“È un problema di volontà, ma se ne fa un balletto politico”. Le Cicogne sulla risoluzione approvata in Regione

Riceviamo e pubblichiamo.

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La risoluzione approvata ieri in Regione e la bocciatura delle altre presentate dalle opposizioni ci sembra una mossa politica volta più a dare mostra di sé che ad agire in concreto.

Nel 2017 la Regione presentò una richiesta di deroga non convincente e con dati inesatti ed incompleti e fu fulminea a chiudere immediatamente con delibera tutti e solo i Punti Nascita della montagna, nascondendosi dietro a motivazioni di sicurezza, quando invece ne lasciava aperti altri dieci in pianura sotto la soglia di sicurezza decisa dall’accordo Stato Ragioni. Oggi, visto che il clamore non è cessato bensì aumentano i fatti di cronaca e le consapevolezze, la Regione danza sulle parole: non un decreto di Giunta per la riapertura o per una richiesta di revisione del parere ministeriale, ma una risoluzione dell’assemblea legislativa regionale che impegna la Giunta a proseguire il confronto con il Governo per rivedere i parametri.

Nessun ravvedimento, anzi, orgoglioso ribadire di aver fatto le cose giuste.

Basta invece osservare la Regione Toscana per il caso Piombino per accorgersi della malafede emiliana: là il Punto Nascita è ancora aperto nonostante parere ministeriale negativo perché aspettano una revisione del parere che hanno richiesto.

Se la Regione Emilia Romagna avesse più a cuore le donne della montagna farebbe altrettanto, due righe al CPNn per dir loro che si vuole ridiscutere il parere. Oppure, dimostrando di avere davvero gli attributi, aprire i PN con delibera di Giunta, ben sapendo che il parere ministeriale non è vincolante.

È un problema di volontà, ma se ne fa un balletto politico.

Quello che i politici proprio non riescono a capire è che lo fanno sulla pelle delle donne e dei bambini della montagna, ovvero le categorie più deboli e che andrebbero difese con atti di vera generosità.

(Comitato salviamo le Cicogne)

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5 Commenti

  1. Ancora pochi mesi e speriamo di spedirli tutti a casa, se così fosse forse chi viene dopo farebbe in modo di riaprire i punti nascita e con essi la speranza nel domani.

    C219T

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  2. Voglio esprimere alcune considerazioni sui tempi necessari per la riapertura dei punti nascita chiusi. Anche se si decidesse oggi di volerli riaprire occorre rispettare tutta una serie di requisiti organizzativi e tecnologici che richiedono investimenti e tempi attuativi lunghi (es. predisposizione di una sala operatoria attigua alla sala parto). Inoltre occorre predisporre personale dedicato (2 medici ostetrici, 1 neonatologo, 1 anestesista tutti in h 24, oltre che ostetriche, infermieri sia di reparto che di sala operatoria). Naturalmente per quanto riguarda i medici ostetrici il punto nascita dovrebbe contare su almeno 5-6 medici in turnazione. Mi sembra una mission impossible considerata la voglia dei nostri politici di investire in questa direzione.

    Andrew

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  3. Coraggiose e tenaci Cicogne, “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. Ormai è evidente che il partito che governa l’Emilia Romagna, il Pd, non ascolta le molte ragioni che obbligherebbero alla riapertura dei punti nascita degli ospedali di montagna. Avete avuto mooolta pazienza con loro, credendoli interlocutori in buona fede, ai quali bastava dimostrare gli errori commessi perché si ravvedessero. No, non si pentono del male fatto alle donne dell’Appennino e ai rischi per loro e i neonati. I calcoli fatti da Bonaccini, Venturi, la giunta regionale, il loro gruppo consiliare, i direttori Ausl, tutti ma proprio tutti del Pd, non sono basati sui diritti delle madri e dei loro bambini. No. Il calcolo fatto è stato sui risparmi che si sono ottenuti, per finanziare altre iniziative “faraoniche” come Il Mire di Reggio Emilia. Calcoli cinici che hanno tenuto conto delle poche migliaia di voti che avrebbero perso, pensando che ne avrebbero potuto fare a meno. Questo è l’unico calcolo errato, e ora, presi dal panico per le imminenti elezioni comunali, a maggio, e per quelle poco più avanti, le regionali di novembre, discutono, lottano, alzano una cortina di fumo, con l’unico scopo di confondere i cittadini elettori. Vi prego, “Comitato Salviamo le Cicogne di Montagna” non continuate a perdere tempo con questi soggetti. Dovreste aver capito ormai che la loro è solo una tattica dilatoria. Ve ne siete rese conto oppure volete continuare in questa strada senza uscita? Il tempo delle parole è terminato. È tempo di croci sulle schede, ma al posto giusto. Lega e M5S sono sempre stati coerenti nell’opporsi alla chiusura dei reparti maternità, e poi nel battersi per riaprirli.
    Dovreste trarne le necessarie conseguenze.
    Un saluto,

    Alessandro Davoli

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  4. A proposito di balletto. Fonte Wikipedia: “Nella tradizione italiana del balletto ‘passo di addio’ è detto il saggio finale degli allievi che lasciano la scuola di danza, oppure per i ballerini che vengono licenziati da un grande teatro”. Mi auguro che l’Emilia sappia essere un grande teatro al “saggio di maggio”.

    Giovanni Annigoni

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  5. Sottoscrivo il comunicato delle Cicogne. Facciamo un esempio topografico: se mi trovo a Reggio Emilia e debbo recarmi al Cerreto imbocco la Ss 63, Vezzano, Castelnovo, Collagna e sono arrivato, giusto? Il Pd regionale invece si dirige a Parma, imbocca la Cisa fino ad Aulla, poi Fivizzano ed arriva al Cerreto nel doppio del tempo…

    Riccardo Bigoi

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