Passo dopo passo: la via matildica del Volto Santo con Marcello Iotti

L'alba vista da Toano

Passo dopo passo: inizia con quest’articolo una nuova rubrica che vorrebbe raccontare in modo lento, tranquillo, osservativo, esplorativo, a misura d’uomo, lo scoprire angoli e percorsi del nostro Appennino.

Trekking, passeggiate, ciaspolate, in bicicletta, a cavallo: sono tanti i modi in cui, passo dopo passo, possiamo godere dell’infinita bellezza che ci circonda.

Con questa rubrica vorremmo raccontarvi, ma ci piacerebbe che anche voi stessi ci raccontaste, di luoghi, suggestioni, cammini, esperienze, modi di vivere e vedere questi meravigliosi panorami. Sono tanti i sentieri, sono infinite le vie, noi ne racconteremo alcuni per come possiamo e per come sappiamo. Aspettiamo anche i vostri scritti, le vostre sensazioni o ricordi.

Iniziamo così, passo dopo passo, il cammino alla scoperta di una terra, la nostra, ricca di storia, arte, gastronomia, cultura e natura meravigliosa.


La via matildica del Volto Santo

Casola

Domenica 24 febbraio 2019, ore 8.30, appuntamento a Pecorile con la guida Marcello Iotti per scoprire una piccola parte del cammino matildico del Volto Santo.

Con noi una coppia proveniente da L’Aquila che in questi giorni sta facendo trekking sul nostro Appennino. Per me è un battesimo: la mia prima passeggiata chilometrica tra boschi e campi di giorno. Non so esattamente cosa mi aspetto, non ho idea di preciso quanti siano 12 km sulle le mie gambe.

Sarò in grado di camminare per tutta questa strada? Ai piedi scarponi alti che contengono le caviglie, abbigliamento tecnico, bastoncini, lo zaino con acqua, merenda, un cambio, la batteria e cavi per il telefono e un’infinita curiosità. Sono curiosa di sapere se ce la farò, di capire se vale la pena alzarsi all’alba la domenica mattina, fare un’ora di viaggio in macchina per arrivare a un appuntamento con persone che non conosco per condividere una giornata all’aperto. Fatte le dovute presentazioni ci si incammina. Prima tappa, Casola.

Casola

Antiche mura, una chiesa, cipressi, finestre sconnesse, sensazione di abbandono. Un cartello ricorda che la Chiesa fu donata al monastero di Canossa da Sant’Anselmo di Lucca, quale compenso per l’appoggio fornito dalla contessa al pontefice. Il nostro primo incontro con Matilde!

Inizia la salita, attorno a noi i colori del tardo inverno, un mélange di marroni, nocciola, beige, verdi, rossi tenui in contrasto con l’azzurro di un cielo limpidissimo. Marcello ci spiega le rocce che incontriamo, il perché di determinati alberi, come ad esempio i pini silvestri, retaggio di antichi ghiacciai.

Una carbonaia

Ogni tanto deviamo il cammino per trovare una piccola conca, ora riempita d’acqua, che un tempo fungeva da carbonaia, oppure scoprire un laghetto creato da risorgive e rifugio di bisce d’acqua. Guardarsi attorno, man mano che saliamo, è uno spettacolo incredibile: da un lato la pianura padana satura di costruzioni, case, fabbriche, dall’altro si possono distinguere i vari criminali, i boschi, i prati, le vette. Arrivati in cima al colle la vista è stupenda.

Ho conquistato la mia prima piccola vetta e il premio è la veduta sui castelli di Canossa e Rossena e a trecentosessanta gradi su monti e vallate. L’unico neo alla felicità della riuscita di questo mio successo è una discussione con dei motociclisti di passaggio lungo il sentiero: la nostra guida sostiene che loro non dovrebbero essere lì e loro sostengono di aver il nostro stesso diritto di percorrere lo sterrato.

Non voglio entrare nell’argomento, anzi vorrei che sparissero tutti per potermi gustare questo piccolo momento di gloria, vorrei potermi sedere in cima questo colle, rimanere un po’ di tempo a riempire gli occhi di tutto quello che sto vedendo, metterlo nello scrigno dei ricordi per sempre.

Pubblicato da Doris Corsini su Domenica 24 febbraio 2019

Vorrei poter spegnere tutto e concentrarmi unicamente su quello che ho attorno, sulla sensazione di spazio, di tempo e d’infinito che provo in questo momento.

Invece c’è giusto il tempo per qualche foto e si riparte, prossima tappa Canossa, il suo castello che vediamo in lontananza. Sinceramente le mie gambe sarebbero già dall’idea di tornare a casa: ok è stato bello, è stato interessante, ho visto il panorama, grazie, saluti e baci.

L'incontro con i californiani

Però si prosegue, non posso certo fermarmi adesso e, arrivati in un luogo molto panoramico, approfittiamo di altri camminatori che incrociamo per farci fare una foto ricordo. Scopriamo così che abbiamo fermato dei californiani che ogni anno tornano a trovare la famiglia che aveva ospitato i loro figli, una decina d’anni prima, per uno scambio culturale. Passi, e altri passi. Incontriamo un cartello che indica il divieto di accesso ai mezzi fuoristrada non autorizzati, forse la guida aveva ragione, ma non ci voglio pensare.

Marcello Iotti al centro con i nostri compagni di viaggio

Eccola finalmente la rupe, le antiche mura: Canossa, un Papa, un Imperatore, Matilde, un perdono. Marcello prosegue a raccontarci di storia, di geologia, di territorio mentre io cerco di capire se riuscirò ad andare oltre, alla fine non è così dura, non è così difficile, non sono così stanca.

Forse essere distratta da tutto quello che sto imparando, osservando, percorrendo, non mi permettete di pensare alla stanchezza e in fondo è molto più facile di come avevo immaginato. L’idea che siamo solo a metà strada un po’ mi spaventa, però.

Albero monumentale: quercus pubescens” (Roverella)

Ripartiamo. Ci aspettano Cavandola, Cerreto dei Coppi, degli asinelli, un piccolo curatissimo orto botanico, dei lama che pascolano tranquilli, un albero monumentale: “quercus pubescens” (Roverella).

Un luogo magico: il Bosco della Péntoma che è incluso nel Sito di Importanza Comunitaria (Sic) “Rupe di Campotrera, Rossena”, si estende tra Canossa e Casina e fa parte di Rete Natura 2000, la rete ecologica europea. Il posto ha un che di mistico, gli alberi sono come chinati a un volere superiore. La discesa è ripida e alla fine una sorpresa: la camera della Maddalena. Mi aspetto di vedere uno gnomo passare, un folletto. Non mi stupirei di incontrare una strega o qualche creatura magica uscire dalla spaccatura nella terra. Le mille goccioline della piccola cascata potrebbero generare una fata, oppure un demone, sentendo l’odore solforoso dell’acqua. Siamo forse davanti a una delle porte dell’inferno? Forse per questo qualcuno ha sentito il dovere di inserire una piccola statua della Madonna in una nicchia fra il muschio?

La camera della Maddalena

Lo scorrere del ruscello, i sassi che rotolano continuamente per la scarpata, il crepitio delle foglie sotto i nostri piedi, i raggi del sole che fendono i rami su di noi, l’esplosione di verde, l’odore umido di muschio, tutto contribuisce a rendere questo momento magico. Un altro momento in cui vorrei che tutti sparissero e poter rimanere completamente da sola per ore ad assaporare quello che mi circonda, ma il nostro viaggio non è ancora finito e così riprendiamo il cammino, questa volta in ripida salita verso la nostra meta finale: il borgo medioevale di Bergogno.

Continuano ad accompagnarci i cartelli che nel bosco ci hanno spiegato cosa vedevamo, il perché dei muretti a secco, o dell’acquedotto. Altre targhe ci parlano di forme che si trovano scolpite sui muri. Ormai sono gli ultimi passi di questa giornata, alla fine non è stata così dura, alla fine mi dispiace, alla fine non vorrei che ci fosse una fine.

Bergogno

Marcello è stato veramente bravo, con passione ci ha raccontato i luoghi, le storie, la geologia, la botanica, le leggende, ma credo che più di ogni altra cosa ci abbia spiegato con parole semplici e tanta passione che viviamo in un posto meraviglioso e dobbiamo semplicemente scoprirlo e averne cura.

Sono certa che se si riuscisse a creare una rete fatta di guide appassionate, come Marcello, sul nostro territorio potrebbero esserci stupendi cammini che attirerebbero turisti da tutto il mondo.

Ho conosciuto Marcello proprio perché lui ha accompagnato dei blogger australiani per un tratto della Via del volto Santo.

Sono certa che se sapremo organizzarci, coordinarci, e capire l’importanza di questo cammino, ci sarà lavoro per tante persone, ci sarà bellezza da scoprire, ci saranno storie da raccontare, emozioni da condividere. Questo è stato il mio primo cammino, il mio primo buon cammino direi, e sono certa che non sarà l’ultimo.

Mi auguro un buon viaggio alla scoperta del nostro meraviglioso Appennino.

(Doris Corsini)

Il fotoracconto del cammino

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Il divieto

Marcello Iotti guida ambientale escursionistica (socio Aigae n.ER633) autorizzato ai sensi della Legge 4/2003 (Tesserino GAE 104). Info 345 779 9935.

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Il Bosco della Péntoma che è incluso nel Sito di Importanza Comunitaria (Sic) “Rupe di Campotrera, Rossena”, si estende per circa 1400 ha tra Canossa e Casina e fa parte di Rete Natura 2000, la rete ecologica europea. L’area Sic, designata dall’Unione Europea per la presenza di habitat e specie significative, ricade nel Paesaggio Protetto Collina Reggiana-Terre di Matilde e comprende anche una Riserva Regionale per la tutela di importanti affioramenti di rocce vulcaniche. L’importanza del Bosco della Péntoma è dovuta alla presenza di habitat prioritari come l’ontaneto e di specie di flora e fauna di notevole interesse naturalistico, tutelate da leggi regionali e internazionali. Le due specie simbolo dell’area sono un animale acquatico, il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) per la fauna, e per la flora una felce, la lingua cervina (Phyllitis scolopendrium) che nel logo è diventata l’accento sulla “Péntoma”.

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Il laghetto di sorgiva

La Via Matildica è un itinerario lungo 284 chilometri che attraversa in 11 tappe (con 3 varianti) il territorio di 3 regioni  italiane (Lombardia, Emilia, Toscana) ricche di cultura, tradizioni, paesaggi. Da Mantova a Lucca passando per Reggio Emilia. Dalle pianure del Po, attraverso le colline e montagne del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, fino alle valli della Garfagnana.

Un cammino alla scoperta dei territori di Matilde di Canossa da affrontare nella sua interezza oppure suddiviso nei suoi tre tratti storici:

·         la Via del Preziosissimo Sangue (da Mantova a Reggio in 3 tappe);

·         il Cammino di San Pellegrino (da Reggio a San Pellegrino in Alpe in 5 tappe);

·         la Via del Volto Santo (da San Pellegrino in Alpe a Lucca in 3 tappe).

 

Via Del Preziosissimo Sangue

Tappa N.2 : San Benedetto Po – Guastalla

Tappa N.3 : Guastalla – Reggio Emilia

Cammino Di San Pellegrino

Tappa N.4 : Reggio Emilia – Canossa

Tappa N.4b : Variante Reggio – Montalto

Tappa N.5 : Canossa – Carpineti

Tappa N.5b : Variante Da Montalto A Carpineti

Tappa N.6 : Carpineti – Toano

Tappa N.7 : Toano – Gazzano

Tappa N.8 : Gazzano – San Pellegrino In Alpe

Tappa N.8b : Variante Gazzano – San Pellegrino

Via Del Volto Santo

Tappa N.9 : S.Pellegrino In Alpe – Castelnuovo

Tappa N.10 : Castelnuovo – Borgo A Mozzano

Tappa N.11 : Borgo A Mozzano – Lucca

Leggi gli altri passi

 

 

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Un Commento

  1. Grazie Doris sei riuscita a farmi camminare con te su questo sentiero

    Elda Zannini

    Rispondi

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