Lino Franzini: “Manifesto a lutto a Vetto, è la ricorrenza dello stop alla diga”

Riceviamo e pubblichiamo.

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Diga perfettamente identica a quella che sorgerebbe a Vetto

Il 15 agosto 1989 fu la “Caporetto” dei Cittadini della Valle dell’Enza, la giornata più nefasta di questa Valle.

Il 15 agosto 2019 ricorre il trentennale della sospensione dei lavori della Diga di Vetto; per commemorare questo giorno il 15 agosto 2019 alle ore 11:00 Lino Franzini, presidente del Consorzio Bim Enza, sarà in piazza a Vetto per scambiare le condoglianze con chi ha lottato per dare un futuro ai paesi montani di questa Valle, per dare acque limpide all’agricoltura e per produrre energia elettrica pulita.

Con la sospensione dei lavori della diga di Vetto i Cittadini della Valle dell’Enza persero l’ultimo treno per garantire un futuro alle nuove generazioni di questi paesi montani abbandonati e dissestati. Non era il treno su rotaia che Giuseppe Micheli voleva su questa Valle, ma un treno ben più importante, un treno merci che trasportava acque limpide per l’agricoltura, che migliorava il clima nel rispetto degli accordi di Kyoto, che avrebbe ridotto il dissesto e l’abbandono dei paesi montani, che avrebbe impedito centinaia di milioni di danni da esondazioni a Valle, che avrebbe risollevato la quota delle falde come avviene in ogni valle dove viene realizzato un invaso a monte, che avrebbe ridotto l’uso irriguo delle acque del Po. Basti pensare che l’invaso di Vetto, con un piccolo sbarramento alto solo 83 metri (Ridracoli è 103 metri e il Vajont 261), avrebbe avuto una capacità idrica utile di 93 milioni di mc, mentre il solo impianto di Boretto sul Po ne solleva ogni anno oltre 210 milioni di mc, ma qualcuno sostiene che l’invaso di Vetto non serve o che serve un invaso più piccolo, che essendo ad uso irriguo in estate sarebbe sempre vuoto, con una vista orrenda dei versanti.

Tutto questo per qualcuno non è importante, è importante consentire alle società petrolifere di importare miliardi di euro di gas, gasolio per produrre energia e importare energia nucleare dai paesi confinanti.

I fautori del “No” a tutto e certi politici sono riusciti nel loro intento, sono riusciti a fermare un’opera che portava benefici a tutti, principalmente al clima e all’ambiente; ma la sua realizzazione avrebbe tolto redditività a qualcuno e per fermare quest’opera fu usato ogni mezzo di disinformazione, dalle lontre, dal confronto con il Vajont, alla faglia sismica, alla morte del fiume, ai cambiamenti climatici sulla Valle, alla nebbia permanente, ai pericoli dei paesi a Valle, ecc., non dicendo che sull’Enza non c’è e non ci sarà mai nessun Vajont e che non ci sarà mai alcun pericolo. Lo studio di impatto ambientale, costato a noi Italiani 4,5 miliardi di vecchie lire, dichiara che la diga di Vetto è 10 volte più sicura delle dighe Italiane, la Soc. D’Apollonia verificò gli aspetti Geologici, sismici e di sicurezza e successivamente, su richiesta del Ministero dell’Ambiente, questi dati furono ulteriormente verificati dalla Società Ismes di Bergamo, Società che verificava i progetti delle Centrali Nucleari dell’Enel, verifica che costò 1,5 miliardi di vecchie lire.

Per i fautori del “No” a tutto, per certi ambientalisti e per certi politici, il 15 agosto sarà il giorno della vittoria, ogni anno 62.000 MW non saranno prodotti dalle acque dell’Enza ma da energie non rinnovabili; ogni anno saranno immessi in atmosfera oltre 50.000 tonnellate di CO2 che potrebbe essere evitato, ogni anno assistiamo nei mesi estivi alla morte dell’Enza e ogni anno si spendono milioni di euro per pompare le acque del Po verso monte mentre quelle pulite dell’invaso di Vetto scenderebbero a valle a titolo gratuito, come madre natura ha insegnato alle acque; ma spesso in ciò che fa madre natura non c’è tornaconto per qualcuno, ogni anno i Comuni del Bacino Imbrifero dell’Enza non percepiranno i proventi economici dei sovracanoni Bim e rivieraschi come da legge 959.

La mancata realizzazione dell’invaso di Vetto sta a dimostrare che per i fautori del “No” a tutto non fa differenza se dire di “No” ad un’opera utile e indispensabile a tutto e a tutti come l’invaso di Vetto o un’opera di cui non si conoscono costi, benefici o danni.

La necessità di realizzare un invaso ad uso irriguo, idropotabile e industriale, per laminare le piene, per la produzione di energia elettrica pulita e per usi ambientali e dare lavoro ai paesi montani, dovrebbe essere un compito di chi ci amministra; se costoro non lo comprenderanno sarà compito dei cittadini intervenire con il potere a loro demandato.

Stima di tutti i costi relativi alla costruzione dell'invaso

Sezione dello sbarramento e dati tecnici di progetto

Comparazione costi tra l'invaso di Progetto e un invaso più piccolo

Distribuzione risorsa idrica dell'invaso

Cronoprogramma dei lavori di progetto

(Lino Franzini, presidente del Consorzio Bim Enza)

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9 Commenti

  1. Franzini tralascia di dire che i lavori di costruzione di quest’opera, che ritengo inconcepibile perchè non venga realizzata, non sono ripresi a causa della Regione. E’ un’opera della massima urgenza, c’è una località che consente di realizzarla, ci sono progetti e valutazioni tecniche ed economiche che ne dimostrano la validità ed è incomprensibile alla mente umana non farla. Si comprende che quest’opera potrebbe danneggiare gli interessi di qualcuno, ma a tutto deve esserci un limite, almeno si spera.

    Daniele

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  2. Grazie Sig. Franzini. Farò tutto quanto nelle mie possibilità per ampliare la sua voce.

    Max

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  3. Grande Lino, a Ferragosto io ci saro’.

    Ivano Pioppi

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  4. Grazie Max, credo che chiunque ragioni con la propria testa e valuta il bene e il male delle cose, la pensa come Lei. Ci tengo a darVi una notizia di oggi pomeriggio, 7 agosto 2019, trasmessa su TGCOM24: il pianeta Terra non riesce più a dissetare la popolazione mondiale, un quarto della popolazione già ora ha grosse difficoltà per reperire la risorsa idrica potabile per dissetarsi e i cambiamenti climatici stanno aggravando la situazione in tempi rapidi. Basterebbero notizie di questo tipo per far comprendere a chi amministra Regione e Comuni che i lavori dell’invaso di Vetto vanno ripresi subito; visto i tempi che servono per realizzarlo.

    Lino Franzini

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  5. Franzini parla con i sordi; alle prossime regionali cerchi di andare in Regione, solo dai tavoli del potere potrà far sentire la sua voce; come vede in 30 anni una cosa più che logica come la diga di Vetto non si fa, si fa solo se non da fastidio a qualcuno. Chi vuole che l’alta Valle dell’Enza diventi terra di lupi, cinghiali e orsi non permetterà mai la realizzazione della diga di Vetto che porta lavoro, turismo e sviluppo su queste terre, anche se ciò comporterà la fine del Parmigiano Reggiano; non credo che si tollererà per molto l’uso delle acque del Po per gli usi irrigui del comparto agroalimentare di Reggio e Parma.

    Sergio

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  6. Buon Giorno Sg. Franzini, mi accodo in pieno accordo con i commenti fino ad ora letti, ripetendo per l’ennesima volta il mio. Con somma tristezza vedo che siamo sempre i soliti “4 gatti” passatemi il termine. Mi pacerebbe vederne 18/20 mila… compresi i contrari e i politici che ostano tale iniziativa. Capire e riflettere su ogni posizione mi sembra doveroso! Va detto che di “Opere” importanti nel ns. Appennino ne sono state fatte tantissime… al momento non ne ricordo nemmeno una… ma mi informerò! In ultima analisi direi che le ns. generazioni future posso dormir sonni tranquilli! Siamo degnamente rappresentati e stiamo facendo del ns. meglio per non trattenerli in appennino, evitando così un forte esubero di popolazione che metterebbe a repentaglio l’eco sistema! (Scherzi a parte… ma poi non troppo…)
    Speriamo che vinca il motto : Chi la dura la vince! Le faccio un grande ” In bocca al lupo” ( senza offesa alcuna per i lupi vegetariani)
    P.S.
    Domanda finale… mah… un referendum appenninico (Unione dei comuni) non si può fare ? per vedere esattamente la posizione delle persone, per poi procedere politicamente in un senso o nell’altro?
    Oppure la paura naviga in acque dove sguazzano grossi pesci ! (vedi la risalita dei siluri)
    Saluto Cordialmente
    Massimo Pinelli

    Massimo Pinelli

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  7. Queste notizie andrebbero diffuse più di una volta sui circuiti tv nazionali.

    Vincenzo Di Nino

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  8. Finalmente ci possiamo trovare e spiegare con molta chiarezza come si potrebbe immediatamente ripartire con quest’opera urgentissima e indispensabile.
    Anch’io ci sarò, ma spero e mi auguro che siano in molti a partecipare.

    Andrea Azzolini

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  9. Trovo vergognoso il silenzio dei politici, tutti i politici, di fronte alla mancata ripresa dei lavori di quest’opera. Poi ci chiediamo perchè l’Italia è rimasta al palo, comprendo che per fare un favore a certe società in Italia fu detto di no al nucleare, ma non permettere di usare le acque di montagna per produrre energia pulita siamo al paradosso. Ma a parte l’energia pulita l’acqua è il vero oro blu del pianeta e lo diventa sempre di più con i cambiamenti climatici, e sulla Valle dell’Enza non si realizza un piccolo sbarramento alto 83 metri, come scrive Franzini per dare acqua buona a tutti; ma forse è vero, qualcuno vuole che la Valle dell’Enza diventi una riserva per lupi, cinghiali e orsi, e di noi montanari e del mondo agricolo non importa nulla a nessuno. Sulla Valle dellìEnza come scrive Pinelli di opere importanti ne hanno fatte molte, così dicono i politici; peccato che nessuno ne ricordi una; se almeno sostenessero la diga di Vetto forse avrebbero modo di riscattarsi. Franzini, continui la sua giusta lotta, almeno qualche sindaco montanaro e di Brescello capirà quanti danni ha fatto a non sostenere quest’opera.

    Gianna

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