Madri. Sulle orme del pittore Pietro da Talada lungo l’Appennino Tosco-Emiliano

Oreste Verrini

Oreste Verrini narra della settimana che ha trascorso, da solo, nei borghi dispersi sull’Appennino, tra Talada, Busana, Borsigliana, e molti altri, nel suo ultimo libro “Madri. Sulle orme del pittore Pietro da Talada lungo l'Appennino Tosco-Emiliano”. Il libro è stato pubblicato il 14 giugno 2019 (240 pagine) per le Edizioni Fusta, nella collana Diari di viaggio.

Racconta di quanta strada abbia fatto, a piedi, un giovane uomo, professore di una prestigiosa università toscana, per vedere e toccare le Madonne, i Santi e i Bambin Gesù usciti dal pennello dell’artista Pietro da Talada, attivo nella seconda metà del Quattrocento che ha reso celebri diversi borghi dell’Appennino Tosco-Emiliano grazie ai suoi dipinti.

Perché questo viaggio? Per amore della cultura, si direbbe. Ma c’è altro. Vivere le opere di un pittore vissuto secoli fa, non ancora conosciuto oggi dal grande pubblico, presuppone anche amore per la camminata nella natura, almeno su questi pendii; presuppone amore per un luogo: da attraversare e da sentire su di sé.

Ci sono anche i volti di donne e uomini che Oreste incontra: anziani al tavolo di un caffè impegnati in un’eterna partita a carte, vecchiette che attendono sulla porta di casa il ritorno di qualcuno, non solo: ci sono maghi, streghe, cani feroci che rincorrono avventori spauriti in cerca di riparo, ragni giganti, viandanti intrappolati in bettole isolate, lupi che fuggono da bracconieri, loschi figuri sulle tracce di un tesoro, persino marinai.

Pagine che non cercano retorica, anzi, che la rifiutano.

È un viaggiatore vero che permette di riconoscere un sorriso in una smorfia di dolore, un capolavoro in un soprammobile che vale un euro, un’occasione unica di vita in una scarpinata di pochi giorni.

Oreste Verrini, 44 anni, professore dell’Università degli Studi di Pisa, da anni si dedica alla riscoperta e alla valorizzazione di antichi percorsi tra Lunigiana, Garfagnana e Appennino Tosco-Emiliano. Nel 2017 ha riscosso notevole interesse il suo volume La via Francigena di Montagna. È altresì coautore dei libri: Le facce del fiume. Clemente Castelli e le sue sculture (2017, con Angelica Polverini) e La Via del Volto Santo. A piedi in Lunigiana e Garfagnana (2018, con Nino Guidi). Vive nei luoghi di cui narra.

Oreste Verrini

Lei come si descriverebbe?

 Rispondere a questa domanda mi mette sempre in difficoltà, forse per le tante anime con cui convivo. C’è quella del lavoro, nel mondo dell’informatica, c’è quella della passione e dell’approfondimento con l’Università di Pisa e infine c’è quella del divertimento, dei sentimenti più veri e più forti, legata al camminare e allo scrivere. Tra le tre è l’ultima che sta emergendo sempre più forte. E grazie a essa ho la possibilità di parlare dei luoghi in cui vivo e di quelli che più hanno attirato la mia curiosità.

Forse la risposta più rapida è una persona appassionata alle cose che fa.

Inizia con una cartina che vede tracciato il percorso da Talada a Stazzema il suo libro. Il lettore sarà guidato dalle sue parole lungo questa via sulle tracce di Pietro. Il viaggio dove porterà ma soprattutto dove ha portato lei?

La cartina permette, in un’unica pagina, magari con una rapida occhiata, di apprezzare il percorso. E’ un buon modo per riassumere, sintetizzare tante giornate, tanti passi, tante persone incontrate e tanti luoghi visitati.

Ma, proprio per questo, la mappa può ingannare, semplificare quanto di bello, di interessante e indubbiamente di faticoso si può incontrare percorrendo quella linea nera.

Detto questo sarà proprio così, il lettore mi seguirà in questo viaggio visualizzando il luoghi che attraverseremo assieme e insieme conosceremo.

Pier Dario Galassi le suggerisce una lettura particolare dei quadri di Pietro. Quali altri personaggi o luoghi ha incontrato nel suo cammino? Ce ne anticipa alcuni?

Pier Dario Galassi non lo conoscevo, mi è stato presentato dalla Pro Loco di Talada. È stato un bellissimo incontro proseguito nei giorni e nei mesi successivi per sms. Ci siamo confrontati, abbiamo parlato di Pietro, di chi potesse essere, quale carattere potesse avere. Il mio viaggio non poteva iniziare con un incontro migliore.

Ma, a dirla tutta, il mio viaggio non sarebbe iniziato senza il supporto morale e organizzativo di Normanna Albertini. Mi ha supportato, indirizzato, consigliato. Si è preoccupata fossi arrivato alla sera e non mi fosse accaduto nulla di male. Il suo romanzo, Pietro dei Colori, è stato una specie di guida che ho spesso utilizzato per leggere dei luoghi attraversati.

E, a essere sincero, è stata sempre lei a farmi conoscere Silvano Scaruffi, scrittore che conoscevo per aver letto un suo libro, Un problema di creature mannare a Ligonchio, ma che non avevo mai incontrato. Il pomeriggio passato a casa sua è stato un altro momento indimenticabile, proseguito, anche in questo caso, nei mesi successivi. Posso dire che siamo diventati amici… e questo è qualcosa di bello che non dimenticherò.

Le Madri nel titolo sono le Madonne che lei ha inseguito nel racconto?

Proprio così! Il titolo è un omaggio alle Madonne di Pietro. Quelle madri che ho interpretato spesso come “tristi”, con una spiccata consapevolezza del futuro del figlio tenuto in braccia e per questo incapaci di essere completamente e pienamente felici. E’ una mia personale interpretazione, ci tengo a sottolinearlo, e per questo del tutto priva di alcun fondamento artistico.

Camminare osservando il paesaggio, le pietre che raccontano, nel suo caso alla ricerca di opere d’arte e della storia di un uomo, riporta a una dimensione che è quasi perduta, sconosciuta. Cosa consiglia a chi volesse scoprire o riscoprire questa forma di moderno pellegrinaggio che spesso porta alla ricerca del sé oltre che del bello paesaggistico?

Ho solo un consiglio da dare. Chi decide di fare un viaggio di questo tipo lo faccia per il piacere di farlo, con un sogno da realizzare, una meta da raggiungere perché saranno proprio questi elementi a predominare quando le cose non andranno bene, e prima o poi succederà che non andranno bene. Avere un sogno e volerlo realizzare aiuterà, farà tornare il sereno, almeno nel proprio io.

Dove possiamo trovare il suo libro oltre che sui classici siti di acquisti on line? Prevede delle presentazioni in Appennino?

La casa editrice è distribuita a livello nazionale per cui il libro può essere recuperato in qualsiasi libreria.

Sarò a Castelnovo ne’ Monti ad agosto, non ho ancora la data precisa, e il 21 settembre a Ligonchio, all’interno della manifestazione "Cose nelle Bogge" organizzata dall’associazione Traffico di Voci. Spero non siano le uniche e mi auguro che qualcuno, leggendo questa intervista, possa essere incuriosito e abbia voglia di organizzare qualcosa.

Copertina “Madri. Sulle orme del pittore Pietro da Talada lungo l'Appennino Tosco-Emiliano”. Oreste Verrini

Chi ha disegnato la magnifica copertina e cosa rappresenta?

La copertina è opera di Marco Camandona, un disegnatore piemontese, un vero e proprio artista capace di creare paesaggi stupefacenti.
Nella copertina a ben vedere sono racchiusi alcuni elementi del libro. Un diario di viaggio e al contempo qualcosa di più. Incontrerò una ragazza, non aggiungo altro, e avrò a che fare con la ricerca di un tesoro. Insomma, non un classico diario di viaggio… qualcosa di più sicuramente.

La Via del Volto Santo di cui lei ha scritto nel “The road of the Volto Santo. Lunigiana and Garfagnana on foot” con Nino Guidi, ha certamente delle potenzialità che sono ancora inespresse. A suo parere quale futuro hanno i cammini e cosa sarebbe opportuno fare per rendere cosciente la società del tesoro che rappresentano?

I cammini hanno e avranno un ruolo sempre più importante. Di questo ne sono certo. Purtroppo si tratta di un “movimento”, un tipo di “vacanza”, con tempi di affermazione molto lunghi, lenti si potrebbe dire. Per cui serve molta tenacia e perseveranza affinché possano affermarsi ed essere conosciuti da un vasto pubblico.

Non ho una ricetta, nemmeno so se ne esiste una, ma penso che l’unica cosa da fare, la più importante almeno, sia parlarne, percorrerli e raccontarli. Suscitare curiosità, voglia di visitare i luoghi attraversati.

Potremmo ipotizzare il “Sentiero di Pietro da Talada” sulle sue orme, come è nato il percorso?

Sarebbe bello immaginare un “Sentiero di Pietro da Talada”, magari ricalcando quello che ho percorso io. Però non so, io l’ho fatto proprio perché non esisteva ed è stato piacevole immaginare un percorso, le possibili alternative, soluzioni che poi nella realtà non ho camminato perché ho scelto altri sentieri.

A volte è bello camminare seguendo il percorso immaginato da altri, mi viene in mente la via Francigena, il sentiero Spallanzani, altre invece è bello scegliere liberamente, farsi ognuno il proprio itinerario.

Come nasce la sua passione per i viaggi?

La passione dei cammini, ma più in generale dei viaggi, nasce lontano, ai tempi dell’università con le letture di Bruce Chatwin, Alex Roggero, Giorgio Bettinelli.

Qual è per lei il senso del camminare e il bello di  viaggiare a piedi?

Il camminare è dettato prima dalla curiosità, dalla ricerca di nuove luoghi da visitare o da scoprire, alla lettera, e dopo anche dalla ricerca di me stesso. Di alcuni punti fermi sui quali costruire il mio nuovo modo di essere ed il mio modo di approcciarmi alla vita. Parole impegnative – me ne rendo conto – ma le uniche in grado di far capire l’importanza di un gesto naturale e quasi scontato ma, che scontato non lo è, per nulla.

Non è semplice descriverne con precisione il senso. Serve per ricollocarmi nel mondo. Per trasmettermi la giusta posizione in esso. Troppo spesso il progresso, seppur con gli enormi potenziale e gli indubbi vantaggi qualitativi, ci estrania dal ciclo naturale della vita trasmettendoci una sensazione di “invincibilità” dannosa.

Camminare mi fa capire come in realtà siamo parte di qualcosa di più grande, che va al di là dell’animale uomo, un qualcosa che va nuovamente scoperto e assimilato.

E questo, assieme alla possibilità di avere punti di vista differenti, angolature nuove di osservazione – arrivare in un paese con uno zaino e niente di più ci rende nudi, pronti per assimilare quanto incontreremo – rappresenta il bello del camminare.

Quando ci si prepara per un cammino occorre scegliere cosa mettere o non mettere nello zaino, visto che poi dovremo portarlo addosso e col passare dei chilometri pare diventare sempre più pesante. Se guardassimo nel suo zaino cosa troveremmo?

Sull’arte di fare lo zaino si è scritto molto, sul suo peso anche e sul fatto che con il procedere del viaggio lo zaino dovrebbe alleggerirsi per via delle cose abbandonate, non più utile, ancor di più. Ed è, in effetti, una metafora che potrebbe essere applicata alla vita, alla necessità di staccarsi dal nostro bisogno di acquistare, di possedere “cose”, oggetti spesso superflui.
Detto questo nel mio zaino, mai come in questo viaggio, troveremo dei libri. Partito con uno, sono arrivato ad averne quattro, un peso che non avevo preventivato, ma che non ha poi pesato così tanto.

Perché non usare semplicemente un cellulare o un navigatore anziché tribolare tanto con cartine e incertezze?

Perché non sarebbe divertente.
Però se serve li uso; sul cellulare ho alcune applicazioni che in caso di bisogno possono rivelarsi utili. Le lascio spente però.

Quale domanda non le ho fatto?

Una mi viene in mente: se mi sono divertito. La risposta è sì, moltissimo. Ho attraversato l’Appennino, ho conosciuto persone interessanti e speciali. Di alcune sono diventato amico, ad altre sono debitore di aiuti e consigli. Non potevo sperare in qualcosa di meglio...

***

Alcune informazioni sono tratte dalle pagine http://www.areamediapress.it - https://ecobnb.it

La bibliografia citata dall’autore alla fine del libro.

  1. Albertini, Pietro dai colori, Lucca, Tra le righe libri, 2016.
  2. Beltrame, Io cammino da sola, Portogruaro (VE), Ediciclo Editore, 2016.
  1. Ciampi, Il sogno delle mappe, Portogruaro (VE), Ediciclo Editore, 2018.
  1. Gasca, Mi sono perso in Appennino, Portogruaro (VE), Ediciclo Editore, 2018.
  1. Maugham Somerset, Lo spirito errabondo, Milano, Adelphi, 2018.
  1. Roggero, La corsa del levriero, Milano, Feltrinelli, 1998.
  2. Santi (a cura di), Pietro da Talada. Un pittore del Quattrocento tra l’Appennino reggiano e le Apuane, testi di R. Grassi, E. Negro, N. Roio, C. Santi, Lucca, Maria Pacini Fazzi Editore,

2015.

  1. Scaruffi, M. Moretti, Un problema di creature mannare a Ligonchio, Bosco Mesola (FE), Abao Aqu edizioni, 2013.
  1. Scaruffi, Le pecore si contano a maggio, Bosco Mesola (FE), Abao Aqu edizioni, 2017.
  1. Vasta, R. Fazel, Absolutely Nothing – Storie e sparizioni nei deserti Americani, Macerata, Quodlibet, Milano, Humboldt Edizioni, 2017.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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