Il recupero del castagneto matildico

 

Situata sul medio Appennino, Marola è famosa per il suo millenario seminario, per l’aria salubre e per un castagneto che si estende su cinquanta ettari di bosco. Un luogo magico la cui storia si perde nei secoli e attira ogni anno migliaia di turisti.
A Marola l’ombra dei castagni invita all’introspezione, il silenzio dei boschi spinge alla preghiera, alla calma interiore.
La tradizione del castagno, in questa zona, è fatto risalire ai tempi di Matilde di Canossa, per fornire cibo calorico (e facilmente conservabile) alle popolazioni locali.
I monaci Benedettini e gli abitanti dell’Abbazia di Marola, nel medioevo, svilupparono l’idea della Contessa Matilde e arrivarono a coltivare 14 specie di castagne e marroni, attraverso una precisa tecnica detta sesto d’impianto matildico.
Si tratta di un metodo che permette alle piante di castagno di crescere liberamente, disponendole su vertici di triangoli sfasati ad una distanza di 10 metri.
In tal modo l’erba che cresceva nel sottobosco poteva essere brucata dalle greggi, oltre a creare lo spazio per raccogliere le foglie da utilizzare come alimento e giaciglio per gli animali. Il Seminario di Marola ha visto un’importante stagione di restauro, tanto da ospitare oggi una delle sale conferenze più eleganti di tutta la provincia.
L’obiettivo è quello di riqualificare anche l’area verde circostante gli edifici religiosi.
Dal 2017, attraverso la creazione dell’associazione Amici del castagneto matildico di Marola, alcuni ex studenti del seminario ed ex professori iniziano a rendere operativo un piano di recupero dell’area boschiva di Marola, grazie ad un accordo sottoscritto con la diocesi che concede in usufrutto, all’associazione, l’area del castagneto matildico.
In poco tempo l’associazione originaria si costituisce in Srl con finalità consortile (Consorzio Forestale Terre Medio Appennino reggiano).
Nel 2019 il consorzio richiede alla Regione un finanziamento per la messa in sicurezza dei numerosi castagni plurisecolari.
Il recupero del castagneto coinvolge sei aree d’intervento e diverse figure: Antonella De Nisco per “Arte e Natura”, Gabriele Tesauri per la sezione “Teatro”, Clementina Santi per la “Narrazione”, Luigi Cocchi e Claudio Melioli per la sezione “Osserva e racconta”, Patrizia Filippi per la “Musica” e Luciano Rondanini per la “Formazione/Museo didattico”.
Anche le scuole superiori del comprensorio faranno parte al progetto, in particolare l’Istituto professionale “Nelson Mandela” di Castelnovo ne’ Monti (che si occuperà della manutenzione), e il Liceo artistico “Gaetano Chierici” di Reggio (responsabile delle dotazioni funzionali e simboliche per il Castagneto di Marola”).

Claudio Filippini

L’obbiettivo è quello di fare tornare il castagneto all’originale splendore, nella speranza di inserire il seminario in un percorso di pellegrinaggio che attraversa il centro e nord Italia.
Marola rimane uno dei posti più belli in cui raccogliere le castagne e, dopo il ripristino del suo castagneto plurisecolare, i visitatori troveranno un luogo ancora più affascinante di quello che già conoscono.
In un’intervista su La Libertà a firma Edoardo Tincani, Claudio Filippini, presidente dell’associazione, afferma: “Ci interessa rafforzare non una divisione tra arti, saperi e conoscenze, ma un continuo interagire tra essi, proprio come nel bosco non è possibile separare l’effetto dell’acqua da quello del calore”. Sfoggiando una citazione di Gregory Bateson, antropologo e psicologo britannico: Dar vita a un luogo in cui si realizzi una sorta di danza di forme artistiche interagenti fra di loro e con la natura, divenendo perciò esso stesso luogo di incontri o scambi”.
Tanta sapienza, c’è davvero da augurarselo, porterà a Marola un numero crescente di pellegrini e visitatori, anche e soprattutto fra quanti oggi non conoscono il fascino di questa frazione di Carpineti. “
All’interno del bosco risistemato, - prevede Filippini guardando a un futuro prossimo - sarà possibile realizzare non solo laboratori scolastici a cielo aperto ma un’arena naturale nella quale potranno essere organizzati, da maggio a ottobre, spettacoli, eventi culturali e rappresentazioni”.
Il secondo millennio del Castagneto matildico di Marola è appena agli albori.

***

L’Associazione
“Ex seminaristi con un castagneto in comodato”

Tiziano Borghi

“Per la rigenerazione del castagneto matildico di Marola, una delle emergenze storico-naturalistiche-ambientali più suggestive dell’Appennino reggiano, nel 2017 si è costituita l’associazione Amici del Castagneto di Marola con lo scopo di recuperare l’adiacente area boschiva, di oltre una cinquantina di ettari di estensione, adiacente allo storico seminario, profondamente radicata alla storia matildica”, spiega ad Apenninus Tiziano Borghi, sindaco di Carpineti.
“L’associazione Amici del Castagneto, formata da ex seminaristi che ogni anno si ritrovano appunto a Marola - prosegue il sindaco -, ha ottenuto in comodato il castagneto dal seminario per 25 anni. Si è altresì costituito il Consorzio Forestale Terre Medie Appennino reggiano, con soci proprietari, gestori di castagneti e portatori di interessi diffusi. Fra i suoi progetti, finanziati dalla Regione, ha il recupero dei castagni, con particolare cura e attenzione agli esemplari monumentali, la realizzazione di una rete di percorsi fruibile dagli alunni di ogni grado scolastico, la promozione di attività musicali, artistiche e teatrali inerenti e turismo sostenibile”.
“I lavori - conclude il primo cittadino -, con inizio a febbraio 2020, saranno assegnati a due imprese della montagna.

(Matteo Manfredini)

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Un Commento

  1. Finalmente qualcosa di “significativo” e utile per la montagna reggiana! Grazie!

    Ubaldo Montruccoli

    Rispondi

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