Minozzo commemora i caduti: la parola al racconto di Domenico Albertini e alla poesia di Lino Bianchi

Autorità davanti all'Antica Pieve di Minozzo

Autorità davanti all'Antica Pieve di Minozzo

Domenica 4 agosto a Minozzo si rinnova il ricordo. Ritornano quei giorni di sangue che portarono al triste epilogo dell’eccidio sul sagrato dell’Antica Pieve. Basta chiudere gli occhi per evocare il rastrellamento che era in atto nella nostra zona, la sparatoria su persone innocenti i cui nomi rimangono scolpiti in memoria sulla parete del cimitero.

Non solo nomi ma persone: ed è dal racconto di Domenico Albertini che scopriamo degli Albertini di Tizzola, morti appunto sul sagrato. Causa-effetto della fucilazione è proprio uno di quegli Albertini che, incuriosito da “quest’oggetto di morte che brilla nel sole” si avvicina, forse per prenderlo, forse solo per ammirarlo. E uno dei soldati, notando il gesto, istintivamente spara. Spara sul giovane, che cade a terra sotto gli occhi increduli dei presenti, col fratello Riziero che piangendo grida il suo nome e, nell’istante in cui cerca di avvicinarsi, viene anche lui freddato.

Il terzo fratello, Raffaele, si salverà dalla fucilazione ma quelle immagini “le porterà con sé, lo segneranno tutta la vita”.

Un momento della celebrazione

Il resto purtroppo è storia: storia raccontata da varie fonti, dal “diario di Renzo Ghini” a quello di Don Bertucci, fino alla ricostruzione storica a cura del professor Giuseppe Giovanelli nel libro “le fiamme verdi”.

Letto da Paola Ranzani, il racconto di Domenico Albertini si sposa con la poesia di Lino Bianchi, che tra le tinte oscure dell’eccidio riesce a cogliere un fiore, un fiore che ha “i petali di pace e il profumo dell’amore”.

Pace voluta, chiamata, evocata da una cerimonia solenne e partecipata; molte le Autorità presenti che sottolineano come sia importante far perdurare la memoria.

«Resistenza è in riconoscimento di chi si è sacrificato e ha sofferto affinché i valori della vita venissero recuperati.» dice Monsignor Costi nell’omelia, concetto poi ripreso dal sindaco e presidente di Alpi-Apc Elio Ivo Sassi: «Ricordiamo i defunti della guerra, che hanno lottato affinché fosse un mondo diverso, un mondo migliore, un mondo più libero, un mondo più democratico. La libertà di cui oggi disponiamo è frutto del sacrificio di quegli uomini.»

Il sindaco Elio Ivo Sassi assieme a Paola Ranzani durante la lettura dei testiTra le note della banda di Villa Minozzo, due sono le corone che vengono poste presso le rispettive steli: quella a Jean Dabrinville in località Pioppa, e quella presso il cimitero di Minozzo. Fatti diversi che ricordano le medesime storie, quelle, prosegue Sassi «Di giovani ventenni, obbligati a prendere parte a qualcosa in cui magari non credevano neppure e che non hanno avuto scelta. Oggi quella scelta l’abbiamo, si chiama libertà.»

Libertà, tanto cercata, richiesta, osannata, che si riflette di parola in parola, di persona in persona, tra le mura delle case, nelle pieghe domestiche della quotidianità. Dopo la cerimonia, è seguito un aperitivo in onore, e ricordo, dell’evento triste che però unisce, ancora una volta, nel ricordo: presso la sede degli Usi Civici, grazie all’ausilio della locale Croce Verde, si è insieme, si discute, si parla. E ancora una volta è lei, a farla da padrona: la libertà.

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