Comitato Salviamo le Cicogne: le donne gravide di montagna obbligate a un crescente disagio. Aggiornamento: nota in merito alla replica di Nicolini

Il comitato Salviamo le Cicogne esprime totale solidarietà alla sorella di Emiliano Pedrini (https://www.redacon.it/2019/04/05/pedrini-partoriente-di-7-mesi-due-volte-in-citta-per-il-tracciato-3-ore-di-viaggio-ma-ora/) e a tutte le Donne gravide della montagna che per soddisfare l’ego del maschio alfa al potere in Emilia-Romagna sono costrette all’assurdo e al pericolo nel momento più intenso della propria vita.
Non è necessario aspettare la giustizia divina per porre rimedio a questo scandalo.
Possono bastare 4 voti, come ricorda Emiliano.
Non da oggi, ma dal momento della chiusura del punto nascita di Castelnovo la situazione è molto preoccupante: oltre a mancare l’assistenza al parto è stata soppressa la guardia ginecologica h24, sono stati spenti i più elementari controlli effettuati con il tracciato, è stata chiusa la possibilità di accedere al Pronto Soccorso alle donne che hanno difficoltà.
Ogni cosa è stata indirizzata verso il punto nascita che obbligatoriamente le donne di montagna hanno dovuto scegliere in pianura, diventando così anche il centro di presa a carico delle numerose visite che una gestante deve effettuare prima di partorire.
Sono ore di macchina ripetute più e più volte, sono disagi e pericoli per le donne e per i bambini, sono mesi di ansia e preoccupazione dominati dal timore di non riuscire a raggiungere in tempo il primo punto di assistenza.
Che ne può sapere un uomo tutto d’un pezzo come Bonaccini di queste cose, lui che ha detto di non sapere niente di medicina e per questo lascia che siano i medici a decidere per lui? Che ne può sapere il direttore Nicolini di cosa prova una ragazza trasportata avanti ed indietro su e giù per la montagna di notte fra dolori e paure?
Vivono tutti al riparo dell’ipocrisia della scienza, volendo imporre al buon senso un diktat ingiusto che ha sguarnito 800 kmq di territorio difficile dalle più elementari forme di assistenza per tener vivo invece il punto nascita di Scandiano, quello con meno parti in provincia, ma anche quello con maggiori voti dopo il comune di Reggio Emilia.
Invece di porre rimedio a questa situazione si sono chiusi a riccio, non rispondono neanche, fermi in una tracotante prova di irragionevole resistenza, sulla pelle di donne e bambini.
Non ci solleva di certo neanche la posizione del sindaco Bini, (https://www.redacon.it/2019/04/05/bini-unione-sulla-segnalazione-pedrini-non-va-come-era-stato-promesso-e-un-fatto-grave-lettera-allasl/) che alterna mesi di silenzio a interventi però sempre ben attenti a non mettere in discussione il padrone del vapore, il presidente Bonaccini e la sua giunta regionale.
Così succede che anche questo caso assuma i toni della sorpresa nonostante esso sia la norma per le donne che vivono nel suo Comune e nei Comuni dell’Unione che dirige, e anche in questo caso le responsabilità della Regione spariscono dal suo comunicato per rimanere come unico destinatario delle critiche solo Nicolini, comunque preventivamente indennizzato da un intero paragrafo di elogi per come si prende cura dell’ospedale.
E nella premura di evitare di richiamare la Regione al suo dovere di chiedere la revisione del parere ministeriale per riaprire il punto nascita, si fa bastare una sicurezza a metà, fatta dei servizi accessori, dimenticando che per territori lontani come il nostro non si può prescindere dall’avere anche il punto nascita in funzione.
È la diplomazia del potere amico e dei titoli a proprio favore in campagna elettorale, una politica attenta più a fare propaganda che ad incidere sulle cose, e comunque lesta nell'indorare la pillola dei servizi chiusi compensandoli con l’annuncio continuo di soldi in arrivo.
Francamente è da molto tempo che questo comportamento ci delude, e ancor più ci amareggia sentir parlare di sgarbo istituzionale quando la privazione della dignità e della sicurezza è un fatto concreto compiuto a danno delle donne e dei bambini.
Chi credeva che le cose potessero finire da sole in sordina ha sbagliato di grosso.
Siamo donne e siamo montanare, abbiamo memoria e non abbiamo paura di lottare per i nostri diritti contro l’ingiustizia e la prepotenza, anche senza l’appoggio di quei partiti, sindacati e associazioni che dovrebbero per missione essere i primi a portare avanti la causa.
Andiamo avanti.
(Nadia Vassallo, portavoce comitato Salviamo le Cicogne)
***
Aggiornamento. Nota del comitato in merito alla replica di Nicolini
La sprezzante risposta di Nicolini ci dice che tutto va bene perché il percorso clinico assistenziale è stato corretto e appropriato. (https://www.redacon.it/2019/04/06/dalle-verifiche-risulta-che-il-percorso-clinico-assistenziale-sia-stato-corretto-e-appropriato-la-replica-dellazienda-usl-di-reggio-emilia-a-bini/)
Ci siamo sentiti dire altrettanto dall’assessore Venturi dopo la morte del bambino di Pavullo per distacco della placenta, appena venti giorni dopo la chiusura del punto nascita che avrebbe potuto salvargli la vita.
Questi signori quando è rispettata la carta danno la buonanotte e spengono la luce.
La sicurezza delle donne e dei bambini in grembo non si valuta per il rispetto del protocollo dentro l’ospedale ma per il rischio che vivono nel corso dell’intera gravidanza e si misura con le distanze dal primo punto di assistenza, con le curve e i dossi che debbono praticare, con le porte chiuse se ti rivolgi per un tracciato o per una visita al Pronto Soccorso, con l’elisoccorso mandato in emergenza e con il parto sul ciglio della strada.
Ma sono cose umane che chi è abituato al comando e ai numeri non può capire, che anzi usa il disprezzo ed i numeri per chiudere la bocca agli altri.
Ma l’autoreferenzialità noi la combattiamo.
Perché non hanno fatto il tracciato in loco?
Se la situazione della gestante era complessa come si vuole dare ad intendere, perché allora non è stata accompagnata a Reggio con ambulanza e assistenza ostetrica come detto nella stessa risposta di Nicolini?
È ora che anche il Ministero a Roma faccia la sua parte, non possono lasciare che tutto ciò avvenga senza un controllo dello Stato a cui compete vigilare sull’operato della Regione.
Siamo stanche di essere carne per dispute politiche, vogliamo garantito il diritto alla salute che la Costituzione prevede.
(Nadia Vassallo, portavoce comitato Salviamo le Cicogne)
Agenzia Redacon ©
E' vietata la riproduzione totale o parziale e la distribuzione con qualsiasi mezzo delle notizie di REDACON, salvo espliciti e specifici accordi in materia e con citazione della fonte. Violazioni saranno perseguite ai sensi della legge sul diritto d’autore.

Un Commento

  1. L’ottusità dei politici, la loro miopia è veramente assurda, non voglio augurare niente a nessuno ma vorrei vedere se a qualche persona a loro cara capitasse di aver bisogno di quelle strutture che hanno voluto chiudere come si comporterebbero. Chiamata alle armi? Dissensi manifestati solo ora?
    Certo che chi ha avuto “posti al sole” che in condizioni diverse non avrebbero mai ottenuto dovrebbe veramente vergognarsi.

    Razzini Claudia

    Rispondi

Lascia un Commento

Se sei registrato puoi accedere con il tuo utente e la tua password. Se vuoi registrarti al sito clicca qui.

Altrimenti lascia un commento utilizzando il form sottostante.

Powered by WordPress | Officina48