Legambiente Appennino Reggiano: emergenza climatica, chi vuole il cambiamento?

Riceviamo e pubblichiamo

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Legambiente Appennino Reggiano

“Chi vuole il cambiamento?” Tutti alzano la mano. “Chi vuole cambiare?” Nessuno alza la mano. È quanto rappresentava un po’ di tempo fa una simpatica vignetta, ironica ma non troppo, divenuta presto virale sui principali social perché esprime molto bene la situazione.
Abbiamo capito tutti che l’emergenza climatica è attuale, concreta e seria. Siamo tutti colpiti dalle immagini dell’Australia che brucia dopo avere sofferto per i roghi dell’Amazzonia, per quelli della California e per quelli della Sardegna, per le alluvioni in Piemonte e in Liguria, per il ritiro della calotte polari alpine e per i ghiacci perenni delle zone artiche che si squagliano irrimediabilmente come neve al sole. Scene e scenari apocalittici che evidentemente però non bastano a scrollarci di dosso il torpore del solito tran tran che tanto ci piace e ci tranquillizza. “Capisco ma non tocca a me”.

“Capisco ma non sono disposto a modificare le mie abitudini”. “Capisco ma quello che faccio io non cambierebbe le cose”. Le foto-denunce degli incivili “festeggiamenti” di capodanno a Cerreto Laghi circolate in questi giorni sono l’emblema di questo pensiero, e di questo agire. Forse non abbiamo capito che ogni nostro gesto si aggiunge a quello degli altri, ed é la sommatoria dei comportamenti individuali che cambia drasticamente le cose. Nessun cittadino, nessuna comunità anche nel proprio piccolo può chiamarsi fuori dalle responsabilità e tutti dobbiamo impegnarsi per contrastare e prevenire inquinamento, spreco di risorse, disturbo degli ecosistemi.

È inammissibile che per mero divertimento si perda ogni riferimento di civiltà pensando che sia tutto lecito, tutto consentito. Ma la politica che fa? Perché non ha il coraggio di tracciare i confini di un percorso comune individuando l’orizzonte di riferimento? Che cittadini vogliamo? Quale strada vogliamo percorrere? Quale futuro vogliamo costruire? Sono domande, e risposte, che spettano a chi amministra un territorio. La mera sorveglianza finalizzata alla repressione dei comportamenti negativi non veicola valori, principi ed obiettivi. Bene ha fatto un sindaco dell'Unione a richiamare nel suo appello ai cittadini il “rispetto delle persone anziane, dei bambini, degli animali e dell’ambiente”.
E gli altri comuni? E il Parco? La crisi climatica che stiamo vivendo impone il coraggio e la lungimiranza di fare delle scelte, anche impopolari, per il bene di tutti.

"Direttivo Legambiente Appennino Reggiano"

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4 Commenti

  1. Quindi cosa possiamo fare alzando la mano poi?

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  2. Ho letto con molta attenzione il comunicato del Direttivo di Legambiente di Reggio Emilia, è una sintesi che deve fare meditare tutti. Perchè nessuno alza la mano quando si propone di cambiare?; la risposta è facile, cambiare significa toccare interessi di parte o di partito; questo porta a predicare bene e razzolare male, si dicono certe cose alla luce del sole e si fa l’opposto quando calano le tenebre. Ora si spera che di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici, che proprio a Reggio Emilia hanno provocato centinaia di milioni di euro di danni da siccità e da esondazioni, si prenda atto che non si può più andare avanti cosi. Da parte mia in tanti anni ho sentito troppi No; si dice di No alle discariche ma si dice di No anche ai termovalorizzatori, si è detto di No all’energia nucleare e si accetta quella prodotta sui nostri confini dai Francesi, dalla Francia importiamo il 20% di energia prodotta da fissione nucleare, si dice di No alle trivellazioni nel Mar Ionio di fronte a Leuca e si consente alla Grecia di farlo, e dalla Grecia importeremo il “nostro” metano a caro prezzo prelevato dai nostri fondali, a Reggio Emilia si dice di No alla Diga di Vetto che darebbe ottima acqua ai rubinetti di Reggio e Parma e all’agricoltura e produrrebbe tanta energia pulita, mentre si consente di consumare milioni di Euro di energia per pompare le acque del Po fino alla Via Emilia, pur sapendo che le acque del Po contengono di tutto, Legambiente lo sa bene, come lo so bene io, ma preferisco non scriverlo. Ma la Diga di Vetto ridurrebbe il business dell’imbottigliamento di acque minerali, siamo i primi in Europa e i secondi al mondo, dopo il Messico; ridurrebbe il business di chi importa prodotti petroliferi, siamo primi a livello mondiale; ridurrebbe anche le emissioni di CO2 nel rispetto degli accordi di Parigi, ma questo non interessa a nessuno; porterebbe lavoro in montagna e eviterebbe i danni a Valle, ma anche questo non interessa a nessuno. Si arriva perfino a proporre piccoli invasi lungo l’Enza, che costerebbero una follia e non servirebbero a nulla, e a Vetto si dice di No ad una diga già iniziata, di 20 metri più bassa di quella di Ridracoli e 100 metri più corta; ha solo una maggiore capacità idrica in quanto a monte ha una valle molto aperta. Avrei mille cose da dire ma ho già scritto troppo, confido sul Direttivo di Legambiente per rivedere tante cose; credo che il vero Ambientalista sia colui che vuole ridurre lo spreco delle acque e il miglioramento del clima, ciò che farebbe la Diga di Vetto e non certo i piccoli invasi..

    Franzini Lino

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    • Così ambientalista sig. Franzini da candidarsi a supporto della sig. Borgonzoni della lega che nega ogni cambiamento climatico.
      La lega che a Venezia votava contro la mozione di emergenza climatica mentre il consiglio regionale veniva allagato.
      La lega sulle cui pagine del Capitone si leggono ogni tipo di insulto contro Greta Thunberg che ci invita ad ascoltare la scienza.
      Quella scienza che spesso e volentieri boccia le grandi opere come le dighe, promosse solo dagli ordini dei costruttori.
      Complimenti per la coerenza, ma non quella ambientale.

      AG

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  3. Egr. Sig. AG, potrà credermi o no, faccia Lei; ho avuto richieste da vari partiti, partiti importanti che eleggeranno sicuramente dei Consiglieri, ma ho accettato la richiesta della lista Borgonzoni, che non eleggerà alcun Consigliere, ma è quella che mi ha dato maggiori garanzie per la ripresa dei lavori della Diga di Vetto, a me più che destra o sinistra interessa il futuro dei nostri paesi montani; non ho le conoscenze tecniche per entrare nel merito di ciò che ha fatto la Lega a Venezia e on ho tempo per studiarlo. A differenza di lei io credo che la diga di Vetto più che agli industriali, serva a portare lavoro in montagna, a dare acqua all’agricoltura che succhia acqua di falda fino a 200 metri di profondità per irrigare, a dare acqua buona ai rubinetti di Reggio e Parma, a ridurre i 220 milioni di metri cubi d’acqua che solo l’impianto di Boretto solleva dal Po ogni anno; ma immagino che questo a Lei vada bene, acque che per lei saranno il massimo per irrigare ciò che troviamo sulle nostre tavole (la diga di Vetto di metri cubi ne conterrebbe solo 100), ma qualcuno sostiene che la diga non serve; servirebbe a produrre energia pulita nel rispetto degli accordi di Kioto, Copenaghen, Cancun e Parigi e nel rispetto di ciò che dice Greta, tenga conto che la Diga di Vetto eviterebbe 52.000 ton di CO2 in atmosfera ogni anno. A parte questi dati, sappia che se Lei si fosse candidato con chiunque a me non sarebbe neppure venuto in mente di criticarla per la scelta fatta, questa è la grande differenza tra me e Lei; io sono un democratico, non sono ne fascista ne comunista. Probabilmente Lei è convinto che sui nostri paesi montani vada bene così, io la penso diversamente; penso che l’alternanza al potere porti benefici; a parte la Diga di Vetto, l’alternanza porta sempre miglioramenti, chi subentra vuole fare meglio di chi lascia, e se non lo fa, tra cinque anni va a casa. Ma so di dire cose inutili.

    Franzini Lino

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