SocialMonti/ Quanto vale il tuo corpo? Una riflessione sui nuovi comportamenti sessuali degli adolescenti 

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Questa rubrica vuole essere un luogo di spunti per stimolare una riflessione corale e collettiva su temi di attualità. L’idea è quella di partire dal nostro territorio verso cerchi più ampi, o vice versa ascoltare gli echi lontani e portarceli vicini.

(Ameya Canovi *)

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È allarme tra i banchi di scuola: sesso in cambio della versione di Latino.

Dati allarmanti ci giungono oggi attraverso il Fatto Quotidiano che titola: “Sesso tra i banchi: ti do il mio corpo per le ripetizioni”. Secondo le recenti inchieste, il comportamento sessuale degli adolescenti pare in rapida trasformazione. Già con l’avvento di Internet l’accesso a informazioni, filmati e scambi di contatti ha avuto un incremento esponenziale.

Se un tempo si promuoveva un’educazione sessuale con l’accento su norme igieniche e insegnamenti sul funzionamento del l’anatomia umana, la riproduzione e prevenzione gravidanze indesiderate, ora le statistiche indicano un nuovo fenomeno tra i giovani, su cui riflettere con urgenza.

Pare che un considerevole numero di adolescenti abbia attualmente un rapporto col proprio corpo distaccato e finalizzato a ottenere qualcosa.

Sono riportate pratiche di baratto compiti scolastici, piccoli regali e ricariche telefoniche in cambio di prestazioni sessuali, pattuite e consumate in maniera meccanica e sbrigativa (di questo parlerà la serie Baby su Netflix).
Sebbene la percentuale degli adolescenti dedita a tali comportamenti rientri in cifre ridotte al momento, la comunità educante è chiamata a riflettere e ad attuare azioni di prevenzione e recupero di un rispetto e di una sacralità  del corpo che sembrano via via perdute.
Usare il proprio corpo come merce di scambio è una pratica antica e non è questa la sede per analizzarla. Sebbene soltanto alcuni adolescenti pratichino la mercificazione della sessualità per semplificarsi la vita a scuola, gli altri adolescenti guardano, vedono, sanno. E diventa pertanto possibile, “normale”.  Il fenomeno è sotto ai loro occhi, tra i banchi di scuola.

Questo cosa ci dice?

Abbiamo forse perso il contatto col significato del corpo? Abbiamo incentivato lo sviluppo delle abilità cognitive e trascurato di focalizzarci sul rispetto di sé a partire dalla nostra componente fisica?
Il processo di cosificazione della fisicità ha portato i nostri figli a considerarla come un mezzo per negoziare?
Il corpo degli adolescenti finisce per essere trascurato, svalutato, svilito o esaltato ed esibito, ridotto comunque a un involucro utile come lascia passare?
Di fatto poi questo corpo è un altrettanto inevitabile contenitore di emozioni e sentimenti. Spesso il disagio adolescenziale si evidenzia proprio attraverso il corpo, trasformato in teatro di sofferenza. Basti pensare all’esplosione dei disturbi alimentari, messaggi individuali e sociali di dolore soffocato e represso, atto a denunciare senso di inadeguatezza e disistima.

Addirittura, molti giovani oggi scrivono sulla propria pelle il loro analfabetismo affettivo, l’incapacità di dare voce al malessere che li pervade e li porta a gesti disfunzionali ed estremi come ferirsi, tagliarsi e autopunirsi per far uscire l’ansia attraverso quegli squarci di sé (si veda in proposito la serie TV Sharp Objects che narra di comportamenti autolesivi estremi e sempre più diffusi).

Senza cadere in scenari apocalittici pensiamo al recupero di un’affettività di ritorno. L’ipersessualizzazione dovuta anche all’utilizzo smodato dei social ha portato a una progressiva diseducazione affettiva e sessuale. Ripartiamo da un alfabeto emotivo costruito e ragionato insieme ai nostri figli, alunni, amici. Chiediamoci l’un l’altro cosa ha valore e perché. È necessario riscrivere una scala valoriale che tenga conto dell’estrema insicurezza in cui la nostra società è precipitata. Insicurezza nascosta con l’anestesia emotiva e l’incuranza del corpo ignorato o esaltato ma sempre strumentalizzato. Occorre fermarsi e ricominciare dal rispetto di sé, corpo emozioni pensieri.

*Ameya Gabriella Canovi è PhD, docente e psicologa, si occupa di relazioni e dipendenze affettive. Da poco ha terminato un dottorato di ricerca in ambito della psicologia dell’educazione studiando le emozioni in classe. Ha un sito e una pagina Facebook “Di troppo amore”.

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