Le ceneri al tempo del Covid-19. Riflessioni nella messa in vescovado di monsignor Nicelli

Dalla Libertà, settimanale diocesano di Reggio Emilia 

A i tempi del coronavirus il Mercoledì delle Ceneri diventa una giornata tra il surreale e l’alternativo: e se anche la cenere non viene materialmente sparsa dal sacerdote sul capo dei penitenti per ottemperare alle note disposizioni regionali, ogni casa s’industria per approntare un momento di preghiera domestico, e in alcuni casi – sia pure soffrendo l’impossibilità di accostarsi all’Eucarestia - anche per vivere la realtà della comunione spirituale. Come fanno i fedeli che approfittano dell’opportunità offerta dalla Diocesi, attraverso il suo Centro per le Comunicazioni sociali, di partecipare alle Celebrazioni eucaristiche trasmesse in diretta il 26 febbraio: dalla cappella del vescovado, alle 8.30, su Teletricolore e in live streaming sul canale YouTube diocesano La Libertà Tv, la Messa riservata al personale di Curia; dalla cappella del Seminario diocesano, alle 18, su Telereggio, l’Eucarestia della Comunità retta da don Ravazzini.

Nel Palazzo vescovile la santa Messa del mercoledì mattina per dipendenti e collaboratori della Curia è un appuntamento consueto, ma in questo caso diventa un modo concreto per allargare al pubblico televisivo e “social” la liturgia che dà inizio al tempo della Quaresima, richiamando tutti, ancora una volta, alla necessità della conversione. Presiede il Vicario generale monsignor Alberto Nicelli,

assistito dal diacono Isacco Rinaldi, direttore della Caritas diocesana; concelebrano don Pietro Adani, don Carlo Pagliari, don Andrea Pattuelli e don Gionatan Giordani, mentre Gianmarco Marzocchini accompagna i canti all’organo.

Nell’emergenza causata dal Covid-19, il fatto che siamo polvere e polvere ritorneremo, secondo le parole che la Chiesa sussurrava in antico ai fedeli, acquista un senso di più immediata percezione e si trasforma in un “rito esistenziale”, come dice Nicelli nella sua introduzione. Il Vicario cita la lettera scritta alla Diocesi dal vescovo Massimo ma recupera anche le sagge parole di monsignor Gilberto Baroni: la Quaresima è un allenamento intenso prima della battaglia contro il maligno, ma nella consapevolezza che la guerra è stata già vinta da Cristo. Ecco che in quest’ottica si tratta davvero di un tempo favorevole e non di un periodo di tristezza, come certa vulgata vorrebbe.

Tutt’altro: a caratterizzare la vita del cristiano è la gioia. Siamo chiamati a rivolgere il nostro sguardo verso Dio, concentrandoci su ciò che è essenziale e togliendo il superfluo, intimamente lieti per la ricompensa che certamente il Signore ci dà (e non per i nostri meriti). Convertirsi significa lasciarsi riconciliare da Gesù, guardare dentro noi stessi per vedere ciò che ci impedisce di vivere la comunione piena con Lui.

Monsignor Nicelli si sofferma poi sulle tre pratiche quaresimali evidenziate dal vangelo del giorno. Parlando dell’elemosina, ne sottolinea con sant’Ambrogio il valore di giustizia e di fratellanza: Dio non ha figli di serie A e di serie B, dice, e questo gesto deve servire in qualche modo per rendere ciò che, destinato a tutti, è stato invece trattenuto a vantaggio di pochi.

La preghiera, poi, non deve mai essere motivo di vanto. “Prima che essere un dovere – qui la citazione letterale è di Papa Francesco, nel

suo Messaggio per la Quaresima 2020 - essa esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà”. Il Vicario generale invita poi a dare spazio all’ascolto della Parola di Dio, tanto più in giorni feriali di faticosa “astinenza” dall’Eucarestia, preparandosi a riceverla di nuovo con la meditazione del Vangelo della domenica successiva o precedente.

Quanto al digiuno, esperienza che fa bene anche alla salute, il senso più spirituale da coglierne – annota Nicelli - è quello di imparare a digiunare dai nostri difetti, senza trincerarsi dietro la scusa “tanto io non cambio”. Questo dunque l’impegno da vivere nel cammino quaresimale - conclude il Vicario - con l’augurio che possiamo riprendere “una vita normale ma non nella normalità”, perché allora avremo la gioia di essere donne e uomini di Pasqua.

Edoardo Tincani

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Un Commento

  1. Riflessioni molto belle e profonde che riportano all’essenza della vita cristiana.
    Basta però guardare il numero delle persone che l’hanno letta ,per capire come la gente sia lontana da questo stile di vita.
    Può essere che il coronavirus sia “propedeutico”, per portare la gente a farsi qualche domanda sul senso della vita e su quanto siamo fragili e presuntuosi.

    Ivano Pioppi

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