Celebriamo la pacifica convivenza tra i popoli, senza pistole, senza fucili

Che senso hanno oggi le bandiere per ricordare la fine di quel conflitto?

Non sono forse ancora il simbolo dello stesso Stato che li aveva obbligati a combattere?

Chi può garantire che in loro ci fosse un sincero sentimento patriottico o fossero piuttosto spinti dalla paura delle ritorsioni nell'assalto contro il nemico?

Vorrebbero essi essere celebrati dallo stesso Stato, che fu tanto determinato e spietato nei loro confronti senza scrupoli nel decimarli?

Uno Stato che li ha sradicati dai paesi di origine, gettandoli in una mischia feroce, in una guerra combattuta con armi dagli effetti devastanti.
Non esistono risposte a queste domande, esiste però il rispetto, esiste un sincero e composto omaggio verso tutti quei giovani soldati morti.
La prima guerra mondiale deve essere ricordata con dolore, un conflitto inutile, un massacro di giovani e povere masse europee.

Nessun Paese ha il diritto di utilizzare quei soldati per la propria retorica, spogliamoci dai nazionalismi e raccontiamo quanto quella guerra sia stata una tragedia per tutto il Continente, profondamente condivisa da una generazione di europei.

Giovani di tutta Europa che si fronteggiavano ferocemente senza conoscerne le ragioni.

Ragazzi che seppero mostrare più empatia e intelligenza dei loro generali, quando increduli di dovere sparare contro chi non gli aveva fatto niente, fraternizzavano con il “nemico”.
Parliamo di loro in questi giorni, parliamo della tregua di Natale, della partita di calcio tra soldati tedeschi e inglesi sui campi gelati della Francia del '14.

Raccontiamo il dramma delle battaglie, gli scoppi delle granate, le urla disperate che si possono ancora udire tra le pagine di Remarque.

Strappiamo le medaglie dal petto del Generale Cadorna, ricordiamoci di Emanuele Filiberto, duca d'Aosta, quando tanto fieramente aveva approvato la decimazione della Brigata Catanzaro del 1917. Ragazzi innocenti.

Lasciamole negli armadi le divise, annulliamo le parate, ammainiamo le bandiere nazionali, passiamo un giorno tra il rispettoso racconto e un sincero rammarico per il risultato dell'avidità degli stati nazionali di un'Europa divisa. Questo meritano quei morti.

E che rimangano un monito per tutti noi. Celebriamo la pacifica convivenza tra i popoli, senza pistole, senza fucili.

(Matteo Manfredini)

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Un Commento

  1. Complimenti Matteo! Puntiglioso e sagace nell’esprimere concetti che hanno un fondamento in uno studio approfondito della storia ma esprimono un’opinione personale oggettiva e anche un po’ provocatoria. Avanti così.

    CN

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