Coronavirus: l’appello del direttore della Caritas diocesana

Le riflessioni e le proposte del direttore della Caritas diocesana, Isacco Rinaldi: "Chiediamo ai più giovani di offrire la propria disponibilità ai servizi delle Caritas parrocchiali, poiché tutti possano ricevere un pasto caldo in questo momento di grande difficoltà" - tratto dalla Libertà, settimanale diocesano di Reggio Emilia.

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Da anni continuiamo a chiedere alle nostre parrocchie e ai nostri cristiani di offrire vicinanza, relazione e attenzione ai più piccoli e ai più fragili - racconta il direttore della Caritas, Isacco Rinaldi. Sembrerebbe, invece, che la pandemia che stiamo vivendo ci chieda di isolarci e di vedere gli altri come possibili portatori del Virus, possibili untori, quindi nemici da tenere a debita distanza, se possibile proprio da evitare. Siamo costretti a chiuderci nelle nostre case collegati h24 con i social media e con interminabili videoconferenze a cui non eravamo abituati.

Penso, invece, che queste attenzioni apparentemente contrapposte siano le due facce della stessa medaglia e vadano assolutamente portate avanti insieme, con intelligenza e rispettando tutte le norme di sicurezza che ci vengono imposte.

Cosa possiamo fare allora? Cosa dobbiamo fare? Perché, sicuramente, qualcosa siamo chiamati a fare, non possiamo rimanere insensibili e chiusi in noi stessi.

Provo, senza pretesa di essere esaustivo, a indicare qualche pista e ad abbozzare alcune proposte concrete.

Possiamo pregare con forza il Padre che ci aiuti a superare questo momento e che sostenga e difenda i più fragili, chi li aiuta e chi sta continuando il proprio lavoro e il proprio servizio a favore della collettività.

Possiamo dedicare un po’ di tempo al silenzio e alla lettura della Parola di Dio e al dialogo in famiglia.

Possiamo e dobbiamo assolutamente fare di tutto per rispettare l’indicazione di stare in casa cercando di evitare tutti i sotterfugi possibili per passare a salutare un amico o un parente quando questo non fosse strettamente necessario.

Sicuramente questa temporanea privazione è un’alta forma di carità reciproca.

Ma le necessità, anche materiali, rimangono e si moltiplicano e sempre più persone sono in difficoltà, anche solo perché non hanno il necessario per fare la spesa. Molti lavoratori occasionali, molte persone che facevano qualche lavoretto per sbarcare il lunario, molti a cui non è stato rinnovato il contratto oltre a quelli che già erano in difficoltà prima e che sicuramente oggi hanno meno prospettive e opportunità.

Molte ragazze costrette a prostituirsi sono state abbandonate anche dagli sfruttatori stessi che in questo momento non possono più trarre vantaggio dalle loro prestazioni e non sanno dove sbattere la testa.

Abbiamo continuato l’apertura della mensa grazie alla preziosa collaborazione della Mensa del Vescovo, dei Cappuccini e della Protezione Civile e ogni giorno crescono le richieste di cibo. Stiamo cercando di sostenere le Caritas parrocchiali per continuare e intensificare la consegna di pacchi alimentari ai più bisognosi che aumentano di giorno in giorno.

Purtroppo molti volontari delle Caritas parrocchiali sono anziani o convivono con situazioni di fragilità e sono costretti ad interrompere il proprio servizio per rimanere, precauzionalmente, a casa. Chiediamo ai più giovani di offrire la propria disponibilità a questi servizi. Abbiamo offerto agli ospiti delle accoglienze invernali la possibilità di restare in struttura per tutta la giornata, non solo la notte e forniamo loro i pasti. Stiamo cercando di sostenere le strutture caritative residenziali, poiché possano continuare il servizio eliminando la presenza saltuaria dei volontari che metterebbero a rischio gli ospiti delle strutture di accoglienza e delle Case della Carità.

Ma altrettanto importante è continuare a fare sentire la propria vicinanza a chi vive solo, agli anziani, alle famiglie che hanno in casa diversamente abili… una telefonata per sentire come va, per sentire se c’è la necessità di andare a fare la spesa. Piccoli segni di vicinanza… Bene prezioso per chi vive la solitudine. Non sappiamo quando questa situazione finirà, ma sicuramente riusciamo a capire meglio le parole di Papa Francesco che ci ha più volte detto che non ci troviamo di fronte a un’epoca di cambiamenti ma a un cambiamento d’epoca.

Questa pandemia ce lo sta mostrando in modo chiaro ed esplicito. Sicuramente ci ha mostrato un popolo aperto alla solidarietà, generoso e attento, persone che hanno dato la loro vita continuando il proprio lavoro sapendo i rischi che correvano, molti dei quali sono deceduti senza neanche potere essere assistiti dai propri cari e ricevere un funerale. Questi sono i segni del mondo che speriamo, dove l’uomo recupera la sua umanità e mette al centro l’essenziale lasciando da parte tanti fronzoli. Spero e prego che Dio ci aiuti a tenere vivo il senso della Carità e ad aprirci a lui nei fratelli con più costanza e attenzione.

In questo sicuramente saremo aiutati dalla situazione di fragilità che anche noi stiamo vivendo. Abbiamo bisogno degli altri! Nessuno, dal più ricco al più debole, può dirsi esente da rischi o non bisognoso degli altri. Spero e prego perché questa fragilità che stiamo vivendo faccia maturare in noi maggiore misericordia e sentimenti di perdono verso gli altri.

Isacco Rinaldi

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