Marola, rivive il Castagneto

Meta di turisti e studenti, ma pure di famiglie e persone in cerca di ristoro dalle fatiche quotidiane, il Castagneto di Marola si estende per cinquanta ettari di bosco affacciati sulla Val Tassobbio, nel cuore dell’Appennino reggiano, rigogliosa cintura del Centro diocesano di spiritualità.

Se il Seminario rappresenta una vistosa fetta di storia della montagna e della Chiesa reggiana, avendo formato intere generazioni alla vita e alla fede, non meno ricco in termini naturalistici è tutto il suo contorno, dove abbondano erbe e radici con proprietà medicinali.

Fu la Gran Contessa in persona a volervi piantare i castagni da frutto allo scopo di sfamare le popolazioni locali con un prezioso “albero del pane” (va ricordato che la patata non era stata ancora importata dalle sconosciute Americhe).

Con l’aiuto dei monaci benedettini, poi, il bosco arrivò a contare 14 specie di castagne e marroni, quasi tutte sopravvissute fino ai giorni nostri, e venne esteso secondo il criterio detto “sesto matildico”: le piante coltivate in forma libera erano disposte ai vertici di triangoli sfalsati a una distanza di circa 12 metri, sicché una biolca reggiana conteneva all’incirca 30 castagni, e l’erba del sottosuolo poteva essere adibita a pascolo per le greggi.

Un unicum di biodiversità e di cultura, insomma, non esente tuttavia dalla corruzione del tempo.

Dopo la ristrutturazione del Seminario, è venuto il momento di provvedere alla riqualificazione complessiva dell’area verde, a cominciare dal recupero ambientale e forestale, nell’ottica dell’ecologia integrale che percorre l’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco.

Lo scopo è riportare Marola e il suo bosco a una bellezza primigenia che la renda paragonabile ad altri luoghi dello spirito come Camaldoli o Monte Sole.

La volontà comincia a manifestarsi nel 2016, allorché professori, ex seminaristi e altri collaboratori danno vita agli “Amici del Castagneto matildico di Marola”; nel maggio 2017 l’idea prende corpo, viene messa nero su bianco e presentata alla Diocesi, che affida all’associazione l’usufrutto del bosco.

Nel frattempo si intensifica il dialogo con l’Emilia-Romagna e il gruppo dei promotori costituisce una Srl con finalità consortile (Consorzio Forestale Terre Medio Appennino Reggiano), mentre un tecnico riceve l’incarico di redigere i progetti per la riqualificazione del Castagneto, che all’inizio di quest’anno sono stati presentati alla Regione per il finanziamento: si partirà dalla messa in sicurezza dei castagni plurisecolari, vere e proprie opere d’arte naturali.

Ma sul recupero del patrimonio forestale s’innestano altre azioni originali e interdisciplinari.

Infatti nell’ambito del progetto di riqualificazione complessivo - come spiegano Claudio Filippini e monsignor Eleuterio Agostini, membri e animatori dell’associazione “Amici del Castagneto matildico di Marola” - sono state individuate sei aree tematiche d’intervento, affidandone il coordinamento a referenti di comprovate competenza ed esperienza: Antonella De Nisco per “Arte e Natura”, Gabriele Tesauri per la sezione “Teatro”, Clementina Santi per la “Narrazione”, Luigi Cocchi e Claudio Melioli per la sezione “Osserva e racconta”, Patrizia Filippi per la “Musica” e Luciano Rondanini per la “Formazione/Museo didattico”.

Non mancherà il contributo delle scuole: tra le tante che hanno già aderito segnaliamo l’istituto professionale “Nelson Mandela” di Castelnovo ne’ Monti, che prenderà fra l’altro a cuore l’aspetto della manutenzione, e il liceo artistico “Gaetano Chierici” di Reggio, che si occuperà di “dotazioni funzionali e simboliche per il Castagneto di Marola”.

“Ci interessa rafforzare non una divisione tra arti, saperi e conoscenze, ma un continuo interagire tra essi, proprio come nel bosco non è possibile separare l’effetto dell’acqua da quello del calore”, dice Filippini, che poi sfoggia una citazione di Gregory Bateson, antropologo e psicologo britannico: “Dar vita a un luogo in cui si realizzi una sorta di danza di forme artistiche interagenti fra di loro e con la natura, divenendo perciò esso stesso luogo di incontri o scambi”.

Tanta sapienza, c’è davvero da augurarselo, porterà a Marola un numero crescente di pellegrini e visitatori, anche e soprattutto fra quanti oggi non conoscono il fascino di questa frazione di Carpineti.

Per informare sugli sviluppi dei progetti sottoposti alla Regione e alimentare la tradizione dei raduni degli ex seminaristi di Marola e Reggio Emilia avviata negli ultimi anni, l’associazione “Amici del Castagneto matildico” lancia un invito a Marola, presso il Centro diocesano di spiritualità e cultura, per mercoledì 1 maggio: dopo la Messa delle 11, il programma prevede il pranzo alle 12.30 e prosegue alle 14.30 con l’incontro con il professor Romano Prodi e la sua lezione magistrale sul tema “Il mondo si rivoluziona: a noi decidere se esserci come spettatori o come co-protagonisti”

(i posti disponibili sono 100, il costo concordato è di 20 euro; per le adesioni si può contattare entro il 14 aprile Carlo Ferrari, tel. 0522.606387, don Luigi Giansoldati, tel. 339.7057087, e-mail giansoldatidonluigi@gmail.com, oppure Nemesio Gherpelli, tel. 366.4536800, e-mail gherpo.ng@gmail.com).

“All’interno del bosco risistemato – prevede Filippini guardando a un futuro prossimo - sarà possibile realizzare non solo laboratori scolastici a cielo aperto ma un’arena naturale nella quale potranno essere organizzati, da maggio a ottobre, spettacoli, eventi culturali e rappresentazioni”.

Il secondo millennio del Castagneto matildico di Marola è appena agli albori.

Edoardo Tincani

(La Libertà, edizione 10/04/'19)

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Un Commento

  1. Meravigliosa iniziativa di altissimo livello storico, paesaggistico e culturale che porterà grandi benefici alla montagna reggiana (e non solo) e rende un doveroso tributo di onore a Matilde di Canossa e al Seminario di Marola, Università della nostra Montagna.

    Ubaldo Montruccoli

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