Vettesi al meeting del 25 aprile contro papa Bergoglio

C'è anche l'Associazione culturale Pietro e Marianna Azzolini, attiva a promuovere serate culturali nel reggiano e nel vettese,  all'appuntamento organizzato dall'area ultra cattolica e dichiaratamente antibergogliana che fa riferimento al sito internet e casa editrice Radio Spada. Si terrà infatti il prossimo 25 aprile, a Rivalta presso la Locanda Sant'Ambrogio,  il quindi incontro in chiave anti - papa Bergoglio. Un meeting che abitualmente riunisce coloro che  non si riconoscono nella dottrina sociale della Chiesa sotto la guida di papa Francesco. Un papa troppo progressista. Per questo titolo della giornata sarà: “La babele dell’era Bergoglio – crisi nella chiesa, crisi nella società ”.

Spulciando il programma, in apertura è previsto 10.30 il saluto dell’associazione Pietro e Marianna Azzolini; alle 11 l’incontro “Vita est militia. Percorsi della rivoluzione e percorsi della restaurazione cattolica”, con la partecipazione di don Curzio Nitoglia e Piergiorgio Seveso, moderati da Luca Fumagalli; alle 14.30 “Il paradiso può attendere: un percorso guidato dall’apostolato all’apostasia” con Kyriakos Enòsas (autore di Cosa vostra), Gabriele Colosimo e di Lorenzo Roselli. Quindi alle 16 il dialogo sul tema “Dall’evangelizzazione al colonialismo. Dalla decolonizzazione all’invasione”, a cui parteciperanno Massimo Viglione, Alessandro Luciani e Charlie Banyangumuka.

La giornata si concluderà alle 17.30 (compresa la pausa pranzo) al canto di “Noi vogliam Dio”. Un Dio fatto, evidentemente, a immagine e somiglianza senza possibilità di errore...

 

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15 Commenti

  1. Penso che i termini “ultra cattolico” e “progressista” non abbiano nessun senso in merito allo stato attuale di confusione venutasi a creare all’interno della Chiesa dopo l’avvento alla Cattedra di Pietro dell’attuale “Vescovo di Roma”.
    Caso mai, se proprio vogliamo parlare di schieramenti, allora direi che lo “scontro” in atto è fra “cattolici” e “modernisti”.
    Io sto con i primi, ma comunque vada sappiamo che “le forze del male non prevarranno”.

    Esuleinpatria

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  2. Personalmente credo che anche Papa Francesco “voglia Dio”! Sbaglio, o fu proprio Gesù ad ammonire chiunque facesse atti gravi contro i bambini? Beh, anche Papa Francesco commette errori, come qualsiasi essere umano, ma almeno su fatti gravissimi e intollerabili come la pedofilia ha preso una posizione forte, dura, come è giusto che sia! (i recenti provvedimenti che ha preso vanno, credo, nella giusta direzione). Forse Papa Francesco dà fastidio a un certo cattolicesimo che è tale più di facciata che di sostanza? O forse dà fastidio perché, da vero Cristiano, non ha esitato a fare un “mea culpa”, portando alla luce quello che non funziona all’interno della Chiesa?

    Michele Lombardi

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  3. W Bergoglio e i suoi insegnamenti autenticamente cristiani. Cristo è con lui. Dio abbia pietà di questi farisei chiusi nel loro piccolo mondo.

    Anna Maria Telleri

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  4. Ritengo che il papato di Bergoglio sia l’unica strada per salvare il cattolicesimo, sono anche convinto che riportare la chiesa sulla strada corretta sia una missione complessa, pericolosa, piena di attriti con tutto quel mondo ‘pseudo cattolico’ che preferisce nascondere i propri peccati, che preferisce seguire la strada della convenienza a quella della giustizia, che fa differenza tra il cattolicesimo dei ricchi e quello dei poveri, il cattolicesimo dei bianchi e quello del resto delle razze. Ringrazio Papa Bergoglio per il suo coraggio e spero che possa continuare nella sua azione per lungo tempo. A questi ‘pseudo-cattolici’ che lo combattono e lo hanno sempre combattuto va tutta e sola la mia compassione.

    Carlo

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  5. In una società che, a detta di molti, diventa sempre più “liquida”, causa il venir meno dei tradizionali punti di riferimento, c’è chi guarda alla nostra religione – ai suoi simboli e rituali, a fianco degli aspetti inerenti al sacro – come una sorta di baluardo, o l’ultimo dei grandi valori, per non arrendersi a un tipo di multiculturalismo che può portare alla omologazione identitaria (tesi in cui può riconoscersi chi giudica con favore il sentimento identitario, al di là del partecipare o meno alla iniziativa in calendario per il 25 aprile).

    Tale concezione si scontra però col pensiero di quanti ritengono invece che la religione non possa essere usata come un vessillo di identità, e al di là delle rispettive ragioni a me sembra trattarsi di un vero ed autentico “dualismo”, con visioni opposte e difficilmente conciliabili, e forsanche destinate ad allontanarsi sempre di più (ma del resto si registrarono opinioni molto diverse anche quando assistemmo alla “controversia” sull’inserire o meno le “radici cristiane” nell’ambito della Costituzione europea).

    Circa “un certo cattolicesimo che è tale più di facciata che di sostanza”, come troviamo scritto in un commento, possiamo ovviamente chiederci se come regola generale valga di più la forma o il contenuto, e darci semmai risposte fortemente discordanti, il che conta comunque poco rispetto al constatare che da quando la facciata, cioè la forma, è stata banalizzata, il che è iniziato qualche decennio fa, i comportamenti e costumi cui eravamo abituati si sono andati via via perdendo (e col senno del poi non mi pare un gran risultato).

    P.B. 18.02.2019

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  6. Probabilmente questi della setta di radio spada hanno le idee un po’ confuse. Secondo quanto ci viene insegnato dalla Chiesa il Papa è “eletto” per mano stessa di Dio. Ora se la setta di radio spada intende portare avanti una guerra contro Papa Francesco (eletto da Dio e chiamato a rappresentarlo sulla terra), significa che intendono portare avanti una guerra contro Dio Stesso. In termini Cristiani quindi, chi conduce guerra a Dio è il male stesso. Viste anche le prediche che si odono nelle chiese, da parte di alcuni parroci, non mi sorprenderei di vedere anche parroci dell’Appennino riuniti con questa setta.

    Simon

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  7. Chiese sempre più vuote. Calo delle vocazioni. Parroci anziani come sono anziani i fedeli presenti in quanto di giovani e ragazzi che frequentano chiese ed oratori sono sempre meno. Per quanto si può andare avanti ancora così? Tra una generazione i cattolici praticanti saranno una piccola minoranza. Forse è ora di cambiare qualcosa o rassegnarsi all’oblio.

    Luca L.

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  8. “Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate serete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.(Mt 7,1-5) “Chi di spada ferisce di spada perisce”. (Mt 26,52)

    A.P.

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  9. Carlo concede la sua compassione a “questi pseudo cattolici”, contro i quali spende espressioni piuttosto severe e forti, tali da farli passare come coloro che ostacolerebbero la “missione” di riportare la Chiesa sulla strada corretta, e Simon ci va ancora più duro, sino a configurarli come il “male stesso”.

    Parole che in entrambi i casi hanno il sapore di acidi “anatemi”, che non vogliono sentir ragioni, mentre io mi fermerei per un attimo a pensare che tra detti “pseudo cattolici” potrebbe anche esservi chi desidera semplicemente il ritorno a una Chiesa più tradizionale, rispetto ad una versione di tipo “modernista”.

    Anche perché la seconda, che ha trovato il favore e la simpatia di quanti professano idee meno tradizionali, non è comunque riuscita a “ripopolare” chiese ed oratori, per riprendere quanto scrive Luca L, e ci si potrebbe allora domandare se i cattolici più veri e autentici non siano alla fine proprio quelli che Carlo chiama “questi pseudo cattolici”.

    P.B. 18.02.2019

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    • Non era nelle mie intenzioni esprimere un ‘acido anatema’ con il mio commento. Però rileggendo la sua risposta (e anche quella di altri) mi permetto di dissentire: il problema per me non è ‘ripopolare’ le chiese, non è avere più parroci, non è partecipare ai sacramenti, il problema, su cui per me ha fallito la Chiesa Tradizionale, è quello di portare il cattolicesimo fuori dalle chiese, nelle strade e nelle periferie, nelle morale e nell’etica che guida i comportamenti della gente. Se non sappiamo più distinguere la differenza tra il limite del nostro interesse e il peso di una vita (sia esso bianco o nero, povero o ricco), se siamo convinti che al di là di tutto, la sola cosa importante che prevalica qualsiasi cosa sia l’esaltazione del proprio ‘io’, allora significa che i valori del cattolicesimo sono rimasti chiusi nelle chiese e non si è fatto abbastanza per farli uscire.
      Se qualcuno pensa che la strada da seguire sia chiudersi nelle chiese, recuperare gli abiti da cerimonia, i dogmi, i riti come la sola e unica strada per recuperare il ‘vero cattolicesimo’, mi permetto di affermare che per me è la starda sbagliata e non posso fare altro che apprezzare il coraggio e la santità di un papato che faticosamente sta cercando di aprire il cattolicesimo verso tutto quel mondo che stava fuori dalle chiese.

      Carlo

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  10. La mia generazione aveva vent’anni quando incominciò a sentir parlare di ‘ teologia della liberazione ‘ di scuola cattolica latino-americana. Quel pensiero trova ancora oggi sintesi nella frase di Hélder Câmara, vescovo di Rio in quegli anni: “Quando do del cibo ai poveri, mi chiamano santo. Quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, mi chiamano comunista”.

    Giovanni Annigoni

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  11. A me sembra che l’evocare la “teologia della liberazione” significhi di fatto metterla in politica, e non a caso spunta in questo commento la parola “comunista”, il che non deve tuttavia stupire o scandalizzare perché ognuno di noi coltiva le proprie idee, ma chi simpatizza o tifa per tale ideologia dovrebbe acconsentire a che altri, nel popolo dei fedeli, la pensino diversamente, o molto diversamente (quantomeno per un principio di pari dignità).

    Ritengo poi che vadano compresi quanti si propongono di custodire le nostre radici cristiane, con cui siamo cresciuti e siamo stati educati, e intendono altresì valorizzarne i simboli in maniera decisa, chiara e riconoscibile, rispetto alla difesa un po’ tiepida cui ad esempio assistemmo quando c’era chi, in nome del multiculturalismo, voleva togliere il Crocefisso dai luoghi pubblici, a dispetto delle nostre tradizioni (fossi in loro non mi preoccuperei più di tanto nel sentirmi definire “ farisei chiusi nel loro piccolo mondo”).

    P.B. 19.02.2019

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  12. Buonasera sono Giovanni Campani, sintetizzo.
    Il Santo Padre Papa Francesco nella Sua Opera di Pontificato ha come riferimento unico ed esclusivo Gesù fondatore della Chiesa.
    Quindi Gesù è in tutti noi, in particolare nei poveri, negli afflitti, negli ultimi, nei dimenticati, nei migranti, negli sfruttati, nei deboli, negli oppressi, nelle prostitute ecc. ecc.
    Gesù ammonisce severamente i ricchi, in quanto debbono condividere i propri beni con tutti specialmente con le persone di cui sopra. Diversamente hanno già ottenuto la loro ricompensa.
    Preoccupiamoci di seguire Papa Francesco che è segiure Gesù ed essere Testimoni di questa Fede, Speranza e Carità, questa è la Chiesa di Gesù che Papa Francesco sta portando avanti
    Il messaggio Cristiano non è Romano ma è UNIVERSALE CHE TOCCA VERAMENTE IL CUORE DI TUTTE LE PERSONE INDIPENDENTEMENTE DALLA RAZZA DALLA RELIGIONE DAL CETO SOCIALE ECC. ECC.
    PAPA FRANCESCO SIAMO CON TE PER ESSERE TESTIMONI DI GESÙ

    Commento firmato

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  13. L’art.21 della Costituzione recita: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», bellissimo.

    Peccato, davvero un peccato, che la Costituzione non ne sancisca l’abuso.

    Giovanni Annigoni

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  14. Riguardo alla replica di Carlo, nei miei ricordi di ragazzo – forse un po’ sfumati per il tempo trascorso, ma tutto sommato verosimili – la Parrocchia, ossia la Chiesa Tradizionale di allora, era il luogo dove ti recavi per tua scelta, e dove trovavi sempre un’aperta accoglienza, ma dovevi stare nel contempo alle regole che lì venivano applicate, regole ed insegnamenti che ti portavi poi dietro quando ne uscivi, cioè tornavi fuori da quel luogo, e che insieme ad altri valori ci hanno fornito le coordinate del nostro vivere (per chi ha ritenuto di avvalersene).

    Quanto al concetto che i ricchi “debbono condividere i propri beni con tutti….”, se può essere senz’altro condivisibile la tesi secondo cui chi più guadagna e possiede – per maggior fortuna rispetto ad altri, ma semmai anche per maggior impegno, intraprendenza, ecc… – deve aiutare i più bisognosi, privandosi di qualcosa del suo, e a ciò peraltro provvede già la tassazione progressiva, bisognerebbe anche capire fino a che punto debba arrivare tale condivisione dei propri beni, visto che nel Novecento, in giro per il mondo, si è imposta una ideologia che voleva omologare tutti.

    Mi pare infine molto eloquente e significativo il disappunto espresso perché la Costituzione non sancisce l’abuso della libera manifestazione del proprio pensiero, un modo di vedere le cose, quello suo, che sembra appartenere alla corrente di pensiero favorevole ad inasprire le pene per i cosiddetti reati di opinione, alla faccia dei principi cui si sono ispirate le moderne democrazie, che si richiamano per solito all’illuminismo, ad un illustre esponente del quale viene attribuita la celebre frase “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”.

    P.B. 20.02.2019

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