“I care Appennino”, un brand di affetto

Nonostante la piena consapevolezza che esistono rigide regole per usare il nome e il logo dell’Unesco e del programma Mab e in particolare che essi in nessun caso possono essere utilizzati a scopi commerciali, per la Riserva di Biosfera dell’Appennino tosco emiliano il tema dell’economia, e quindi delle imprese e della loro richiesta di dare valore all’essere Riserva di Biosfera attraverso un brand, è stato ineludibile, fin dalla fase di candidatura.
Per questo, dopo una approfondita analisi delle esperienze già esistenti nella rete internazionale Mab e un attento ascolto delle esigenze espresse dal territorio, ha definito la propria strategia di branding “I care Appennino” (“Io mi prendo cura dell’Appennino”) attraverso la quale intende contraddistinguere, coinvolgere e supportare i soggetti che sostengono progetti il cui scopo sia lo sviluppo sostenibile e il prendersi cura del territorio, della biodiversità e delle comunità dell’Appennino.
“I care Appennino” intende essere l’identificazione e la valorizzazione del territorio, delle sue comunità come Riserva di Biosfera.
Non quindi una strategia puramente commerciale, indirizzata a clienti consumatori e turisti, ma rivolta in primis a residenti e imprese, ai protagonisti della vita del territorio, avvantaggiandosi del fatto che l’approccio Mab riesce a parlare al capitale umano e ai giovani del nostro territorio. In tal senso la strategia di brand diventa anche funzionale a individuare una comunità di pensiero, una classe dirigente di questa Riserva di Biosfera, che sia una rete diversa rispetto alle amministrazioni locali, che si identifica in una visione che incontra in profondità la storia, la cultura, le aspettative del territorio e che partecipa alla costruzione di futuro positivo nel segno della sostenibilità e dei valori etici e civili che sono alla base di questo programma Unesco.

Luca Ferri

Il brand “I care Appennino” viene concesso ad imprese ed associazioni che realizzano o sostengono progetti il cui scopo è prendersi cura del territorio, della biodiversità e delle comunità dell’Appennino tosco emiliano. Per “prendersi cura” può intendersi un agire materiale e/o immateriale, proporzionato alle capacità del richiedente, che determini dei risultati positivi in relazione alle tre funzioni della Riserva di Biosfera:

• conservare e valorizzare la biodiversità ecologica e culturale;

• favorire lo sviluppo sostenibile delle comunità locali;

• svolgere azioni di educazione, ricerca, formazione e monitoraggio.

I primi conferimenti del brand “I care Appennino” sono stati assegnati in occasione della terza assemblea consultiva della Riserva di Biosfera, che si è tenuta a Fivizzano in Lunigiana il 19 febbraio 2019 e hanno riguardato: Bper Banca (progetto “La Scuola nel Parco e nella Riserva di Biosfera”), Comunità Slow Food Appennino Reggiano (progetto “Il mercato della terra dell’Appennino Reggiano”), Enel (progetto “Adattamento pilota della foresta del Lagastrello al cambiamento climatico”), Azienda agricola biologica Montagnana (progetto “Filiera corta e solidale”), Cooperativa Sigeric (progetto “Turismo rurale e responsabile”), Associazioni Il ritrovo di Roberta e Assistenza pubblica Cav (progetto “La prendiamo di petto”), Associazione Obiettivo Casa (progetto “Recupero edilizio per la sicurezza e l’efficienza energetica”). A questi si è poi aggiunto nel corso del 2019 il Gruppo Storico Il Melograno (progetto “iniziativa La via matildica del Volto Santo”).

“La Comunità Slow Food dell’Appennino reggiano - afferma Luca Ferri portavoce Slow Food dell’Appennino reggiano, - ha ricevuto il brand ‘I Care Appennino’ per la realizzazione di un mercato dei produttori di montagna nella città di Reggio Emilia. Oggi, ad un anno di distanza, il mercato viene realizzato regolarmente ogni martedì sera dalle 17 alle 19, in Polveriera (piazza monsignor Oscar Romero). Abbiamo anche utilizzato il logo del brand per etichettare i nostri prodotti e rendere chiara la nostra appartenenza alla realtà dell’area Mab Unesco”.

Filippo Lenzerini

(Filippo Lenzerini)

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2 Commenti

  1. Opinione personale: usare termini in lingua italiana sarebbe stato impossibile? I care è già stato usato in mille salse: non brilla certo per originalità. Graficamente invece il marchio lo trovo gradevole.

    RiccardoBigoi

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  2. Anch’io, Riccardo, mi chiedo, e non da adesso, se sia effettivamente così necessario il frequente ricorso agli “inglesismi”, o “anglicismi” come qualcuno li chiama, e non so se questa pratica sia dovuta al fatto che in un mondo globalizzato dobbiamo farci capire anche da chi non conosce la lingua italiana – utilizzando di riflesso quella divenuta per così dire universale – o se invece, più o meno consapevolmente, ci proponiamo di perdere mano a mano la nostra identità, della quale la lingua è una componente fondamentale, in nome del multiculturalismo o di una tendenza ad omologarci (spero valga la prima ipotesi, augurandomi comunque che non si debba rinunciare a tante nostre belle parole od espressioni).

    P.B. 04.03.2020

    P.B.

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