Dagli Appennini alle Alpi, le cooperative di comunità prese a modello

 

Luca Riccadonna

È nata come un punto di riferimento per lo sviluppo della ricerca sui modelli di cooperazione per lo sviluppo delle aree “dimenticate dallo Stato e dal mercato” e oggi è diventata un contratto di rete tra associazioni cooperative, enti di formazione ed enti di ricerca.
È questa la parabola crescente della Scuola delle Cooperative di Comunità, il progetto inserito nel Master Plan della Riserva di Biosfera dell’Appennino tosco emiliano che nasce da un’idea delle cooperative di comunità “storiche” Valle dei Cavalieri e Briganti del Cerreto con le Associazioni cooperative Confcooperative e Legacoop tesa a valorizzare l’esperienza delle due fortunate realtà come casi e luoghi di studio.

“La scuola, giunta alla sua quinta edizione, è frequentata da persone con interessi diversi - spiega Luca Riccadonna, relatore della scuola e socio fondatore della Cooperativa Fuoco, prima cooperativa di comunità trentina, che si pone lo scopo di incentivare i giovani a conoscere, amare e soprattutto operare nel territorio che li circonda -. C’è chi ha già costituito una cooperativa, chi vorrebbe farlo, chi ha per ora solo annusato questo mondo. Una cosa, però, accomuna tutti: l’amore sconfinato per le nostre terre”.
Ed è proprio da questo amore, così forte, così viscerale, che nasce il fermento che spesso anima questi territori.

“La Scuola si pone, tra gli obiettivi, quello di studiare e valorizzare le condizioni e gli esiti di successo della cooperazione di comunità nelle aree interne, quelle per così dire ‘dimenticate dallo Stato e dal mercato’ - aggiunge Riccadonna, la cui cooperativa ha sede nella Riserva di Biosfera “Alpi ledrensi e Judicaria”, in provincia di Trento. Ma la cosa divertente è che durante gli incontri emerge subito che se da un lato si tratta di territori marginali, dall’altro proprio il fatto di essere territori ‘dimenticati’ dà vita a un’effervescenza territoriale che spesso si traduce nella costituzione di cooperative di comunità”.

La teoria di Riccadonna, quella che cerca di trasmettere anche ai suoi ‘studenti’, è quella che “nelle zone marginali l’innovazione non stia tanto nell’inventarsi servizi mai visti o offrire cose inesistenti o improbabili, ma nel prendere quello che in un luogo funziona ed esportarlo in altri luoghi dove ancora non esiste, regalando così un’innovazione di processo”.

Tanto parlare di concorrenza in un mercato globalizzato non ha certo senso - precisa Riccadonna - perché quel fuoco che nasce dall’attaccamento al proprio territorio deve diventare una sana sfida con l’obiettivo finale di far emergere, piano piano, tutti i territori”.

E la Scuola delle Cooperative di Comunità, riconosciuta a livello nazionale, è il punto di contatto per queste esperienze, che sfrutta la vera chiave di sviluppo delle imprese di comunità, ovvero la contaminazione.
Contaminazione e incontro tra esperienze diverse, come diverse sono le attività che le cooperative di comunità portano nei territori nei quali nascono e crescono: dal negozietto di paese, al cinema in pieno centro urbano, dai progetti sulla forestazione alla cura del verde e del territorio fino al turismo agreste, scolastico e di comunità.

“L’esperienza delle cooperative di comunità è declinabile in molti modi diversi - conclude Riccadonna - e la radice comune è molto difficile da investigare: io credo che stia nel fatto che per ognuno di noi il luogo più bello al mondo sia la propria casa”.

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La cooperativa di Fuoco. Parole d’ordine: condivisione e partecipazione

Nata dal desiderio di alcuni ragazzi delle Giudicarie Esteriori, la Cooperativa ha lo scopo di incentivare i giovani a conoscere, amare e soprattutto operare nel territorio che li circonda, perché fintanto che tali persone sceglieranno di viverlo, esso non morirà mai.

n continuo esplorare per conoscere la bellezza e la ricchezza dei propri luoghi, della propria storia e delle proprie tradizioni affinché la comunità continui, di generazione in generazione, a crescere, a trasformarsi e radicarsi in armonia con il suo straordinario paesaggio.

ra loro non solo ragazzi, ma anche qualche persona con un po’ più d’esperienza; un gruppo eterogeneo con competenze completamente diverse, un mix valido. Attraverso questa forza collettiva di partecipazione e di condivisione della cooperativa, provano il piacere di essere partecipi del processo di realizzazione della propria comunità: vedere un qualcosa partire dal “basso” e crescere, dà nuove speranze.

l motto è “Dare la possibilità a chi vuol fare di fare” e le parole d’ordine sono: aggregazione, collaborazione e scambio d’idee. Ogni piccola idea imprenditoriale, ogni attività, ogni manifestazione, ogni associazione, ogni singolo volontario presente è un tassello fondamentale che compone la base per rendere la nostra valle la più bella del mondo. Avere dei sogni e il coraggio e l’incoraggiamento per realizzarli è ciò che più di tutto caratterizza il vivere in una comunità.

Sì, perché per fare devi essere.

Ci tengono a ricordare: “Il cervello non è un vaso da riempire, bensì un fuoco da accendere.”

(Beatrice Minozzi)

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