SocialMonti / Oggi dedichiamoci all’ascoltare, all’ascoltarci

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Questa rubrica vuole essere un luogo di spunti per stimolare una riflessione corale e collettiva su temi di attualità. L’idea è quella di partire dal nostro territorio verso cerchi più ampi, o vice versa ascoltare gli echi lontani e portarceli vicini.

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"Quando si viene ascoltati e intesi, situazioni confuse che sembravano irrimediabili si trasformano in ruscelli che scorrono relativamente limpidi. Quando qualcuno ti ascolta davvero, senza giudicarti, senza cercare di prendersi la responsabilità per te, senza cercare di plasmarti, ti senti tremendamente bene.
Quando sei stato ascoltato e udito, sei in grado di percepire il tuo mondo in modo nuovo e andare avanti. È sorprendente il modo in cui problemi che sembravano insolubili diventano risolvibili quando qualcuno ascolta."

Questa affermazione di Carl Rogers è in linea con il tema della giornata nazionale della psicologia. Oggi si è chiamati a riflettere sul senso dell'ascoltare e ascoltarsi.

In una società che urla, molti rischiano di diventare sordi, a se stessi in primis. Siamo bombardati da messaggi manipolatori, "sii prestante, tonico, social". Siamo chiamati a diventare qualcuno o qualcosa senza prima però il tempo di restare in ascolto per vedere chi siamo davvero. Ancora prima di scoprirlo, ci dicono già la ricetta, il protocollo per divenire un prototipo già pensato da altri. "Sii brillante, sportivo, di successo, sii facoltoso, magro, rassodato e senza rughe. Sii accoppiato, seduttivo e in cima alla classifica. Paragonati e vinci".

Peccato che nessuno insegni a sintonizzarci in silenzio con chi siamo e cosa vogliamo. Ci danno un kit già preparato da altri, e non solo non ci abilitiamo a prestare attenzione ai nostri bisogni, ma ci dimentichiamo anche di ascoltarli negli altri.

In occasione di questa giornata, cogliamo l'opportunità di chiederci semplicemente: quanto sono in ascolto di me? E chi è "me", da chi è stato deciso questo "me"? Obbedisco a un falso sé governato da altri, o sono in vera accoglienza di chi sono io? Inoltre, ascoltare presuppone che qualcun altro parli. Ma riesco a comprendere cosa dice? So cosa dico quando parlo a me stesso? Com'è il mio dialogo interiore? So essere franco e dare un nome a ciò che provo, sento, penso?

Solo se so fare questo, potrò accogliere l'altro e prestargli attenzione da uno spazio di autenticità.

Talvolta la vita ci ingarbuglia dentro e non capiamo più la nostra voce vera da seguire. Possiamo fare due cose: prenderci del tempo per noi stessi e, come i campi lasciati incolti per una stagione, restare a maggese, come consiglia lo psicanalista Masud Khan. Oppure, se non riusciamo a districarci, farci aiutare da un professionista che ci aiuti a ritrovare il filo perduto, ascoltandoci in maniera neutra, professionale, supportiva ed empatica.

Buon ascolto, quello vero, di noi e del mondo.

Ameya Canovi *

* Ameya Gabriella Canovi è PhD, docente e psicologa, si occupa di relazioni e dipendenze affettive. Da poco ha terminato un dottorato di ricerca in ambito della psicologia dell’educazione studiando le emozioni in classe. Ha un sito e una pagina Facebook “Di troppo amore”.

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