Inciampare per non cadere. Gunter Demnig posa nuove pietre d’inciampo in Appennino

“...Questo mostro stava,
una volta, per governare il mondo!
I popoli lo spensero, ma ora non
cantiamo vittoria troppo presto:
il grembo da cui nacque è ancor fecondo.”

(Bertolt Brecht)

 

Presso Toano, in zona Corbella di La Ca' di Cerredolo, una piccola folla composta inizia a radunarsi poco alla volta di fronte a un vecchio edificio abbandonato, attorno a una pietra d’inciampo già presente a lato della strada, che porta incisi il nome e i riferimenti di nascita e morte in prigionia di Celso Ruffaldi. La sua pietra era stata posata lo scorso anno da Gunter Demnig, che ora è atteso, in arrivo dalla precedente posa a Calerno di Sant’Ilario.

Quest’anno sono due le pietre che Demnig aggiungerà a fianco della prima, titolate ad Aurelio Righi e a Lino Righi, nati a Montefiorino (Mo) e vissuti a Corbella nella casa di cui oggi rimangono i resti, lavorando nella loro famiglia di mezzadri, fino a quando non furono deportati. Ciò che è noto di entrambi i Righi è letto ai presenti, fra i quali alcuni parenti, da un gruppo di studenti dell’Istituto Cattaneo-Dall’Aglio di Castelnovo ne' Monti, accompagnati dalla preside Paola Bacci, i quali hanno ricostruito assieme a Istoreco le biografie dei prigionieri.

Presenti all’evento, fra gli esponenti delle amministrazioni comunali locali, il sindaco e l’assessore alla Scuola di Toano Vincenzo Volpi e Vittorina Canovi, il sindaco di Carpineti Tiziano Borghi, il vicesindaco di Castelnovo ne' Monti Emanuele Ferrari, unitamente alle rappresentanze di Protezione Civile e della Croce Rossa di Toano, col presidente Mario Ferrari.

Secondo le testimonianze, dal territorio toanese furono deportate ventiquattro persone e ne tornarono quattro; più di mille i montanari reggiani deportati in Turingia e deceduti a Kahla. Significative le parole degli studenti, che sottolineano l’importanza di trovare il tempo per rendere omaggio ai caduti, vittime degli orrori di una dittatura che ha insanguinato anche le terre d’Appennino, e il dovere di esprimere il giusto riconoscimento a ognuno: “Ogni persona ha la stessa dignità, al di là della ricchezza e del potere”.

Il sindaco Volpi, nel discorso finale di ringraziamento, afferma che tutti noi come comunità “abbiamo il dovere di continuare a operare nella pace e nell’accoglienza”.

Le due nuove pietre risplendono, posizionate con cura come due oggetti preziosi creduti persi che, tornati finalmente a casa, sono rimessi al loro posto. Sarà anche l’effetto della delicata spugnatura di Demnig; più che una pulizia, una carezza.

Sono ormai più di 70.000 le pietre d’inciampo che l’artista tedesco ha posato in 24 paesi in una ventina d’anni. Al temine di questa, Demnig si avvia per la posa della memoria di un altro Righi, Romano, in località Massa di Toano, sempre nelle vicinanze di quella che fu la sua abitazione, perché il suo sentimento lo conduce a “ricordare le persone davanti alla loro casa, dove la vita era bella”.

(I.C.)

 

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