La situazione idrica è allarmante ma tra poco potrebbe diventare tragica per le terre del Parmigiano Reggiano

Alpe di Succiso e Monte Acuto senza neve 11-03-2019

La situazione idrica è allarmante ma tra poco potrebbe diventare tragica per le terre del Parmigiano Reggiano, pomodoro, vigneti, mais, ecc. I tecnici del Cnr della stazione meteo del Cimone, la più importante del sud Europa, ci fanno sapere che a oggi è caduta poco più di un decimo della neve che generalmente cade; questo è visibile anche sulla Valle dell’Enza; il piccolo invaso toscano al Passo del Lagastrello, l’unico in grado di dare un sorso d’acqua a questa Valle, è ancora vuoto, ma nessuno decide di far ripartire i lavori della Diga di Vetto, uno sbarramento di dimensioni molto più piccole di quello di Ridracoli ma che per merito delle valli dell’Enza e della Lonza, molto aperte, darebbe una capacità idrica maggiore.

La Diga del Lagastrello 11 03 2019 completamente-vuota

Da qualche tempo si legge della grave crisi idrica del Po; si sappia che il rischio della risalita del cuneo salino dal mare si fa sempre più concreto e i danni che ciò provocherebbe alle falde sarebbero enormi, per evitare questo il Ministro dell’Ambiente nel 1987 definì la Diga di Vetto “Urgente e indifferibile” per le terre del Parmigiano Reggiano, ma diede Valenza Nazionale a quest’opera perché sarebbe stata in grado di contrastare la risalita del cuneo salino dal Po in caso di emergenza.

È ora di passare dalle parole ai fatti, neve e pioggia non cadono più con regolarità in base alle quattro stagioni ma cadono in modo alluvionale o non cadono per mesi, provocando danni da alluvioni e siccità.

Questo ha finalmente portato alcuni Amministratori a comprendere che occorre invasare le acque montane nei periodi di abbondanza per usarle quando servono, concetto molto elementare ma di difficile comprensione per tanti, visto che da quando furono sospesi i lavori della Diga di Vetto nell’agosto del 1989, la Regione non ha mai provveduto a far ripartire i lavori, pur essendo un’opera definita sullo Studio di Impatto Ambientale, a pag. 647, dieci volte più sicura delle dighe Italiane.

La Diga del Lagastrello 11 01 2019 completamente-vuota

Recentemente si è appreso dai mass media che si deciderà l’entità di un invaso, o più invasi sulla Valle dell’Enza entro fine anno 2019, questo significa a dopo le elezioni  Regionali che si terranno a ottobre; questo non è accettabile; il 5 giugno del 2018 in Regione fu sottoscritto, da tutti i componenti il Tavolo Tecnico Enza, un documento che riportava i milioni di metri cubi d’acqua di cui la valle dell’Enza aveva bisogno; da allora è passato quasi un anno e ora si dice che dobbiamo aspettare a fine 2019 per sapere cosa si farà e dove si farà; come se un invaso si potesse fare ovunque e non dove madre natura lo consente.

Occorre decidere subito e non dopo le elezioni Regionali, chi ci amministra deve dire ora, a chiare lettere, quanta acqua intende invasare per i fabbisogni irrigui, idropotabili e industriali per la Valle dell’Enza e per portare lavoro e un futuro ai paesi montani; dove c’è un lago c’è vita; non è possibile attendere chi vincerà le elezioni in Regione per sapere dove e quanta acqua si vuole invasare; e se intenderà ancora farlo; ad altri Enti potranno essere demandati gli aspetti tecnici delle opere ma non la decisione di fare e cosa fare.

Ma altra cosa importante è ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, la principale causa di questi fenomeni, sulla Valle dell’Enza si potrà fare molto se si realizza un invaso e una centrale idroelettrica che turbini acqua dodici mesi l’anno, evitando la messa in atmosfera di circa 60.000 ton di CO2 l’anno e che produca decine e decine di GW di energia pulita e non legata al sole e al vento che non sempre ci sono.

(Lino Franzini. Sindaco di Palanzano)

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7 Commenti

  1. Mi auguro che quanto scritto dal sindaco di Palanzano sia letto anche dai suoi colleghi sindaci Reggiani, a partire da Ventasso fino a Brescello e si spera facciano sentire la loro voce senza aspettare a dopo le elezioni regionali. Il detto: chi tace acconsente non vale per la diga di Vetto, è il contrario, chi tace non vuole la diga di Vetto, anche se penso che tanti parlerebbero ma forse non possono farlo; intanto a pagare le conseguenze di questa siccità non saranno loro ma chi lavora la terra; i voti di chi lavora la terra sono pochi ma sono voti che pesano se il Parmigiano Reggiano un giorno sparirà.

    Sergio

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  2. Le cose possono cambiare solo se cambieremo i nostri politici locali.
    Se continuiamo a votarli vuol dire che ci va bene così…..

    Cg

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  3. Leggo in Redacon solo negli ultimi giorni gli interventi dettagliati del sindaco Franzini, del sindaco Bini, dell’allarme pioggia in E. Romagna – 40% (analisi Coldiretti), leggo che in occasione dell’inaugurazione della variante Ponte Rosso sarà presente il presidente della Regione e che si terrà un confronto sul modo di fare impresa organizzato dall’Unione montana Comuni. Visto l’interesse che suscita questo argomento, si poteva pensare anche di allargare il confronto con aggiornamenti in merito alla diga di Vetto?
    Credo non sia facile capire quali saranno le strategie future migliori, il nostro Appennino ha tante problematiche, auguriamoci che ci sia la volontà di operare con competenza e buon senso.

    Manuela Guazzetti

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  4. Voglio la Diga di Vetto SUBITO!

    Max

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  5. Poteva essere un’occasione più unica che rara, vista la presenza del presidente Bonaccini, oltre che inaugurare il Ponte Rosso, dare risposte al comitato Cicogne, aggiungere l’argomento diga di Vetto, almeno così si capiva se la Regione sta veramente prendendosi a cuore il problema di tutti i coltivatori. Ma ho paura che finirà come al solito, cappelletti, tortelli e lambrusco, come è successo anche a Lentigione in occasione della visita per l’inondazione. Non ha detto una sciocchezza il signor C.G. ritenendo che se i politici non cambiano idea, possono essere i cittadini a cambiarli.

    Andrea

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  6. Oggi chiunque abbia un po’ di buon senso, di fronte ai cambiamenti climatici, ai danni da siccità e da alluvioni, alle necessità di acqua in pianura e di lavoro in montagna, comprende che la diga di Vetto è la cosa più ovvia del mondo, inoltre si avrebbe l’acqua nel fiume tutto l’anno, mentre ora l’alveo dell’Enza nei mesi estivi è un deserto. Qualcuno voleva ripopolare il barbo sull’Enza ma in estate verdi o ambientalisti gli porterebbero l’acqua minerale da bere?. Purtroppo credo che chi da trent’anni dice di no alla diga, difficilmente ammetterà di aver sbagliato e continuerà la sua lotta contro la diga, facendo morire l’agricoltura e i paesi montani. Che una diga porti benefici lo vede anche un cieco, la diga del Lagastrello sono 120 anni che produce energia pulita e da da lavorare a tanta gente; quali danni ha dato, nessuno, solo benefici.

    Andrea

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  7. Ci tenevo ad evidenziare una situazione a dir poco allucinante; 32 anni fa il Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, Filippo Maria Pandolfi, sotto il Governo Fanfani, dichiarò la Diga di Vetto “Urgente ed Indifferibile” per le terre del Parmigiano Reggiano; diede valenza interprovinciale e interregionale a quest’opera in quanto garantiva acqua a Reggio Emilia, Parma e alla Regione Emilia Romagna e Lombardia e le diede Valenza Nazionale in quanto in grado di contrastare la risalita del cuneo salino dal Po in caso di siccità, ma nonostante questo non è stata fatta. Perchè non è stata fatta?; perchè i lavori non sono ripresi neppure dopo la sentenza della Suprema Corte di Cassazione?; perchè tutte le altre Dighe progettate in quegli anni sono state fatte e quella di Vetto no?, chi sono i responsabili della mancata ripresa dei lavori?; ci sono dei partiti che non hanno mai sostenuto quest’opera?; chi avrebbe dovuto fare ciò che serviva per la ripresa dei lavori e non è stato fatto?; per grazia di chi in Val d’Enza ci troviamo in questa situazione?; credo che ogni lettore che abbia la mente libera da ideologie partitiche o di altra natura, sappia darsi una risposta e che ora si renda conto che l’opera serve.

    Franzini Lino Sindaco di Palanzano

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