Clima malato che aggrava l’attuale crisi: la mutazione climatica non si arresta e le gelate mettono in ginocchio l’agricoltura

In pianura bolognese le basse temperature di questi giorni, con punte di – 5°, si abbattono su uno stadio fenologico delle piante estremamente anomalo per questo periodo alle nostre latitudini. Condizione che rischia di portare ulteriore aggravio alla situazione economica e sociale che stiamo già vivendo.

A primavera ormai iniziata, la gelata di questi giorni fa registrare la temperatura minima più bassa in Emilia Romagna dall’inizio dell’inverno (-11° C il 24 marzo nella stazione di Lago Scaffaiolo, nel modenese). Si conferma così una crisi climatica in atto anche nella nostra regione.

Dopo un inverno praticamente assente (con temperature molto al di sopra della media, senza neve e con pochissime precipitazioni in pianura), le piante sono ad uno stadio molto avanzato di fioritura. Come gli albicocchi, già in piena fioritura nelle nostre campagne almeno dalla fine di febbraio (con più di una settimana di anticipo).

Questa situazione di sfasamento del ciclo vegetativo è la vera particolarità climatica di questi giorni, ancora prima della gelata, fenomeno non del tutto insolito nel mese di marzo, ma che incrociandosi con gli effetti del Cambiamento Climatico si è dimostrata letale.

Da maggio dell’anno scorso quasi ogni mese i report di ARPAE hanno registrato picchi anomali di parametri climatici: piogge estreme, temperature elevate, siccità. La temperatura media dello scorso febbraio è stata la più alta dal 1961.

La gelata potrebbe dare dunque un ulteriore brutto colpo al comparto agricolo, un settore economico finora poco colpito dai provvedimenti sul CoVid19. Settore che, peraltro, sta già vivendo le difficoltà incorse dalla comparsa delle “Cimice Asiatica” (Halyomorpha alys), amplificate dalla crisi climatica e dagli inverni miti.

La situazione di questi giorni ci ricorda dunque l’altra grande sfida che la nostra comunità dovrà affrontare quando avremo superato il Coronoavirus: quella del Clima.

Si tratta di un monito da tenere a mente anche in questo momento di grande fragilità, perché mettere la nostra società al riparo da rischi significa anche essere consapevoli che gli eventi climatici estremi non ci daranno tregua.  Il maggio del 2019 è stato tra i più piovosi del dopoguerra, con diverse alluvioni che hanno colpito l’Emilia Romagna: è bene incrociare le dita per i prossimi mesi, nella consapevolezza che sarà necessario ripartire con il piede giusto.

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Un Commento

  1. All’inizio del 300 vi furono tre anni di freddo (inverno e estate) che distrussero i raccolti in tutta Europa (mentre prima le crisi simili non erano state così generalizzate), le conseguenze furono milioni di morti per fame e stenti. Poi ci fu la piccola era glaciale che dalla fine del 300 sino circa alla metà dell’ottocento (unita alle pestilenze) causò altri milioni di morti. Il fraddo non è mai stato amico dell’umanità. L’Optimum climatico si ebbe nell’Olocene quando fiorirono le grandi civiltà in Mesopotamia e sul Nilo, ed allora il clima era più caldo di quello di oggi. Le savane iniziarono a formarsi alla fine del Piacenziano, in concomitanza con la formazione delle calotte glaciali, e i deserti all’inizio del Pleistocene quando il clima si fece ulteriormente più freddo.

    pterinotus

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