All’emergenza per il Coronavirus, la scuola risponde con lo Smart Learning

Visto lo stato di allerta per la diffusione del Coronavirus nel nostro Paese, è stata comunicata la decisione di prolungare la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, anche in Emilia-Romagna, come da decreto del Presidente della Regione Stefano Bonaccini. In questo frangente, sono diversi i comprensori scolastici che si sono lanciati nell’impresa di trovare metodi alternativi con i quali poter portare avanti un’adeguata continuità formativa e di affinare quelli già esistenti, tanto che anche la nostra Montagna ha accolto questa sfida e non si è fatta trovare impreparata.

Sia il Cattaneo dall’Aglio che l’Istituto Nelson Mandela di Castelnovo ne’ Monti si stanno occupando di offrire e rendere accessibile, tramite diversi metodi, una modalità di insegnamento ed apprendimento a distanza che oggi più che mai risulta imprescindibile, ma che anche in futuro potrà rappresentare una risorsa preziosa. Difatti, se in questo momento nel mondo del lavoro si parla di Smart Working, in quello della scuola deve essere reso fattibile lo Smart Learning, la didattica online.

I ragazzi del Mandela hanno portato a termine proprio in questi giorni di chiusura forzata un’attività che era iniziata a scuola, una videoricetta che vede protagonista una loro rivisitazione della classica torta di riso, combinando prodotti tipici dell’Emilia Romagna. Inoltre, tramite la Google Suite, professori e studenti sono rimasti in contatto e quasi tutte le classi hanno già iniziato a svolgere attività con videolezioni, consegne e tutorial, cercando di trasformare in opportunità quella che ora è a tutti gli effetti una necessità.

Anche il Professore di italiano Matteo Favali ha sperimentato le metodologie a distanza con due quinte dell’agrario e una del sociosanitario: “Inizialmente li ho iscritti ad una classe virtuale in cui ho lasciato loro indicazioni, approfondimenti e materiale vario, mentre ieri abbiamo fatto una lezione a distanza su Pascoli tramite l’applicazione Meet. A questa, tutti hanno prestato attenzione in modo corretto e coinvolto. Il lavoro è stato proficuo e non è stato molto diverso dal solito visto che anche in classe sono abituati ad utilizzare con me Lim e Power Point. L’unica criticità forse è la distrazione che il fatto di essere a casa e non in uno spazio delimitato implica, ma il contatto continuo è ciò che permette alla scuola di andare avanti”.

La stessa proposta proviene dal Cattaneo dall’Aglio, alla quale i ragazzi sembrano aver risposto positivamente. Rosanna Fontana, docente di lettere al Liceo Scientifico, descrive così la sua esperienza: “Io, assieme anche alla mia collega di italiano delle altre classi del bienno, ho iniziato ad usare Skype e a lavorare con questa piattaforma perché mi sembrava il sistema più abbordabile tanto è vero che nel corso di questa settimana ho fatto proprio tutte le mie ore di lezione. In queste si affrontano gli argomenti del programma, si ripassa e si lavora insieme; per esempio, questa mattina, in seconda, abbiamo fatto il trentunesimo capitolo dei Promessi Sposi che è quello in cui si tratta proprio la diffusione della peste nel milanese. L’approccio è molto diverso rispetto alla lezione in classe, c’è un’energia diversa rispetto a quando ci si trova dentro le quattro pareti scolastiche però per tamponare il problema ben vengano anche questi sistemi. É un’esperienza per certi versi straniante, ma è comunque un essere insieme, un mantenere il contatto che permette di far fronte anche ad un’ulteriore tipo di distanza, con e tra ragazzi di paesi molto distanti”.

A proposito della piattaforma “G Suite for education”, c’è chi si collega dal computer perché in casa o chi dal proprio cellulare perché fuori, ma ciò che importa è che docenti ed alunni si danno appuntamento ad orari prestabiliti e assistono ad una lezione “speciale”, nella quale però possono ricrearsi le stesse dinamiche che emergono in classe in situazioni normali.

“D’altra parte, questa tipologia di sperimentazione impone senza dubbio un approccio didattico diverso che getta nuova luce e fa riflettere anche su quelle che sono le metodologie tradizionali. Ciò che ha mosso i docenti già a partire dalla prima settimana di chiusura è stata l’esigenza di tenere il contatto diretto con gli studenti che si sono parlati e visti tramite conference call. È sicuramente un modo di fare necessità virtú, ma all’aspetto sociale si è poi aggiunta una riflessione più profonda che coinvolge le scuole nella loro collettività e che implica la possibilità di trasformare quelli che attualmente sono per lo più soluzioni emergenziali in piani strutturali. A lungo andare, questo presupporrebbe un arricchimento per tutti” ci dice Giancarlo Ganapini, docente di inglese al Liceo Linguistico e Scientifico.

Si tratta certamente di un lavoro in progress. Sono diverse le esperienze e numerose le metodologie e le tecniche che possono essere sperimentate perché ognuno utilizza gli strumenti che meglio conosce e con cui è più pratico; tuttavia, ciò che unisce tutti è la volontà di reagire alla complessità del momento, garantendo ai giovani ragazzi momenti di condivisione e di studio per colmare quel vuoto temporale che non sarebbe facilmente recuperabile in altri modi.

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2 Commenti

  1. Si potrebbero accelerare i tempi della didattica online? Gli studenti sono a casa dal 24 febbraio. Sto osservando dei tentativi di qualche docente volenteroso e una mancanza di sistema che venga “dall’alto”: strumenti funzionanti e procedure chiare.

    Osservatrice

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  2. I miei complimenti ai professori che in questi giorni si stanno impegnando per assicurare ai nostri ragazzi una certa continuità didattica con le lezioni a distanza, dimostrando impegno e serietà professionale.
    Anche questo é senso civico ed un bell’esempio di buona scuola!
    Auspico che sempre più insegnanti siano stimolati ad utilizzare questa utile metodica.
    Bravi!

    Annalisa Correggi

    Rispondi

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