Il giorno dopo la festa della Donna cosa resta?

Considerazioni sui commenti all'articolo "Giovani oggi: ha ancora senso parlare di “festa” della donna?"

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Alcuni di noi non hanno mai esperito la differenza di genere in prima persona, forse l’hanno solo sfiorata in qualche circostanza, vivendo un contesto scolastico, a mio parere, libero da discriminazioni e pregiudizi sessuali. Non per questo negano l’evidente divario che ancora persiste, non per questo restano muti davanti ai fatti sbattuti in faccia.

Ci sono ragazze che si scusano con il partner per essere rimaste incinte e lo giustificano nel caso decidesse di non sentirsela di prendersene cura.

Alla donna è richiesto di essere piacente, curata. Si è mai vista una donna non depilata in piscina, ma figuriamoci, che schifo.

Alla donna viene automatico alzarsi da tavola, sparecchiare e pulire i piatti. La famiglia, la casa si regge sulle sue spalle.

In alcune situazioni le differenze di genere sono così culturalmente sedimentate da passare come consuetudini, questo era il mio punto. Le persone si abituano a un certo assetto e il fatto stesso che non sono messi in discussione, dà agli stereotipi il valore di consuetudine.

Giustamente mi avete fatto notare come altre situazioni non si possono liquidare con un “è sempre stato cosi”, “dai non farne un dramma”, “è la nostra cultura”.

Le donne che hanno subito violenze e abusi sicuramente se la sono cercata. Com'erano vestite? Cos’avranno fatto? Perché giravano da sole a quell'ora?

Le donne che fanno carriera sicuramente saranno finite a letto con qualcuno, quindi perché studiare, impegnarsi e darsi da fare, se poi non è riconosciuta alcuna competenza? Se poi sei bella allora sarai pure stupida, non ci provare neanche.

Quando le regole e i ruoli sono ormai definiti, gli eventuali comportamenti volti a metterli in discussione e a cambiarli sono accolti con sospetto e spesso con ostilità dagli altri.

Per questo sono cosi difficili da cambiare determinate situazioni, poiché non tutti le vedono come un problema, in primis le donne stesse e mi ci metto dentro anche io.

Le opinioni espresse non sono solo le mie, ma rappresentano l'elaborazione di un confronto con i miei coetanei, di quello che sento, provano e riportano.

(Beatrice Bramini)

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3 Commenti

  1. Trovo che l’immagine sia piuttosto indovinata, casomai stesse metaforicamente ad indicare che vi sono donne incerte e divise tra l’accettare il mazzo di mimose, o invece respingerlo, se non cestinarlo,, ed infatti ne conosco alcune che ritendono si sia ecceduto nelle rivendicazioni, e non di rado gli eccessi hanno un prezzo, tanto che nel lavoro non vorrebbero dipendere da un “superiore” del proprio sesso (forse va detto una “superiora”).

    Circa il fatto che “alla donna viene automatico alzarsi da tavola, sparecchiare e pulire i piatti”, era la norma nelle famiglie di un tempo, quando all’uomo erano richieste altre e diverse mansioni, in una funzionale divisione dei ruoli, ma se quel modello aveva imperfezioni tali da dover essere cambiato, bisognerebbe capire in quale maniera è stato sostituto (personalmente faccio fatica a comprendere quale sia quello nuovo).

    Come scrive Beatrice, è sicuramente vero che “quando le regole e i ruoli sono ormai definiti, gli eventuali comportamenti volti a metterli in discussione e a cambiarli sono accolti con sospetto…”, ma ormai è passato tanto tempo dall’inizio di quella “metamorfosi” sociale, e si dovrebbe pertanto capire se le generazioni più giovani, donne ma anche uomini, sentono che vi è effettivamente un nuovo modello, e vi si riconoscono (oppure no)

    P.B. 09.03.2019

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  2. Invio questo commento che ho fatto su Facebook alcuni minuti fa, a proposito di donne.
    – Ci ho pensato il giorno della Festa della Donna, mentre gustavo in solitudine un gelato a forma di mimosa. Ci ho riflettuto due giorni per mettere a fuoco con chiarezza questo pensiero, perché ho affetto per molte figure apicali del mio Comune, per luoghi pregiati, la Biblioteca, il Teatro, la Scuola di Musica, per la gente di sport. Ma non posso scacciarlo questo pensiero, e lo rivolgo a tutti i Sindaci della Montagna, e in particolare al dottor Manari dell’Alto Appennino. A proposito di mimosa… Nel nostro Ospedale, dedicato a Sant’Anna (per ironia, c’è anche il progetto Sant’Anna plus), alcune donne non possono metterci piede, neppure al Pronto Soccorso. Dovete sapere quali sono queste donne: sono le donne in gravidanza, le donne in attesa di avere un bambino. Mi viene quasi da dire che è una forma di discriminazione, certamente di indifferenza al sentimento meraviglioso della nascita di nuova vita. Una situazione assurda ai miei occhi, incredibile. In Regione sono dei geni a pensare a situazioni così. Le donne dei nostri monti dovrebbero condividere questo pensiero, per rivolgerlo agli amministratori.
    Colgo l’occasione per chiedere al signor P.B. di firmare i suoi commenti, anche se è libero di fare diversamente. Interviene su molti argomenti e credo che sarebbe corretto sapere chi è, a me sembra di parlare con un fantasma. Le chiedo scusa, credo sia bello dialogare, senza timori.

    Dilva Attolini

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  3. Posso assicurare la gentile autrice del secondo commento che non avrei personalmente alcun timore a scrivere il mio nome e cognome, non fosse altro per l’età che mi ritrovo – pur se non è di certo il solo motivo della mia scelta – ma semmai ci fosse effettivamente qualcuno che usa sigle od acronimi per non esporsi troppo, significherebbe che qualcosa non ha funzionato nella libera manifestazione del proprio pensiero (e ci si potrebbe pertanto interrogare seriamente in proposito)

    Quanto all’avere la sensazione di parlare con un fantasma, allorché non si conoscono le generalità di chi scrive un articolo o un commento, non si può certo entrare nel merito degli stati d’animo di ciascuno di noi, ma in ogni caso non declasserei a fantasma un pensiero o ragionamento dietro al quale c’è un’idea, e dunque una persona, con la quale si può dialogare e ci si può intensamente confrontare anche senza conoscersi (per dire che a me sembrano più importanti opinioni e parole rispetto a chi le scrive).

    P.B. 10.03.2019

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