Comitato Salviamo le Cicogne, una nota in merito alla posizione del dottor Gargano sul punto nascita

Niente Pal con il punto nascita di Castelnovo ne’ Monti perché esso non esiste?

Se è per questo, non esiste nemmeno il Mire...

La cittadinanza, sia quella di montagna che quella di pianura, ormai capisce il merito delle cose proprio perché continuiamo a informarla correttamente, quindi c’è sempre meno spazio per giochi di parole.

Non si tratta di avere, come dice il dottor Gargano, 5 punti nascita sul territorio provinciale, poiché allo stato attuale solo quello di Reggio Emilia e quello di Castelnovo ne’ Monti hanno i parametri adeguati per rimanere aperti.
Scandiano, Montecchio, Guastalla sono sotto il parametro richiesto dei mille parti all’anno, quindi, non sussistendo per loro condizioni orogeografiche difficili, sono considerati insicuri e vanno soppressi.

Invece, il punto nascita soppresso a Castelnovo ne’ Monti era l’unico ad avere diritto di rimanere aperto senza vincoli numerici e in piena certificazione di sicurezza grazie alla normativa vigente che prevede la deroga per condizioni orogeografiche difficili.

La Regione Emilia-Romagna chiudendo Castelnovo ha compiuto una discriminazione verso le minoranze della montagna, mentre tenendo aperti gli altri tre sta mettendo in pericolo le donne della pianura.

Per questi motivi il richiamo a rivedere i parametri dell’Accordo Stato-regioni serve a mettere a norma i tre punti nascita di pianura che altrimenti non sono in regola.

E nessuno può nascondersi dietro la mancata concessione di deroga del Ministero poiché se non è stata concessa ciò è dovuto a una richiesta fatta dalla Regione che non poneva i giusti rilievi e presentava dati vecchi sulla composizione medica.

Se si ha la coscienza pulita e non si raccontano balle, si chieda la revisione del parere al Ministero, e vediamo come esso risponde, ora che ha in mano una documentazione che attesta la reale situazione di Castelnovo, quella da noi portata a Roma.

Onestà esige che la Regione faccia richiesta di revisione del parere, onestà verso la propria coscienza e verso le donne di montagna, le più tribolate dal territorio per ricevere assistenza al parto.

Coerenza esige che la Regione, fintanto che non riapre Castelnovo o non si rivedano i parametri di sicurezza, chiuda immediatamente i punti nascita non in regola con la normativa vigente.

Altrimenti sono tutte balle quelle sulla sicurezza e sull’aver agito secondo la legge.

In merito al Mire, di cui il dottor Gargano è promotore attivo, vogliamo porre alcune riflessioni.

Davvero occorre spendere circa 40 milioni di soldi pubblici per costruire di sana pianta un nuovo edificio?
Davvero non si possono reimpiegare spazi esistenti ristrutturandoli evitando di lasciare dietro di
noi scatole vuote?
Come si pensa di riempire il Mire a fronte di una natalità provinciale che scende del 7% annuo?
Chiudendo Montecchio oltre che Scandiano?
Per ora conosciamo solo il progetto architettonico del Mire, esiste anche un progetto sanitario?

A oggi la Regione sta facendo scena muta alle nostre istanze, non sappiamo se sta provvedendo a una soluzione o se sta cercando di tenere bassi i toni della polemica in vista delle tornate elettorali.

Comunque sia, sappiano tutti che le Cicogne non rimarranno zitte e continueranno a informare i cittadini di montagna e quelli di pianura, sapendo che tanti di essi sono legati alle loro origini di montagna.
Sia chiaro, noi non vogliamo la chiusura di nessun punto nascita, ma qui nessuno è fesso: l’ingiustizia non si può nascondere.

(Nadia Vassallo, portavoce Comitato Salviamo le Cicogne)
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3 Commenti

  1. Stando al terzo capoverso di questa nota, che parla di informazione, si può condividere o meno il modo, ossia la “strategia”, con cui il Comitato Salviamo le Cicogne porta avanti la propria azione riguardo al Punto Nascita montano, ma va in ogni caso riconosciuto che la cittadinanza è costantemente messa al corrente ed aggiornata in ordine a questo problema anche grazie a detta azione (poi ognuno di noi è ovviamente libero di farsi la propria idea in materia).

    P.B. 27.02.2019

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  2. La lettura politica di questa situazione è una sola. Al Partito Democratico la Montagna non interessa più. Un provvedimento come questo e le susseguenti dichiarazioni, a quattro mesi dal voto in tanti comuni ed i Regione, sono un messaggio chiarissimo. La Montagna per il PD, oltre a non essere strategica, è una battaglia persa. Al contrario si mandano messaggi tranquillizzanti ai grandi e popolosi Comuni di Pianura e pedemontani. Il solo Comune di Scandiano ha del resto più abitanti, e più elettori, di tutta la Montagna. In Pianura si vinceranno le elezioni Regionali. Ed è la Regione il vero obiettivo del PD, non Castelnuovo o Villa Minozzo.

    Luca Fioroni

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  3. Spero che l’energia che trovano le persone quando sanno di dire la Verità, continui a sostenere i componenti del Comitato Salviamo le Cicogne; non arrendeteVi, sarebbe un danno per i nostri paesi montani e l’ingiusta vittoria di altri. Il Comitato ha saputo combattere la disinformazione con una informazione seria, leale e corretta, senza interessi di partito, ma nel solo interesse della montagna; e forse grazie a Voi si riuscirà a mantenere un presidio importante per tutti noi su questi territori.

    Franzini Lino

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