Boni replica alle Cicogne

Riceviamo e pubblichiamo.

 

***

 

La polemica continua sulle responsabilità della chiusura del punto nascita s’infarcisce sempre più di inesattezze e distorsioni più o meno strumentali.

E' un fatto che l’amministrazione comunale ha cercato ripetutamente di impedire la chiusura e poi di far cambiare idea alla regione anche spingendo sul ministero.

Ne sono stato testimone prima e dopo la mia elezione a consigliere comunale di maggioranza.

E' altresì indiscutibile l’importanza che il comitato ha avuto e ha nel mantenere alta la tensione dell’opinione pubblica e la conseguente pressione sulla politica.

Mi permetto di riassumere lo stato attuale.

L’amministrazione ha chiesto al ministero , con argomentazioni tecniche identiche a quanto già sostenuto in accordo con il comitato, di spingere per la riapertura del punto nascita e il rilancio di tutto l’ospedale perché è da ritenersi una contraddizione formidabile finanziare il progetto aree interne nel nostro appennino e contemporaneamente  depotenziarne i servizi alla persona.

A tale scopo ha elaborato e presentato documento politico e tecnico per centrare l’obiettivo di confermare alla nostra montagna un servizio sanitario efficace ed efficiente per i suoi abitanti e non solo.

Gli attacchi reciproci non fanno bene, non aiutano a raggiungere lo scopo , si configurano da un lato come una rabbiosa e inutile reazione e dall’altra come strumentale difesa di posizioni a suo tempo prese con precipitazione e non condivisibili.

La politica deve tornare ad essere ragionevolezza e confronto e non credo che neppure la smania elettorale debba trasformarla in competizione personale o in tifo da stadio.

 

Carlo Boni consigliere del Comune di Castelnovo ne' Monti

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9 Commenti

  1. Riguardo a quanto scrive il dr. Boni, se non ci fosse stata la “polemica continua” con cui egli apre le sue righe, e la caparbia determinazione delle “Cicogne”, la questione Punto Nascita poteva essere già andata nel “dimenticatoio”, e ritengo pertanto che le polemiche non vadano “bacchettate”, anche quando sono appassionate, perché fanno parte del confronto e dibattito tra i rispettivi punti di vista e modi di pensare, in questo come in altri casi (pena il cadere nel cosiddetto pensiero unico).

    Né va dimenticata la distinzione dei ruoli, perché se ad un Comitato spetta di sensibilizzare la pubblica opinione verso la tematica per la quale lo stesso si è costituito, e credo che tale compito le “Cicogne” lo abbiano pienamente assolto, alla politica “governante” compete di prendere delle decisioni, in un modo o nell’altro, e qui mi sembra che non sia andata proprio così, visto che ci si trova ancora a parlare di documenti, progetti, ecc…., che danno l’idea di essere tuttora “ai blocchi di partenza” o quasi.

    P.B.

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  2. Egr sig. PB,
    non capisco il timore di firmarsi per esteso,non mi pare abbia detto nulla di cui vergognarsi.
    Vorrei dirle che se ha letto con calma ciò che ho scritto troverà che riconosco l’importanza del comitato nel mantenere alta la tensione sul problema,ma una cosa è la polemica altro è cercare soluzione ai problemi.
    La polemica è scontro e dunque divisione.
    Il confronto può unire e qui serve appunto unità
    P.S le assicuro che il pensiero unico non mi avvince e non mi ha mai imprigionato

    Carlo Boni

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  3. Egregio P.B., sono felice che ci sia qualcuno che non veste i panni di un comitato e neanche di un partito ma solo quelli di cittadino, che sappia argomentare con eleganza, proprietà di linguaggio e discernimento e che riesca a dire le cose con saggia obiettività. Con stima e rispetto.
    Gianni Marconi

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  4. Forse sono io a non capire, dottor Boni, ma facendo una sorta di Bignami di tutto ciò che è stato scritto in questi ultimi cinque anni, a me risulta chiaro che non ci sia mai stata polemica da parte delle “Cicogne”, ma solo una precisa e vasta documentazione per impostare un razionale percorso al mantenimento di quel reparto dell’Ospedale. E questa loro “lucidità” ha dimostrato, di riflesso, l’incapacità di chi doveva agire ed è questo, forse, che non si vuole accettare.

    Giovanni Annigoni

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  5. In linea di principio posso convenire col dr. Boni sull’importanza di “cercare soluzioni ai problemi”, ma nella fattispecie è una esortazione che egli dovrebbe rivolgere innanzitutto alla propria parte politica, vuoi perché è quella governante, ed ha quindi il potere di decidere sul “da farsi” in proposito, vuoi perché è quella che ha di fatto determinato il problema, con l’andare, come primo passo, alla chiusura del Punto Nascita, salvo poi successivi ripensamenti – quantomeno a parole, né sappiamo se spontanei o provocati dalle “alzate di scudi” contro l’avvenuta chiusura – senza tuttavia aver ancora trovato, nel frattempo, il modo di “rimediare” alla scelta di allora (stando a ciò che ci dice l’attuale stato delle cose, perché è su questo che oggi dobbiamo necessariamente basarci).

    Durante il non breve tempo trascorso dalla chiusura, abbiamo infatti letto di deroghe, oppure di revisione dei parametri dell’Accordo Stato-Regioni 2010, nonché di Strategie Aree Interne, ossia di opzioni tra loro differenti, e un tale “ventaglio” di ipotesi ci dà di riflesso l’idea che ai nostri decisori politici, locali e regionali, non sia riuscito di identificare ed imboccare la via che porti al risultato, così che, di fronte a questa “incertezza” – visto che sentiamo tuttora parlare di “percorsi”, cioè qualcosa da costruire -non si può biasimare chi esprime sfiducia o “sconcerto” (la polemica, specie se incalzante, può essere scomoda per chi ne è oggetto, ma resta alla fine il solo strumento per spingere il “potere” a prendere una decisione, e trovare le soluzioni, il che non può sfuggire al dr. Boni).

    P.B. 16.01.2020

    P.B.

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  6. Gentile P.B., e gent. dott. Boni, si stanno aprecando fiumi di parole, su altrettanti fiumi di ipotesi, quando la soluzione sarebbe a mio avviso, (da esterno e non conoscitore della materia), quantomeno semplice.
    Visto che Il S. Anna e l’Arcispedale di RE sono ora una unica entità, Il governatore Bonaccini, chiama il Direttore AUSL di Reggio Emilia dott. Nicolini, e gli impone la rotazione del personale per il reparto di neonatologia fra i vari ospedali della provincia. Vogliamo far turnare il personale sui vari ospedali ed evitare disagi alla popolazione o vogliamo continuare a tenere su in vassoio i professionisti e far rischiare le partorienti e chi ha bisogno dell’ospedale, (vedi servizio di ortopedia soppresso nei WE a Castelnovo Monti).
    siamo molto bravi a complicare cose semplici, non lo siamo altrettanto a semplificare con i fatti tutta la burocrazia, (di cui purtroppo si nutre il sistema).

    MB

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  7. Gentile MB, premesso che, tra i due chiamati in causa, il destinatario delle Sue parole non può che essere il dr. Boni – quale esponente della parte politica titolata a scegliere la strada da seguire – se la soluzione del problema fosse effettivamente semplice come Lei dice, e non la si vuole invece adottare pur avendola a portata di mano, verrebbe allora da pensare che manchi in fondo una reale volontà, da parte dei nostri decisori politici, di andare alla riapertura del Punto Nascita, e si punti sostanzialmente a tergiversare, nonostante le assicurazioni e promesse, specie di questi giorni (non resta ora che vedere se e come risponderanno a questo Suo commento).

    P.B. 18.01.2020

    P.B.

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