Ave Govi, di Villa Minozzo, vince a Trani il premio letterario nazionale LiberEtà 2019

Con il racconto Le vite di Emma, la reggiana Ave Govi  ha vinto il Premio Letterario di LiberEtà 2019, un concorso nazionale (giunto quest'anno alla ventesima edizione) bandito dalla rivista del sindacato pensionati Spi Cgil in collaborazione con l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

Ave è stata premiata il 2 ottobre a Trani, al Cinema Impero, dall'artista Neri Marcorè e dal Segretario generale Spi Ivan Pedretti durante la prima giornata della Festa nazionale di LiberEtà promossa dal Sindacato pensionati Cgil nazionale.

Ave Govi ha oggi 80 anni. Ne compirà 81 il prossimo 16 dicembre. Nata a Villa Minozzo, comune dell'Appennino emiliano, dopo il matrimonio si trasferì per lavoro a Milano con il marito, ma appena le fu possibile tornò a Reggio Emilia, dove ancora oggi risiede. Per una vita ha lavorato in un supermercato come commessa. Autodidatta, da sempre ha nutrito una grande passione per la scrittura. Ha scritto tre romanzi e molte poesie. Ha ricevuto diversi premi letterari.

A Trani, alla Festa nazionale di LiberEtà, Ave si è presentata sul palco visibilmente emozionata. Negli occhi della vincitrice la sorpresa di vedere il proprio racconto trasformato in un libro pubblicato da LiberEtà.

Si è aggiudicata il primo premio battendo in finale Nunzio Mainieri, autore di A voce alta, e Liliana Salvatori, con Non ho mai bevuto Coca Cola. Per la giuria - composta dal presidente Giuseppe Casadio, Gaetano Sateriale, Filippo La Porta, saggista e critico letterario, Valerio de Filippis, autore televisivo, Cinzia Leone, giornalista, autrice di grafic novel e romanzi, Giorgio Nardinocchi, direttore del mensile LiberEtà, Maria Rosa Cutrufelli, scrittrice, e Daniela Brighigni, collaboratrice dell’ Archivio nazionale dei diari - Ave Govi meritava di vincere.

Le motivazioni della giuria raccontano del valore del suo racconto: «Per essere stata capace di raccontare, con potenza narrativa e un intreccio sapiente, la storia di Emma, una bambina che, tra mille peripezie, diventa donna, si emancipa e trova la sua strada. Per aver descritto, senza sconti, le asprezze delle relazioni sociali nella società contadina emiliana del dopoguerra, intrisa di pregiudizi. Per averci trascinato in un passato prossimo rurale che ci appartiene. Fatto di vestiti smessi e di fatica nei campi. Fatto di poca terra, avara, e nemmeno propria. Fatto di discriminazioni e divieti. Primo tra tutti, non ribellarsi mai all’autorità: non a quella dei preti e tanto meno a quella del padroni. Un mondo difficile per gli uomini. Impossibile per le donne. Di questo destino segnato è intrisa la madre di Emma, a questo destino si ribellerà la figlia».

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