I racconti dell’Elda / Il lago Santo e quello Sci club del 1982

Com’è suo solito il mio accompagnatore mi aveva detto: “La settimana prossima ti porto a fare un giro un po’ lungo, vedrai che ti piacerà partiremo la mattina”.  Così puntualmente salgo sulla macchina che mi attende davanti al cancello: “Dove andiamo?”.  “Al Lago Santo vicino a Pieve Pelago”.

Partiamo e dopo un po’ cominciamo a parlare del più e del meno e in particolare del passato. Ci accompagna la zia Imelde e anche lei ha tante cose da raccontare su Minozzo suo paese natale e il monte Prampa che li ha nascosti durante la guerra, tutte cose interessanti che ci aiutano a non annoiarci durante il viaggio. Un viaggio di due ore, Villaminozzo, Civago, Passo delle Radici e qui entriamo nel Modenese. Qualche chilometro dopo sant’Anna Pelago, imbocchiamo la strada che porta al Lago Santo. Si sale molto sul fianco della montagna, con tornanti stretti e strapiombi che se guardi giù ti viene la pelle d’oca, ma il paesaggio è stupendo, enormi faggeti con piccole macchie di abeti che sembrano isolotti col loro colore verde scuro in mezzo a un mare di chiome più chiare. Il monte Cimone ci accompagna con ben visibile il suo osservatorio.

Arriviamo ai parcheggi, un ragazzo molto gentile nota il tesserino che il nostro accompagnatore ha messo ben in vista sul cruscotto e ci apre la sbarra. La carraia sarebbe chiusa al traffico, ma il nostro autista pensando di star seduto sul suo “Quad” si inerpica facendo le curve a radicchio e leggo negli occhi della zia una certa preoccupazione. Finalmente si presenta ai nostri occhi questo lago bellissimo. Si trova a 1501 metri di altitudine ed è considerato uno dei laghi più belli del nostro Appennino. E’ di origine glaciale e in inverno su di esso si forma uno strato di ghiaccio dello spessore di 50 – 60 centimetri, ci si può pattinare sopra. Vi si specchia il monte Giovo sul quale si snodano i più bei percorsi delle nostre montagne, sulla uniformità grandiosa della sua parete si stende una terrazza lunga circa seicento metri chiamata La Borra dei Porci e lì vi scorre un piccolo rio che precipita nelle acque del lago. Questo è uno dei tre immissari che alimentano questo specchio d’acqua provvisto di un solo emissario. Al lato del lago sorgono tre rifugi e un sentiero lastricato percorre la sua riva, un oratorio dedicato Alla Madonna del Lago attira la nostra attenzione di vecchie “bigotte” direte voi, noo!.. Solo vere credenti rispondiamo noi.

 

Ogni luogo di montagna ha la sua leggenda e anche questo lago così limpido con piccole increspature sulla superfice dell’acqua ne ha una. La leggenda racconta che due pastorelli si incontravano spesso vicino al lago, lui era della Garfagnana e lei dell’Emilia, si erano perdutamente innamorati come solo può succedere a quell’età, vivevano questo sentimento in modo puro e casto, tenendosi per mano passeggiavano pascolando le loro pecore raccogliendo fiori per poi farne ghirlande da appoggiare sui capelli. Le loro famiglie però si odiavano per vecchi dissapori sull’area di pascolo come succedeva spesso in quei tempi così proibirono severamente ai ragazzi di frequentarsi. Loro continuarono a pascolare il gregge guardandosi a distanza una su una riva e l’altro sull’altra. Un giorno però a quasi fine inverno non resistettero più e cominciarono a correre sullo strato ghiacciato, quando si incontrarono si unirono in un lungo abbraccio, ma il ghiaccio si ruppe sotto i loro piedi e così avvinghiati vennero inghiottiti da questo lago che da allora venne chiamato Santo com’era stato l’amore dei due giovanetti.

Dopo un pranzo a base di polenta e funghi, riprendiamo la via del ritorno, ma facciamo deviare il nostro autista, vogliamo visitare il Santuario della Beata Vergine di Monticello che si trova a qualche chilometro sul fianco di una montagna sempre da quelle parti, posto ameno fra il verde dei prati e dei faggeti. Anche qui la leggenda racconta di una donna che di notte fu aggredita da un lupo, lei invocò la B.Vergine e il lupo tornò nel bosco. Il giorno dopo quando con un gruppo di vicini tornò sul posto, trovarono vicino a un albero un dipinto della Madonna fatto su una tavola di legno e lì sorse una Cappella. Si racconta poi che un ricco signore di Pieve Pelago rubò quel quadro per metterlo nella sua Cappella privata, ma lui miracolosamente tornò a Monticello dove poi fu eretto il Santuario.

Ripartiamo e rientrati sulla strada del Passo delle Radici il mio accompagnatore mi addita un prato dove in passato c’erano le piste da “fondo” e qui i ricordi si fanno più vivi che mai.

Dal ”70 all’ “85 quando per tutto l’inverno ogni sacrosanta domenica mattina, alle cinque in punto ci si alzava da letto e dopo un’abbondante colazione a base di bistecca e uova fritte (altro che integratori) si partiva muniti di sci da fondo di legno e racchette andavamo a prendere il pulmino guidato da Pericle, seguito da qualche macchina di genitori volonterosi, accompagnavo i miei figli a gareggiare da queste parti. Pieve Pelago, Sant’Anna Pelago, Frassinoro, Mocogno, le piane di Mocogno, Paullo, questi nel Modenese, poi vari posti dell’Appennino Parmense, nel Bolognese e anche Forlì alle sorgenti del Tevere, poi per i più forti c’erano le Alpi.

Era un periodo che la neve abbondava sui nostri monti, era il tempo di Memo Zanni presidente dello sci club Bismantova, dell’indimenticabile professore Aleardo Giovanelli preparatore atletico, del forestale Ugo Tazzioli maestro di sci e allenatore, quando lo sci club aveva molto più di cento iscritti e una quarantina di atleti, cominciando dai Teggi, Pinelli, Tognetti, Cavecchi, dai Colombani, dagli Zannini, Costi, Bolondi, Francia, Cassinadri, Leurini, Simonazzi, Giovanelli, Fossa, Battistessa, Torlai, Marazzi, Spiezio, Chierici, Ferrari, Tagliati, Bruni, Fornaciari, Simonelli, Benvenuti,  Vanicelli, Marzani, Reverberi, Baccarani, Teneggi, Arduini, Manfredi, Piccinini, Rabotti, Romei, Parisoli e Jungla, poi venivano da fuori, ma erano aggregati al nostro sci club, Salsi, Pavan e i gemelli di Villa. Faccio solo qualche cognome e chiedo perdono se ho scordato qualcuno magari più importante, in una famiglia cominciava uno, poi si tirava dietro fratelli e sorelle, si perché c’era anche il gruppo delle ragazze, più sparuto, ma non per questo meno forte, la Vanda, la Silvia, la Silvietta, la Tita, la Grazia, la Luciana, la Manuela, poi la Monica, la Simona, l’Olga, la Chiara, la Nicoletta, Alessandra, e ancora Simona e Sara e forse altre ancora. Più tardi molti di questi atleti sono diventati a loro volta maestri di sci e sono stati emulati dai loro figli. Come vedete dico solo alcuni nomi, ma gli atleti erano tanti, tutti ben preparati e ognuno si impegnava per portare punti allo sci club che era sempre in lotta col Frassinoro. Tutti bravi ragazzi appassionati volonterosi, che anche se si sono persi nelle strade della vita, quando si ritrovano sono felici di ricordare i bei tempi, di quando il telefonino non era arrivato e si poteva dialogare, quando c’era il vecchio caro Edelvais che apriva presto così i più grandi si potevano divertire vicino a casa e a mezzanotte scappavano, perché la mattina dovevano gareggiare. Quando lo sci club ti dava l’attrezzatura usata, perchè passava dai più vecchi ai più giovani scarpe comprese e tutti erano felici di averla, quando cinque pomeriggi la settimana si ritrovavano alla Macchiusa per allenarsi sia che ci fosse il sole o fosse brutto tempo, sulle piste preparate dai fratelli Teggi (qualche volta anche di notte) e battute solo con gli sci, la motoslitta non esisteva, solo gambe e braccia.

Questi ragazzi ora alla soglia dell’anzianità dicono grazie a Carlo e Gigi per averli aiutati a crescere forti e determinati e anche alle loro famiglie sempre pronte ad accoglierli in casa sudati, fradici, col moccolo che colava dal naso, offrendo loro un bicchiere di tè caldo e ben zuccherato per rifocillarli, sempre col sorriso sulle labbra e una buona parola per tutti.

 

(Elda Zannini)

 

 

 

 

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5 Commenti

  1. Complimenti ad Elda, leggere i suoi racconti aiuta a respirare poesia e a ricordare anche ciò che talvolta sfugge alla memoria. Non mi ricordavo tutti i nomi dei fondisti, ma ripensandoci la memoria riporta ad allora, quando la fatica e il freddo erano in parte ricompensati dal tè caldo della mamma di Nino, sempre accogliente con noi sciatori.
    Continua così, il ricordo aiuta ad essere grati e a dare un senso di appartenenza e di comunità.

    Antonella D.

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  2. Mi sono commossa…quanti ricordi!!!

    Donatella Zanni

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  3. Aggiungo: credo che a seguire lo sci club Guido andasse molti anni prima.

    Elettra

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  4. Che bei ricordi.sono ritornata indietro negli anni
    Quando mio fratello Roberto era nello sci club bismantova.quando alla domenica mattina ci alzavamo presto x andare su nelle piste modenesi, il mio ricordo va a Lollo che voleva sempre salire con papà Bemve..e stare davanti se no gli faceva male la macchina..ricordi veramente bellissimi.
    Come il the bollente con tanto zucchero.
    Grazie di aver scritto questa bellissima pagina…

    Federica Benvenuti

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