“L’incantatrice di vermi”, l’ultimo libro di Silvano Scaruffi, in un viaggio fra tramonti

 

L’incantatrice di vermi, Silvano Scaruffi

D: “Hai il nuovo libro di Scaruffi?”

I: “No”

D: “Se ti mando il pdf, riesci a leggerlo che vorrei scrivere qualcosa di diverso per la sua presentazione su Redacon?”

I: “Ma come il pdf! Un libro va letto di carta, non lo leggo il pdf”.

D: “Ma solo per avere un’idea di cosa parla”

I: “Sono lettere?”

D: “Sì, è il nuovo, L’incantatrice di vermi, s’intitola”

I: “Bè, suona divertente, però può essere che si pregiudichi la fetta di lettori che non ama i beghi”

D: “A occhio direi che i vermi non piacciono a nessuno”

I: “E allora perché c’è una che sta lì a incantarli?”

D: “A volte non so se chiederti le cose sia meglio o peggio…”

I: “Secondo me i beghi non sanno di essere beghi e lei non sa di essere un’incantatrice”

D: “…e l’assassino è il maggiordomo…”

I: “Così, in senso lato, nessun essere vivente sa di preciso in cosa consista la vera essenza della propria esistenza, solo che l’animale vive bene sbattendosene bellamente, invece  l’umano vive male preoccupandosi troppo del significato esistenziale e cose così. Può essere?”

D: “Facciamo che chiedo a Silvano”

I: “Eh, forse”

D: “Silvano, cosa diciamo su Redacon del tuo nuovo libro?”

S: “Che vadano a comprarselo”

D: “Detta così, non so se farà presa…”

S: “Ah ma è l’unica, per sapere a modo di cosa parla”

D: “Mi tocca chiedere al tuo editore?”

S: “Eh, forse”

D: “Emanuele, vorrei fare una presentazione su Redacon del nuovo libro di Silvano, solo che sai lui com'è, non è stato tanto lì a spiegarmi. Potresti dirmi la trama?”

E: “Certo. C’è una incantatrice di vermi. Poi non posso dirti altro, perché bisogna leggerlo. Del resto, come scrive Salinger, “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato, sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.

D: “Sì vabbè ho capito, qua bisogna che mi dia da fare io, che chi fa da sé fa per tre!”

Tutti: “Eh, forse!”.

Così io l’ho fatto veramente, intendo quello che proponeva Salinger, durante le mie vacanze. Ogni sera appuntamento col tramonto, il libro L'incantatrice di vermi, Abao Aqu Editore, e i commenti in diretta chat con Silvano Scaruffi.

Aperitivo, sciabordio, tramonto, gabbiani e le sue parole.

Al lido mi hanno visto sorridere, ridere, impensierire, riflettere e ancora sorridere.  

"Spesso la gente pensa che chi scrive ha qualcosa in più, un qualcosa in più da dire. Come una dote, un talento. In realtà, e io lo so per certo, chi scrive ha qualcosa in meno, gli manca un pezzo, chi scrive funziona dimezzato, come gli calasse un occhio, un rene magari. Perciò, causa un malfunzionamento, una riduzione di certe capacità, uno si mette a scrivere, per cercare di colmare un vuoto, riempire uno scannafosso, saltare uno sfondone che si porta dentro. Forse nella testa, nella coscienza o nell’anima. Butta fuori parole cortocircuitate da uno strano meccanismo interno, scribacchia, sperando in un non si sa neanche cosa. La scrittura nasce da una mancanza di comunicabilità. 

La scrittura è una condanna, come un’azzoppatura, e chi incorre nella pubblicazione di ciò che ha scritto non fa che darsi delle picconate sugli stinchi, perché poi dovrà renderne conto al pubblico, dovrà discorrerne di ciò che ha scritto, e per fare ciò occorre una buona capacità di comunicare, dote che chi scrive, non ha mai avuto, neanche nei sogni dei suoi geni. La disfunzionalità rimane, come grasso ragno su colaticcia tela. E io ne scrivo di cose, ma lo faccio consapevolmente. Conscio di quello che mi manca e che lo scrivere e sfogare su carta è un modo come un altro per ovviare a una carenza." 

Ecco, questo è il sunto di Silvano. Mentre proseguivano i tramonti io leggevo:

“O ci va Marcel Proust?

Si vede che lui il latte lo aveva continuato a bere anche da grande. O si vede che da grande, Marcel Proust non aveva altro da fare che fare degli esperimenti con il latte e passare le giornate sul cagatore”.

Oppure:

“E se non avessi preso uno spino in un piede, secondo me sarei ancora lì adesso, a correre, con l’orologio biologico tutto squilibrato”.

E anche:

“Che un giorno poi magari ti trovano davanti a un bar, con su degli occhiali da sole, lì a sbavare. Vorrai mica diventare come Mr. Pensilvenia”.

Poi il libro è finito e io mi sono sentita come racconta Vecchioni in Stranamore (pure questo è amore): “Il più grande  che conquistò nazione dopo nazione, e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione, perché più in là non si poteva conquistare niente; e tanta strada per vedere un sole disperato e sempre uguale e sempre come quando era partito”.

Io davanti al mare c'ero, più in la non potevo andare, ma soprattutto non potevo più leggere oltre. Io ho bevuto, mangiato, gustato pagina per pagina, riga per riga, accompagnata da personaggi che già amavo, figure che entrano ed escono dai racconti di Silvano da vari anni, di cui si conosce il carattere e il modo di fare ma ogni volta sorprendono. Ero certa di sapere chi fosse l’assassino a metà libro, si perchè stavolta c’è un giallo nella storia. Ho sgranato gli occhi quando ho intravisto una storia d’amore fra le righe: Scaruffi che scrive di una storia d’amore? Poi mi sono tranquillizzata ma non vi dico come.

Appuntamento col tramonto al Lido Corsaro (mio luogo di relax preferito) a Campora San Giovanni (Cosenza)

In sostanza qui i tramonti proseguono, i gabbiani, volteggiano, gli aperitivi tintinnano di ghiaccio, ma ora mi manca l'appuntamento con l’Incantatrice di vermi, ma soprattutto mi mancano i commenti ironici e divertenti a caldo con Silvano.

Quando dispiace che un libro sia finito vuol dire che ti è piaciuto molto, ma molto molto.

Grazie Silvano compagno di tramonti.

 

E l’Universo, forse, trattenne il respiro.

cit. L’incantatrice di vermi di Silvano Scaruffi

 

(Doris Corsini con il "prezioso" contributo di Ivana Cavalletti)

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