Candidati sindaci esterni: “Questa sinistra un po’ smemorata ed incoerente”

Riceviamo e pubblichiamo.

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In questi giorni più d’un simpatizzante della sinistra “calca la mano” sul fatto che in quel di Vetto il centrodestra abbia candidato a Sindaco un non vettese - ossia Alberto Bizzocchi abitante nella vicina Canossa - dimenticando che anni addietro, proprio a Vetto, la sinistra candidò alla carica di primo cittadino un esponente politico di città, e un altro “cittadino” resse proprio il Comune di Canossa, che allora si chiamava ancora Ciano d’Enza, per passare poi alla guida di Carpineti, se la memoria non mi tradisce (ma qui direi di no).

Ma vi sono stati altri diversi casi di Comuni montani guidati da sindaci delle sinistra che non “erano di casa”, ma provenienti da fuori, mentre oggi la stessa sinistra, che ha ripetutamente praticato il ricorso a candidature “esterne”, critica e stigmatizza il centrodestra per la scelta vettese, applicando cioè la logica abbastanza contraddittoria ed elitaria che quanto è permesso a me può non essere consentito ad altri (è la stessa logica del garantismo a senso unico, che vale per la mia parte ma non per gli avversari)

Forse i simpatizzanti della sinistra di giovane età non conoscono tali precedenti, ma i meno giovani potrebbero farne loro menzione, anche perché è piuttosto eclatante il fatto che a Canossa la sinistra abbia allora espresso un candidato esterno, senza porsi problema alcuno, mentre oggi “fa le punte” al centrodestra che applica lo stesso identico criterio, anzi in maniera molto più “morbida” perché Bizzocchi è un “limitrofo” e coinquilino della Val d’Enza, e ne conosce pertanto le comuni esigenze ed aspettative.

Forse la sinistra è abituata a concedersi ciò che ad altri non è disposta ad accordare, in nome di una sua presunta “superiorità”, che è stata tuttavia smentita dal tempo e dai molteplici errori commessi, anche da queste parti, e il suo “politicamente corretto” ha cominciato sempre più a “fare acqua”, come si usa dire, e sarebbe dunque auspicabile che se ne rendesse quanto prima conto, abbandonando la sua lunga autoreferenzialità, così come andrebbe dato merito ad una lista che a Vetto si presenta coi simboli del centrodestra (senza "ipocrisie" e senza nascondersi dietro nomi di facciata).

 

(P.B.   20.05.2019)

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2 Commenti

  1. Ho letto in più commenti del Signor P.B. il quale pensa che siano i simboli dei partiti che fanno decidere l’elettore per quale parte votare nelle elezioni amministrative. Volevo ricordare al Signor P.B. che a Vetto nelle ultime 5 elezioni amministrative, che si sono svolte sempre in concomitanza o con le europee o con le politiche, il centro destra nella sommatoria dei voti, ha sempre avuto la maggioranza sia alle elezione europee sia alle politiche, ma sempre perso quelle amministrative.
    Questo come lo spiega il Signor P.B.?
    Questo credo si la prova che contano ancora (per fortuna) le persone e non i simboli dei partiti.
    Queste non sono elezioni politiche che concordo che centrosinistra e
    centrodestra hanno visioni diverse.
    Sul candidato Sindaco della lista di centro destra è vero che è di un comune limitrofo, e personalmente non mi scandalizza, ma è altrettanto vero che nella composizione della lista ci sono ben 6 per non dire 7 candidati che non sono di Vetto e non ci ci hanno mai abitato e anche questo non mi scandalizza.
    Ma mi viene spontanea la domanda, perché non si sono trovati cittadini residenti a Vetto?

    M.R.

    Rispondi
  2. Parto dall’ultima domanda posta da M.R. ed azzardo una risposta, ossia quella che dopo quanto è stato detto in questi anni contro la politica ed i partiti, alimentando così un sentimento di “antipolitica” sempre più acceso e diffuso, è possibile che, specie nelle piccole realtà, vi sia chi non se la sente di schierarsi sotto una bandiera partitica, e la conferma mi sembra venire dalle tante liste cosiddette civiche, prive di simboli partitici, che abbiamo visto fiorire anche in questa tornata elettorale, e pure nella nostra montagna (e non è la prima volta che questo succede).

    Al di là dei risultati che usciranno dalle urne locali, a me sembra che l’antipolitica non sia stata una grande “conquista” e, senza alcuna pretesa di essere nel giusto, continuo a pensare – a costo di ripetermi, come annota M.R. – che in questa fase della vita del Belpaese, ivi compresa la nostra montagna, anche localmente siamo chiamati ad esprimerci su modelli diversi di società, rappresentati rispettivamente da “destra” e “sinistra” (ogni candidato, dell’una o altra parte, ha le proprie qualità, ma a mio avviso è poi importante vedere in quale direzione intende spenderle).

    P.B. 24.05.2019

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