Chi sono i nostri turisti? Per il 60% vengono da fuori provincia

E’ decisamente il fascino della natura a richiamare i turisti (440.000 presenze) nel nostro Appennino. Con una quota del 34,6% sul totale, proprio la bellezza degli ambienti è la prima ragione della scelta a favore delle nostre montagne, seguita dalla cultura che si respira in questi luoghi (22,3%) e, al terzo posto, dalle eccellenze enogastronomiche (14,7%).

I dati emergono dall’indagine curata dall’Osservatorio Appennino reggiano della Camera di Commercio, che il 13 novembre sarà presentata al Teatro Bismantova di Castelnovo ne’ Monti.

L’articolata ricerca (che tra l’altro vede in sensibile crescita il “senso di appartenenza” dei giovani rispetto all’Appennino e al paese d’origine) ha coinvolto imprese e associazioni, residenti, insegnanti e studenti della montagna, ed in particolare i giovani degli Istituti Mandela e Cattaneo di Castelnovo ne’ Monti e dell’Istituto Tramello di Bobbio (Pc), guidati dai ricercatori dell’Università Cattolica di Piacenza coordinati dal professor Paolo Rizzi.

I dati raccolti, tra l’altro, consentono di sottolineare la progressiva attrattività nazionale ed internazionale del nostro Appennino; secondo i 70 operatori turistici intervistati, infatti, poco meno del 15% dei turisti proviene dall’estero, il 23% da altre regioni italiane e il 21% da altre aree della regione.

La ricerca – curata in collaborazione con il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano – fornisce anche indicazioni strategiche riguardo al futuro: operatori e turisti, ad esempio, sono d’accordo nell’indicare la necessità di interventi sul tema dei servizi per la mobilità, su un maggior lavoro in rete e sull’utilizzo di nuovi strumenti di comunicazione e prenotazione on line.

Alla presentazione del 13 novembre – coordinata da Paolo Rizzi e da Giovanni Teneggi, responsabile dell’Osservatorio camerale – interverranno, insieme agli insegnanti e agli studenti degli istituti scolastici coinvolti, Tiziano Borghi (vice presidente Unione Montana dei comuni dell’Appennino Reggiano), Stefano Landi (presidente Camera di Commercio di Reggio Emilia),  Fausto Giovanelli (presidente Parco nazionale Appennino Tosco–Emiliano), Andrea Corsini (assessore al Turismo della Regione Emilia Romagna), Natalia Maramotti (presidente Destinazione Turistica Emilia), Irene Checchi (responsabile marketing territoriale di Emil Banca), Matteo Beghelli (Centro Studi Unioncamere Emilia-Romagna), Luca Calzolari (giornalista, direttore di Montagne360, rivista del Cai), Elena Paterlini (Libera Osteria del Barazzone), Silvio Boveri (Sportwood), Dario Torri (cooperativa di comunità Valle dei Cavalieri) e Marco Giannarelli (Turismo Appennino).

 

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Un Commento

  1. EPPUR SI MUOVE (fosse anche solo per finta).
    Fa molto piacere vedere che chi, nei decenni fino ad ora ha dormito sonni profondi, inizi a capire che viviamo in luoghi senza pari al mondo.
    Mi riferisco a quello che la natura ci ha dato, non che abbiamo costruito, figli di boom edilizi negli anni che furono, dove il gusto e il recupero non erano contemplati, allora capibile, mentre un miglioramento oggi, sarebbe auspicabile.

    Conosciuti all’estero come la Food Valley, la cucina d’Italia, da un punto di vista enogastronomico ai vertici. Molto limitante parlare solo di parmigiano Reggiano, quando abbiamo eccellenze su tutti i fronti. Partendo da un antipasto di salumi e formaggi locali, l erbazzone con il riso, il gnocco fritto nello strutto, i ciccioli. Cappelletti, tortelli, ravioli, crespelle, tagliatelle ai vari ragù, lasagne, goccia d’oro, bomba di riso e via discorrendo. Cacciagione, il maiale in tutte le sue forme, la pecora, l agnello, il cavallo,il coniglio, pollame, manze da carne di alta qualità;
    sui dolci, poi, siamo maestri.
    Settore enologico che si sta sempre più sofisticando.
    Un presidio Slow Food che grazie sopratutto ai Felinesi ogni anno da lustro ai prodotti della nostra terra.

    Abbiamo un territorio che permette di attrarre persone per camminate di ogni genere, trail running, ciaspolate, arrampicate su parete e non uniche al mondo, lo sci in tutte le sue forme compreso lo snowboard, pattinaggio sul ghiaccio, mountain bike di qualsiasi tipo, ciclismo su strada, parapendio e deltaplano (per chi ama guardarci dall’alto), pesca sportiva, rafting, motocross, motoslitte, enduro, quad ,strutture sportive per sport anche di squadra e chi piu ne ha più ne metta.

    Parlando di storia, della nostra storia, dagli Etruschi a Matilde di Canossa con i suoi castelli (provate a cercare quanti ce ne sono in provincia e quanti sono visitabili). Pensate se fossero tutti fruibili e posti all’interno di un percorso appetibile.
    Le sue spoglie dimorano in Vaticano, evidentemente non era così sconosciuta, o sbaglio?
    Dante Alighieri e la Divina Commedia dove la leggenda vuole che durante il suo viaggio da Padova alla Lunigiana , giunto ai piedi della Pietra di Bismantova (nella quale è citata) ebbe l’ispirazione per descriverne il Purgatorio. Pensate se fosse fruibile un percorso più ampio, con collaborazioni magari a livello regionale o nazionale. Perché pare che il signor Alighieri non abbia partecipato ai Talent show, ma abbia comunque un discreto successo in giro per il mondo. Pare eh.
    La seconda guerra mondiale potrebbe essere un altro tema rilevante. Così, quello che mi viene in mente nell’ immediato, ma sarebbe già sufficiente.

    In Italia abbiamo una grande fetta del patrimonio Unesco mondiale.
    Sul ponte rosso abbiamo un bel cartello che ce ne da atto, ma tutto sembra sempre obsoleto, sconosciuto, apparendo agli occhi dei turisti (ma anche di noi stessi) come un luogo solo di passaggio per raggiungere i mari o ad esempio uno dei principali aeroporti Italiani come Bologna (che badate bene è a un ora e mezzo di auto, non in Tanzania).
    Viviamo in un posto strategico (geograficamente), pieno di cartelli marroni che conducono per la maggior parte a luoghi chiusi, ma con un Appennino tutto da scoprire, tra borghi, cascate, laghi, fiumi, parchi avventura per i più piccini e non, rifugi ecc. La Motor Valley , il mare e le Alpi a due passi. Purtroppo sembra che non ce ne rendiamo conto.
    Purtroppo i giovani partono. I borghi si spopolano fino a spegnersi, le attività chiudono e i più fortunati vivono da pendolari, buttando due ore al giorno e buona parte del loro stipendio (pranzo , degrado del mezzo, carburante) per continuare a vivere in paesi dormitorio.
    Quindi,se vi siete resi conto della ricchezza che abbiamo, evitate di trovarvi per fare i soliti discorsi/soluzione vetusti da scaldare poltrone ormai logore.
    Creare una RETE che metta insieme più offerte competitive sul mercato, pubblicizzare negli ambienti giusti, sfruttare la tecnologia (i giovani si spostano usando applicazioni e siti dedicati, sono lontani i tempi di carosello) esiste già!
    Andare all’estero a stipulare accordi con agenzie, l’inverno per l’estate e viceversa con pacchetti degni di essere definiti tali.L ‘offerta non manca. Ripeto, l aeroporto è funzionale e vicino. Cercare di reperire fondi NECESSARI (i toscani questo l hanno capito da anni e ne hanno fatto virtù).
    Per un turismo NON di massa, ma consapevole.
    Manca solo qualcosa a livello di ricezione per ampliare l’offerta.
    Il resto viene da sé e magari anche la vecchia casetta diroccata ereditata dai nonni, può finire di essere solo un costo, ma può essere vista anche come un investimento per il futuro, ristrutturata e magari adibita a b&b, anche solo per qualche anno.
    In questo processo potrebbero essere attirati nuovi investitori e si creerebbero posti di lavoro.
    Non è facile, ma avete/abbiamo il DOVERE di provarci. E non solo a parole e cartelli.

    Il predicatore montanaro

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