Ospedale “S. Anna” / “Non c’è alcun bisogno di richieste di deroghe in quanto è parte del ‘S. Maria Nuova’. Basterebbe una semplice decisione della nostra Regione”

Riceviamo e pubblichiamo.

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Massimiliano Genitoni

In riferimento agli articoli usciti in questi giorni riguardo alle sorti del nostro punto nascita non vorremmo assistere all’ennesima farsa pre-elettorale atta a gettare fumo negli occhi ai cittadini che presto saranno chiamati a votare per i consigli comunali e per il rinnovo del consiglio regionale.

Sull’ondata emotiva suscitata dalla riapertura di alcuni punti nascita di montagna (esempio quello di Cavalese) si è tornato a parlare di nuove richieste di deroga da inoltrare al Comitato percorso nascita nazionale affinché riveda il suo parere riguardo la sicurezza del punto nascita di Castelnovo ne’ Monti per permettere alla regione di riaprirlo.

Attenzione però che l’Ospedale "S. Anna" di Castelnovo ne’ Monti non è più un ospedale di montagna indipendente come quelli per i quali sono state richieste le deroghe, ma da luglio 2017 è stato accorpato al "S. Maria" di Reggio Emilia, diventando un reparto distaccato dello stesso ospedale.

Non serve più nessuna deroga essendo che il "S. Maria" supera abbondantemente il numero di parti/anno e che il personale è adeguatamente formato per operare in piena sicurezza!

Non serve più nessun parere del Cpnl e neppure una revisione dei parametri da parte del ministero (che in ogni caso prevedono già eccezioni concesse appunto a suo tempo a Castelnovo e successivamente a Scandiano), ma basterebbe una semplice riorganizzazione aziendale.

Infatti il Cpnl costituito con decreto ministeriale 12/4/2011 come previsto dall’accordo Stato-Regioni del 2010 da un parere di carattere tecnico in base alle documentazioni fornite. Tale parere è puramente consultivo, dato che solo le regioni hanno la possibilità di decidere se chiudere o mantenere aperto un punto nascita. Se non in conformità, la Regione può decidere di investire risorse al fine di soddisfare i parametri minimi di sicurezza.

Quello che serve è quindi una decisione della Regione di riapertura immediata essendo venute meno le criticità evidenziate a suo tempo quando l’ospedale di Castelnovo ne’ Monti era un ospedale autonomo e non aveva abbastanza personale per coprire tutti i turni necessari.

Questo insistere sul volere fare una nuova richiesta di riesame non ha nessun senso se non per gli attuali amministratori di superare indenni le prossime elezioni, confondendo l’opinione pubblica ma senza volere veramente risolvere l’attuale situazione.

Tutti possono facilmente comprendere che una richiesta di parere del Cpnl (anche se allo stato attuale non serve per Castelnovo ne' Monti) sortirebbe solo un esito negativo perché il punto nascita è stato smantellato, i macchinari ed il personale trasferito in altri presidi e la ginecologia h24 chiusa.

Se veramente si volesse richiedere un parere consultivo che abbia un esito positivo la Regione Emilia-Romagna dovrebbe quantomeno ripristinare le condizioni operative del periodo precedente la chiusura e colmare le mancanze che erano state evidenziate investendo nelle necessarie attrezzature ed in personale per avere anche il neonatologo h24.

Tutto questo non doveva succedere, c’era tutto il tempo per fermare questo ennesimo scempio ai danni della nostra terra ma è mancata la volontà di farlo e qualcuno, nolente o dolente, dovrà assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei propri cittadini.

(Massimiliano Genitoni, M5S Castelnovo ne’ Monti)

 

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2 Commenti

  1. Bravo! Non poteva essere detto meglio. Condivido in pieno l’analisi di quanto accaduto, fatta dal consigliere, capogruppo M5S, Massimiliano Genitoni. Il sindaco Enrico Bini doveva contrastare duramente la decisione errata presa dai vertici regionali e locali, del suo partito di riferimento. Non ne ha avuto il coraggio. Ha dimenticato che ricopre il ruolo di sindaco su mandato e per conto dei cittadini e non per interesse esclusivo del PD. Ha scelto di stare dalla parte del partito, dalla parte di chi ha voluto chiudere un servizio primario per la salute e per la sicurezza delle mamme e dei bambini. Tutto il resto sono chiacchiere e fumo, prodotto per confondere e nascondere l’errore. I comitati Salviamo le Cicogne e Diritto di Nascere in Montagna, nella loro buona fede, stanno commettendo un peccato di ingenuità, continuando a credere che sia possibile un dialogo con l’attuale amministrazione regionale e comunale. Una risposta non verrà ne’ da Bonaccini ne’ da Bini, né tanto meno arriverà un’ammissione di colpa da parte della segreteria PD della montagna. La chiusura ha avuto solo una vergognosa motivazione economica, e nel salvare i punti nascita di Montecchio e Scandiano, anche un puro calcolo elettorale: hanno pensato di potersi permettere di perdere i voti dei montanari. Enrico Bini, gli altri nove sindaci del distretto sanitario montano, il segretario Guido Tirelli, il direttore generale Ausl Fausto Nicolini e compagni, hanno firmato così una rottura insanabile con la nostra comunità. I conti li faremo presto, alle elezioni comunali di maggio prossimo, e nel secondo round, alle regionali di novembre 2019.
    Un saluto ai lettori,
    Alessandro Davoli
    Candidato sindaco Lega, Castelnovo Monti, 2019

    AlessandroDavoli

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  2. Errata corrige, dopo messaggio del sindaco Enrico Bini. Il distretto sanitario di Castelnovo Monti è formato da sette comuni dal 1 gennaio 2016, e non più da dieci. Dopo la “scellerata” fusione dei quattro comuni del crinale. L’ho rimosso, è vero, sarà che, come la maggior parte dei cittadini, siamo adesso contrari e scontenti di questa operazione voluta dal PD. Grazie sindaco Bini della correzione. Vedrai che se continua così le comunità chiederanno di tornare allo “status quo ante”. 😡
    Saluti ai lettori,
    Alessandro Davoli

    Alessandro Davoli

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