Cerreto Laghi ai tempi del Coronavirus

Una stagione particolarmente travagliata dal punto di vista lavorativo, quella che si è registrata a Cerreto Laghi. Qui, dove si vive di turismo e quindi di neve e di sci in inverno, come di caldo e belle giornate in estate, la scarsezza di precipitazioni ha fatto sì che tutta l’attività sportiva ne risentisse particolarmente e di conseguenza anche l’attività commerciale ad esso legata.

Se è pur vero che, con immani sforzi, è stato possibile innevare alcune piste da sci e garantire un po' di attività sciistica, portando a termine anche alcune gare regionali come il “Pinocchio”, la stagione è stata ampiamente insufficiente.

In aggiunta a tutto ciò e proprio all’indomani della prima nevicata della stagione (ironia della sorte), ovvero quando si avevano speranze di concludere la stessa in maniera dignitosa, il Corona Virus ha fatto sì che si dovesse giungere alla chiusura anticipata della stagione sciistica e turistica in generale.

L’abitudine a vedere gente che arriva alla mattina presto per prepararsi ad andare a sciare, la frenesia di tutti per la “vestizione”, i ragazzini che si incamminano verso gli impianti con sci e zaini sulle spalle per arrivare il prima possibile a fare allenamento…tutto ciò è venuto a mancare ed improvvisamente ha lasciato un vuoto assordante.

Già la sera stessa di sabato 7 marzo, quando è uscito il primo decreto di chiusura, si è assistito ad un fuggi fuggi generale dei clienti che, per paura di rimanere bloccati qui al Cerreto, sono scappati nottetempo per raggiungere le proprie residenze. Da allora il silenzio e la quiete hanno preso il sopravvento; un silenzio ed una quiete ai quali non si era più abituati, sempre immersi nella frenesia derivante dal lavoro e dal raggiungimento degli obiettivi personali.

Si può quindi “forzatamente“ affermare che questo virus ha fatto ritrovare l’essenza della vita e della natura, ha costretto le persone a ridurre i ritmi, a guardare con più attenzione i paesaggi che vi sono intorno, a valutare cose alle quali, fino ad oggi, non si ha dato importanza.

Tutto questo cozza però non solo con la paura del contagio, ma anche con quella che riguarda ciò che succederà dopo, quando questa emergenza sarà finita. Come se ne uscirà? Come sarà l’economia? Riprenderà il turismo, nostra unica fonte di lavoro?

Queste sono le domande che ognuno si pone, alle quali bisogna aspettare che l’emergenza sia finita per dare una risposta.

(Alessandro Zampolini)

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5 Commenti

  1. Ritengo indelicato prospettare e progettare il rilancio della vostra realtà’lavorativa di quando si tratta di un di temi che hanno cambiato la vita e a tanti l’anno anche tolta. E penso che il mio interesse, sia non trascurando la vostra economia, non in entità più maggiore rivolto a chi assiste e i Co taghiati e ai contagiati stessi. Il tuo erotismo fattore economico lo si vedra”in seguito. Il d’altro è stato canto negli anni passati non avete a ufo scrupoli a fare compere anche alle aste e ad acquistare decine di immobili, che non credo lo facevate per beneficenza o romanticismo della natura. Il ritengo quindi signor zampolini non sia la persona giusta per cui fare un intervento del genere

    Pedrazxoli c.

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  2. Bravo Alessandro concordo con te il problema sarà dopo (come ne usciremo?)Ma resta un mistero.

    Cheru

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  3. Complimenti Alessandro la realtà del Cerreto è quella di qualunque attività stagionale e non..l.angoscia che ci attanaglia per un futuro grigio e incerto

    Antonella

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  4. Concordo pienamente il pensiero di Alessandro
    che insieme alla sua famiglia hanno,per anni, aiutato
    il Cerreto a rimanere in piedi…GRAZIE ZAMPOLINI

    AlbertoTerroni

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  5. Alessandro, preservate la tanta neve caduta ora ( che beffa!!! ) per il prossimo anno, quando torneremo a Cerreto Laghi con ancora più voglia di sciare e stare insieme in paese, con tutti voi esercenti, ormai dopo tanti anni, amici.
    Forza a tutti noi, Forza Cerreto Laghi!!!

    Miriano Monnanni

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