Un 25 aprile in ospedale: “dico grazie”

Riceviamo  pubblichiamo.

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Vista da una camera della chirurgia dell'ospedale S. Anna di Castelnovo ne' Monti

“Gesù, ti ringrazio per la grande giornata di oggi”.

Il 17 maggio di 88 anni fa Pasquale Marconi aveva ragione di ringraziare Nostro Signore.

Si inaugurava in quelle ore il “Principe Umberto”, uno dei veri e inconfutabili servizi per mantenere le persone in montagna.

Ne ho avuto riprova in questi giorni di libagioni pasquali quando, stupidamente, ho dimenticato i validi consigli anticalcoli-del-fegato della nutrizionista castelnovese.

Avere sommato formaggi, cioccolata e alcool mi poteva costare molto caro.

Al pronto soccorso del Sant’Anna hanno indagato il mio disgraziato-colico-caso con pazienza e prelievi su prelievi, quindi il chirurgo ha capito, a differenza della mia ipocondria, la necessità di intervenire, alla svelta.

Il 25 aprile si è trasformato per me in un giorno diverso dagli altri anni: in ospedale.

“Ti sei liberato dai tuoi calcoli”, dirà mio padre per sdrammatizzare il mio poco coraggio.

Intanto io, poco avvezzo ai ricoveri, ero stupito dal servizio nelle camere e dalla preparazione del personale anche a ranghi ridotti: infermieri, Oss, addetti, anche con medici provenienti dalla città schierati, in corsia prima delle 7 del mattino a visitare i loro pazienti da poco operati.

Nemmeno avrei creduto, in sala operatoria, di trovare sei persone pronte ad agire per salvare il mio-sfortunato-fegato-e-il-suo-principale invece di godersi il meritato giorno di riposo.

Potevano procrastinare l’intervento di qualche sofferente ma pericolosa ora in più.

Non lo hanno fatto.

Erano tutti lì: barellieri, infermieri, anestesisti, chirurghi, primario.

Ovviamente ero terrorizzato ma fiducioso.

In questo 25 aprile diverso, al grazie del 1931 di Pasquale Marconi a Nostro Signore aggiungo il mio a tutte quelle persone che, in silenzio ogni giorno e nei festivi compresi, sono a disposizione del prossimo col sorriso e premura.

Anche in montagna.

(Gabriele)

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2 Commenti

  1. Auguri di pronta guarigione, come prima cosa! Ci rendiamo conto di quanto valga ogni cosa quando essa ci viene a mancare. Vedi la vicinanza di un ospedale in caso di colica e non solo; pensiamo alle ansie di una gravidanza. Pensiamo alla tranquillità di avere accanto familiari senza che debbano sorbirsi disagi di km di auto e orari impossibili rispetto alla montagna in caso di ricovero a Reggio. Direi che la “liberazione” dai calcoli sia una grande liberazione. Penso che non sarà mancato, per dare tranquillità, l’anestesista Dottor Briglia. Sono le persone che fanno la differenza e nel piccolo sei seguito molto di più che nei grossi centri. Certo che per malattie importanti e programmabili, se è utile si va ovunque, ma per interventi di routine o come per i parti, va benissimo anche il nostro ospedale. Dipende sempre da come il personale svolge la professione. Un merito enorme del Prof. Marconi e dei nostri “vecchi” Montanari averci lasciato in eredità un Ospedale, ora tutto ristrutturato, una struttura stupenda e che ora ci stanno smontando pezzo per pezzo, per mancanza di Libertà, quella libertà di farci sentire cittadini come quelli di Reggio. Grande merito e riconoscimento al personale tutto che nonostante un clima non idilliaco riescono a lavorare con efficienza per noi. Auguri per il fegato – scherzo – liberato il 25 aprile.

    Luisa Valdesalici

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  2. Caro Gabriele, hai sperimentato sulla pelle l’importanza di avere un ospedale efficiente e attivo nel luogo dove si vive. Dobbiamo continuare a difendere questo presidio ospedaliero rigettando la logica dei numeri che non tiene conto che si vive anche nel 70% del territorio italiano delle aree interne, seppur a bassa densità di popolazione. Sono contento che tu abbia apprezzato il servizio pubblico, la rinascita della montagna parte proprio dal custodire le risorse che abbiamo e che hanno un grande valore. Spero nella tua pronta guarigione, a presto.

    Gianni Marconi

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