Matteo Manfredini sarà candidato a sostegno della lista Bonaccini Presidente

Come anticipato da Redacon, il carpinetano - e già nostro collaboratore - Matteo Manfredini è il primo candidato consigliere regionale montanaro. Si candiderà nella lista civica Bonaccini Presidente. Questa la sua lettera alla nostra testata.

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Dopo settimane di riflessioni ho deciso di accettare la candidatura per le ormai imminenti elezioni del consiglio dell'Emilia Romagna, nella lista civica Bonaccini Presidente.

Una scelta maturata dopo decine di incontri e considerazioni, incoraggiato da persone che mi hanno aiutato a fare chiarezza e a prendere la decisione giusta.

Decido di partecipare per diverse ragioni, ma in particolare, in questo breve spazio, ne voglio sottolineare due.

La prima è quella di portare un contributo ad un'inaccettabile deriva nazionalista che attraversa tutto il Paese. Un nazionalismo che viene mascherato con nuove e più allettanti definizioni, ma che è invece una già nota e rovinosa ideologia. I cui disastri sono stati sperimentati in passato dagli abitati della nostra regione e del nostro Appennino.

Un nazionalismo che ci spinge confinarci nella paura. Dandoci l'impressione di essere costantemente sotto assedio. Ma una società sotto assedio non produce più nulla, scappa miseramente e rifugge il confronto.

Provengo da una famiglia di antifascisti e di partigiani, dalla quale ho imparato a difendere i principi della Costituzione e della Repubblica, valori che oggi sembrano essere marginali e quindi in pericolo.

Decido inoltre di candidarmi per scrivere un nuovo capitolo nella politica dell'Appennino. Penso sia infatti necessario cambiare il modo di relazionarsi con la cittadinanza e con le difficoltà che essa esprime. Ogni problema di ordine sociale ed economico deve essere esaminato tendendo in considerazione la sensazione di abbandono che  aleggia tra molti elettori, soprattutto tra i più giovani.

L'Appennino Reggiano non è una riserva indiana, come qualcuno vorrebbe fare credere, eppure qualcosa si è rotto nella fiducia tra rappresentanti e rappresentati. Il risultato delle destre nelle elezioni europee è stato un campanello d'allarme sul quale bisogna interrogarsi.

Anche gli abitanti delle zone più remote devono riacquistare un proprio slancio, ritornando ad essere coinvolti del dibattito politico e nel processo decisionale. I paesi e i borghi della montagna non possono diventare solo dei dormitori di pendolari, altrimenti la montagna si spegne. Si spegne culturalmente, si spegne socialmente e si spegne economicamente.

E' quindi necessario supportare il lavoro dei tanti sindaci che si spendono quotidianamente proprio su questi temi. Offrire loro gli strumenti affinché possano operare con la massima efficacia.

Già nella campagna elettorale vorrei coinvolgere  la cittadinanza attraverso l'ascolto di proposte, valutazioni e opinioni. Si tratta di un primo passo per superare le divisioni e le lacerazioni sociali nelle quali, forse senza neanche rendercene conto, siamo sprofondati.

Le persone che sto coinvolgendo in questo percorso sono sovente nuove in politica, accomunate dalla volontà di aprire un nuovo capitolo per il centro sinistra in montagna.

Spero che i coordinatori della lista civica Bonaccini Presidente, trovino velocemente una candidata donna proveniente dalla montagna, per rendere questo processo di rinnovamento davvero inclusivo.

Vorrei anche conoscere al più presto i nomi dei candidati di centro-destra, in modo da aprire un confronto su contenuti e su programmi.

Ho lavorato per più di dieci anni a Bruxelles, dove mi sono occupato di cultura e di storia europea presso un museo che mira a divulgare la storia d'Europa, senza dimenticare le realtà locali. Recentemente ho scritto un libro, Le Foglie dell'Albero, un contributo per superare gli stereotipi sulle minoranze religiose esistenti nella nostra provincia.

Penso che in politica le idee siano più importanti delle conoscenze tecniche. Proprio per questo vorrei contribuire a costruire un cammino che porti l'Emilia Romagna a relazionarsi con il mondo e con le sue provincie. Una visione del futuro che mi auguro di costruire assieme a tanti cittadini.

Per partecipare a questo ambizioso progetto siete invitati a contattare l'indirizzo: manfrediniperlaregione@gmail.com

 

(Matteo Manfredini)

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7 Commenti

  1. Matteo, uomo di valore che saprà rappresentarci tutti – bravo.bravo, brev – batto un cinque

    MarioGuidetti

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  2. Dovendo votare per le regionali, leggo con estremo interesse ogni manifestazione di intenti e dichiarazione di impegno da parte dei candidati, ma che il Sig. Manfrledini affermi che, primariamente, la ragione della sua partecipazione alla lista “civica” Bonaccini sia dare un contributo ” contro ” e non ” a favore di “, mi lascia basita! Mi pare una pessima premessa e purtroppo, al di là di ogni preconcetto, in ciò si riconosce ancora una volta quell’ossessione progressista volta alla demonizzazione dell’avversario e alla fomentazione dello scontro tra le parti non su base concettuale e programmatica, ma semplicemente denigratoria ( sardina docet ).

    C.R.

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  3. Ma bravo Manfredini… “L’Appennino reggiano non è una riserva indiana…”. La cosa stonata è che lei sia schierato proprio dalla parte di coloro i quali hanno reso il nostro bel territorio tale. Mancanza di strutture, infrastrutture ( Ospedale in ultimo), accentramento verso la via Emilia con abbandono totale della periferia, tanto a livello numerico avrebbe portato solo pochi voti…Ottima scelta

    B.G.

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  4. Fatto salvo il doveroso rispetto verso chi decide di “metterci la faccia”, e di mettersi in gioco, vengono da fare alcune riflessioni riguardo al contenuto di questa lettera, segnatamente laddove si legge, tra i motivi della candidatura, il proposito di “scrivere un nuovo capitolo nella politica dell’Appennino. Penso sia infatti necessario cambiare il modo di relazionarsi con la cittadinanza e con le difficoltà che essa esprime”.

    Sicuramente un lodevole intendimento, ma se vi aggiungiamo poi un’altra sua considerazione, quale “anche gli abitanti delle zone più remote devono riacquistare un proprio slancio, ritornando ad essere coinvolti del dibattito politico e nel processo decisionale. I paesi e i borghi della montagna non possono diventare solo dei dormitori di pendolari”, diviene quasi naturale ed automatico un ulteriore, più ampio, ragionamento

    L’insieme di dette sue parole sembra infatti configurarsi come una netta presa di distanza dalla situazione in cui versa oggi la nostra montagna, il che si traduce di fatto, per una sorta di proprietà transitiva, nella “bocciatura” delle azioni politiche con cui le forze della sinistra hanno lungamente governato la montagna, visto peraltro che tali forze guidano da parecchio tempo tre importanti livelli istituzionali, ossia locale, provinciale e regionale.

    Se ne ricava pertanto l’impressione che l’interessato, candidandosi nello schieramento di sinistra, voglia correggerne l’azione politica anche in modo piuttosto significativo, il che legittima di riflesso l’opinione di quanti ritengono invece che il sistema di governo regionale della sinistra sia ormai “incorreggibile”, e vada piuttosto sostituito con altro e diverso modello, vedi quello espresso da centrodestra, secondo la normale regola dell’alternanza

    Infine, se “il risultato delle destre nelle elezioni europee è stato un campanello d’allarme sul quale bisogna interrogarsi”, come egli dice, anziché parlare poi di “un’inaccettabile deriva nazionalista che attraversa tutto il Paese” cercherei di capire meglio le ragioni che ispirano lo stato d’animo di una consistente parte del Paese, evitando di scambiare per fascismo il semplice desiderio di identità che essa incarna.

    P.B. 15.12.2019

    P.B.

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  5. Gentile p.b.
    Le sue considerazioni sono assolutamente appropriate.
    Mi piacerebbe incontrarla per discutere più approfonditamente la questione.
    Purtroppo nella mia breve pagina non ho potuto sviluppare meglio alcuni aspetti che lei ha acutamente colto.
    Mi scriva

    Matteo Manfredini

    Rispondi
  6. Aprezzo sempre chi ci mette la faccia, pero’ bisogna fare alcune considerazioni: riporto in copia-incolla 2 passaggi: (La prima è quella di portare un contributo ad un’inaccettabile deriva nazionalista che attraversa tutto il Paese.) (Un nazionalismo che ci spinge confinarci nella paura. Dandoci l’impressione di essere costantemente sotto assedio), Personalmente questa inaccettabile deriva nazionalista non l’avverto cosi’ tale e, che ci spinge a confinarci nella paura? Paura de che?….c’e’ qualcuno che ha l’impressione di essere costantemente sotto assedio? Boh….da cosa? e soprattutto: da chi?….Qua, a sentir parlare di nazionalismo, sovranismo, populismo si pensa sempre al passato, ed alla paura di un suo ritorno. Oggi piu’ che mai in Italia e soprattutto in Emilia si grida alla paura e ci si schiera contro qualcuno, mai a favore di qualcosa; un movimento che nasce a Bologna contro una persona o due (ci metto pure la Meloni) esplicitamente per bloccare quel tarlo che e’ nella testa di tanti Emiliano-Romagnoli di voler provare un cambiamento, e poi si allarga a macchia d’olio nella Nazione; tanti slogan contro, come sentiti in piazza a Roma ma proposte concrete nulle….la solita aria fritta e demagogia. Per quanto riguarda in Nostro Appennino mi assoccio al commento sopra del Sig. P.B. Saluti

    Andrea.S.

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  7. Io non metto mai in dubbio le personali qualità, e i pregi, di un candidato del quale nulla so, com’è nella fattispecie, né credo che a conoscerlo meglio possa servire un incontro, in questa come in altre analoghe o similari circostanze, e per me vale dunque la linea politica che la rispettiva parte esprime, e nel caso di Matteo Manfredini non condivido la linea politica della parte cui egli afferisce, ancorché in forma di lista civica (pur ringraziandolo per le cortesi parole che mi ha riservato).

    Mi trovo poi a dover aggiungere che asserti come “un’inaccettabile deriva nazionalista”, oppure “un nazionalismo che ci spinge a confinarci nella paura”, sono espressioni piuttosto lontane dalla mia cultura politica, anche perché mi riportano alla mente i toni con cui vennero allora avversati, se non immeritatamente “demonizzati”, esponenti della Prima Repubblica, ed altri ancora in tempi successivi (e pure questo è un non irrilevante motivo che ci mette su posizioni abbastanza distanti).

    Infine, non me ne voglia l’interessato, ma io penso che chi si candida per un incarico istituzionale così importante dovrebbe già avere molta chiarezza sul da farsi, ed essere quindi in grado di esporre fin da ora concrete proposte riguardo alla montagna, rendendole pubbliche anche attraverso gli organi di informazione, vuoi per farle conoscere vuoi per impegnarsi di fronte all’elettorato (quanto alle divisioni e lacerazioni sociali, non mi paiono facilmente superabili con gli asserti che prima dicevo)

    P.B. 16.12.2019

    P.B.

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