Elezioni comunali: liste civiche o liste politiche?

Riceviamo e pubblichiamo.

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Tante volte, nel corso degli anni, abbiamo letto o ci siamo sentiti dire che chi si propone quale amministratore locale, dovrebbe togliersi di dosso la sua eventuale casacca politica per concorrere ad aggregare - attraverso una “lista civica”, secondo la terminologia corrente per tali formazioni - quanti desiderano spendersi e contribuire al “bene comune” del proprio paese, al di là delle rispettive appartenenze e sensibilità “ideologiche”, specie nelle realtà più piccole, come sono per solito quelle delle zone montane.

Questa “strategia” non è sicuramente priva di logica, ma capita semmai che nello stesso paese le liste civiche siano più d’una, il che sta innanzitutto a dirci che vi sono idee differenti sul come vedere ed interpretare il “bene comune”, in antitesi a chi ritiene che il bene comune abbia una sola ed unica faccia, di larga se non unanime condivisione (personalmente, resto convinto che il bene comune non abbia per tutti lo stesso volto, e nasca piuttosto dal confronto-scontro, e dalla mediazione, tra le diverse opinioni in campo)

 

Attenuare la diffidenza verso le liste politiche

Può altresì succedere che durante il mandato, ovvero in corso d’opera, si arrivi a comprendere che la lista civica non è politicamente neutra, bensì “schierata”, goda cioè dell’appoggio dell’un o altro partito, tal ché la sua “neutralità” può considerarsi di pura facciata, quasi “tattica” verrebbe da dire, un po’ come in quelle Associazioni od Organizzazioni che si dichiarano apolitiche o apartitiche, e che poi non si rivelano tali, oppure lo erano alla nascita, salvo che poi qualcuno le ha portate dalla propria parte

Beninteso, io non sono affatto contrario alle liste civiche, vuoi perché va sempre rispettato chi decide di “metterci la faccia”, vuoi perché di fronte a situazioni locali dove si incontra scarsa disponibilità al candidarsi, oppure esitazione nell’esporsi sotto una bandiera politica, occorre adottare strumenti che consentano di superare l’ostacolo, e la lista civica può in effetti rientrare in tali strumenti, ma vorrei nondimeno “spezzare una lancia” a favore delle liste politiche, o per attenuare la diffidenza talora vigente nei loro confronti.

 

Diversità “ideologiche” che vanno dal centro alla periferia

A me pare che le liste politiche, corredate dai rispettivi simboli, siano in primo luogo un momento di chiarezza, ritenendo da parte mia che anche le azioni condotte a livello locale si ispirino quasi sempre a idealità e canoni che a loro volta risentano verosimilmente, e comprensibilmente, delle proprie simpatie politiche, e a tal riguardo, per fare un esempio abbastanza eloquente, sappiamo bene come i sentimenti della destra e della sinistra siano ordinariamente piuttosto distinti, e non di rado lontani, allorché si parla di ideali..

C’è chi pensa che le diversità “ideologiche” valgano soltanto a livello nazionale, e non debbano riguardare la sfera locale, ma io ho invece l’impressione che oggigiorno si stiano profilando in modo sempre più netto e contrapposto, dal centro alla periferia, due divergenti linee di pensiero, l’una decisamente orientata verso il multiculturalismo mentre l’altra guarda ai nostri valori tradizionali e alla identità, e anche nel voto amministrativo potremmo pertanto trovarci ad optare per l’una o altra di queste due “direttrici di marcia”.

 

(P.B.)

 

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3 Commenti

  1. Se politica è interessarsi ed occuparsi della organizzazione della vita pubblica, TUTTE le liste, sono POLITICHE. Alcune sponsorizzate da bandierine o simboli di partito e altre no, almeno formalmente. Poi certo, a livello locale è comunque un metterci la faccia e ogni faccia, nei paesi, è ben connotata con chiarezza, già da anni prima del voto; anche questo, ha un suo peso non trascurabile. Poi ci sono le meteore, gregari di lista, che compaiono nel cosmo soltanto ogni 5 anni, per poi ritornare silenti nell’oblio. Pure quelle, nelle realtà di paese, son ben note….

    Umberto

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  2. La finalità della politica,è quella del dirigere la vita pubblica, quindi, anche le liste civiche, son politiche. Diverso è l’appoggio o meno a questa o a quella lista, di bandierine o simboli di partito. La politica, di per se stessa, non ha nulla di spregiativo, anzi. Diverso è per il personaggio politico, spesso visto con distacco o con occhio malevolo, dall’uomo della strada. Ciò premesso,a mio parere anche qui a Castelnovo, di liste NON politiche, non ce ne sono.

    Umberto

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  3. Se ha ragione Umberto nel dire che “TUTTE le liste sono POLITICHE”, e io credo che non vada lontano dal vero, c’è da chiedersi perché mai non si propongono all’elettorato sotto la rispettiva bandiera, o col proprio nome ed abito – anziché ricorrere a “sembianze” e denominazioni varie – anche perché in tal modo ci porterebbero a decidere da “che parte stare”, dopo anni in cui più d’uno si è disabituato a farlo.

    Il non fare scelte del genere può anche risultare comodo, perché ci evita di assumere responsabilità in materia, salvo l’arrogarci comunque il diritto di far critiche e lamentarsi ad elezioni avvenute, ma può averci messo del suo pure chi ha voluto convincerci che c’erano partiti poco “raccomandabili”, e meritevoli di “spregio” per usare il vocabolario di Umberto, dai quali stare quanto più possibile lontani.

    E’ però successo che quel vento di antipolitica a senso unico, che quei qualcuno ebbero allora ad alimentare per dar vantaggio alla propria parte, si è poi diffuso indistintamente a tutto il sistema, ritorcendosi di fatto contro chi lo aveva assecondato e sospinto, tanto da far diventare spesso restii e riluttanti all’impiego dei simboli partitici (ancora una volta sembra valere la vecchia regola che chi semina vento raccoglie tempesta).

    P.B. 23.04.2019

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