dovuti alle distanze, e si basa sul “protocollo metodologico per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti/annui E in condizioni orogeografiche (art. 1 D.M. 11/11/2015)”
LA VERITA’
- In realtà l’Accordo afferma che solo il 10% dei parti avviene nei punti nascita sotto i 500 parti, quindi la loro chiusura non riporterebbe l’Italia ai valori medi europei di tagli cesarei.
- Appare invece molto più interessante per lo Stato e le regioni il risparmio economico che deriva dalla chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti perché essi rappresentano il 30% dei punti nascita italiani. La feroce riorganizzazione va a svantaggio dei cittadini e del territorio e grava con una maggior concentrazione di lavoro sulle spalle degli operatori sanitari sempre meno rimpiazzati.
- La Regione Emilia-Romagna nel 2017, sentito il parere del comitato percorso nascita nazionale e dopo aver fatto richiesta di deroga con documentazione imprecisa, ha deliberato la chiusura di tutti, e solo, i tre punti nascita della montagna, ovvero quelli con evidenti condizioni orogeografiche difficili. Per la provincia di Reggio Emilia significa aver chiuso l’unico punto nascita di un territorio di 800 kmq, particolarmente difficile da attraversare. La Regione invece ha mantenuto aperti i tre punti nascita di pianura con meno di 500 parti che non hanno condizioni orogeografiche difficili ma che rappresentano un bacino elettorale interessante. E’ il caso del punto nascita di Scandiano, con meno di 500 parti, che dista 12 km e 17 minuti dall’ospedale di Reggio e 14 km e 19 minuti da quello di Sassuolo.
- Questa decisione ha reso problematico, confuso e potenzialmente più pericoloso il periodo della gestazione e il momento del parto delle donne montanare che vivono in territori vastissimi, difficili e a rischio abbandono. A seguito di ciò è inoltre stato soppresso il servizio di ginecologia h24, rendendo ulteriormente difficile la diagnosi e l’intervento d’urgenza non solo per le partorienti ma per tutte le donne della montagna.
- Le ragioni della sicurezza, ripetute da Regione e Ausl su tutti i mezzi d’informazione e supportate anche con toni non dialoganti non reggono alla prova dei ripetuti casi di emergenza con esito drammatico, di mancata assistenza dell’elisoccorso per indisponibilità del mezzo, di parti in autoambulanza, e sono risibili rispetto al maggior rischio derivante dall’imprevedibilità dei tempi di trasporto e del momento del parto.
- La giustificazione che i politici ed i dirigenti sanitari hanno usato per motivare la chiusura dei punti nascita, ovvero 500 parti minimi come garanzia di sicurezza per avere una manualità esperta del personale sanitario, non ha alcun valore nel contesto del Sant’Anna di Castelnovo ne' Monti, poiché il personale e l’intera struttura fanno parte e dipendono dall’Azienda Usl di Reggio Emilia, comprensiva dell’ospedale Santa Maria, con possibilità di rotazione interna. E ciò già da prima del parere ministeriale e della delibera di chiusura della Regione!
- Da una Regione che vanta grandi numeri riferiti ai bilanci della sanità ci si aspetta ben altra considerazione verso le minoranze territoriali, soprattutto perché esse sono comunque costituite da donne e nuovi nati, anziché scelte inappropriate, compensate con promesse di finanziamenti.
LE RICHIESTE
- Chiediamo che la Regione Emilia-Romagna si prenda carico del problema che si è creato e faccia ciò che le spetta, che è anche quello che la normativa per la deroga prevede per le condizioni orogeografiche difficili: la riapertura immediata dei punti nascita e la loro messa a norma nel rispetto dei parametri sanitari richiesti, che nel caso del Sant’Anna prevedeva solo la istituzione del servizio di pediatria h24.
- Chiediamo che i dirigenti dell’Ausl facciano il loro dovere garantendo il servizio sanitario ai cittadini e reintegrando il normale turn-over del personale.
- Chiediamo che gli amministratori e le forze politiche concretizzino le strategie ed i progetti sulle aree interne appoggiando senza riserva la nostra battaglia già in questa legislatura regionale e comunque anche nella prossima che verrà dopo le elezioni 2019, impegnandosi sia in maggioranza che all’opposizione a favore dei cittadini per la riapertura del punto nascita.

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Dal Partito Democratico zona montana

Lega e Movimento 5 Stelle, nell'incontro convocato dal sindaco Bini venerdì sera, hanno fatto una mossa elettorale che forse porterà qualche voto in più alle amministrative dell’anno prossimo, ma non hanno fatto un grande servizio alla  montagna. Il fronte unitario che aveva dato vita ad Insieme per l’Ospedale Sant’Anna, una alleanza fra amministrazioni, associazioni, forze politiche, comitati e cittadinanza si è sgretolato. Non hanno capito che l’incontro non è  stata una vittoria nella battaglia per la riapertura del Punto Nascita, ma un arretramento e una sconfitta per la nostra Comunità.

I sindaci non hanno subito l’ultimatum che imponeva di sottoscrivere seduta stante un documento non condiviso, incompleto, con prospettive limitate e cosi non lo hanno fatto proprio associazioni di categoria ed altre forze politiche. Le posizioni espresse da Lega e Movimento 5 Stelle sono surreali: la Lega che come forza di governo nel 2010 aveva voluto l’accordo stato-regioni che prevedeva la chiusura dei punti nascita al di sotto dei 500 parti, ora si erge a paladina della loro sopravvivenza in conflitto con la regione Emilia Romagna, che quell’accordo ha rispettato. I 5 stelle, che sono oggi forza di governo con un ministro della salute del loro partito, non hanno voluto prendersi l’impegno di agire a Roma. Tutto questo per fini di semplice speculazione elettorale.

Non ci voleva molto a fare di quell’incontro un vero successo. Sarebbero serviti sincerità, umiltà ed impegno che, crediamo, debbano concretizzarsi in chiare e definite azioni politiche da portare avanti in modo trasversale. Come espresso dalla deputata PD Antonella Incerti e dal coordinatore di Zona Guido Tirelli, dobbiamo impegnarci tutti: gli eletti a Roma dovrebbero impegnarsi a formulare al Governo ed alla Ministra della Sanità la richiesta di analizzare  la fattibilità di un modello organizzativo di presidio ospedaliero, che dando assoluta garanzia di sicurezza a madri e figli possa essere realizzato nelle aree interne, più deboli. Deputati e senatori dovrebbero chiedere che questo progetto, delineato dai documenti unitari già presentati dalla montagna,  venga sperimentato e sostenuto economicamente, in un’area interna pilota come quella dell’Appennino reggiano, già riconosciuta capace di realizzare modelli operativi innovativi, obiettivo di finanziamenti da parte del progetto Aree interne. D’altro canto i consiglieri regionali dovrebbero assumersi l’impegno di portare anche in regione questa proposta, di supportarla, riportandola al centro del dibattito, richiedendo immediate soluzioni a problemi locali, quali il ripristino della guardia ginecologica a 24 ore. Infine, i comitati e tutti gli altri attori di Insieme per l’Ospedale sant’Anna dovrebbero continuare a dare una voce corale e forte a tutta la nostra comunità a sostegno di questo percorso complesso, ma che è l’unico con probabilità di successo.

Per scopi elettorali Lega e Movimento 5 Stelle hanno spezzato l’unità della comunità e non hanno ascoltato l’appello accorato espresso dal Sindaco Bini a nome di tutti i sindaci della montagna: lavoriamo assieme, ognuno nel suo ruolo, su tutti i livelli istituzionali, perché non c’è una soluzione semplice al problema complesso di dare sicurezza, sostenibilità, risorse e professionalità agli ospedali di  montagna ed ai punti nascita dei territori disagiati. 

Ora la comunità della montagna non ha più una unica voce né un progetto unificante e questo qualcuno lo  vuole descrivere come un successo.

Guido Tirelli - Coord. PD della Montagna

 

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3 Commenti

  1. Alla fine sembra non aver torto Robertino Ugolotti, nonostante le accuse di “maggiorantismo” a lui rivolte, quando ribadisce “la necessità di lavorare uniti”, anche perché, se non ricordo male, ha sempre sostenuto questa tesi.

    (P.B., 10.6.2018)

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  2. …”lavorare uniti” non significa nulla, anzi, in questo caso, forse è un non aver capito la tristissima interpretazione dei ruoli, ruoli incompatibili con la coerenza e per questo nascosti nel “come”.

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  3. Ottima serata. Ho partecipato per informarmi sullo stato della sanità qui in montagna e per conoscere l’avversario, ovvero il sindaco in scadenza Enrico Bini e i suoi compagni di partito… Sono veramente insufficienti! Se non prendiamo il comune sarà solo colpa mia. Lo shock del 4 marzo li fa sragionare. C’è un detto antico che recita: “A quelli che Dio vuol rovinare, toglie prima la ragione”… si riferiva agli uomini e alle donne del Pd! Il pubblico sacramentava ed è rimasto sbalordito dall’istinto suicida dei piddini (che non hanno mai voluto ascoltare le ragioni dei cittadini e dei comitati “Salviamo le cicogne” e “Dinamo”). Ad un certo punto il sindaco Enrico Bini voleva addirittura vietare gli applausi (la partecipazione democratica lo infastidiva perché non era per lui o per Tirelli)… ma il pubblico ha protestato e continuato ad applaudire più di prima… Tutti gli interventi, esclusi gli sproloqui grotteschi e penosi dei piddini. La “cittadina deputato” Maria Edera Spadoni (M5S) ha detto che interverrà, con l’onorevole Gianluca Vinci (Lega), dal ministro della sanità Grillo; ha però sottolineato che dipende solo dalla Regione Emilia-Romagna applicare la deroga e riaprire “da subito” il reparto maternità all’Ospedale Sant’Anna. Non c’è stato verso di farglielo capire. Nadia Vassallo, portavoce di “Salviamo le cicogne”, intelligente e passionale, è stata contestata e umiliata senza motivo da Bini e Tirelli (coordinatore Pd della montagna, un uomo dell’apparato, grigio e arrogante). Hanno così ignorato e umiliato undicimila cittadini dell’Appennino, che sono nei comitati e che hanno firmato per la riapertura della maternità (che i piddini nella loro neo-lingua continuano a chiamare “centro nascite”!). All’esterno, terminata la conferenza, con alcuni ex votanti Pd si è commentato sconsolati… “gli ha preso un virus”… sono “andati”… “non li voteremo mai più”… incredibile! È la fine (brutta) di un (ex) grande partito. Sono rimasti solo in alcune realtà locali, ma tra poco, dopo le amministrative della prossima primavera e le regionali d’autunno 2019, scompariranno. Sono nervosi e, i più avveduti, terrorizzati. Tutti i posti di potere che hanno occupato totalmente negli ultimi decenni saranno perduti: penso alle presidenze di regioni, province, parchi nazionali, comuni grandi e piccoli, aziende di stato e partecipate. Aspettiamoci gli ultimi pericolosi spasmi dell’agonia (politica). Lo dico agli esponenti dei comitati, ai cittadini volenterosi, non vi è possibilità alcuna di dialogo o collaborazione con questi relitti politici, per il bene dei cittadini. Gli esponenti del Pd vanno solo ignorati e isolati. Un saluto ai lettori.

    (Alessandro Raniero Davoli)

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