Cangiari, Verdi: diga di Vetto, “Nulla cambi, mentre tutto cambia”

Il clima è già cambiato: un inverno siccitoso ha messo i torrenti quasi in secca e il Po si è ritirato, come nelle estati più roventi.
Purtroppo questa evidenza non è colta nella sua pienezza ma, come spesso accade specialmente in Italia, è utilizzata come pretesto per non cambiare nulla, tanto è vero che si ripropongono strategie di 40 anni fa quando il negazionismo era cultura dominante.

A fronte di una situazione di evidente scarsità d’acqua e dalle possibili prospettive drammatiche, chiunque non metterebbe mano alla fondina per dare il colpo di grazia ai nostri fiumi, pensando a sbarramenti o dighe, ma si interrogherebbe su come fare per risparmiare le ormai preziose e scarse risorse idriche, utilizzandole al meglio e con grande parsimonia.
E invece no! I sindaci delle due sponde dell’Enza continuano a vagheggiare di invasi o dighe prefigurando, in modo del tutto strumentale, gli esiti di uno studio che dovrà valutare anche i costi di progettazione, realizzazione e manutenzione nel tempo degli interventi.
C’è da rimanere sconcertati da tanta leggerezza.

Il partito della diga, seppure con toni e terminologie un po’ più felpati, almeno in terra reggiana, sta lavorando alacremente e ripropone antiche e improbabili parole d’ordine, sognando per la Valle dei Cavalieri un futuro idilliaco fatto di benessere, turismo e lavoro.
Ma entriamo nel merito: si dice che la diga e il suo invaso potranno produrre energia pulita, dimenticando che ovunque la produzione di energia da fonte idroelettrica è ormai consolidata e sarà sottoposta a stress a causa delle sempre minori precipitazioni. Gli investimenti maggiori saranno sul solare ed eolico, tanto che entro il 2030 le fonti di generazione eolica e solare riusciranno a garantire il 90% del fabbisogno, percentuale che salirà al 100% entro il 2050. (Le previsioni sono contenute nel New Energy Outlook 2018 realizzato da Bloomberg. fonte Sole 24 ore 4/7/2018);

Si dice che la diga (o invaso) potrà dare ai territori una grande disponibilità di risorse idriche per gli usi civili, dimenticando che tale fabbisogno, oggi, è già ampiamente soddisfatto dalla captazione in alveo di Cerezzola e dalle preziosissime falde del paleo alveo, che alimentano gran parte delle esigenze idriche sia delle famiglie che del comparto industriale e che possono essere efficacemente gestite.

Si dice che la diga servirà per far decollare il turismo nella valle, dimenticando che dove sono stati realizzati bacini, lo sbarramento dei torrenti appenninici ha prodotto profondi mutamenti paesaggistici sia a valle con la morte biologica e fisica dei corsi d’acqua, che a monte degli stessi: proprio nel periodo estivo, quando si potrebbe ipotizzare l’ arrivo di turisti intorno al bacino, ecco comparire immense fangaie desertiche, impercorribili a chiunque, a causa dei forti prelievi di acqua dagli invasi e quindi della loro riduzione in secca, tanto da rendere impossibile ipotizzare fruizioni di tipo turistico delle loro sponde.
Si dice che la diga servirà per dare acqua e ristoro all’agricoltura del nostro territorio, a produzioni agricole tipiche tra le quali il Parmigiano Reggiano, dimenticando però che, mentre il clima sta cambiando rapidamente, nulla è stato fatto per mutare le pratiche irrigue dei prati stabili, oggi ancora a scorrimento, nulla è stato fatto per riorientare le coltivazioni verso produzioni meno idroesigenti, poco o nulla è stato fatto per indurre il mondo agricolo a lasciare l’illusione di una possibilità infinita di aumento delle produzioni, in una logica di crescita prettamente industriale, dimenticando colpevolmente di dire che, invece, ciò che salverà il comparto primario potrà essere solo la molteplicità delle attività aziendali, prefigurando un agricoltore rispettoso dei cicli naturali, dell’ uso oculato delle risorse, aperto alle innovazioni e ai cambiamenti nelle pratiche agronomiche, aperto al territorio tanto da diventare operatore e valorizzatore turistico dello stesso.

L’immagine positiva dei nostri prodotti tipici nel mondo, non può essere incrinata da azioni che sconvolgano la bellezza e lo stato di una valle, come quella dell’Enza, che aspetta di essere valorizzata, non distrutta da una inutile diga.

(Per i Verdi di Reggio Emilia Duilio Cangiari)

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12 Commenti

  1. Parole a caso…
    Infatti risulta che non siano mai stati realizzati invasi a scopo idroelettrico in Italia…
    L’importante in questo paese è rimanere immobili e godersi lo status quo. Effettivamente per alcune persone la nostra montagna va benissimo così com’è fiorente e ricca di turismo.
    Fra 10 anni delle pratiche agronomiche in montagna non ci sarà nemmeno l’ombra se non si fa qualcosa.
    Non se né può più di questa classe politica dedita all’immobilismo.

    Basta…

    Unmontanaro

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    • Invece secondo me sono parole sagge. A parte che è meglio non fare nulla piuttosto che fare danni, le seguenti proposte non mi sembra inducano all’immobilismo:
      1) investimenti maggiori saranno sul solare ed eolico, tanto che entro il 2030 le fonti di generazione eolica e solare riusciranno a garantire il 90% del fabbisogno, percentuale che salirà al 100% entro il 2050.
      2) riorientare le coltivazioni verso produzioni meno idroesigenti
      3) agricoltura rispettosa dei cicli naturali, dell’ uso oculato delle risorse, aperta alle innovazioni e ai cambiamenti nelle pratiche agronomiche, aperto al territorio tanto da diventare operatore e valorizzatore turistico dello stesso.
      Chi vuol leggere le proposte le trova, chi invece si fa guidare dai pregiudizi no.

      Un altro montanaro

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  2. Se non si realizzerà un’invaso per “regimentare” l’Enza ed evitare (o limitare) eventi catastrofici come la recente alluvione di Lentigione di Brescello, omessa penso volutamente dal “Verde”, avremo almeno la magra soddisfazione di sperare che la siccità faccia seccare i Verdi. O sono come la gramigna… ?!?

    Max

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  3. Vorrei fare presente a questo signore, che è arrivato lungo: il Carnevale è finito ieri, oggi siamo in Quaresima, un po’ come la Valle dell’Enza, che lo è da decenni…

    Ivano Pioppi

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  4. Tante belle parole, ma il risultato sarà uguale, se non peggio dello status quo.
    Solo a futura memoria ricordo che la diga di Gazzano, (ENEL), per produzione di energia elettrica (centrale idroelettrica di Farneta), sono anni che è stata realizzata e non mi pare che il torrente Dolo, abbia avuto danni a valle o che sia stato prosciugato nei periodi estivi.
    M.B.

    Massimo

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  5. 1) Non è vero che l’acqua derivata alla traversa di Cerezzola è sufficiente perché quando l’acqua non c’è come è successo nell estate del 2017 e come succederà tra molto poco non rimane nulla da derivare, visto che è obbligatorio rilasciare un deflusso minimo vitale, l’alternativa è seccare il fiume. Ogni anno ci sono milioni di euro di danni per le colture seccate, e le falde di pianura sono ormai a livelli molto bassi e sempre più inquinate. La diga permetterebbe di accumulare le piene del fiume ( altrimenti catastrofiche ) per poi rilasciare l’acqua in maniera graduale durante l’arco della stagione secca, con notevole benefici anche dal punto di vista della biodiversità fluviale, sia per la flora che cresce lungo il torrente che per la fauna acquatica e non che lo frequenta.

    2) Rinneghiamo il parmigiano, la finira del pomodoro, della zucca emiliana, dell’anguria e ci mettiamo a coltivare cactus, datteri e a mangiare insetti?

    3) l’energia che consumate nelle vostre case la sera arriva anche dalle centrali idroelettriche che sono indispensabili per la stabilità della rete e lo saranno sempre di più visto che solare ed eolico non sono fonti programmabili. In Italia adesso stiamo in piedi solo grazie al gas che copre il 70% della fornitura elettrica visto che quando il sole non c’è e il vento non tira ci vuole una soluzione. L’italia è un paese industrializzato con 60 GW di picco e la favoletta dei pannelli su ogni casa e relativa batteria non funziona. Inoltre la centrale idroelettrica oltre ad essere sostenibile dal punto di vista ambientale lo è anche da quello economico e aiuterà a ripagare e mantenere l’opera.

    4) per la fruizione turistica basta andare a vedere a Vagli, a Gramolazzo, al Bilancino, a Ridracoli, al lago di Molveno, Suviana e agli altri mille laghi sparsi sulla nostra penisola, il resto sono chiacchiere.

    Commento firmato

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  6. A forza di no se e ma a prescindere, guardate in che situazione imbarazzante ci troviamo, fiumi sporchi che i nostri vecchi pulivano, tenevano aperti i fersini in campagna, non c’erano ne frane ne alluvioni, per questi signori verdi guai a toccare una pietra, ma questo non è ne progresso ne salvaguardia, è solo un povero appennino ridotto in condizioni pietose,la storia infinita era il nulla che dilagava ma era solo fantasia, da noi succede per davvero, oramai è tutto un nulla, la diga porterebbe lavoro, sicurezza ambientale, scorte idriche energia elettrica pulita con la p maiuscola, io non ho studiato ho solo la terza media, ma ciò che è giusto o sbagliato lo so riconoscere benissimo.

    C219T

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  7. Saggio?!
    Eolico e solare sono ottime fonti e ben vengano, ma dalle parole del nostro politico verde, non leggo proposte sagge, solo parole a caso, senza una minima argomentazione.
    Eolico: proprio i Verdi in tempi passati, si opposero a progetti legati al l’eolico sull’altro crinale, in quanto deturpanti il territorio.
    Solare: non ci sono state proposte di incentivi sino all’85% (come ad esempio in Sardegna) per promuovere le energie ecosostenibili. Se occorre aspettare il 2030 addio montagna..
    Per quanto riguarda le coltivazioni idroesigenti, colgo dalle parole un paradosso: con la riduzione delle precipitazioni ci sarà più bisogno di acqua pertanto le coltivazioni non potranno essere meno “idroesigenti” a meno di non fare idroponica in serra. Infine sul punto dell’agricoltura rispettosa, la chiave di lettura non è pregidiziale; sinceramente non traspare nessuna concreta proposta, solo una accozzaglia di parole (appunto a caso), ma sono un povero montanaro ignorante e la montagna evidentemente sta benissimo così nella suo immobile declino.

    Un montanaro

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    • Buonasera amico montanaro. Può essere un mio limite, ma questo suo commento mi pare così confuso che faccio fatica a comprenderlo:
      1) a me non interessa cosa pensino o cosa abbiano fatto i verdi in passato. A me interessa che si investa sulle energie rinnovabili subito. Se qualcuno dei verdi ha avuto posizioni discutibili in passato, questo può oggi essere un pretesto per non spingere sull’eolico? Non ne colgo il senso
      2) solare: se non ci sono gli incentivi all’85% come in Sardegna, non è possibile fare pressione per introdurli? O in questo caso l’immobilismo va benissimo? E non dobbiamo aspettare il 2030, nell’articolo c’è scritto che il 2030 ha come obbiettivo il raggiungimento del 90% di energia prodotta da rinnovabili. Ma questo processo va iniziato subito
      3) qui non la capisco proprio, o forse è lei a non aver colto il significato del termine “idroesigente” (cioè che ha bisogno di meno acqua per crescere). Cosa vuol dire “con la riduzione delle precipitazioni ci sarà più bisogno di acqua pertanto le coltivazioni non potranno essere meno idroesigenti”? Il fabbisogno di acqua di ogni coltura non dipende dalla disponibilità idrica, ma dalla natura stessa della pianta. Per esempio, il mais ha bisogno di molta più acqua rispetto al grano. In tempi di siccità, secondo lei è meglio coltivare grano o è meglio, come si fa oggi, importare il grano dall’estero e coltivare mais?

      Un altro montanaro

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  8. Ho sempre sostenuto che un vero ”Ambientalista”, di qualunque partito sia, verde, rosso o giallo, deve sostenere la realizzazione della Diga di Vetto, un’opera che riduce lo spreco del bene più importante dell’Umanità, l’Acqua, che produce milioni di euro di energia pulita, che migliora il clima, riduce il dissesto, riduce il prelievo delle acque da falda e da Po; riduce i consumi di gas e gasolio ed elimina le esondazioni a valle; pertanto non credo che il Sig, Cangiari sia tra quelli che io definisco: Veri Ambientalisti .
    Certe ideologie non si combattono con le parole; non servono, fino a pochi anni fa, per ideologie, un padre e una madre lasciavano morire un proprio figlio piuttosto che consentire loro una trasfusione di sangue; e anche oggi l’ideologia del “NO A TUTTO” continua ad indurre qualcuno ad opporsi ad un’opera come la Diga di Vetto, utile e indispensabile come l’aria che respiriamo; un’opera che darebbe un futuro ai paesi montani e un futuro all’agricoltura; ma questo non importa a chi ha interessi dal consumo di gas o gasolio, dal pompaggio delle acque, dal sostenere altri prodotti diversi dal Parmigiano Reggiano o dai danni da esondazioni e da siccità. Leggendo quanto scritto dal sig. Cangiari noto tante contraddizioni che non ho lo spazio per elencarle tutte, una cosa è certa, senza la Diga di Vetto è la fine dei territori montani, la fine del Parmigiano Reggiano, dei vigneti, del pomodoro, del mais, ecc.; bella come battuta quella di usare coltivazioni meno idroesigenti, l’ho già sentita. Come Tecnico alle belle parole preferisco gli esempi reali; non posso accettare che si dica che uno sbarramento porta alla morte biologica e fisica di un corso d’acqua; in Trentino Alto Adige, dove ho lavorato per anni, ci sono 93 invasi, nessuno di loro ha portato alla morte di nulla, hanno portato solo ricchezza, ma per essere più credibile voglio fare due esempi vicino a noi: chiunque vada a Bobbio o a Rivergaro di Piacenza vedrà che il Trebbia ha acque limpide tutto l’anno, in agosto il letto del fiume è pieno di ragazzi e adulti che fanno il bagno in queste acque; perchè nel Taro, nella Parma, nell’Enza, nel Secchia, ecc. questo non succede? perché sono in secca?; semplicemente perchè la Diga del Brugneto sull’appennino Ligure Emiliano rilascia acqua nel Trebbia; altro esempio; perchè il Bidente, torrente che esce dalla diga di Ridracoli in Romagna ha acqua dodici mesi all’anno e la Soc. Romagna Acque ha verificato che la quota delle falde, per merito della Diga di Ridracoli, si sta risollevando di 2/3 mm all’anno; semplicemente perché il Bidente ha sempre acqua e rimpingua le falde; Il Sig, Cangiari dice che un invaso rende impossibile il turismo; ma è mai andato alla Diga del Bilancino a Barberino del Mugello a vedere il turismo e le attività che sono cresciute intorno al lago; sei aree di balneazione, tre scuole di nautica internazionali, area campeggio, area camper e area faunistica, bar e ristoranti, B&B, ecc. Nel suo commento il Sig. Cangiari dice che in estate il lago si vuota dice; questo sta a dimostrare che l’acqua serve, ma come ho sempre sostenuto il lago deve avere una capacità idrica superiore ai fabbisogni irrigui e idropotabili per garantire sempre un aspetto lacustre. Ma la cosa che più mi fa rabbia, come ex Tecnico Enel, è leggere che l’energia idroelettrica sarà sottoposta a stress a causa delle minori precipitazioni, leggere questo è troppo, la quantità di pioggia che cade, confermato dal CNR a Castelnovo ne Monti poco fa non è inferiore al passato, è il modo in cui cade che è cambiato, cade in modo alluvionale o non cade per mesi; con questo tipo di pioggia l’energia idroelettrica prodotta da acqua “fluente” è inferiore, mentre quella prodotta da invaso è superiore, l’energia idroelettrica prodotta da invaso è e sarà sempre la Regina delle sorgenti alternative, ora e sempre, molto di più dell’eolico o del solare, in quanto legate al vento o al sole. E’ ora che i sostenitori delle alluvioni, della fine del Parmigiano Reggiano , dei paesi montani la smettano di fare dei danni, ne sono già stati fatti troppi, in Umbria hanno appena ripreso i lavori di una grande Diga sospesa nel 1994, ma forse in Umbria ci sono i “Veri Ambientalisti” e non sostenitori del NO a tutto. P.S. parlando di Cerezzola, si sappia che per l’idropotabile mancano 11,5 milioni di metri cubi d’acqua.

    Franzini Lino

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  9. Veramente questa volta ho centellinato parola per parola ciò che ha scritto il Signor Cangiari. La prima domanda che mi sono fatto è questa: ma voi Verdi quando finite di danneggiare l’Italia e di conseguenza gli italiani? E’ passato il momento che qualche ministro compiacente e bisognoso dei vostri voti strisciava e vi permetteva di dire e fare stupidate atomiche. Ora basta, con il vostro proporre il nulla è ora che scompariate come sono scomparsi tutti quelli che si sono messi contro le cose logiche e naturali, perchè se dice che è naturale riempire l’Italia di pale eoliche, lei è veramente da evitare e toglierle il diritto di voto. Già la pagliacciata fatta nell’anno 1988 nel fiume Enza contro la Diga, la dice lunga sulla vostra capacità democratica di confronto, avete solamente spedito un’orda di imberbi vociferanti, con dei panini e qualche lira in tasca, a far cacciara e si ricordi che io ero uno dei presenti, quindi conosco bene le situazioni. Non voglio dilungarmi oltre, ma la prego torni ancora nell’anonimato, e smetta di pontificare su cose che ha dimostrato di averne una scarsa conoscenza.
    P.S. Se ha bisogno di documentazione adeguata, ne fornirò a quintali.

    Andrea Azzolini

    Rispondi
  10. Pur nella convinzione che difesa e conservazione dell’ambiente siano azioni e mete oltremodo importanti, non mi iscrivo al cosiddetto “fronte dei NO”, ossia quella linea di pensiero sistematicamente contraria, o quasi, a qualsivoglia tipo di intervento in proposito, perché ritengo che nascano talora esigenze e problematiche che vanno in qualche modo gestite e “governate”, trovando se del caso l’equo compromesso tra sviluppo e ambientalismo, e quando non si fosse d’accordo con l’intervento volta a volta proposto o ipotizzato andrebbero avanzate soluzioni alternative (ma che alternative lo siano davvero, nel senso di essere realistiche e fattibili)

    Ciò premesso, non mi trovo tuttavia d’accordo con quanti, sull’opposto versante, quello cosiddetto del “fare”, vorrebbero la strada spianata, senza trovare “oppositori”, dal momento che in assenza di qualcuno che ti “tiri la giacca” c’è il rischio di “strafare”, vedi il grado di cementificazione o consumo di suolo raggiunto in talune parti del Paese, che oggi in più d’uno considera un errore, perché si potevano verosimilmente fare uguali cose con un uso più oculato del territorio, e del resto se la realizzazione della diga di Vetto fosse stata cosa semplice e scontata ci si sarebbe arrivati già da tempo, posto che è stata concepita quando la politica ambientalista non era ancora nata (o era agli albori).

    P.B. 08.03.2019

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