Contro Masha e Orso la battaglia di nonna Dilva

Una “nonna” decide di “staccare” la tv al piccolo nipotino che, con lei, vive per lunghe ore e che lo scorso gennaio ha compiuto tre anni.

Una vicenda a fin di bene che è raccontata a Redacon dalla nonna stessa, Dilva Attolini.

“All’età di due anni mi sono scontrata, letteralmente, con il mondo dei cartoni. In famiglia, avevano provato a farglieli vedere. Ne era rimasto talmente conquistato che io mi ero  spaventata. Li guardava incantato, a lungo, immobile, annichilito, solo il respirare era il suo unico impercettibile movimento. Erano diventati un’ossessione: “Masha e Orso, Masha e Orso!” Cominciava con Masha e Orso, poi andava bene tutto quello che veniva dopo. Il canale era specializzato per  la sua età”.

Cosa era cambiato nel suo nipotino? 

“Nel giro di poche settimane, aveva cambiato il suo approccio ai giochi. Non ai libri, che tutti gli leggevano prima di dormire. Ma di giorno, aveva imparato a piangere per ricattare, piangeva a calde lacrime se interrompevano la visione, si era messo a scalciare i giocattoli che aveva intorno. “Voio Masha e Orso!”  Guardava e basta. Tutto ciò che c’era intorno era diventato meno affascinante”.

Nulla di preoccupante.

“Il fatto grave era che stavo cambiando il suo carattere. Da bambino dolce, calmo, che giocava a lungo con i giocattoli, ero diventato nervoso, capriccioso, irrequieto, insicuro, capitava che lanciasse un oggetto, così all’improvviso. L’approccio calmo e lento con le adorate ruspe, con gli animali che prima metteva in fila e faceva muovere per tutta la casa, era diventato un contatto più indifferente, privo di concentrazione”.

Dilva Attolini

Non ce la poteva fare?

“Mi sono resa subito conto che, a questa età, con i cartoni non si poteva competere. Allora ho preso la decisione drastica. In questa casa i cartoni non si guardano più!”

Come farglielo capire?

“Finsi che il televisore fosse rotto, nello specifico: ‘Non ci sono più Masha e Orso, sono andati lontano, come in quella storia di Babbo Natale, dove c’era tanta neve!’ Solo di recente abbiamo fatto qualche piccola concessione: guardiamo lo stesso film per più è più volte”.

Discorso diverso dai cartoni: come mai piacciono così tanto ai più piccini?

“Intanto raccontano storie affascinanti, sono bellissimi, fatti bene, piacciono pure ai grandi. Cogli subito quali sono adatti alle varie età, perché realizzati da chi conosce i bambini. C’è una vasta produzione. Poi sono creati apposta per catturare l’attenzione, con stimoli continui, cambiamenti di scena, appena il tempo di mettere a fuoco una scena e subito un’altra tiene attaccati allo schermo e scombina la precedente. I bambini sono pieni di curiosità, e si lasciano conquistare dal segreto del dopo”.

Un trasformismo continuo… “già, che, però, non va bene per niente bene per i bambini nel cammino delle prime conoscenze, l’apprendimento vuole coinvolgimento, contatti, relazioni, contesti significativi, sperimentazione delle parole”.

Un male comune a tv, tablet, smartphone… “Il mondo virtuale è attaccato a una spina, staccato dai piedi saldi, non si può toccare, neppure il profumo si può sentire. Del mondo virtuale, considerato il tempo di visione, non rimane granché, perché noi, essere umani, siamo abitatori della terra, fatti della stessa sostanza del paesaggio. Con la tecnologia abbiamo entità diverse, diversa materia, come materiali in disaccordo, il corpo non è virtuale. Noi siamo fatti di sensorialità: vista, udito, odorato, gusto, tatto, e il sesto senso che è unico, personale. Sono i nostri recettori. Il cuore e la mente si sviluppano attraverso i sensi, che interagiscono continuamente a mescolare e costruire le conoscenze e le sensazioni emotive.  Il tatto, che è assente nelle immagini virtuali, è così importante nel mondo reale da condizionare lo sviluppo dell’arte”.

Una netta differenza tra i due mondi.

“Sì. Il mondo virtuale è un fantasma, affascinante, ma inafferrabile.  Il mondo reale è fatto di terra, corteccia, profumo, asfalto, incontri, amicizia, bellezza che travolge, ogni orizzonte è l’inizio di un nuovo orizzonte”.

E ora a casa sua come procede la routine col nipotino?  

“I cartoni non si vedono più, assolutamente. Ascoltiamo canzoni al telefonino. Certo, cantavamo insieme, ogni giorno già prima: ma c’erano i video ad accompagnare le canzoni, magari sul pc. Allora usavo il cellulare, non il computer, per avere immagini più piccole. Poi, non contenta, appoggiavo il telefonino sulla mensola del camino, o su un mobile, o sul ripiano della libreria, così il piccolo non si accaniva a guardarli. Ma anche dal posto in alto continuavano ad attirarlo, così si allenava a diventare scalatore, perché il fascino delle immagini era così grande che cercava strategie di avvicinamento. Dopo un po’ si stancava, così si metteva a giocare e intanto ascoltava”.

Riempite la giornata senza tv?

“Sì. Cerchiamo delle alternative. Soprattutto andiamo sempre in giro, ci siamo trasformati in esploratori, ad esempio a guardare fuori le ruspe che lavoravano alla nuova strada, un gruppo di cornacchie gracchianti che salgono in cielo, allora siamo saliti alla Pieve a vederle volare, infine siamo ritornati a casa, con in tasca foglie di cerro, corteccia d’albero e licheni, ghianda con cappellino, a casa incollato perché la ghianda può essere pericolosa se messa in bocca”.

Esploratori, mano nella mano, nonna e nipote alla conquista del mondo intorno “come i grandi e primitivi esploratori del passato, come loro in cammino verso l’ignoto, perché ogni bambino che nasce ha intorno un mondo perfettamente sconosciuto, che deve costruire dentro di sé.  Il segreto della memoria è avere questo contatto vero e sensoriale che diventa indelebile. E andando in giro abbiamo storie da raccontare, è abituato all’ascolto, ieri gli ho raccontato la storia di Pepe (di Elda Zannini), non smetteva di farmela raccontare”.

E sulle letture? “Al mio nipotino leggiamo – conclude nonna Dilva - molti libri, la mamma e il papà gli leggono sempre storie prima di dormire. Curiamo molto la narrazione, sia io che i genitori. La narrazione comprende il raccontare e il leggere. Due modalità diverse di narrare una storia. Il raccontare si può fare in qualsiasi momento, è come una canzone, si canta quando se ne ha voglia. Basta imparare la storia a memoria, poi i grandi la raccontano ai bambini mentre fanno merenda, mentre si passeggia insieme, o si va in giro a scoprire il mondo. Il libro completa e amplia le esperienze, e racconta di più e bene. Non ci si dimentica niente. Il narrare riempie la mente di pensieri e di gioia. Narrare, raccontare, leggere: NRL, come un marchio doc. NRL. Per ricordarla bene è utile la narrazione, anche la più semplice. N come la grande città di Napoli, R come Roma la capitale, L come Luna, perché la luna ci fa sognare, raccoglie in sé la realtà e il sogno”.

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6 Commenti

  1. Sono con te, questa elettronica ha tolto ai ragazzi la capacità di dialogare, di vedere, di assaporare.

    Elda Zannini

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  2. Condivido pienamente. Anche io noto lo stesso comportamento nelle mie bimbe quando hanno guardato troppi cartoni. Per questo motivo ci siamo immerse in un mondo di attività creative che condivido sul mio nuovo blog everydaymagic.it Per tutte le mamme che non vogliono arrendersi alla TV 🙂

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  3. Io penso che i cartoni animati non precludano le attività all’aperto e i giochi tradizionali. Con un po’ di equilibrio, c’è tempo per tutto.
    Parlo della mia esperienza: la mia bambina ha imparato tante cose anche dai cartoni, non vedo perché dovrei demonizzarli.

    Valentina

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  4. La prima adolescenza è la fase in cui dobbiamo essere guidati ed accompagnati tra i voli della fantasia e una realtà tutta da scoprire, giorno dopo giorno, e riguardo ai primi mi viene da ricordare quando, da bambino, ogni 26 dicembre, giorno di S. Stefano, in una sala cinematografica cittadina veniva proiettato un cartone animato, appuntamento che aspettavo sempre con impazienza e trepidazione, anche perché ai tempi non c’era ancora la televisione a colmare in qualche modo quel vuoto temporale.

    Nell’andare via via crescendo esploravamo e conoscevamo poi da soli il mondo reale, in maniera graduale e senza bisogno di accompagnatori, anche perché i pericoli della strada erano pressoché inesistenti o trascurabili, e funzionava altresì il controllo di quartiere o di vicinato, ma nei nostri usuali giochi ci portavamo comunque dietro il mondo virtuale, fatto di sogni e fantasticherie, cui non erano estranee le emozioni lasciate da quei cartoni (che anche oggi mi capita talvolta di ricordare).

    L’immaginario delle fiabe e delle favole – trasferito semmai nei cartoni – sarà anche un fantasma inafferrabile, ma dal lieto fine che per solito le accompagna, o dalla “morale” che quasi sempre contengono, possiamo ricavarne stati d’animo positivi, o gradevoli suggestioni, che possono poi riemergere ed aiutarci nel corso della vita, specie nei momenti meno facili, e per questo non mi priverei della “compagnia” dei cartoni, pur se nella giusta dose, e commisurata ad ogni situazione.

    P.B. 26.02.2019

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  5. Ciao Dilva, pienamente d’accordo con te, siamo noi genitori che sbagliamo, credimi quando vedo bambini con pochi anni di vita, con telefonini alle mani solo per farli tacere, mi vengono i brividi! Il lavoro, lo stress, le corse, è questa società che ti convince che se non sei tecnologica, non sei al passo! Io ho fatto questa scelta ben 12 anni fa, non ho televisori a casa mia, mia figlia è cresciuta con il dialogo famigliare, è vi garantisco una vita completamente diversa, ora raccolgo i frutti, sono passata per cattiva e antica e non normale, io la chiamo vita invece, fatta d’amore di carezze, dialogo e condivisione giornaliera… Felice e soddisfatta di aver cresciuto educato io mia figlia e non i mass media tecnologici! Brava Dilva.

    Elena Campani

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  6. Complimenti alla signora Elena per aver raccolto i frutti della sua scelta educativa, verso la quale esprime un compiacimento più che legittimo, ma in linea generale io non mi “innamorerei” troppo di un determinato metodo o modello, avendone visti cambiare più d’uno, se non addirittura capovolgere, nel corso degli anni, e in diversi settori, e mi manterrei dunque in una via di mezzo, anche perché mi sembrerebbe essere abbastanza istruttivo l’abituare il bambino a sapersi accontentare, in questo caso nella visione del cartone, piuttosto che non concedergliela mai – a meno di non ritenere che il contenuto del cartone sia di per sé negativo, indipendentemente dalle volte in cui il bambino lo guarda, ma non pare essere la fattispecie – tenendo altresì presente che l’imparare a limitarci e a frenarci fin da piccoli, anche a costo di una qualche lacrima, potrà poi servirci, e non poco, nel corso della vita.

    P.B. 28.02.2019

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