Sulla situazione del Sant’Anna: “Ormai siamo al disarmo”

Riceviamo e pubblichiamo.

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Lo scorso dieci settembre mia madre, originaria di Marmoreto, si è spenta serenamente al Sant’Anna.

Aveva 94 anni e una diagnosi di probabile disidratazione. Da giugno era seguita a domicilio dalle infermiere del Sid, che ringrazio di cuore per la cortesia, l’estrema professionalità, il tratto umano e la capacità di adattarsi e far fronte a qualunque esigenza.

Il sei settembre, su indicazione del medico curante  - un medico reggiano, perché viviamo in città - ho accompagnato mia madre al pronto soccorso del Sant’Anna con la richiesta di approfondire alcuni esami clinici. Da qualche giorno infatti la sua astenia si era molto aggravata, e cominciava a perdere lucidità.

Siamo arrivate - grazie alla generosità di una volontaria della Croce verde che ha supplito di suo alla mancanza di mezzi - alle 8,30. Il medico che l’ha presa in carico ha prescritto alcuni esami, le hanno messo una flebo e poi ci hanno fatto accomodare in sala d’aspetto, dove mia madre, che non si reggeva in piedi e non riusciva a tenere sollevata la testa, è rimasta semiaccasciata su una seggiolina almeno fino alle 13,30.

A quel punto è rientrato da una urgenza il primario il quale - con estrema gentilezza e altrettanto imbarazzo - mi ha spiegato che gli esami prescritti al mattino non erano quelli giusti, e il laboratorio era in difficoltà.

Vista la situazione,  è stata allora trasferita su una barella in corridoio, e lì è rimasta - quasi digiuna - fino alle 18 passate. Nel frattempo le hanno rifatto gli esami, abbiamo atteso per ore che il laboratorio comunicasse i risultati e poi ancora che la visitasse un internista. Il quale è arrivato sul far della sera, dopo che, accompagnata in bagno, mia madre era caduta, stremata di stanchezza. Ricoverata in medicina, ha continuato a declinare fino a spegnersi.

Durante la degenza in reparto è stata seguita con grande cura e generosità dal personale infermieristico, sempre disponibile e accogliente.

Ma in tre giorni ho parlato con quattro medici diversi - uno dei quali si è limitato a rispondere “Vediamo” alla mia richiesta di informazioni -, e solo l’ultimo, che era stato convocato come consulente, essendo il collega di turno impegnato altrove, mi ha fornito un quadro chiaro della situazione.

Le infermiere non sapevano la sera quale medico sarebbe stato di turno la notte, e nemmeno il giorno dopo.

Non ho nulla da recriminare, se non il fatto che non si tiene al pronto soccorso per un giorno intero una novantaquattrenne in quelle condizioni.

Ma ho avuto l’impressione che dal punto di vista organizzativo il Sant’Anna - con la sua storia e la sua funzione imprescindibile di presidio sanitario della montagna - stia andando rapidamente verso il disarmo.

Grazie per l’attenzione.

(Laura Artioli)

 

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9 Commenti

  1. Innanzitutto condoglianza alla signora, alla quale va anche un applauso per aver condiviso la sua storia; credo servirà a fare un quadro più generale della cosa,
    purtoppo le storie come la sua ( medici pressapochisti ecc ) sono da qualche tempo in aumento.
    L’augurio è di riuscire ad invertire la rotta.
    Forse rendendo pubbliche storie come questa…… chissà……
    Grazie di nuovo alla signora Laura Artioli.

    Stefano

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  2. merito di chi per lustri ha governato il nostro appennino se tutto cio che abbiamo in montagna stia andando in malora,ringraziamo di politiche che non hanno guardato minimamente al benessere dei cittadini, sono pochi chi se ne frega hanno pensato, ma le tasse le hanno sempre pretese fino all’ultimo centesimo, che vergogna se fossi in loro mi sentirei di sprofondare, mi dispiace di cio che ha subito la signora ora purtroppo defunta e porgo l’occasione per rivolgere le condoglianze ai famigliari.

    anonimo

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  3. Ad avere qualche anno e un po’ di memoria, come cittadini si prova una grande preoccupazione entrando al S. Anna: è immediatamente percepibile che si è certi solo della cortesia e della disponibilità individuale, personale di chi vi opera nei diversi compiti e ruoli, si ha l’impressione che organizzativamente medici e infermieri non siano messi in condizione di svolgere al meglio il loro ruolo, che siano in numero inferiore all’effettivo fabbisogno, ad esempio, che non possano contare sule diverse specialità; se si ha occasione di parlare con loro, si avverte che la maggior parte poi non sente il S. Anna come il luogo di lavoro in cui affermarsi, in cui trovare valorizzazione a impegno e competenze e sviluppare una carriera ma sale da Reggio obtorto collo senza trovare vantaggi. Con il risultato di incrinare la fiducia.
    Quello che mi sorprende e addolora di più è il silenzio, l’assenza di iniziative forti e continuative degli amministratori, in particolare dell’Unione dei Comuni, degli eletti in Regione e in Parlamento. Conosco l’attività dei comitati Salviamo le Cicogne di Montagna e Dinamo, ma oltre loro e qualche donazione il nulla. Il punto nascita è importantissimo ma l’intero ospedale non lo è meno!
    (Commento firmato)

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  4. Purtroppo mi trovano d’accordo le persone che hanno commentato prima di me questo articolo. Tutto quello che sta succedendo a Castelnuovo Monti è frutto di poitiche dissennate ormai da anni in corso sulla montagna, che se da una parte viene “valorizzata” a parole (la bellezza dei luoghi, la vita più a misura di persona, ll’aria più sana, e tanti tanti altri pregi), a tutto ciò seguono nei fatti progetti opposti: la poca cura delle strade e degli ambienti, i pochi investimenti sia per quanto riguarda aziende ed esercizi commerciali, la chiusura di servizi pubblici (poste, scuole, punti nascite o reparti ospedalieri). Spero sempre che qualche persona influente si trovi a dover capire la necessità di investire tempo, soldi e quant’altro per questi splendidi posti e non che si continui su questa strada, lasciando tutto in mano a chi decide, con fatica e disagi, di rimanere ad abitare qua. Non si può pensare, come nel caso dell’ospedale, che rimanga tutto sulle spalle di infermieri e medici, i quali mettono amore e cura in ciò che fanno, ma sono sempre più messi in condizione di non svolgere appieno le mansioni legate al loro ruolo

    Elisabetta Marmiroli

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    • Spiace entrare in argomento mentre c’è chi piange i propri cari, ma la situazione sta peggiorando di giorno in giorno, e si avvicina al punto di non ritorno. La signora parla di “politiche dissennate ormai da anni in corso sulla montagna”. Purtroppo, la montagna ne risente in misura maggiore, come tutte le ‘aree esterne’, ma le politiche dissennate sono una caratteristica di tutta la zona euro, e sono una conseguenza inevitabile delle scelte politiche che hanno portato alla moneta unica. L’eurozona è caratterizzata da un trattato di libero scambio (Maastricht) che presuppone un’economia di mercato ‘fortemente competitiva’, come viene definita dal trattato stesso. Ora, poiché l’eurozona ha una moneta unica, le diverse politiche economiche dei diversi Paesi membri non possono essere regolate dalle oscillazioni del cambio; quindi, gli aggiustamenti necessari per essere ‘concorrenziali’ coinvolgono i salari. L’economia dell’eurozona presuppone il continuo ribasso dei salari, per rimanere concorrenziali, ed esportare di più (a danno dei Paesi vicini). È il cosiddetto ‘mercantilismo’ di cui i tedeschi sono campioni incontrastati, da secoli, con le note conseguenze che questo ha per loro comportato. Applicato alla nostra realtà, accade che, per mantenere bassi i salari, ci deve essere poca domanda di lavoro (cioè alta disoccupazione); non solo nell’industria manifatturiera, ma anche nei servizi e nella pubblica amministrazione. Se c’è crescita economica, i salari crescono, gli italiani hanno soldi da spendere e comprano ma, poiché i nostri prodotti non sono concorrenziali con quelli tedeschi (che hanno tagliato i salari prima di noi – le riforme Hartz), compriamo merci tedesche, e la bilancia dei pagamenti (il debito privato) va in rosso. A questo punto, l’unico modo per riequilibrarla, non avendo più a disposizione il cambio, è togliere i soldi dalla tasche degli italiani (aumentando le tasse) che, quindi, smettono di comprare; è esattamente ciò che ha fatto Monti, e ha riequilibrato la bilancia dei pagamenti, ma causando, anche, tredici trimestri di recessione economica. È di tutta evidenza che la moneta unica ha, come logica conseguenza, l’austerità permanente, cioè il taglio di salari e servizi, quindi prestazioni sociali, pensioni, assistenza sanitaria, pubblica sicurezza, scuola pubblica, infrastrutture pubbliche. Non è un caso se crollano i ponti e le strade diventano impercorribili: se lo Stato spende, crea lavoro, la gente ha soldi in tasca, compra, e la bilancia dei pagamenti va in rosso. Lo stesso per la sanità pubblica: se lo Stato spende, crea lavoro, crescono i salari, gli italiani spendono… è un circolo vizioso. Quindi, le politiche dissennate non sono una maledizione divina, o un evento naturale imprevedibile: sono la logica conseguenza dell’appartenenza dell’Italia all’eurozona. Gli effetti pratici, li vediamo descritti in questo articolo. Quando sentite ripetere in televisione e nei principali quotidiani che ‘dobbiamo raddoppiare l’avanzo primario’, significa che lo Stato incasserà di più e spenderà di meno, per mantenere buoni ‘i mercati’ e rimanere ‘credibile’. Significa che le ‘politiche dissennate’ saranno ancora più dissennate, e che le ‘aree interne’ diventeranno ancora più ‘interne’. (commento firmato)

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  5. A proposito della situazione del pronto soccorso di sabato 15.9.: una parente
    mi ha raccontato le vicissitudini di sabato sera e anche di domenica pomeriggio
    con tempi di attesa vergognosi; invito chi c’era a scrivere e a lamentarsi; non possiamo sempre stare zitti, dobbiamo arrabbiarci. Si forse in montagna siamo pochi, ma se continua cosi’ diventeremo ancora meno.

    PS: invito i responsabili ad evitare la facile risposta il pronto soccorso sara’ ristrutturato; nel frattempo cosa fanno? Non hanno pensato che forse durante il periodo estivo il personale deve essere incrementato, ma con medici preparati e in grado di richiedere almeno gli esami necessari in modo corretto.

    G. Vigani

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  6. Leggo e memorizzo da sempre tutto ciò che riguarda il nostro ospedale S. Anna. La solerzia dell’ASL nello smentire eventuali disservizi lamentati dai cittadini non si fa mai attendere. Ora nessuno parla. Attendiamo risposte!

    Paola Bizzarri

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  7. Se, nel guardare alla situazione attuale del nostro bel territorio, arriviamo a concludere che e’ tutto “merito di chi per lustri ha governato il nostro Appennino”, come troviamo scritto nel secondo commento, da parte di “anonimo”, dobbiamo anche prendere atto che per lustri gli elettori montani, col proprio voto, hanno di fatto premiato un solo partito, facendolo diventare sostanzialmente “egemone”, e verrebbe pertanto da dire “chi e’ causa del suo mal pianga se stesso”, ma al di la’ di ogni valutazione in merito il nocciolo del problema resta quello che, giunti a questo punto, non sara’ verosimilmente facile “tornare indietro”, ossia invertire la marcia.

    P.B. 22.09.2018

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    • Se la montagna sta andando in malora, la responsabilità di questo o quel partito ‘che ha governato per lustri’ c’entra relativamente. La moneta unica e il mercato unico hanno messo in competizione Paesi diversi con economie diverse. Economie diverse, ma la stessa moneta (cioè non c’è più un cambio variabile tra le diverse valute), la stessa Banca Centrale. Questo ha comportato una serie di automatismi economici (previsti da diversi premi Nobel di economia fin dall’inizio dell’adozione dell’euro). Il principale di questi automatismi è l’austerità, cioè il taglio della spesa pubblica, pensioni, servizi, salari. Tolto il cambio, la competizione si basa sul tasso di inflazione; per tenerlo basso, bisogna tenere bassi i salari. Chi non lo fa, viene tagliato fuori dal mercato. Questo comporta che qualunque governo deve sottostare a questi automatismi, pena il rischio di bancarotta per lo Stato. È il cosiddetto ‘pilota automatico’ in economia. Quindi, non è questione di questo o quel governo: è questione di euro e mercato unico. Chi ci ha governato nei lustri precedenti, e ci governa tuttora, semplicemente non può fare diversamente. La socialdemocrazia, in tutta Europa, ha sostenuto il progetto dell’euro e del mercato unico; la conseguenza è stata l’austerità. Prodi ha schematizzato questo processo con grande efficacia: ha detto che ‘il welfare è stato smontato pezzo per pezzo’. Ovviamente, alla lunga, i cittadini non hanno approvato la diminuzione del tenore di vita e l’aumento della povertà e del disagio, e hanno iniziato a penalizzare chi li ha governati. Il 4 Marzo ha segnato un punto di svolta, ma in tutta Europa le socialdemocrazie perdono voti, ovviamente, e le destre si rinforzano. Quindi, sostenere che ‘è tutta colpa di chi ha governato l’Appennino’, è vero solo in parte: in realtà, non potevano fare diversamente. La colpa è di chi ha approvato e sostenuto il progetto europeo, un progetto che favorisce solo la grande finanza, impoverisce i cittadini, aumenta la disparità sociale e, poiché va contro gli interessi della maggioranza, per mantenere la direzione presa, sta diventando autoritario e antidemocratico, come era del resto prevedibile.

      (Commento firmato)

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