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Interventi sulla partoriente trasferita in elicottero a Reggio

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Prosegue un dibattito sulla donna con parto prematuro trasportata a Reggio in elicottero.

Scrive il Comitato Salviamo Le Cicogne:

"Intendiamo rispondere ad una tesi che è stata espressa in sede di chat del tavolo sanità del Comune di Castelnovo e poi espressa con proprio intervento pubblico sui social dal sindaco Bini, nonché emersa in alcuni commenti.
Questa tesi esprime un parere positivo su quanto accaduto il 28 agosto 2019 ad una donna gravida di Civago che ha partorito in condizioni di emergenza a Reggio Emilia dopo aver iniziato il percorso di verso l’ospedale con mezzi propri, averlo proseguito da Villa Minozzo su ambulanza ed essere stata trasportata in elisoccorso da Gatta.
La tesi sostiene che non essendoci stato un Punto Nascita a Castelnovo ne’ Monti ed essendo il parto fortemente pretermine, la donna non ha perso tempo andando direttamente a Reggio Emilia dove esiste una neonatalità di 2° livello con terapia intensiva neonatale.
Quindi una fortuna che il Punto nascita non ci sia poiché comunque la partoriente sarebbe stata trasferita a Reggio, salvo poi, con esito tragico, sostenere che di meglio non si poteva fare e che i protocolli predisposti a tutela della donna e del bambino sono esaustivi per offrire la massima sicurezza possibile.
Ora, lungi da noi essere contro i protocolli, i quali crediamo siano stati studiati dai massimi esperti in materia. Ma chi parla di protocolli li deve conoscere, altrimenti fa mistificazione.
Chi parla al bar può permetterselo, ma non un sindaco. Per questo motivo, ci rifacciamo direttamente a quanto previsto dalla legge:

Gazzetta Ufficiale Allegato 1B - Standard per la riorganizzazione delle u.o. di ostetricia e delle unita' operative di pediatria/neonatologia e terapia intensiva neonatale (tin) a) u.o. ostetricia di i livello (500 - 1000 parti/anno) (*)
Unita' che assistono gravidanze e parti, in eta' gestazionale > o = 34 settimane, in situazioni che non richiedono presuntivamente interventi di livello tecnologico ed assistenziale elevato tipiche del II livello, per la madre e per il feto. …
- garantire il trasferimento a struttura di II livello delle gravide per le quali si preveda che il nascituro abbisogni di terapie intensive, salvo le situazioni di emergenza nelle quali cio' non sia possibile e per le quali deve essere attivato con tempestività lo Sten (Servizio di trasporto in emergenza neonatale).
Ora, se fosse stato aperto il Punto nascita che la Regione Emilia Romagna ha chiuso, inviando anche un parere tecnico al Ministero favorevole alla chiusura e inviando invece parere tecnico favorevole al mantenimento del Punto nascita di Scandiano, la donna sarebbe arrivata da sola a Castenovo e lì il personale h24 formato da ginecologo, due osteriche, rianimatore, chirurgo, anestesista, col supporto dell’ospedale tutto, avrebbe stabilito se la donna era in condizioni di affrontare il trasferimento al Punto nascita di secondo livello a Reggio o se occorreva assisterla in loco al parto ed inviare successivamente il neonato attraverso lo Sten.
Ma poiché il Punto Nascita è stato chiuso, questo livello di sicurezza è venuto a mancare e quindi non c’è altra possibilità che predisporre un servizio di consegna urgente della partoriente a Reggio, con il personale che c’è al momento, con le condizioni meteo e di traffico del caso, con la disponibilità o meno dell’elisoccorso, con la possibilità già più volte accaduta di dar vita sul ciglio della strada, su una macchina o su un’ambulanza, senza ginecologi e terapie intensive neonatali.
Per questo motivo riteniamo irresponsabile un giudizio positivo sulla vicenda perché chiude gli occhi sulle violazioni alla sicurezza delle donne e dei bambini operate con la scelta della chiusura dell’unico Punto Nascita della montagna e affida l’esito al caso, alla fortuna, al destino.
Siano certi gli amministratori di ogni livello che qualora dovesse avvenire il peggio a causa di questa situazione barbara che offre un Punto Nascita ogni quarto d’ora di macchina alle donne di pianura e un ora e mazza alle donne di montagna, ci costituiremo parti civile nelle vie legali.
Concludiamo riportando il testo di una presentazione con cui apriva la scheda portata al Ministero della Sanità a Roma lo scorso febbraio, a firma del dottor Carlo Boni - ora consigliere comunale a Castelnovo Monti - e del dottor Mario Attolini, in cui si presentava com’era strutturata l’attività del Punto Nascita del Sant’Anna e si rispondeva nel merito della sicurezza del bambino nei casi di emergenza.

Mario Attolini e Carlo Boni

Il Punto Nascita di Castelnovo ne’ Monti prima della chiusura

Presa in carico di sole gravidanze fisiologiche giunte a termine, le gravidanze a rischio seguivano da subito un percorso dedicato presso l’Hub.
Nella eventualità di sofferenza di neonato a termine causata da evento avverso imprevisto, attivazione del medico Rianimatore presente h24 nella struttura.
Il Pediatra era comunque sempre presente al momento del parto, in servizio h12 più reperibilità, perché attivato a tutti i parti.
Attivazione contemporanea del Neonatologo reperibile della T.I.N. del centro (ASMN-RE) che provvedeva al trasporto in sicurezza del neonato presso l’Hub di riferimento.
Pare importante sottolineare che i rianimatori presenti partecipavano alla formazione presso la Tin di Reggio Emilia, l’equipe ginecologica era condivisa con il centro Hub di riferimento, ultimamente fuso anche amministrativamente con il Sant’Anna di Castelnovo, e che questo sistema era garantito grazie ad investimenti ad hoc dell’azienda proprio per la messa in sicurezza di un Punto nascita che per le distanze e la difficoltà viaria poneva seri interrogativi sulla presunta maggior sicurezza del trasporto di mamma e bambino presso un centro distante e raggiungibile spesso con difficoltà.
Il rischio zero in sanità non esiste, tuttavia: è più sicuro nascere in un Punto nascita così strutturato o in auto/autoambulanza lungo un tragitto oggettivamente difficile?
dottor Carlo Boni, pediatra e neonatologo  e dottor Mario Attolini, neurologo"

Ma è lo stesso Carlo Boni che ieri, in una replica a un commento su Redacon, ha commentato così: "Confermo ciò che ho scritto e rimango convinto che il punto nascita poteva e doveva rimanere aperto a Castelnovo Monti. Questo caso è del tutto diverso e se anche il punto nascita fosse ancora aperto si sarebbe attuato quel trasporto in utero che da oltre venti anni si attua in ogni ospedale che non abbia una terapia intensiva neonatale. Il trasporto in ospedale a Castelnovo avrebbe comportato solo un’ inutile perdita di tempo. Complimenti ai colleghi e all’organizzazione del sistema che ha funzionato al meglio e auguri alla mamma e al bimbo".

2 COMMENTS

  1. Se il punto nascita del Sant’Anna fosse stato attivo, con la sua equipe di specialisti, il ginecologo avrebbe potuto fare diagnosi e decidere se il trasporto in utero (STAM) era consigliabile o se il parto in loco e successivo trasporto del neonato (STEN) era necessario, stabilendo il minor rischio per madre e bambino sulla base l’evento in corso e dei tempi di trasferimento.
    Nel caso auspicabile del trasporto in utero, parte dell’equipe degli specialisti sarebbe salita con la partoriente, pronta ad intervenire in emergenza.
    Usare il “senno del poi” per dichiarare che “Il trasporto in ospedale a Castelnovo avrebbe comportato solo un’ INUTILE perdita di tempo” è tragico, perché nasconde il pericolo generato dalla chiusura del PN, (addirittura la fa percepire come una fortuna), e fa della SICUREZZA un optional INUTILE.
    Poiché stimo il dottor Boni, spero che questa pagina di parole infelici venga superata da una fattiva collaborazione unitaria per arrivare a riaprire il PN del Sant’Anna.
    Gianni Marconi

  2. La procedura ti avrebbe fatto solo perdere tempo.
    Quello che dici, Gianni, non ha, in senso tecnico, nessun senso
    Sarebbe molto meglio lavorare insieme per la riapertura del Punto nascite, ma senza avviare polemiche prive di sostanza che possono essere solo controproducenti
    Con stima e amicizia

    Carlo Boni

    • Firma - CarloBoni