Chiude dopo 40 anni di attività lo storico forno Ruffini di Vetto

Forno Ruffini di Vetto

Dopo oltre quarant’anni di attività chiude lo storico forno “Ruffini” di Vetto, noto non solo lungo la val d’Enza, ma in tutta la montagna reggiana. Il titolare, Rino, classe 1948, ha deciso di appendere il grembiule al chiodo e di cedere l’attività a chi vorrà proseguire nello stesso mestiere. Per salutare amici e clienti, i titolari hanno allestito nell’ultimo giorno dell’anno un gazebo davanti all’ingresso e offerto alla cittadinanza pizza, gnocco fritto, salumi e formaggi, fra la commozione dello stesso Rino.

L’esercizio venne aperto, nel lontano 1974, oltre che dal titolare anche dalla moglie Antonietta e sfornava qualcosa come 2 quintali di pane al giorno nella medesima e attuale sede (oggi non si supera una produzione giornaliera di 150 chilogrammi).

Forno Ruffini di Vetto

Da allora a oggi di tappe ne sono state raggiunte tante e anche di eccellenze. Basti pensare al cosiddetto “pane casalino”, cioè l’unico pane fatto in casa ma immesso nella produzione commerciale (ottenerne l’autorizzazione fu un vero successo). Fra i prodotti di spicco anche la nota torta di tagliatelle, queste ultime fatte rigorosamente in casa dalla moglie Antonietta e in tempi recenti dalla figlia Elisa!

Fra gli episodi “inconsueti”, Rino ricorda con piacere quel “portaborse” parlamentare che di tanto in tanto si presentava in forno con le sementi di finocchio, con le quali fare un pane particolare destinato nientemeno che a un onorevole di Montecitorio.

“Altri tempi – ricorda Rino Ruffini – ma la passione è rimasta la stessa, nella speranza che qualcuno raccolga questa bella e storica eredità.”

(Roberto Rocchi)

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6 Commenti

  1. Mi dispiace, queste chiusure non sono da sottovalutare, un piccolo esercizio storico è un presidio di comunità per la comunità, un luogo di incontro. Un serbatoio di memoria e cultura. Ce ne accorgiamo quando non ci sarà più e come tanti altri acquisti quotidiani saranno trasferiti dalla logica di mercato nel calderone dei distanti centri commerciali. Mi dispiace sempre quando chiude un negozio, chiude per sempre qualcosa di più importante per tutti.

    Rinaz di Carù

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  2. Grazie a Rino e alla sua Famiglia per ciò che hanno fatto per Vetto. Rino, classe 1948, mio coscritto; persone nate nel dopoguerra che hanno compreso da subito che per vivere e mangiare occorreva lavorare. Io, come tanti altri ragazzi, sono cresciuto usufruendo delle tonnellate di cibo americano, latte in polvere e formaggio in scatola, frutto del Piano Marshall che l’Italia beneficiava pur non avendone diritto. Ora giustamente Rino lascia, spero solo che non lasci per colpa di chi andava a fare spesa altrove e non da lui; chi vive in un paese la spesa la deve fare in paese, non altrove. Ricordo Vetto quando ero ragazzo, venivo a trovare mia nonna Ermelinda, era la capitale dei nostri paesi montani e ora a causa di chi ha saputo dire di no a tutto, compresa la Diga di Vetto, il paese è ridotto così; quando penso che la diga di Auronzo in pochi anni ha triplicato lo sviluppo immobiliare del paese e che sulla Valle dell’Enza sarebbe stata la stessa cosa, mi piange il cuore. A chi ha sempre detto di No alla diga di Vetto dico andate su internet e digitate Diga di Auronzo o di Santa Caterina e guardate cosa fanno su questo lago artificiale, lo stesso vale per la Diga del Bilancino; a Vetto sarebbe successo molto di più. Auronzo lo sviluppo economico, turistico e immobiliare lo deve alla Diga; spiaggia dotata di ogni comfort e servizi, gare internazionali di vela, canoe e motonautica, pensioni, alberghi, B&B, negozi di ogni tipo, ecc. Ma dico sempre che abbiamo ciò che ci meritiamo.

    Franzini Lino Sindaco di Palanzano

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  3. Ciao Rino, tu goditi la meritata pensione, ma a me il profumo e sapore genuino del tuo pane mancheranno tanto.

    Marisa

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  4. Un sincero augurio di “buona pensione” a Rino che adesso potrà seguire meglio le imprese (speriamo) della sua amata Inter.

    Ivano Pioppi

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  5. Lasciata a parte ogni considerazione sul come e il perché, quando chiude un’attività artigianale o commerciale nei nostri scassatissimi paesini ormai abbandonati da Dio forse, ma certamente dagli uomini, bisognava porsi una sola domanda ma tanti e tanti anni or sono: perché non si è fatto nulla per tenere la gente dove abitava anziché agevolarne l’emigrazione? Quante responsabilità hanno coloro che hanno diretto la barca per tanti anni, vietando ogni iniziativa che potesse veramente dare lavoro e un futuro alla montagna. E ora, casomai, partecipano al funerale dell’attività commerciale dicendo melanconici… ma quanto mi dispiace! Falsi e incapaci, altro titolo non si meritano. Un grosso merito e un applauso va, invece, a coloro, e Rino è fra questi, che contro una sconsiderata burocrazia, contro un fisco iniquo e contro tutte le difficoltà che si incontrano quando al mattino si alza la saracinesca del negozio, hanno osato sfidare tutto e tutti e alzarsi, in questo caso, quando gli altri andavano a letto, per farci trovare al mattino il profumo del pane fresco e tutte le altre prelibatezze.
    Grazie Rino, grazie all’Anna e ai tuoi familiari, oltre al pane siete stati capaci di offrirci anche un sorriso, cosa sempre più rara.

    Andrea Azzolini

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  6. Grande Rino! UNICO! Buona pensione.

    Stefano

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