Nismozza, ora nel bosco c’è una Casetta dei libri. Ma anche tanta magia

Un grande senso di famiglia e l'impressione di essere lì tutti per fare qualcosa insieme, qualcosa di bello e con un senso compiuto sono le sensazioni che hanno accomunato tutti coloro i quali sono stati a Casa Manari sabato 20 luglio.

Parole Nostre ha rappresentato, in questi anni, una specie di staffetta fra luoghi simbolo del nostro Appennino e un appuntamento ripetuto per affermare il piacere di ritrovarsi, fra persone che in questa terra fanno delle cose, scolpiscono, scrivono, rappresentano,… e semplicemente persone che vogliono condividere con altri. Appuntamenti che si sono svolti, la prima volta sul Monte Ventasso, proprio Int el Fade; la seconda volta sopra la Pietra di Bismantova e sabato a Casa Manari.

Qui l’incontro ha avuto come suo centro il castagneto di Stabie, che ospita ormai quello che è divenuto un parco della fotografia, dell’arte e del racconto lungo il percorso che accompagna da casa Manari a Nismozza in un inedito viaggio in Appennino.

Ma la festa di Parole Nostre ha rappresentato la condivisione di ciò che uno fa e desidera essere e, soprattutto, un evento in grado di cucire insieme arte, musica, danza, parole, cibo, buon vino. Così, proprio per affermare il principio della condivisione, la serata è iniziata con una cena insieme, dove sono passati di mano in mano fette di salame e formaggio e dolci in un rito che ha portato molti ad osservare il ricordo di appuntamenti come quello alla Festa di S. Maria Maddalena sul Ventasso, quando lo scambio del cibo era il suggello del ritrovarsi.

Poi è stato il momento dell’inaugurazione della Casetta dei Libri (Bookcrossing) del bosco, realizzata da Domenico Tondelli, che è andata ad accogliere libri che venivano donati e accompagnati dal perché di quel dono. Ora, la Casetta contiene libri scritti in Appennino ma anche libri di altre terre e altri orizzonti, così che si possa fare sosta di ritorno dal bosco per leggere un libro o prenderlo per poi riportarlo o regalarne uno dei propri. E, poi, si sono susseguiti il canto e il suono di Vania Tronconi e Gianni Bolzoni, Pif, che hanno realizzato un viaggio musicale a tratti struggente; la ghironda, il violino e il flauto di Paolo Simonazzi, Filippo Chieli ed Emanuele Reverberi, che hanno fatto risuonare nel bosco antiche arie della terra d’Emilia; le note e il canto degli Improvvisati, con testi suggestivi e pieni di significato.

Canti e suoni delicati e intensi, resi ancor più forti dal chiarore tenue delle lucine che squarciavano il buio, interrotti dalle letture, come quelle di Vincenzo, Simona, Barbara che viene dalla pianura ma ha trovato un nido a Busana e poi il piccolo Giordano, che ha stupito tutti candidandosi ad essere il primo a consegnare un libro alla Casetta, tutti contributi degni di significato. E, proprio perché il senso della serata stava nel mettere insieme i contributi più svariati, ci sono state le belle performance di Luca Quercioli, ballerino professionista che ha catturato lo sguardo di tutti i presenti con una danza originalissima, realizzata dalla cima di una catasta di legna e Elena Ortelli, una giovane di Bologna che ha scoperto l’Appennino e se ne è innamorata portando in questa sera le sue evoluzioni eleganti e acrobatiche nei Tessuti Volanti.

Tutt’attorno, in una commistione che non ha prevaricato il bosco, la bella aquila che Palmiro Incerti ha realizzato con bacchetti di ginestra, il totem di Fabrizio Ugoletti Fabretti, la Luna ricolma di parole poetiche di Simona Sentieri e le foto, quelle di Amanzio Fiorini antico fotografo d’Appennino, ma anche di Debora Costi e la bella Dea Madre di Tiziana Canedoli o la scultura di Alessandro Toni, i racconti di Rosi. E, poi, il frutto del lavoro dei tanti ragazzi e non dell’associazione Amanzio Fiorini, che in questi mesi hanno lavorato tanto per trasformare questo boschetto in un luogo magico….insomma una serata che chi ha perso ha perso…..

Se ne è andata così, con la sensazione di aver partecipato ad un momento intenso, delicato e comune, l’appuntamento di Parole Nostre a Casa Manari. Così lasciando in giro per il bosco il desiderio di condividere e la sensazione di qualcosa di compiuto in questo senso.

Ora, se qualcuno vorrà provare a recuperare un po’ dell’energia che si è concentrata in quella sera, può andare a fare un giretto nel castagneto di Stabie, dove le installazioni, le foto e i racconti sono ancora lì ed è ancora lì la magia che li ha tenuti insieme.

 

(Rosi Manari)

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Un Commento

  1. Serata magica…il buio, la luna, le parole, la musica, la danza hanno creato un’atmosfera fiabesca…noi c’eravamo, grazie a chi ci ha invitato, è stata un’esperienza indimenticabile.
    Gli Improvvisati

    Donatella Zanni

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